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5 luglio 2015

AUTOVELOX E TELELASER DEVONO ESSERE REVISIONATI PERIODICAMENTE. SI APPLICA SU AUTOVETTURA CON CONTACHILOMETRI ANALOGICO, LA TENUITA' DEL FATTO. NULLITA' DEI VERBALI.

Il Giudice di pace di Vasto, con la sentenza n.268 del 5giugno 2015, a seguito dell'entrata in vigore del D.lgs n.28 del 16 marzo 2015 , che ha determinato alcune modifiche al codice penale ( art. 131 bis, tenuità del fatto), nelle quali si precisa che innanzi ad un fatto criminoso di gravità ridotta non si procede più alla punizione del colpevole ma all’ archiviazione del procedimento penale, ha annullato un verbale di violazione al c.d.s. , consistita nell'eccesso di velocità rilevata con apparecchio “autovelox”. La violazione di eccesso di velocità rilevata con l'autovelox su un'autovettura che superava i16 km orari oltre il limite consentito, munita di contachilometri analogico e non digitale, è stata ritenuta nulla, per la tenuità del fatto. Il giudice ha presupposto che la violazione possa non essere considerata volontaria, tanto da non intravedere la pericolosità del soggetto, vista la esiguità del fatto. Tale considerazione rileva il principio secondo cui discendono le regole generali del diritto, in base alle quali, i principi di tale ordinamento si devono applicare anche anche alle sanzioni amministrative. Sostanzialmente, chi circola con un'autovettura munita di contachilometri digitale e non analogico, qualora superi di pochi chilometri il limite di velocità, non può essere sanzionato,in considerazione della tenuità del fatto. Ancor più importante la sentenza n.113/15 del 18.06.2015 della Corte Costituzionale, che dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art.45 comma 6, del D.lgs n.285/1992, nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell'accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche funzionali di tarature. La sentenza della Consulta corregge cosi' l'indirizzo giurisprudenziale della Corte di Cassazione, che riteneva non applicabile agli autovelox la legge n.273/1991, relativa alla verifica della taratura degli apparecchi di misurazione elettronica della velocità. In conclusione, se gli apparecchi di controllo elettronico della velocità (autovelox, tele laser) non sono stati sottoposti a visit eperiodiche, la constatazione della violazione è nulla.

CorteCostituzionale n. 113/2015


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22 giugno 2013

FOTOGRAFIE EFFETTUATE CON AUTOVELOX - POSSIBILE VIOLAZIONE DELLA PRIVACY - RESPONSABILITA'

Cortedi Cassazione Civile sez. I 31/3/2013 n. 5023

Convenne innanzi al Pretore di Bologna il Corpo di Polizia Municipale di omissis chiedendone la condanna al risarcimento dei danni patiti perla violazione della sua privacy, nella somma di L. 5.500.000. A suo dire il 26 aprile 1998 un apparecchio autovelox aveva ritratto la sua vettura con a bordo una sua cliente e la foto era stata allegata alla notifica del verbale della infrazione ai limiti di velocità, e, dopo la notifica effettuata presso la sua abitazione, la documentazione era stata consegnata irregolarmente nelle mani della moglie, che aveva chiesto il ritiro. Di qui la turbativa della pace domestica e familiare. E la riferibilità all'Ente di appartenenza dell'agire anzidetto, nei suoi profili di accertamento-contestazione-notificazione, e non certo al Ministero dell'Interno - è completata dalla indiscutibile legittimazione del Sindaco-Comune per i procedimenti di opposizione ex lege n. 689 del 1981, al verbale di contestazione redatto dagli agenti della Polizia Municipale (Cass. 17189/2007 - 21624/2006).

La riferibilità delle conseguenze dannose ex art. 2043 c.c., dell'agire di tali Agenti è poi evidente alla luce del disposto dell'art. 28 Cost. e art. 2049 c.c.. E' dunque errata, come esattamente denunziato, la statuizione della Corte di Bologna di "estraneità"del Comune dalle conseguenze illecite dell'agire dei suoi dipendenti,accertatori e notificatori della contestata violazione del codice della strada .


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22 giugno 2013

AUTOVELOX NASCOSTO - REATO DI TRUFFA


Immagine
La Corte di Cassazione, seconda sezione penale, con la sentenza 22158 del 23 maggio 2013 ha ritenuto configurabile il reato di truffa a carico della società fornitrice dell' autovelox, usato in maniera occulta e non visibile agli automobilisti. L' illegittimità dell'apparecchiatura e configurabile dal posizionamento effettuato in maniera tale da essere accultato agli stessi automobilisti e, seppur le numerose circolari ministeriali siano state , nel merito, esaustive, alcuni comuni , pur di far cassa, continuano a violare le prescrizione riguardanti il loro uso . Gli atuovelox, in sostanza, devono essere visibili e debitamente segnalati, poiché, secondo la Corte di Cassazione si potrebbe incorrere nel reato di truffa. Per la la S.C. è legittimo il sequestro dell'apparecchiatura poiché esiste un "rapporto di strumentalità tra i beni sequestrati e il reato di t


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14 gennaio 2013

L'AUTOVELOX DEVE ESSERE SEGNALATO - LA POSTAZIONE FISSA NON DEVE ESSERE INSTALLATA NELLE STRADE URBANE



Con la Circolare delle Infrastrutture e dei Trasporti n. 5888, del 22 ottobre 2012, viene esplicitato che non è consentita l'installazione di postazioni fisse dei dispositivi di cui all'art. 4, Co. 1 del Decreto Legge n. 121/2002, convertito in Legge n. 168/2002 e successive modificazioni, se non su strade urbane di scorrimento definite dall'art. 2, Co 3, lett. d) del Codice, previo decreto prefettizio di individuazione ai sensi del medesimo art. 4, c. 2, del citato Decreto Legge n. 121/2002". In sostanza, dopo i segnali che indicano l'inizio del centro abitato, non sarebbe consentita l'installazione dei dispositivi autovelox a postazione fissa.
La Corte di Cassazione - Sezione Sesta Civile, n. 21199 del 28 novembre 2012ha accolto il ricorso dell'automobilista che  eccepiva la mancata segnalazione della presenza dell'autovelox.


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27 giugno 2012

AUTOVELOX - PARERE DEL MINISTERO


Parere Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 4/6/2012 prot.2934
Direttiva Maroni. Localizzazione postazioni fisse autovelox. Rif. prot. n. 6000/01/02/12/Uff. Depen. Autovelox del 18.05.2012
Con riferimento alla richiesta parere qui inoltrata con la nota in riscontro, si osserva che le conclusioni cui pervengono i Comuni di Ceprano e Ferentino risultano sostanzialmente erronee. E' pur vero che le strade in questione attraversano centri abitati con popolazione inferiore a 10000 abitanti, ma tale condizione non è sufficiente per il mantenimento della qualifica di strada extraurbana.
Infatti, secondo quanto indicato dal punto 6 della Circolare Ministeriale n. 6709/1997, affinché i tratti interessati non costituiscano attraversamenti di centri abitati, devono necessariamente verificarsi anche le ulteriori condizioni di assenza di intersezioni a raso e di accessi privati. di presenza di attraversamenti pedonali protetti, ovvero di divieto di circolazione per i pedoni.
Se tali condizioni sono verificate, il segnale di inizio di centro abitato è apposto in corrispondenza dell'immissione degli svincoli sulla viabilità urbana.
Nel caso dei Comuni di Ceprano e Ferentino tali condizioni non sono verificate, e pertanto i tratti interessati sono a tutti gli effetti strade urbane.
Conseguentemente, dopo i segnali di inizio del centro abitato, non è consentita l'installazione dei dispositivi di cui all'art. 4, c. 1, del Decreto Legge n. 121/2002, convertito con modificazioni dalla Legge n. 168/2002, e successive modifiche, se non su strade urbane di scorrimento, come definite dall'art. 2, C. 3, lett. D), del Codice, e previo decreto prefettizio di individuazione ai sensi del medesimo art. 4, c. 2, del citato Decreto Legge n. 121/2002.
essi possono, tuttavia, essere installati prima di tali segnali, a congrua distanza da essi, e nel rispetto di quant'altro prescritto dalla Direttiva Maroni.
E' fatto salvo il caso di dispositivi presidiati dagli organi di polizia stradale, per i quali l'accertamento delle violazioni è consentito su strade di ogni tipo senza ulteriori formalità.


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19 febbraio 2012

AUTOVELOX - VANNO SEMPRE SEGNALATI

La Cassazione,sez. II civile, del 22 giugno 2011, n.13727, ha stabilito che sia necessaria la preventiva segnalazione dell'apparecchio di rilevamento della velocità, così come ribadito ed esplicitato dal D.L. n. 117/2007.


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13 ottobre 2011

AUTOVELOX - NULLO IL VERBALE SE L'INFRAZIONE NON E' ACCERTATA DA UN AGENTE DI POLIZIA

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 7785 del 5 aprile 2011 ha stabilito che è nullo il verbale di accertamento qualora non emerga in esso, la circostanza che la rilevazione dell'infrazione è stata fatta da un agente preposto al servizio di polizia stradale.


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2 ottobre 2011

GLI AUTOVELOX VANNO SEGNALATI

Corte di Cassazione Civile sez. II22/6/2011 n. 13727; Pres. Settimj G.


Obbligo della preventiva segnalazione dell'apparecchio di rilevamento della velocità - DL 117/2007 -estensione a tutte le postazioni di controllo


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9 aprile 2011

AUTOVELOX - OBBLIGO DI SEGNALAZIONE DELLA POSTAZIONE FISSA DI RILEVAMENTO

 

Obbligo di segnalazione della presenza della postazione fissa di rilevamento – contenuto – apposizione del segnale sulle strade confluenti in quella ove è collocato l'autovelox – necessità .

Corte di Cassazione, ordinanza 13 gennaio 2011, n. 680.


La legittimità delle sanzioni amministrative irrogate per eccesso di velocità accertato mediante “autovelox”, è subordinata alla circostanza che la presenza della postazione di rilevazione della velocità fosse stata debitamente e preventivamente segnalata non solo sulla strada ove è collocato l'autovelox, ma anche sulle strade che in essa confluiscono, quando l'intersezione si trovi a valle del segnale di presenza dell'autovelox, ma a monte di quest'ultimo.


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9 aprile 2011

AUTOVELOX - STRADE DI SCORRIMENTO - LIMITI DEL PREFETTO

 

Secondo la Cassazione l'automobilista che ha preso una multa può impugnare la sanzione contestando il posizionamento dell'autovelox fisso. Questa scelta, infatti, non rientra nell'ambito dell'attività discrezionale della pubblica amministrazione ma deve avvenire nel pieno rispetto dei parametri contenuti nel codice della strada. Lo ha affermato la seconda sezione civile della cassazione con sentenza 3701/2011 che ha accolto il ricorso di un automobilista multato per eccessio di velocità da un autovelox fisso. Secondo il trasgressore la via non aveva i requisiti per essere definita “strada urbana di scorrimento” con la conseguenza che la sanzione doveva essere annullata. Il tribunale ha respinto la domanda affermando che far rientrare una strada tra quelle urbane di scorrimeto rappresenta una aquestione di discrezionalità tecnica riservata agli organi della pubblica amministrazione. La Cassazione, però, ha rovesciato il verdetto affermando che esula dalla discrezionalità amministrativa l'inclusione di una strada nell'elenco contenuto nel decreto del Prefetto e che, dio conseguenza, il giudice può valutare che sia stata valutata la normatiuva.


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23 febbraio 2011

AUTOVELOX NON PREVENTIVAMENTE SEGNALATO

Corte di Cassazione Civile sez. VI 13/1/2011 n. 680
Verbale di contestazione dell'illecito amministrativo di cui all'art. 142 CdS - autovelox - mancata indicazione nel verbale della presenza del cartello di preventiva informazione della presenza dell'apparecchio

(omissis)
PREMESSO
: che l'impugnazione ha per oggetto una sentenza che, in riforma di quella di primo grado emessa dal locale Giudice di Pace, in accoglimento del gravame proposto dal sopraindicato Comune, ha rigettato l'opposizione ex art. 204 bis C.d.S. in rel. L. n. 689 del 1981, art. 22, avverso un verbale di contestazione dell'illecito amministrativo di cui all'art. 142 cit. cod., comma 8 accertato mediante apparecchiatura elettronica autovelox, tra l'altro e segnatamente ritenendo che la mancata indicazione nel verbale della presenza del cartello di preventiva informazione della presenza dell'apparecchio (che sarebbe stata accertata mediante sopralluogo dal primo giudice) non incidesse sulla validità della contestazione e che, peraltro, nel caso di specie, l'opponente non avesse indicato, ancor prima di "provare il suo percorso", il "tracciato" di provenienza, in funzione della dedotta assenza del cartello informativo sul tratto di strada concretamente impegnato; OSSERVA: il ricorso si palesa infondato in ordine al primo motivo, fondato quanto al secondo e terzo, alla stregua delle seguenti rispettive considerazioni:

PRIMO MOTIVO: violazione e falsa applicazione. D.L. n. 121, art. 4, conv. in L. n. 168 del 2002 e
L. n. 241 del 1990, art. 3). La giurisprudenza citata dal ricorrente (Cass. 12833/07, cui va aggiunta la successiva e conforme Cass. 7419/09), pur affermando la necessità ai fini della validità del verbale di contestazione della presenza della segnaletica di preventiva informazione degli automobilisti in transito, non esige tuttavia che tale circostanza sia anche, sotto comminatoria di nullità, indicata nel processo verbale; in mancanza, pertanto, di una espressa disposizione in tal senso ed in considerazione del principio della tassatività delle nullità degli atti, non è censurabile l'affermazione di principio oggetto del mezzo d'impugnazione che non ha posto in discussione l'obbligatorietà dell'informazione in questione; sicchè quando la relativa ottemperanza sia stata comunque accertata o ammessa la mancanza di una espressa menzione dell'esistenza dei cartelli premonitori nel verbale di contestazione non ne inficia la validità, nè può invocarsi in contrario il principio della "trasparenza" degli atti amministrativi, tenuto conto dell'agevole verificabilità al riguardo della condizione in questione. SECONDO MOTIVO: violazione o falsa appliazione art. 115 c.p.c., art. 2697 c.c. e D.L. n. 117, art. 3, comma 1 lett. conv. in L. n. 160 del 2007, insufficiente motivazione. Manifestamente fondate sono invece le censure contenute nei successivi due motivi, considerato che l'opponente nel ricorso introduttivo aveva espressamente dedotto e, non solo ipotizzato (come opina il giudice di appello), di essersi immesso sulla strada statale da una provinciale (la "(OMISSIS)") e di non aver incontrato alcun cartello segnalante la successiva presenza dell'autovelox. In siffatto contesto non sarebbe stato, dunque, sufficiente accertare l'esistenza di un unico e qualsiasi cartello premonitore sulla strada statale, essendo necessario invece verificarne, in coerenza alle finalità perseguite dalla disposizione di cui all'art. 4 cit. D.L., perchè l'avvertimento potesse ritenersi effettivo (come poi confermato dal D.M. 15 agosto 2007, art. 2), la presenza specifica ed a congrua distanza in, la suddetta intersezione e la successiva postazione fissa di rilevazione della velocità, il relativo onere probatorio, in mancanza di attestazione fidefacente al riguardo contenuta nel verbale, incombeva sull'amministrazione opposta, trattandosi di una condizione di legittimità della pretesa sanzionatoria.
I rimanenti motivi, formulati solo in via subordinata dal ricorrente, rimangono assorbiti. Si propone, conclusivamente, il rigetto del primo motivo, l'accoglimento del secondo e terzo l'assorbimento dei rimanenti e la cassazione con rinvio della sentenza impugnata". Tanto premesso, non essendo state depositate memorie di parte, nè formulate osservazioni in udienza, condividendo il collegio integralmente le ragioni della proposta del relatore, provvede in conformità, demandando al giudice di rinvio il regolamento delle spese de presente giudizio.

P.Q.M.
LA CORTE rigetta il primo motivo di ricorso,accoglie il secondo ed il terzo cassa la sentenza impugnata in relazione alle censure accolte e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, al Tribunale di Acqui Terme in persona di diverso magistrato.


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28 marzo 2010

AUTOVELOX - NON E' AFFIDABILE A PRIVATI

Corte di Cassazione Penale sez.VI 17/3/2010 n. 10620
Non è possibile affidare a privati le attività di accertamento delle violazioni a mezzo di apparecchi elettronici di controllo ed altro

(omissis)
RITENUTO IN FATTO
1. Con ordinanza del 25.9 – 5.10.2009 il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere confermava – tra l’altro – il sequestro delle apparecchiature autovelox di proprietà della ditta omissis ed in uso, a seguito di aggiudicazione di gara d’appalto, ai Comuni di Pa. e Pi., in ordine al reato ex art. 323 c.p..
La vicenda si inseriva in un’indagine avente per oggetto gli appalti per l’installazione ed uso di apparecchi autovelox nei territori comunali, il cui valore era stato determinato con una percentuale sugli incassi delle future infrazioni rilevate.
Secondo il Tribunale:
- titolari del potere di accertamento delle infrazioni stradali erano solo i soggetti pubblici indicati nel codice della strada, con funzioni non delegabili;
- momento decisivo dell’accertamento era quello del rilievo fotografico, cui doveva necessariamente presenziare uno dei soggetti indicati dall’art. 12 CdS;
- i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie sono a destinazione vincolata (ex art. 208 CdS) e nel caso di accertamento dall’organo di polizia territoriale per il 50% vincolati dalle finalità indicate dalla norma;
- “ragionevolmente dubbio” di irregolarità del procedimento amministrativo vi sarebbe invece nel coinvolgimento del soggetto privato nella fase dell’accertamento dell’infrazione e nella percezione degli utili;
- sarebbe irrilevante che il sistema consentisse il servizio con copertura certa delle spese, rilevando solo la impossibilità di esternalizzare il servizio (con mero controllo ex post della polizia municipale) e l’inosservanza dell’onere di determinazione preventiva del valore dell’appalto a seguito di istruttoria adeguata (per giustificare il diverso sistema di pubblicità e selezione);
-la determinazione del corrispettivo con la mera sommatoria algebrica degli incassi, già per legge vincolati al 50%, violerebbe per sé la disciplina generale degli appalti pubblici, non consentendo un’effettiva comparazione tra interesse pubblico e privato e determinando ridotte aspettative di imparzialità, e comunque integrerebbe violazione degli artt. 1 e 4 d.lgs. 157/1995, 28 e 29 d.lgs. 163/2000.
Da qui il fumus allo stato della procedura di mera apparenza di legittimità delle procedure seguite per l’affidamento del servizio e quindi del reato ex art. 323 c.p.
2. Ricorre per cassazione il sig. TO. ST., legale rappresentante della S., denunciando violazione di legge perché, rispetto all’assunto dei Giudici della cautela di mancata predeterminazione del valore dell’appalto e di omessa precedente istruttoria:
- nel caso dei due Comuni, i bandi di gara avrebbero in realtà risposto alle esigenze della disciplina in materia di appalto, il preventivo valore essendo stato determinato con riferimento alle prevedibili infrazioni annue – con specifica indicazione per il Comune di Pa. di un importo presumibile di 90.000 euro per la durata di tre anni, sotto la soglia comunitaria, e per quello di Pi. Ma. in due milioni di euro oltre iva per cinque anni – unitamente alla percentuale da retrocedere alla ditta sulle infrazioni effettivamente riscosse;
- quanto alle modalità di accertamento delle infrazioni, i verbali – sottoscritti anche da agente di polizia municipale – avrebbero dato conto della regolarità tecnica del privato operatore costituiva elemento di più sicura garanzia;
- in ogni caso, la mancata indicazione della predeterminazione del valore dell’appalto costituirebbe violazione di legge inidonea a determinare il rapporto di pertinenzialità con il mantenimento del vincolo cautelare reale sugli autovelox.

CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Il ricorso è infondato.
In ordine al fumus del delitto di abuso d’ufficio si deve infatti osservare che:
- l’accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale ricade tra le attività previste dall’art. 11 lett. a Codice della Strada e quindi costituisce servizio di polizia stradale, non delegabile a terzi;
- le apparecchiature eventualmente utilizzate per tale accertamento debbono essere gestite direttamente da parte degli organi di polizia stradale e devono essere nella loro disponibilità (art. 345.4 Reg. CdS);
- le spese afferenti l’eventuale noleggio delle apparecchiature rientrano tra le “spese di accertamento” (art. 201.4 CdS), e la loro disciplina non può che essere quella propria connessa alla natura di tali spese;
- il parametro per la loro quantificazione – del tutto idoneo a consentire la quantificazione anche dell’importo per un eventuale appalto, nel caso di noleggio degli strumenti e di servizi accessori connessi alla peculiare tipologia di strumento, ovviamente diversi dalla fase di accertamento riservata, come visto, in via esclusiva all’organo di polizia stradale – è agevolmente individuabile dal costo/giornaliero connesso all’installazione, manutenzione, servizio accessorio;
- in particolare tale costo è all’evidenza uguale per qualsiasi operazione, giacché l’entità della sanzione propria della singola infrazione eventualmente accertata è parametro del tutto non pertinente, estraneo ed irrilevante, quanto alla spesa sostenuta per ogni singola operazione: la “quantità” dell’importo di appalto è il costo del servizio, a prescindere dal numero e dalla “qualità” delle infrazioni poi eventualmente accertate utilizzando quel servizio;
- da ciò si evince che esiste un costo di accertamento (nel senso onnicomprensivo prima indicato) quantificabile a prescindere del tutto dal tipo di infrazione accertata e che il parametro dell’entità della sanzione quale modalità di determinazione del corrispettivo – e pertanto come base di un appalto connesso all’utilizzazione delle apparecchiature strumentali – è incompatibile con i principi generali della disciplina contabile pubblica in materia di spese di accertamento;
- il richiamo all’”alea” contrattuale è pertanto improprio;
- tenuto infine conto delle finalità preventiva, e non repressiva o di finanziamento pubblico o lucro privato, della disciplina sanzionatoria, il parametro di retribuzione/corrispettivo differenziato secondo l’entità della sanzione è contrario ai principi indicati dall’art. 97 Cost..
In ordine alla pertinenzialità tra l’ipotesi di reato ex art. 323 c.p. e l’utilizzo degli strumenti di rilevazione di infrazioni, le considerazioni di cui al punto a) dell’ultimo paragrafo dell’ordinanza impugnata si sottraggono all’apodittica censura, di merito, del ricorrente, non costituendo vizio di motivazione omessa o apparente.
Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.


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16 dicembre 2009

AUTOVELOX - TARATURA

Corte di Cassazione Civile sez.II 20/10/2009 n. 22223
Non si applicano le disposizioni relative al sistema nazionale di taratura agli strumenti per il controllo della velocità

(omissis)
FATTO E DIRITTO
Il giudice di pace di Potenza con sentenza del 26 novembre 2005 accoglieva l'opposizione proposta da C.U. avverso il Ministero dell'Interno per l'annullamento del verbale di contestazione n. (OMISSIS) della polizia stradale di Potenza, relativo alle sanzioni irrogate per violazione dell'art. 142 C.d.S., comma 9. Riteneva che l'apparecchiatura utilizzata per il rilevamento non era stata sottoposta ad idoneo procedimento periodico di taratura, poichè l'Amministrazione non aveva provato nulla sul punto.
Il Ministero, invano difeso in primo grado dall'avvocatura distrettuale dello Stato di Potenza, ha proposto ricorso per cassazione, notificato il 25/29 settembre 2006. Parte opponente è rimasta intimata.
Avviata la trattazione con il rito previsto per il procedimento in Camera di consiglio, il procuratore generale ha chiesto l'accoglimento del ricorso perchè manifestamente fondato. Il ricorso denuncia violazione dell'art. 45 C.d.S., e art. 142 C.d.S., comma 6 e relative norme di esecuzione, sostenendo che la sentenza impugnata si fonda erroneamente sulla presunta necessità di tarature periodiche dell'apparecchio usato per la rilevazione. Deduce la piena legittimità dell'uso dell'apparecchiatura, conforme alle caratteristiche di cui all'art. 345 reg. esec. C.d.S., nonchè l'estraneità alla materia delle norme sul sistema nazionale di taratura. Illustra diffusamente ogni aspetto del tema.
Il motivo è fondato. Questa sezione ha già statuito che in tema di sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada, come previsto dall'art. 142, le apparecchiature elettroniche regolarmente omologate utilizzate per rilevare le violazioni dei limiti di velocità stabiliti dal codice non devono essere sottoposte ai controlli previsti dalla L. n. 273 del 1991, istitutiva del sistema nazionale di taratura. Tale sistema di controlli, infatti, attiene alla materia ed metrologica, diversa rispetto a quella della misurazione elettronica della velocità ed è competenza di autorità amministrative diverse rispetto a quelle pertinenti al caso di specie (Cass 23978/07; 29333/08). La prima sentenza citata, come le altre coeve, ha esaminato e risolto tutte le problematiche in argomento e a questo orientamento occorre dare seguito.
Discende da quanto esposto l'accoglimento del ricorso. La sentenza impugnata va cassata e la cognizione rimessa ad altro giudice di pace di Potenza per lo scrutinio dei motivi di opposizione non esaminati in prime cure. Il giudice di rinvio provvedere alla liquidazione delle spese di questo giudizio.

P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia ad altro giudice di pace di Potenza, che provvedere anche sulla liquidazione delle spese del giudizio di le


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6 luglio 2009

AUTOVELOX - DEVE ESSERE SEMPRE SEGNALATO

 

La norma di cui all’art. 4 d.l. 121/2002, che prevede l’obbligo di segnalare agli automobilisti la presenza di dispositivi per il rilevamento elettronico della velocità dei veicoli, non contiene una disposizione efficace solo nei servizi organizzativi interni della pubblica amministrazione, ma è norma di garanzia per gli utenti della strada in quanto finalizzata ad orientare la condotta di guida e preavvertirli del possibile accertamento delle violazioni. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, sezione II civile, con sentenza 26 Marzo 2009, n. 7419,  precisando, altresì, che la violazione di tale obbligo informativo, determina al nullità della sanzione eventualmente irrogata.

 

Corte di Cassazione, sez. II penale, 13 marzo 2009, n. 11131

Le apparecchiature utilizzate per il rilevamento, sulla rete stradale, della velocità dei veicoli in transito devono essere segnalate agli automobilisti con adeguato anticipo (almeno 400 metri prima della loro collocazione) in modo da garantire il tempestivo avvistamento. Conseguentemente, l’occultamento e la mancata segnalazione preventiva delle postazioni mobili di controllo sono elementi sufficienti ad affermare la sussistenza del fumus del reato di truffa di cui all’art. 640 c.p.


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9 novembre 2008

L'AUTOVELOX VA SEGNALATO - VISIBILITA' DEGLI AGENTI

 

Circolare Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 20/10/2008 prot.83434
Richiesta di chiarimenti circa l'art. 43 del Codice e l'art. 183 del Regolamento. Rif. nota priva di data, pervenuta il 16.09.2008

Con riferimento alla richiesta di chiarimenti avanzata con la nota in riscontro, si comunica quanto segue.

Non sussiste alcun obbligo di segnalare la presenza su strada degli organi di polizia stradale.

L’impiego del segnale distintivo, di cui all’art. 24 cc. 1 e 3 del Regolamento, è obbligatorio solo quando il personale operativo non indossa l’uniforme; diversamente, ai sensi del medesimo art. 24 c. 4, l’ALT può essere intimato anche con segnale manuale, acustico o luminoso.

L’impiego degli indumenti di cui all’art. 43 c. 6 del Nuovo Codice della Strada (DLs n. 285/1992), e all’art. 183 del connesso Regolamento di Esecuzione ed Attuazione (DPR n. 495/1992), ha l’unico scopo di migliorare la visibilità del personale operativo nelle ore notturne e in ogni altra condizione di scarsa visibilità, per evidenti motivi di sicurezza.

Le postazioni di controllo della velocità sulla rete stradale devono invece essere chiaramente visibili e segnalate, ai sensi dell’art. 3 c. 1 lett. b) del DL n.117/2007, come convertito con L n. 160/2007, e secondo le modalità di cui al Decreto 15.08.2007 del Ministro dei Trasporti di concerto con il Ministro dell’Interno.


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3 novembre 2008

MULTE - LA POLIZIA MUNICIPALE NON PUO' CONTESTARE VIOLAZIONI QUANDO SONO FUORI SERVIZIO O FUORI DAL COMUNE OVE SONO IMPIEGATI

 

La Sentenza n. 5771/2008 della Corte di Cassazione ha stabilito che la multa elevata da un vigile quando non è in servizio e non è riconoscibile, in quanto indossa abiti borghesi, è nulla. Il caso in esame riguarda una cittadina, la quale, multata per divieto di sosta, proponeva opposizione avverso il verbale di contestazione, redatto dalla Polizia Municipale di Reggio Emilia eccependo che l'infrazione non era stata immediatamente contestata e che l'agente accertatore si trovava a bordo della propria autovettura in abiti borghesi. Il giudice di pace di Reggio Emilia accoglieva l'opposizione e annullava il verbale impugnato osservando che, a norma dell'articolo 183 del regolamento al c.d.s., gli agenti preposti alla regolazione del traffico e gli organi di polizia stradale di cui all'articolo 12 del codice quando operano sulla strada devono essere visibili a distanza mediante l'uso di appositi capi di vestiario o dell'uniforme, inoltre, ai sensi dell'articolo 1 della legge n.65 del 1986, i Comuni sono obbligati ad adottare un regolamento comunale del servizio di polizia municipale che deve contenere disposizioni intese a stabilire che le attività vengano svolte in uniforme o in abito civile solo se necessario per l'espletamento del servizio e previa autorizzazione. Avverso la pronuncia del giudice di pace, il Comune ha promosso appello per Cassazione. La Suprema Corte, dopo aver chiarito le funzioni degli appartenenti al corpo della polizia municipale, ha osservato che gli appartenenti alla Polizia Municipale hanno la qualifica di agenti di polizia giudiziaria soltanto nell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza e limitatamente al tempo in cui sono in servizio e ciò a differenza di altri corpi (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, ecc.) i cui appartenenti operano su tutto il territorio nazionale e sono sempre in servizio. Il riconoscimento di tale qualifica è quindi subordinata alla limitazione spaziale che i detti agenti si trovino nell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza e alla condizione che siano effettivamente in servizio. Pertanto, nella specie, come risulta in fatto da quanto riportato nella sentenza impugnata e da quanto ammesso dallo stesso Comune ricorrente, il verbale di contestazione in questione è stato redatto da un agente della polizia municipale di Reggio Emilia "in abiti civili e fuori dal servizio di vigilanza che si trovava a bordo della propria autovettura nel flusso del traffico". Quindi l'agente di polizia municipale nel momento dell'accertamento dell'infrazione contestata non rivestiva la qualifica di agente della Polizia Giudiziaria come invece sostenuto dal Comune nella tesi posta a base del motivo di ricorso in esame che deve di conseguenza essere disatteso

15 settembre 2008

PATENTE- DICHIARAZIONI MENDACI

 

Corte di Cassazione Penale sez.V 28/5/2008 n. 21402
Non è reato dichiarare di aver dimenticato la patente a casa, mentre in realtà il documento era stato sospeso o non era mai stato conseguito

(omissis)
FATTO E DIRITTO
(), condannato nei due gradi di merito - sentenze del Tribunale di Paola del 21 gennaio 2005 e della Corte di Appello di Catanzaro del 23 febbraio 2006 - per il delitto di cui all'articolo 483 c.p., per avere, fermato dalla Polizia mentre era a bordo della sua auto, dichiarato alla stessa di essere in possesso di patente di guida e di averla dimenticata a casa, dichiarazione riportata in un verbale, proponeva ricorso per cassazione e deduceva la violazione di legge non avendo il () l'obbligo di dichiarare la verità.
Il motivo posto a sostegno del ricorso proposto dal () è fondato.
Il reato in questione è ravvisabile quando l'atto pubblico, nel quale la dichiarazione del privato è stata trasfusa, sia destinato a provare la verità dei fatti attestati (SS.UU. 17 febbraio 1999 - 31 marzo 1999, n. 6).
E' necessario, pertanto, che una norma giuridica obblighi il privato a dichiarare il vero.
Ebbene nel caso di specie non vi era alcun obbligo del privato di dichiarare la verità perché il verbale redatto dalla Polizia, che conteneva anche le dichiarazioni del privato, non era destinato ad attestare la verità dei fatti dichiarati.
E' altresì necessario aggiungere che guidare una autovettura senza patente di guida costituisce un illecito sanzionabile e, quindi, in virtù del generale principio nemo tenetur se detegere il privato non può essere costretto ad accusarsi di una violazione di legge.
E' appena il caso di rilevare che la giurisprudenza della Suprema Corte ha escluso che il fatto in discussione, non rientrando nella previsione dell'articolo 483 c.p., potesse essere inquadrato nelle fattispecie incriminatici previste dagli articoli 495 e 496 c.p..
La Corte, infatti, in un caso pressoché identico a quello presente, ha stabilito che la falsa dichiarazione agli agenti di polizia giudiziaria del conducente di un autoveicolo di essere abilitato alla guida e di avere dimenticato a casa la patente, che, invece, gli era stata sospesa con provvedimento prefettizio, non integra il delitto di falsità personale previsto dall'articolo 496 c.p. (Cass. Pen., Sez. V, 19 novembre 1980 - 11 febbraio 1981, n. 852); ciò essenzialmente perché non costituisce qualità personale l'abilitazione alla guida di veicoli.
Proprio per tale ragione le Sezioni Unite penali, con una decisione risalente, ma ancora attuale (SS.UU. 4 maggio 1968 - 26 luglio 1968 n. 1), in un caso assolutamente identico a quello in discussione, dopo avere ricordato che non costituisce qualità personale l'abilitazione alla guida di autoveicoli, ha chiarito che non integra il delitto di falsità personale (di cui all'articolo 495 c.p.) la falsa dichiarazione di aver lasciato a casa la patente di guida invece non conseguita.
Per tutte le ragioni indicate la sentenza impugnata deve essere, pertanto, annullata senza rinvio perché il fatto non costituisce reato.

P.Q.M.
La Corte annulla la sentenza impugnata senza rinvio perché il fatto non costituisce reato.
(omissis)

26 aprile 2008

ASSICURAZIONI - CLASSE DI MERITO- DECRETO BERSANI

 

Inserisco uno stralcio di norma del “Decreto Bersani”, che prende in esame un articolo riguardante le assicurazioni r.c. e la possibilità che il Decreto fornisce per garantire agevolazioni a favore del cittadino, nella fattispecie, la possibilità di utilizzare la classe di merito più favorevole qualora in famiglia venga acquistato un altro veicolo. Pare però che molte assicurazioni adducendo motivazioni diversificate cerchino di superare la norma dettata dal Decreto Bersani senza che a tutt’oggi, risultino provvedimenti a carico delle assicurazioni che omettono l’applicazione della legge.

 

TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 31 gennaio 2007, n.7 Testo del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7 (in Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 26 del 1° febbraio 2007), coordinato con la legge di conversione 2 aprile 2007, n. 40 .

2. All'articolo 134 del codice delle assicurazioni private di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:

«4-bis. L'impresa di assicurazione, in tutti i casi di stipulazione di un nuovo contratto, relativo a un ulteriore veicolo della medesima tipologia, acquistato dalla persona fisica gia' titolare di polizza assicurativa o da un componente stabilmente convivente del suo nucleo familiare, non puo' assegnare al contratto una classe di merito piu' sfavorevole rispetto a quella risultante dall'ultimo attestato di rischio conseguito sul veicolo gia' assicurato.

 

25 novembre 2007

ASSICURAZIONI R.C.

 

Con la cosiddetta legge Bersani, dall'aprile 2007, assicurando ogni ulteriore vettura di famiglia oltre la prima, si ha diritto alla classe di merito del familiare con il bonus malus migliore. Alcune compagnie non vogliono però saperne di adeguarsi alla norma Per assicurare una nuova auto di famiglia, procuratevi uno stato di famiglia e l'attestato di rischio del/la componente con la classe di merito migliore (ossia la più bassa). Questa è la classe da applicare al nuovo contratto. Le due polizze possono essere stipulate anche presso compagnie diverse. Attenzione: il riconoscimento della classe bonus malus già maturata vale solo per veicoli della medesima tipologia, pertanto non è possibile trasferire la classe di merito di una RC-moto a una RC-auto.

Se avete già stipulato una seconda polizza auto senza che vi sia stata riconosciuta la classe di merito cui avreste diritto, presentate un reclamo scritto alla vostra compagnia assicuratrice allegando tutta la documentazione del caso (attenzione: la disposizione vale solo per i contratti conclusi dopo il 3 aprile 2007). Se l'assicurazione non vi risponde, potete inviare un esposto all'ISVAP che provvederà a punire la società con una sanzione pecuniaria.

18 agosto 2007

PARCHEGGI AD ALGHERO

  
  Ad Alghero, dove i parcheggi, d'estate diventano un'opzione, il seguente comunicato, tratto dall'Unione Nazionale Consumatori, potrebbe interessare.


 

Comunicato dell'Unione Nazionale Consumatori
Illegittimi i parcheggi riservati agli alberghi

Roma, 31 – Il Codice della strada non prevede la possibilità per i Comuni di imporre spazi riservati al carico e scarico dei clienti degli alberghi e relativi bagagli.
E' quanto sostiene l'Unione Nazionale Consumatori secondo la quale sono del tutto illegittime le sempre più frequenti ordinanze dei Comuni che assegnano parcheggi riservati agli alberghi al solo scopo di favorire l'ingresso e l'uscita dei clienti vietando la sosta agli altri automobilisti, che poi vengono ingiustamente multati.
"Alcuni alberghi -afferma l'Avv. Massimiliano Dona, Segretario generale dell'Unione Consumatori- hanno addirittura recintato tali aree mettendo delle barriere che non solo sono abusive, ma costituiscono intralcio e pericolo alla circolazione e praticamente trasformano le concessioni in parcheggi privati".
Tutto ciò -conclude l'Unione Consumatori- è illegale ai sensi dell'art. 7 del Codice della strada e diversi Comitati della stessa Unione hanno già fatto ricorso contro le ordinanze.


Roma, il 31 luglio 2007

11 maggio 2007

TRATTO DAL QUOTIDIANO "IL SARDEGNA"

Contro ganasce e tagliole fiscali

in arrivo la controffensiva legale

Il servizio è gratuito: serve a informare e a tutelarsi nella giungla delle cartelle pazze

Continenti Italia

Sempre più cittadini alle prese con le “ganasce pazze”

E POLIS Daniela Amenta daniela.amenta@epolis.sm

¦ Auto “ganasciata” senza una notifica? Casa ipotecata per una multa magari a suo tempo già pagata o cancellata o andata in prescrizione? Basta soprusi. Questo lo slogan di Soccorso Popolare, il mega sportello dalla parte dei cittadini che “consorzia” ben seicento tra avvocati, commercialisti ed esperti di diritto. Un super staff per impugnare cause, ricorrere al giudice. Farsi giustizia, insomma, senza spendere un centesimo. Un sistema per contrastare «i sistemi di riscossione coattiva e vessatoria di banche ed enti impositori contro la gente comune», spiega Angelo Pisani presidente di Noi Consumatori (www.noiconsumatori.org), il movimento che ha trasformato il caso “cartelle pazze” in una battaglia di civiltà. Pisani, avvocato napoletano, è diventato l'incubo della Gestline, l'agente di riscossione che opera anche nel capoluogo partenopeo, vincendo decine di cause per conto di cittadini innocenti che si sono trovati nella morsa delle tagliole fiscali. All'iniziativa che verrà presentata domani a Napoli hanno già aderito un centinaio tra associazioni e organizzazioni che lavorano a tutela dei consumatori. L'idea è quella di realizzare un grande sportello telematico per coordinare e gestire l'attività di informazione e di assistenza legale ai soggetti più deboli ed emarginati. «Vogliamo fornire a chi ce lo richieda una tutela giuridica qualificata ed organizzata sotto forma di volontariato ed in modo del tutto gratuito, salvo le spese pretese dallo Stato per poter esercitare un diritto che oramai non si può più dire costituzionalmente garantito», concludePisani. Sono cinque milioni i cittadini che in Italia rischiano di trovarsi la casa ipotecata per un mix venefico a base di cartelle pazze, burocrazia a manetta e disinformazione. Un'emergenza nazionale in un Paese che magari “indulta” il grande evasore

fiscale, ma sembra non porsi problemi a vessare chi non ha difese.

 

2 maggio 2007

CICLOMOTORI CONFISCATI E NON RESTITUITI

TRATTO DA "AVVERTENZE" RIVISTA DELL'ASSOCIAZIONE "ADUC"

Intervento dell'onorevole Donatella Poretti della Rosa nel Pugno

La questione dei motorini confiscati non sembra mai finire, e al danno si aggiunge la beffa. Dopo aver sollecitato piu' volte il Governo attraverso interrogazioni parlamentari (1) elaborate in collaborazione con l'Aduc (Associazione per i diritti utenti e consumatori), siamo riusciti ad ottenere un disegno di legge, seppur modesto, grazie al quale i cittadini a cui era stato sequestrato (ma ancora non confiscato) il mezzo prima della modifica della vecchia normativa (2) riusciranno a vedersi restituito il proprio mezzo.
La situazione purtroppo pero' non accenna a sbloccarsi in attesa dell'approvazione del ddl: i proprietari di ciclomotori sequestrati ed in attesa di essere confiscati si sono ritrovati a dover combattere contro i numerosi Prefetti che disattendono la legge sulle sanzioni amministrative (n. 689/1981) che afferma due principi fondamentali:
1. "Le leggi che prevedono sanzioni amministrative si applicano soltanto nei casi e per i tempi in esse considerati" (art. 1);
2. "Il sequestro perde efficacia dopo sei mesi se non e' emesso provvedimento di confisca" (art. 19).
Secondo le segnalazioni che giungono all'Aduc ci sono migliaia di cittadini a cui i Prefetti e le forze dell'ordine si rifiutano di restituire i mezzi o i libretti di circolazione in attesa del provvedimento di confisca con le seguenti motivazioni: - il Codice della Strada (lex specialis), non prevede alcun limite di tempo per l'emissione della confisca; - il Prefetto ha cinque anni di tempo per emanare la confisca; - senza direttive dal prefetto non possono essere restituiti i mezzi.
Di certo sappiamo che il provvedimento di confisca puo' essere emanato dopo sei mesi dal giorno del sequestro, ma nel frattempo la legge prevede la restituzione del mezzo. Se cosi' non fosse, il sequestro sarebbe equivalente alla confisca, ovvero un provvedimento a tempo indeterminato (ed anche definitivo, visto che la norma che prevedeva la confisca e' stata modificata, e quindi non piu' applicabile). Il comportamento delle autorita' competenti risulta quindi illegittimo e penalmente perseguibile poiche' concreta la violazione dell'art. 328 c.p. (Rifiuto di atti d'ufficio. Omissione), 314 c.p. (Peculato), e 646 c.p. (Appropriazione indebita). Per questo l'Aduc sta invitando i cittadini, in attesa di un provvedimento del Governo in materia, a ricorrere alle vie legali, sia in sede civile (per danni) sia in sede penale (attraverso la querela del detentore).
Nel frattempo ho rivolto una ulteriore interrogazione al Presidente del Consiglio e ai ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell'Interno e della Difesa per sapere cosa intendano fare per richiamare urgentemente al rispetto della legge le autorita' loro sottoposte al fine di evitare ulteriori e gravi violazioni dei diritti dei cittadini.
Il testo dell'interrogazione: http://www.aduc.it/dyn/parlamento/docu.php?id=178212

(1) http://www.aduc.it/dyn/parlamento/noti.php?id=168833
(2) http://www.aduc.it/dyn/parlamento/arti.php?id=155188
 

21 gennaio 2007

SOSTE A PAGAMENTO E MULTE ANNULLATE

 Il Ministero dell’Interno deve imporre ai Comuni che hanno imposto le strisce blu senza la previa individuazione delle aree aventi i requisiti di cui all’art 7 del Codice della strada, la restituzione di quanto pagato dai cittadini negli ultimi 5 anni per i divieti di sosta in tali aree.
Nello specifico i Comuni che per il Codacons devono essere chiamati a restituire gli introiti delle sanzioni, sono i seguenti:

  • quelli che hanno adottato le strisce blu senza aree gratuite in zone non ztl o pedonali e senza deliberare le ragioni specifiche che giustificassero tale imposizione pecuniaria;

     
  • quelli che, pur avendo deliberato l’individuazione di tali aree come soggette a particolare rilevanza urbanistica, lo hanno fatto illegittimamente, ossia in mancanza dei presupposti voluti dal Codice della strada (ad esempio individuando zone a bassa densità abitativa o zone periferiche).

Per il Codacons in Italia sono oltre 3.000 i Comuni di media grandezza che non hanno provveduto agli adempimenti voluti dalla legge e che ora rischiano di cadere nei rigori della Cassazione. La sentenza in questione, inoltre, comporterà delle conseguenze per gli automobilisti. Nel dettaglio:

  • I cittadini che hanno ricevuto una multa per sosta irregolare nelle strisce blu, laddove ravvisino l’assenza di posteggi gratuiti nelle aree limitrofe a quella dove è stata elevata la contravvenzione, e qualora non si tratti di aree pedonali o ztl possono, entro 60 giorni dalla notifica del verbale di contravvenzione, presentare ricorso dinanzi al Giudice di pace o Prefetto, ai sensi degli articoli 203 e seguenti del Codice della Strada e della legge 24 novembre 1981 n. 689;

     
  • Nel ricorso occorre fare riferimento alla sentenza della Corte di Cassazione deducendo che non esistono aree gratuite nelle zone limitrofe a quella dove è stata elevata la multa. Se il comune si oppone nel giudizio esibendo una delibera adottata in data anteriore a quella della contravvenzione, delibera con la quale individua la strada come area pedonale, ztl o di rilevante valore urbanistico, il cittadino – ove non si ravvisino in concreto i presupposti giustificativi della delibera comunale (come nel caso di zone periferiche o semiperiferiche o nelle quali non vi sia alcun particolare problema di traffico) – potrà chiedere comunque al giudice di pace l’annullamento della multa previa sospensione della stessa;

     
  • Per valutare la fattibilità dei singoli ricorsi è opportuno farsi assistere da un’associazione dei consumatori. Il Codacons mette a disposizione i propri consulenti in tutta Italia, con i quali è possibile fissare un appuntamento contattando il call center 892-007

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