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6 agosto 2018

MORTI IN UN PAESE NON IN GUERRA - LA STORIA DEI NOSTRI MILITARI E DELLE NOSTRE FORZE DI POLIZIA





Riportiamo l'intervista di Rory Capelli per repubblica, fatta al collega del militare suicidatosi alcuni giorni fa a Roma, perché vera, reale ed essenziale. Fa capire quali siano gli effettivi problemi all'interno delle forze armate e di Polizia e, seppur questo argomento sia stato da noi già trattato, crediamo necessario riproporre alcune riflessioni. In gioco, in un paese non in guerra, è la vita dei nostri ragazzi, che patiscono l'inerzia di chi dovrebbe averne cura, a tutti i livelli. Perché tutti questi suicidi? Ormai non si contano più, tra Forze Armate e Forze di Polizia, e nessuno mostra la reale intenzione di voler affrontare il problema. Ogni morte ha un proprio retroscena e, guarda caso, le ipotesi avanzate costantemente sono: "problemi familiari, sentimentali, finanziari, ecc.”, sempre e solo legati alla sfera individuale.
Ma è veramente così? Noi diciamo di NO, o meglio, NON SEMPRE è così.

Si può meglio capire dalle risposte del militare al cronista di Repubblica quali siano i reali problemi. La vita militare e nelle forze di polizia è compressa, piena di insidie e di un notevole fattore ansiogeno, discendente dallo stress a cui gli operatori vengono esposti. I più potranno pensare che questo carico di stress derivi esclusivamente della peculiarità del loro lavoro, ma non è così, i problemi maggiori giungono dal rapporto insistente all'interno dell'organizzazione, ove i doveri sono in prima fila ed i diritti trovano spazio nelle mere concessioni dei superiori. Il diritto non può essere un conferimento della scala gerarchica o discendere dal potere decisionale del proprio superiore, perché in tal caso non sarebbe più un diritto, ma una concessione, soggetta quindi a discrezionalità. Non si può vivere in questo modo, non ci si può sempre appellare alle esigenze di servizio per negare un diritto o anche solo venir meno alle necessità personali e familiari del militare. Ricordiamoci che i più svolgono il loro lavoro lontani dalle proprie famiglie e dalle loro case e spesso trovano notevoli difficoltà anche nel poter fruire la loro licenza nei periodi richiesti, perché anche questa è legata alle esigenze di servizio, per lo più opinabili e non reali, ma sovente è solo una definizione usata impropriamente da chi la palesa.
"Recuperi riposi" non gestibili dallo stesso fruitore, straordinari non pagati e recuperati in momenti non richiesti, regolamento di disciplina militare (antiquato) spesso interpretato in maniera restrittiva e da "ancien regime", trasferimenti a domanda stentatamente accoglibili, note caratteristiche che lasciano spazio alla più ampia discrezionalità, meritocrazia legata solo al grado e alle proprie doti di "savoir vivre", concorsi interni condizionati da punteggi derivanti dalle anzidette note ed "encomi", spesso non prettamente obiettivi, circolari interne in alcuni casi contra legem, che vengono considerate più rilevanti della legge stessa. Sono solo un corollario di problemi cui l'operatore, specie quello che fa il c.d. servizio "di strada" (o "di trincea" , se si preferisce) si scontra quotidianamente, e che di frequente deve sottoporre a quadri intermedi (gerarchia immediatamente superiore) che il servizio di strada non sanno manco cosa sia...
Perché un operatore deve aspettare dieci anni prima di fare domanda di avvicinamento? Perché alcuni regolamenti interni osteggiano l'avvicinamento presso il luogo di nascita? Perché per studiare o dare gli esami, nonostante le disposizioni di legge diano tempo e spazio e incentivi di carriera all'operatore-studente, devono esserci reiterate richieste ed i relativi permessi sono fatti pesare come "concessioni" e non diventare una normalissima prassi di diritto? In una logica empirica qualcuno direbbe che chi lavora sulla strada ed è quotidianamente esposto ad aventi sfavorevoli dovrebbe avere una valutazione superiore da chi sbriga pratiche in ufficio o porta a spasso (autista) il superiore: ma credete che sia sempre così?
Vi siete chiesti , poi, perché i carabinieri indossano ancora la bandoliera? Ovviamente non si può pensare ad un'esigenza operativa ; quindi, a cosa servirebbe?
Vogliamo ancora utilizzare i nostri militari così agghindati come soldatini di piombo per far pavoneggiare i grossi papaveri ?
Cerchiamo di essere pragmatici e pensiamo alla reale utilità della bandoliera e utilizziamola solo per rappresentanza o manifestazioni di categoria, atteso che essa è un simbolo storico dell'Arma dei Carabinieri, ma lasciamo liberi gli operatori di essere agili e leggeri quando sono operativi.
Ancora: su cosa si basa la meritocrazia? Sulla capacità di svolgere al meglio il proprio lavoro, tenendo conto anche dei rischi a cui si viene esposti, o sulla capacità di affinare il rapporto con la scala gerarchica? Immaginiamo che molti, specialmente chi svolge questa attività, abbia già una risposta...
Sembrerebbero tutte cose fatue e non di gran conto , tali da non poter determinare decisioni così drammatiche in seno alla vita di un militare o di un agente di polizia, ma la realtà va vissuta e respirata all'interno delle stesse Istituzioni , per capire che tutto ha un peso e un significato. Dobbiamo dare più spazio agli uomini che vestono una divisa e capire che non è solo con l'autorità che ci si pone innanzi ai propri uomini, ma con l'autorevolezza che un buon Comandante si guadagna con la sua equanime diligenza nel gestire un reparto di uomini a lui affidato, pensando che ogni uomo ha una sua storia, una sua famiglia, una sua vita che deve essere vissuta con dignità ed onore, forte dei valori che queste Istituzioni dovrebbe esprimere, senza però eludere i Diritti Costituzionali su cui esse si devono basare.

In questa prospettiva vogliamo segnalare un caso emblematico, un esempio positivo di come un comandante possa essere autorevole e rispettato, senza affatto bisogno di essere autoritario. Alcuni anni fa , durante la notte, un alto ufficiale viene a sapere che un familiare di uno dei suoi dipendenti è scomparso di casa; subito dà ordine che vengano chiamati tutti i militari, in servizio e fuori servizio, spiegando la cosa e chiedendo che tutti vengano vestiti in mimetica per le ricerche. Dopo alcune ore di tensione crescente , durante le quali l'alto ufficiale è sempre stato fisicamente vicino al militare interessato, il familiare viene ritrovato da una pattuglia e riaccompagnato a casa con tutte le cure e le attenzioni del caso... Saggezza e lungimiranza del comandante: chiedendo un sacrificio a tutti, attraverso questo episodio virtuoso, egli ha cementato il gruppo facendoli sentire parte di un'unica famiglia e, proprio ricordandosi di essere un comandante, successivamente gli ha fatto raggiungere obiettivi di lavoro mai prima ottenuti.
?
Oggi più che mai, nell'organizzazione delle forze militari e di polizia, vi è necessità di un organismo terzo e non influenzabile, al quale gli operatori possano rivolgersi per qualsiasi problema che può nascere all'interno dell'ambito lavorativo, a difesa dei propri diritti costituzionali. E' ora che tutti gli operatori vengano agevolati nelle loro necessità e possano vivere in maniera serena la propria vita lavorativa, pensando che la battaglia si deve combattere fuori e non all'interno delle stesse Istituzioni a cui appartengono. Si spera che il vento di cambiamento che si respira in questo momento storico nel nostro Paese, dia nuova linfa e ispiri le Istituzioni Militari e civili a creare un rapporto con gli uomini che servono lo Stato che sia collaborativo, efficace e giusto nell'applicazione dei diritti a loro dovuti.
La nostra Associazione, che proprio ai principi ed ai diritti Costituzionali si ispira, sarà sempre al fianco degli operatori della difesa e della sicurezza, di qualunque grado e funzione.

GL .


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permalink | inviato da geronimo il 6/8/2018 alle 8:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

3 dicembre 2014

CRISI NELLE FORZE DI POLIZIA

tratto da  www.adods.org

COSA ACCADE NELL'ARMA DEI CARABINIERI

Picture
Un'altra tragedia fra le file dell’Arma dei carabinieri, che ha visto la morte di un altro dei suoi uomini, Luis Miguel Chiasso , presumibilmente suicidatosi il 25.11.2014. Intorno alla vicenda ci sono molte ombre ancora da dissipare. Ciò che duole e che ci ha colpito maggiormente sono i commenti che si leggono su alcuni siti, che propendono a ridicolizzare e considerare pazzo un ragazzo che ha affermato di lavorare per i servizi segreti. Egli denunciava, poco prima dell’infausto evento, nella sua pagina facebbok, la paura di essere ucciso. Prescindendo dalle possibili motivazioni, qualunque esse siano state, banalizzare e deridere un Carabiniere innanzi ad un così tragico evento, solo sulla base di ciò che può aver detto, acuisce il dolore dei genitori affranti dalla perdita del figlio. Una settimana prima, in Ancona, si uccise il M.llo  Andrea Carnevalli, e non vorremmo addentrarci ad argomentare i suicidi nelle file dell'Arma ( caso strano tutti con problemi personali ) , poiché l'argomento meriterebbe un'analisi introspettiva più profonda. Riportiamo il post “CARABINIERI – COSA SI CELA DIETRO IL SUICIDIO?” a suo tempo pubblicato nella home page del sito.

Orbene, l'intento dei più di voler dare una valutazione su quanto detto dal giovane Carabiniere, appare difficile e non di semplice lettura, anche perchè, qualora vi fossero ragioni per ritenere veritiere le sue affermazioni “far parte dei servizi”, non sarebbero state certamente rese note. In un Italia ove per decenni si sono celati attentati e mascherate morti eccellenti , pensare che esista ancora qualcosa di inattuabile, appare anacronistico. La realtà a volte può superare l'immaginazione, e per chi non è avvezzo a determinati contesti, tutto può sembrare abnorme e impossibile. Sarebbe quindi il caso di non considerare pazza una persona che si suicida se non vi sono elementi certi per poterlo affermare. Sarebbe opportuno evitare di ricalcare questo argomento e considerare solo i semplici fatti, che dovrebbero essere valutati anche sulla base di quanto da lui dichiarato prima di compiere il disperato gesto. Ma la domanda che ci siamo sempre posti, a prescindere da questa specifica vicenda, è la seguente:”cosa succedde nell'Arma dei Carabinieri, ove esiste la più alta percentuale di suicidi fra le fila dei pubblici dipendenti?


CARABINIERI - COSA SI CELA DIETRO IL SUICIDIO?

Picture
Porto Viro, in provincia di Rovigo, un appuntato dei carabinieri uccide il Maresciallo e la consorte, in un impeto d'ira. Come sempre, senza ombra di dubbio, improvvisamente si sentirà dire che è una tragedia inspiegabile e, precisamente:”"Un attimo di follia, un gesto folle che non ha alcuna giustificazione", ha detto il tenente colonnello Enrico Mazzonetto, comandante provinciale di Rovigo facente funzioni, parlando dell'omicidio-suicidio avvenuto in caserma. "Resta una profonda amarezza - ha proseguito - e ora nei colleghi carabinieri delle vittime e in tutti c'é una priorità comune: stare vicino alle due famiglie e dare il massimo conforto e sostegno ai familiari". Ogni volta che succede una tragedia od un suicidio nelle file dell'Arma dei Carabinieri, il movente è sempre inspiegabile, oppure riconducibile a problemi personali e familiari che non attengono all'attività di servizio. Ma è possibile che Nell'Arma dei Carabinieri, vista la sequela dei suicidi occorsi negli anni, si debba ancora oscurare la realtà!? Prima di entrare nell'Arma viene effettuata una selezione fiscale e puntuale sotto tutti gli aspetti, financo psicologici , quindi, ricondurre il tutto a semplici gesti di follia, equivarrebbe a mascherare e minimizzare il problema reale . Spesso le lamentele esternate ai superiori su possibili situazioni di conflitto all'interno di una caserma, vengono minimizzate o non prese in seria considerazione, proprio perché potrebbe esporre il superiore in grado, a critiche e censure, ed è difficile nell'Arma dei Carabinieri anteporre le ragioni di un subalterno al comportamento, magari non corretto, del superiore. Insomma, è evidente che in seno alle istituzioni manca un organismo che vagli le segnalazioni dei militari e conduca una seria e doviziosa indagine al fine di valutare possibili abusi o depistaggi. Abbiamo verificato la percentuale di suicidi nell'Arma? In nessuna amministrazione dello Stato vi è una percentuale così alta. Ci sarà pur un motivo? O vogliamo ancora fare finta di niente?

Si auspica che, negli ambienti di lavoro di carattere militare e/o di Polizia, in un momento così difficile per tutta la società, ci possa essere finalmente quella trasparenza che in ogni dove si prospetta per tutte le amministrazioni dello Stato, oggettivamente subordinata ad una reverente applicazione del Diritto.

Che fare?    E' necessario che si vada negli Stati Uniti e si impari da loro, che sono avanti anni luce nell'affrontare queste problematiche . Nelle polizie americane, infatti, esistono dei reparti interni deputati a "filtrare" dal punto di vista psicologico e funzionale (nel senso di operativo, attinente alle funzioni) le situazioni di frustrazione lavorativa, ed il senso di inutilità e oppressione psicologica e funzionale che inevitabilmente, in misura maggiore o minore, prima o poi attanaglia tutti gli operatori, portandoli o ad abusi di potere e corruzione o a manifestazioni di violenza autolesionistica . Per questo delicato compito vengono impiegate persone esperte nei servizi operativi e psicologicamente preparate . In Italia, invece, si continua a lavorare a compartimenti stagni: da una parte il settore operativo e dall'altra il servizio medico (cui , erroneamente, viene totalmente devoluta la risoluzione di queste complesse ed articolate problematiche, che non sono solo  -e spesso affatto- mediche) . Forse è il caso che le forze di polizia italiane,  inclusi i Carabinieri , si proiettino davvero verso il futuro, guardandosi allo specchio e trovando la forza di riorganizzare la propria funzione nella società, senza ridurre il "burn out" degli operatori ad un fatto esclusivamente medico. Sarebbe molto più utile riorganizzare le proprie risorse umane in funzione delle effettive capacità, facendo sì che ciascuno si senta funzionalmente gratificato dal compito che svolge, ed avverta il proprio lavoro come davvero utile e importante, dal più umile al più alto. Insomma, per dirla con l'eterno Fantozzi, nessuno dovrebbe sentirsi, nella Forze dell'Ordine, una "merdaccia" . In questo senso potrebbe essere quantomai utile una organizzazione operativa delle varie Forze sul modello anglosassone o germanico, in cui la pur necessaria piramide gerarchica è assai mitigata dallo stimolo alla crescita professionale che viene attribuito ai livelli inferiori della piramide, così che nessun livello di essa venga "sprecato". Ad esempio, non è raro, negli omologhi americani o tedeschi, assistere a lezioni di aggiornamento su determinati profili di lavoro  che i migliori operatori del ivelli inferiori svolgono a favore di quelli superiori.
In definitiva, probabilmente occorre una visione un pò più moderna dell' organizzazione della nostre Forze di Polizia (ma il discorso potrebbe ben riguardare anche le Forze Armate) , in cui tutti si sentano importanti e nessuno insostituibile, in cui le doti individuali siano messe a disposizione del team . E si finisca una volta per tutte con queste continue conferenze-stampa : si lavori di più per la sostanza e meno per la TV ed i giornali ! Si valorizzino a questo scopo gli uffici-stampa delle varie Forse di Polizia e si lavori con maggior riservatezza e sobietà.
Diversamente, si continuerà fatalisticamente a prendere atto dell'esplosione di aggressività  degli operatori , verso se stessi o verso gli altri, con il rischio niente affatto remoto di emulazione in pejus . Chi ha gradi e responsabilità , li eserciti in modo maturo e costruttivo, e possibilmente senza paternalismi e retoriche che nella società moderna (e gi operatori delle varie Forze vivono appieno nell'oggi) sono inefficaci e controproducenti.



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1 maggio 2013

CARABINIERI FERITI DAVANTI A PALAZZO CHIGI


TRATTO DA WWW.ADODS.ORG


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Mentre i Ministri giurano innanzi al Presidente, due Carabinieri ed una passante vengono feriti da una persona davanti a Palazzo Chigi. Un segnale preoccupante che non può essere sottovalutato, ma soprattutto, doveva essere prevenuto. Si continua ad avere quell'atteggiamento pressapochista e superficiale che contraddistingue chi ci rappresenta. L'errore è tendere a sminuire i fatti e le situazioni, ritenendo che colui che arriva ad azioni del genere, debba essere uno squilibrato. Analisi superficiali e fuorvianti. Da tempo si doveva ipotizzare e preparare ad un innalzamento della recrudescenza popolare che avrebbe potuto portare a gesti inconsulti, comunque immaginabili. Alla disperazione non può essere data una misura, c'è chi si toglie la vita ma c'è anche chi decide di colpire lo Stato, anche se , ahimè, le forze dell'ordine rappresentano un bersaglio immediato che paga sovente il prezzo più alto. Un gesto condannabile che dovrebbe far riflettere sullo scenario che potrebbe prospettarsi all'orizzonte, in una società dilaniata dalla corruzione e dalla disoccupazione.


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1 maggio 2013

CARABINIERI - COSA SI NASCONDE DIETRO IL SUICIDIO?


TRATTO DA WWW.ADODS.ORG


Immagine
Porto Viro, in provincia di Rovigo, un appuntato dei carabinieri uccide il Maresciallo e la consorte, in un impeto d'ira. Come sempre, senza ombra di dubbio, improvvisamente si sentirà dire che è una tragedia inspiegabile e, precisamente:”"Un attimo di follia, un gesto folle che non ha alcuna giustificazione", ha detto il tenente colonnello Enrico Mazzonetto, comandante provinciale di Rovigo facente funzioni, parlando dell'omicidio-suicidio avvenuto in caserma. "Resta una profonda amarezza - ha proseguito - e ora nei colleghi carabinieri delle vittime e in tutti c'é una priorità comune: stare vicino alle due famiglie e dare il massimo conforto e sostegno ai familiari". Ogni volta che succede una tragedia od un suicidio nelle file dell'Arma dei Carabinieri, il movente è sempre inspiegabile, oppure riconducibile a problemi personali e familiari che non attengono all'attività di servizio. Ma è possibile che Nell'Arma dei Carabinieri, vista la sequela dei suicidi occorsi negli anni, si debba ancora oscurare la realtà!? Prima di entrare nell'Arma viene effettuata una selezione fiscale e puntuale sotto tutti gli aspetti, financo psicologici , quindi, ricondurre il tutto a semplici gesti di follia, equivarrebbe a mascherare e minimizzare il problema reale . Spesso le lamentele esternate ai superiori su possibili situazioni di conflitto all'interno di una caserma, vengono minimizzate o non prese in seria considerazione, proprio perché potrebbe esporre il superiore in grado, a critiche e censure, ed è difficile nell'Arma dei Carabinieri anteporre le ragioni di un subalterno al comportamento, magari non corretto, del superiore. Insomma, è evidente che in seno alle istituzioni manca un organismo che vagli le segnalazioni dei militari e conduca una seria e doviziosa indagine al fine di valutare possibili abusi o depistaggi. Abbiamo verificato la percentuale di suicidi nell'Arma? In nessuna amministrazione dello Stato vi è una percentuale così alta. Ci sarà pur un motivo? O vogliamo ancora fare finta di niente?

Si auspica che, negli ambienti di lavoro di carattere militare e/o di Polizia, in un momento così difficile per tutta la società, ci possa essere finalmente quella trasparenza che in ogni dove si prospetta per tutte le amministrazioni dello Stato, oggettivamente subordinata ad una reverente applicazione del Diritto.

Che fare?    E' necessario che si vada negli Stati Uniti e si impari da loro, che sono avanti anni luce nell'affrontare queste problematiche . Nelle polizie americane, infatti, esistono dei reparti interni deputati a "filtrare" dal punto di vista psicologico e funzionale (nel senso di operativo, attinente alle funzioni) le situazioni di frustrazione lavorativa, ed il senso di inutilità e oppressione psicologica e funzionale che inevitabilmente, in misura maggiore o minore, prima o poi attanaglia tutti gli operatori, portandoli o ad abusi di potere e corruzione o a manifestazioni di violenza autolesionistica . Per questo delicato compito vengono impiegate persone esperte nei servizi operativi e psicologicamente preparate . In Italia, invece, si continua a lavorare a compartimenti stagni: da una parte il settore operativo e dall'altra il servizio medico (cui , erroneamente, viene totalmente devoluta la risoluzione di queste complesse ed articolate problematiche, che non sono solo  -e spesso affatto- mediche) . Forse è il caso che le forze di polizia italiane,  inclusi i Carabinieri , si proiettino davvero verso il futuro, guardandosi allo specchio e trovando la forza di riorganizzare la propria funzione nella società, senza ridurre il "burn out" degli operatori ad un fatto esclusivamente medico. Sarebbe molto più utile riorganizzare le proprie risorse umane in funzione delle effettive capacità, facendo sì che ciascuno si senta funzionalmente gratificato dal compito che svolge, ed avverta il proprio lavoro come davvero utile e importante, dal più umile al più alto. Insomma, per dirla con l'eterno Fantozzi, nessuno dovrebbe sentirsi, nella Forze dell'Ordine, una "merdaccia" . In questo senso potrebbe essere quantomai utile una organizzazione operativa delle varie Forze sul modello anglosassone o germanico, in cui la pur necessaria piramide gerarchica è assai mitigata dallo stimolo alla crescita professionale che viene attribuito ai livelli inferiori della piramide, così che nessun livello di essa venga "sprecato". Ad esempio, non è raro, negli omologhi americani o tedeschi, assistere a lezioni di aggiornamento su determinati profili di lavoro  che i migliori operatori del ivelli inferiori svolgono a favore di quelli superiori.
In definitiva, probabilmente occorre una visione un pò più moderna dell' organizzazione della nostre Forze di Polizia (ma il discorso potrebbe ben riguardare anche le Forze Armate) , in cui tutti si sentano importanti e nessuno insostituibile, in cui le doti individuali siano messe a disposizione del team . E si finisca una volta per tutte con queste continue conferenze-stampa : si lavori di più per la sostanza e meno per la TV ed i giornali ! Si valorizzino a questo scopo gli uffici-stampa delle varie Forse di Polizia e si lavori con maggior riservatezza e sobietà.
Diversamente, si continuerà fatalisticamente a prendere atto dell'esplosione di aggressività  degli operatori , verso se stessi o verso gli altri, con il rischio niente affatto remoto di emulazione in pejus . Chi ha gradi e responsabilità , li eserciti in modo maturo e costruttivo, e possibilmente senza paternalismi e retoriche che nella società moderna (e gi operatori delle varie Forze vivono appieno nell'oggi) sono inefficaci e controproducenti.

28 aprile 2013.


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21 giugno 2012

CARABINIERE EFFETTIVO - IDONEITA' PSICO/FISICA - BILIRUBINA INDIRETTA E TRATTI DI IMMATURITA'



Il Consiglio di Stato con sentenza n. !501/2012 è ritornato sulla questione della idoneità psico - fisica di  un Carabiniere effettivo. Nella fattispecie trattavasi della seguente diagnosi:”iperbilirubina indiretta di medio grado con tratti di immaturità “ . Il ricorso del Carabiniere, non è stato accolto. Il rigetto del ricorso,  oltre a riguardare le disfunzioni psico – fisiche del ricorrente,  tratta le modalità della sua proposizione.   







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