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3 giugno 2015

TRASCRIZIONE PRA - QUERELA DI FALSO - NULLA LA CARTELLA ESATTORIALE SUL MANCATO PAGAMENTO DEL BOLLO

Si riporta un intervento esplicativo di Plagenza Fabrizio, pubblicato sul sito Diritto.it.

Valenza trascrizione P.R.A. - mezzo di prova contraria idonea a rendere nulla la trascrizione al P.R.A. - riflesso sull'illegittimità della pretesa tributaria per il bollo auto – nota a Sentenza n.26720/28/14 Commissione Tributaria Provinciale di Roma

Pubblicato in Giurisprudenza tributaria il 22/04/2015

Si segnala la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Roma- n. 26720/28/14 con la quale la Commissione adita, in accoglimento del ricorso proposto dalla contribuente, difeso dall’Avv. Fabrizio PLAGENZA del Foro di Roma, volto all'annullamento della pretesa tributaria, relativa alla tassa bollo auto 2009 richiesta con cartella di pagamento notificata entro il termine di 3 anni, ha annullato la pretesa sul presupposto che, come sancito che"l'azione dell'Amministrazione finanziaria per il recupero delle asse dovute dal 1^ gennaio 1983 per effetto della iscrizione di veicoli e autoscafi si prescrive con il decorso del terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento. Nello stesso termine si prescrive il diritto del contribuente al rimborso delle tasse indebitamente corrisposte",così come previsto dall'art. 5, 51^ comma del D.L. 30 dicembre 1982 n. 953, come sostituito dall'art. 3 D.L. 6 novembre 1985 n. 597 e dal D.L. 6 gennaio 1986 n. 2, convertito nella Legge 7 marzo 1986, n. 60(nel caso di specie la cartella di pagamento era stata notificata,come detto, entro il predetto termine triennale), la Suprema Corte di Cassazione ha più volte chiarito che la trascrizione al P.R.A. degli atti che trasferiscono la proprietà degli autoveicoli costituisce soltanto un mezzo di pubblicità ma il trasferimento di proprietà si realizza per l'effetto del mero consenso delle parti, sicchè le risultanze del P.R.A. hanno il valore di presunzione semplice che può essere vinta con ogni mezzo di prova (Cass. Civ. n. 7267 del 2000).Nel caso trattato dalla CTP adita, la ricorrente aveva esposto l'estraneità al possesso del veicolo, contestandola mediante produzione di denuncia-querela. La Commissione precisa che, "a prescindere dal fatto che la denuncia – querela (circa la falsità del trasferimento di proprietà dell'autovettura) costituisce di per sé (per le conseguenze penali cui andrebbe incontro la ricorrente nel caso di accertata falsità delle circostanze rappresentate nella querela di falso),quel mezzo di prova contraria idonea a rendere nulla la trascrizione al P.R.A. del trasferimento di proprietà a suo nome e, quindi, illegittima la pretesa tributaria per il bollo auto".Nonostante la costituzione in giudizio sia dell'Ente Impositore che del creditore sostanziale, la CTP di Roma ha annullato la cartella di pagamento ritualmente notificata nel termine prescritto.


La trascrizione del contratto di vendita di autoveicolo nel pubblico registro automobilistico non incide sulla validità, né è requisito di efficacia dell'atto traslativo - trattandosi di contratto consensuale, in cui l'effetto traslativo della proprietà si verifica a seguito del mero consenso delle parti - ma è preordinata al solo fine di regolare i conflitti tra pretese contrastanti sullo stesso veicolo. Ne consegue che, fuori di tale ipotesi, le risultanze del pubblico registro automobilistico hanno il valore di presunzione semplice, che può essere vinta con ogni mezzo di prova, anche nel giudizio di opposizione all'ordinanza-ingiunzione irrogativa di sanzione amministrativa per violazione della disciplina sulla circolazione stradale, da parte di colui il quale risulti dai pubblici registri essere proprietario dell'autovettura.
Sez. III, sent. n. 7267 del 01-06-2000
Sez. I, sent. n. 4489 del 28-03-2002



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18 settembre 2013

CARTELLA ESATTORIALE E' NULLA SE NON VENGONO RIPORTATE LE CAUSALI DELLE SOMME PRETESE


La questione posta con il mezzo, sembra doversi esaminare, tenendo conto, anzitutto, del pacifico e consolidato orientamento giurisprudenziale, per cui in ipotesi di liquidazione di imposta, ai sensi degli artt. 36 bis del dpr n. 600/1973 o 54 bis del dpr n. 633/1972, la cartella di pagamento costituisce l’atto con il quale il contribuente viene a conoscenza per la prima volta della pretesa fiscale e come tale deve essere adeguatamente motivata, nonché della puntualizzaziene desumibile dal principio, successivamente affermato, secondo cui “La cartella esattoriale deve contenere indicazioni sufficienti a consentire alla contribuente l'agevole identificazione della causale delle somme pretese dall’Amministrazione Finanziaria ed erroneamente il Giudice di merito afferma <l'equipollenza tra la corretta indicazione di tali elementi nell’atto impugnato e la conoscenza che, di fatto, di essi abbia avuto il contribuente>, giacchè nessuna equipollenza assume rilievo, essendo piuttosto necessario il corretto adempimento dell'obbligo di motivazione del ruolo e della cartella” (Cass. n. ll466/2011).


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14 dicembre 2010

CARTELLA ESATTORIALE- L'ONERE DI PROVARE LA NOTIFICA SPETTA AL CONCESSIONARIO

 

Corte di Cassazione Sezione tributaria 28/10/2010 n. 22041
Ricade sulla Concessionaria l'onere di provare la notifica della cartella esattoriale ed il suo contenuto

(omissis)
Fatto e diritto
Premesso che il relatore ha depositato la seguente relazione: “1. La Serit Sicilia propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Sicilia n. 223/16/07, depositata in data 23.1.2008, con la quale è stato accolto l’appello della contribuente avverso la sentenza di primo grado della CTP di Siracusa con cui era stato rigettato il ricorso della stessa contribuente avverso alcuni avvisi di mora ed intimazioni di pagamento per tasse auto. La contribuente si è costituita con controricorso. 2) La ricorrente ha lamentato con l’unica doglianza la violazione e falsa applicazione dell’art. 26 comma 4 dpr 602/73, e dell’art. 2697 cc, concludendo la censura con il seguente quesito: “statuisca l’Ecc.ma Corte che la relata di notifica eseguita dal messo notificatore/ufficiale di riscossione, staccata dal plico chiuso e sigillato contenente la cartella esattoriale in un unico originale consegnato al destinatario, si sostanzia nella matrice di cui all’art. 26 comma quarto del dpr n. 602/73, costituendo pertanto prova dell’avvenuta notifica della cartella di pagamento”; 3) ciò premesso, deve osservarsi che, come risulta dalla lettura della sentenza impugnata, la ragione, posta dalla CTR a base della decisione, si fonda su un duplice ordine di profili, il primo dei quali è costituito dalla considerazione che “per tre avvisi e due intimazioni si è anche accertata l’inesistenza o irritualità della notifica” mentre il secondo è rappresentato dal rilievo che “la Concessionaria in entrambi i gradi di giudizio non ha dato prova, in violazione del combinato disposto degli artt. 2697 cc e 26 quarto comma del dpr n. 602/1973, dell’effettivo contenuto delle cartelle che sono state notificate. In altri termini, questo Collegio è stato edotto del solo fatto che sono state notificate alcune cartelle, ma non è stato posto in condizione di sapere esattamente quali (perché la Concessionaria non le ha prodotte)”. Tutto ciò considerato, appare evidente come il quesito formulato sia incompleto, eludendo una delle autonome rationes decidendi della decisione impugnata, laddove il quesito deve essere invece formulato in termini esaustivi rispetto ai punti nodali della decisione senza costringere il giudice di legittimità a ricercare la conferenza della censura attraverso l’estesa lettura dell’intero ricorso, giacché, altrimenti, verrebbe a vanificarsi la ratio dell’innovazione normativa di cui all’art. 366 bis cpc. E ciò, senza considerare che nella specie la ricorrente, anche nell’intero corpo del ricorso, ha omesso di affrontare la questione relativa alla mancata prova delle cartelle effettivamente notificate, costituenti gli atti presupposti degli avvisi di mora e delle intimazioni di pagamento successivamente inviati. Ed è appena il caso di osservare che le ragioni di gravame, per risultare idonee a contrastare la motivazione della sentenza, devono correlarsi con la stessa, in modo che alle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata risultino contrapposte quelle dell’impugnante, volte ad incrinare il fondamento logico-giuridico delle prime. In conclusione, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio in quanto inammissibile”;
considerato che il Collegio ha condiviso le considerazioni contenute nella relazione, ritualmente comunicata al P.G. e notificata ai difensori; ritenuto che nella specie difettano i requisiti indicati e che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile; ritenuto che a tale declaratoria segue la condanna della ricorrente alle spese liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente alla rifusione delle spese che liquida in euro 1.600,00 di cui euro 100,00 per esborsi oltre accessori di leg
ge.


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permalink | inviato da geronimo il 14/12/2010 alle 20:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

23 maggio 2010

CONTRATTO TELEFONICO

       Sentenza n. 7997 del 1° aprile 2010
(Sezione Terza Civile, Presidente S. Senese, Relatore A. Amendola)

CONTRATTI – CONTRATTO DI UTENZA TELEFONICA – PERFEZIONAMENTO – APPLICABILITA’ DELLA DISCIPLINA CODICISTIVA – SUSSISTENZA

Il contratto di attivazione della linea telefonica è a forma libera e si perfeziona, alla stregua delle norme generali degli artt. 1325 e 1326 cod. civ., nel momento in cui il proponente ha conoscenza dell'accettazione del destinatario, con la conseguente disapplicazione dell’art. 3 del d.m. 8 settembre 1988, n. 484 (contenente l'approvazione del regolamento di servizio per l'abbonamento telefonico) che riconduce il perfezionamento contrattuale all’atto della sottoscrizione della polizza ovvero dell'attivazione dell'impianto.

19 maggio 2010

LE BOLLETTE

"La delibera n. 66/07 condannava l'Enel a circa 11 milioni di euro per mancata informazione, in bolletta, dell'esistenza di almeno una modalità gratuita di pagamento della bolletta. Essa è stata recentemente confermata dal Consiglio di Stato Sent. 2507 del 23.2.2010 dep 03.05.2010 , che ha riformato la sentenza del Tar lombardo che la annullò."

"La sentenza tratta accuratamente e approfonditamente della questione delle spese di spedizione. Prende atto della sentenza della Cassazione sul punto e anzi, partendo proprio da essa, trae argomenti a sostegno della pretesa del consumatore.

Il Tribunale civile di Napoli, sez. XII n.4044 del 12.4.2010 si pronuncia anche sull'Iva che, ad avviso del giudicante, non è applicabile sulle spese di spedizione. Censura il comportamento della Telecom consistente nel non dimostrare quanto effettivamente spende per l'invio tramite posta delle fatture ai propri clienti.

L'ulteriore importanza di questa sentenza è quella di provenire dalla XII^ sezione, cioè da una delle due "sezioni specializzate" (tra cento virgolette) nel ramo dei contratti tra professionisti e consumatori (l'altra è la XI^).

Canone idrico e consumi presunti.

Il giudice di pace di Nocera il 16 febbraio 2009 afferma che la cessione del contratto di somministrazione non può desumersi ma necessita di forma scritta, escludendo pertanto la possibilità per i gestori del servizio di distribuzione dell'acqua potabile di determinare il canone, avente natura di corrispettivo reso, sulla base dei consumi presunti in quanto il pagamento richiesto dev'essere solo per l'acuqa effettivamente erogata ( cfr. Trib. Napoli 21.11.2001). Si ribadisce l'obbligatorietà della forma scritta da parte della p.a e si esclude la cessione del contratto, allorquando provenga dalla p.a. o da un ente pubblico (cfr. Cass. 12.04.06, n. 8621). Molti gestori privati purtroppo calcolano i consumi presunti sebbene in mancanza di atto di cessione e sottoscrizione e/o consenso dei contraenti ceduti. Nella fattispecie, la cessione del contratto è nulla e non suscettibile a ratifiche. (cfr. Cass. Civ. 15.03.2004, n. 5234)

Le bollette inerenti il gas, l'acqua, la luce, il telefono, etcc.. non sono più esigibili decorsi i cinque anni (art. 2948 c.c. ) . Qualora le fatture siano oggetto di controversia il termine è di 10 anni. Dopo tale termine le bollette devono ritenersi cadute in prescrizione ai sensi dell'art.2934 del c.c.


 

15 aprile 2010

LA TASSA SUI RIFIUTI URBANI

 

Alcuni comuni applicano l’intera tassa o tariffa di nettezza urbana anche nei confronti degli utenti che hanno i cassonetti delle immondizie lontano dalle abitazioni. E’ da precisare che, se il cassonetto è troppo distante dalla dimora , l’utente è tenuto a pagare la tassa o tariffa nella misura non superiore al 40%. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 6312/2005 decidendo definitivamente sulla vertenza fra un Comune lombardo e un utente. Interpretando il decreto legislativo n. 507/1993, la suprema corte ha sentenziato che il cittadino deve avere la concreta possibilità di usufruire del servizio di raccolta dei rifiuti, altrimenti si applica l’articolo 59, comma secondo, del suddetto decreto legislativo, in base al quale “la tassa è dovuta in misura non superiore al 40 per cento, da determinare in relazione alla distanza del più vicino punto di raccolta”. Il Comune deve emanare un “regolamento del servizio di nettezza urbana” nel quale devono essere stabiliti i limiti della zona di raccolta obbligatoria e le distanze massime di collocazione dei cassonetti. Il comma 4 dell’articolo 59 stabilisce anche che se l’utente non può fruire agevolmente del servizio di raccolta, la tassa (o tariffa) è dovuta nella misura non superiore al 40 per cento.

23 marzo 2010

IL FISCO SOCCOMBE

 

Dopo alcune sentenze contraddittorie che avvantaggiavano il fisco a danno del cittadino, la Corte di  Cassazione Civile, Sez. III,  con la sentenza n. 698 del 19.01.2010, ha stabilito che l’Agenzia delle entrate, quindi la P.A.,  debba essere ritenuta responsabile ai sensi dell’art. 2043 del codice civile per il mancato o ritardato annullamento di un atto illegittimo, nell’esercizio del potere di autotutela, ove tale comportamento abbia arrecato danno al privato. La P.A. è stata condannata al rimborso delle spese legali ed esistenziali del ricorrente. 

Spesso la P.A.,  ancor di più quella finanziaria, è stata  favorita dalla giurisprudenza civile, che l'ha così  legittimata a vessare il cittadino con un comportamento sufficiente e prevaricante, tanto da evitare di dare risposte o di agire in autotutela innanzi ad un atto palesemente illegittimo od errato. Possiamo dire BASTA a siffatti comportamenti, BASTA sentirci ricercati e perseguitati dall’amministrazione pubblica. Aggiungerei che,  le spese legali e risarcitorie, dovrebbero gravare sul funzionario che ha perseguito con insistenza questa strada.

Infine, altra sentenza della S.C., n. 4077/2010,  ha sancito che non si può iscrivere ipoteca sulla casa per debiti tributari inferiori agli 8000 euro.

5 febbraio 2010

TRIBUTI

 

TRIBUTI - ESTRATTO DI RUOLO - IMPUGNABILITA' In tema di contenzioso tributario, la S.C. ha affermato che anche l’estratto di ruolo può essere oggetto di ricorso alla commissione tributaria, costituendo una parziale riproduzione del ruolo, atto considerato impugnabile dall’art. 19 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546.  
Sentenza n. 724 del 19 gennaio 2010
 

1 settembre 2009

TELECOM - DEVE FORNIRE COPIA DELLE REGISTRAZIONI VOCALI

  Ordini telefonici: diritto ad avere copia della registrazione

Se l'azienda non accoglie la richiesta dell'utente che chiede una copia della registrazione con cui ha effettuato un ordine, commette un illecito, e ci si puo' rivolgere al Garante della Privacy e ottenere soddisfazione. Cosi' un provvedimento del Garante contro Telecom dello scorso 8 luglio. Non basta la trascrizione del colloquio, ma occorre proprio una copia della registrazione vocale.

8 marzo 2009

CANONE RAI - DI TUTTO DI PIU'

 

 

Anche se abbiamo inviato alla RAI Una raccomandata per disdire il canone o per spiegare perché non siamo tenuti a pagarlo, può capitare che arrivi puntualmente il cedolino da pagare accompagnato da una serie di lettere dai toni man mano più minacciosi.

In questo caso scarichiamo e compiliamo con i nostri dati il modello di lettera che troviamo alla pagina http://www.aduc.it/dyn/sosonline/modulistica/modu_mostra.php?Scheda=40167 . In sostanza nella lettera si ribadisce che non dobbiamo pagare il canone visto che non abbiamo la TV.

In genere riceviamo un’ennesima lettera in cui la RAI non si arrende e fa richiesta di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà con cui dovremmo dichiarare di “non essere in possesso di alcun apparecchio atto od adattabile alla ricezione di programmi televisivi, compresi personal computer, decoder digitali ed altri apparati multimediali”. Se la lettera arriva per posta ordinaria ignoriamola, altrimenti rispondiamo con una raccomandata e spediamo di nuovo lo stesso modello della lettera. (Per la cronaca se sul computer è presente una scheda TV collegabile all’antenna centrale siamo tenuti a pagare il canone, altrimenti assolutamente no).

Un funzionario RAI potrebbe chiederci di entrare in casa nostra per controllare se ci sono apparecchi televisivi. In questi casi ci consegna un cedolino per il pagamento del canone RAI e chiede una firma per ricezione. Quella firma non è per la ricevuta del cedolino, ma è una dichiarazione in cui si ammette di avere una TV. Sulla base di questa firma la RAI intimerà il pagamento del canone, con minacce assortite di ogni male amministrativo possibile. Quindi, se ci capitasse, non firmiamo nulla. Teniamo anche presente che il funzionario non ha alcun diritto di entrare in casa di un privato cittadino, quindi possiamo invitare il funzionario ad andarsene e se insistesse, con lo zelo di un piazzista, possiamo chiamare il 112 o il 113.

1 dicembre 2008

CARTELLA ESATTORIALE

Cartella esattoriale sempre nulla se notificata al vecchio indirizzo

 

 E' sempre non valida la notifica della cartella esattoriale avvenuta al vecchio indirizzo. La Corte costituzionale aveva sancito nel 2003 l'illegittimita' della norma che rendeva valida la notifica della cartella  effettuata entro 60 giorni dal cambio residenza. Ora la Cassazione ha stabilito che tale illegittimita' vale anche per i procedimenti che erano gia' in corso al momento della decisione della Corte costituzionale.

13 ottobre 2008

TAGLIARE LA FORNITURA DI GAS COMPORTA UN RISARCIMENTO

Tratto da ADUC - Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori -

Bolletta contestata: il gestore del gas non puo' sospendere erogazione in inverno

Dopo circa nove mesi senza gas in casa, sospeso per una bolletta contestata, una famiglia milanese ha ottenuto il ripristino immediato della fornitura da un giudice, secondo il quale il servizio e' indispensabile e non puo' essere interrotto per rivalse economiche. Lo rende noto il legale Gianluigi Sguazzi, che ha seguito la vicenda.

'Si tratta di una sentenza che segna un principio fondamentale - ha spiegato l'avvocato - Chi fornisce un servizio pubblico, come il gas, l'energia elettrica e il telefono, non puo' sospenderlo per ottenere il pagamento di fatture: il servizio deve essere sempre garantito e il fornitore deve trovare altre strade per farsi pagare'.

Protagonista della vicenda una famiglia di Vaprio d'Adda (Milano), genitori e due figli. Nel novembre 2006 ricevono dalla Eni-Divisione Gas e Power una fattura trimestrale di oltre 6000 euro. Una cifra eccessiva rispetto alle altre bollette che non hanno mai superato i 200-300 euro. Ricorrono contro la richiesta, denunciando un errore o un malfunzionamento del contattore. Comincia un lungo scambio di missive tra gli utenti e l'Eni, ma il 5 dicembre dello scorso anno, viene sospeso il servizio. Da allora la famiglia e' stata costretta a sopravvivere in casa senza poter usare la cucina e il riscaldamento.
In questi giorni e' arrivata la decisione della sezione distaccata di Cassano d'Adda del Tribunale di Milano. 'L'ormai prossimo arrivo della stagione invernale vale di per se' a palesare l'esistenza di un pregiudizio - scrive il giudice - connesso alla disagevole condizione di dover dimorare in un edificio privo di riscaldamento'.

Vinta la causa il legale ha preannunciato una richiesta di risarcimento per la famiglia di 500.000 euro.

5 agosto 2008

TRENITALIA

La Corte Costituzionale (296/2008) ha invalidato il regio decreto dell'11 ottobre 1934 n. 1948, su tariffe e condizioni di trasporto delle Fs, dichiarando illegittimo il primo comma dell'art.15 che stabiliva l'obbligo, per il viaggiatore, di presentare un reclamo preventivo se aveva intenzione di fare un'azione giudiziaria all'Ente (disposizione che pero' escludeva i danni alla persona). La sentenza ha preso spunto da un risarcimento per danni materiali subiti in un furto sul treno notturno Lecce-Milano.

4 gennaio 2008

BOLLETTE ACQUA "ABBANOA"

 

 

Quasi tutti in questo periodo avranno ricevuto dal gestore della fornitura dell’acqua, il prospetto informativo del calcolo in “mc” e relativa bolletta facente riferimento ai consumi del primo semestre 2006.
Il gestore in questione “ABBANOA” S.P.A.” specifica nel primo allegato il dettaglio della bolletta e i relativi consumi con le voci a cui esse fanno riferimento, che per meglio capirci, riporto qui di seguito:

 

Corrispettivo – USO DOMESTICO E ASSIMILATI – 1 unità Euro 8,1822;
Consumi per fascia tariffaria a Euro 0,2652 per mc 35;
Consumi per fascia tariffaria a Euro 0,5835 per mc 35;
Consumi per fascia tariffaria a Euro 0,9548 per mc 9 ;
Consumi in eccedenza [ per mc 9 ] a Euro 0,9548 ;

 

Dopodichè, nel secondo allegato, vengono riportate le tariffe in vigore dall’01/01/2006 approvate dall’ATO Sardegna con D.A. n. 24 del 25/09/2006, che vengono suddivise in categorie di utenze e fasce di consumo. Per quanto ci riguarda, o meglio, riguarda la maggior parte dei consumatori, prendiamo ad esempio la categoria: ” USO DOMESTICO E ASSIMILATI che riporto qui di seguito: :

 

Ta da mc 0 a mc 70……………………………………………0,2652 Euro
Tb da mc 71 a mc 140…………………………………………. 0,5835 Euro
T1 da mc 140 a mc 200…………………………………………. 0,9548 Euro
T2 da mc 201 a mc 250…………………………………………. 1,3791 Euro
T3 oltre

 

Da quanto si legge emerge immediatamente l’anomalia di alcune voci e, sebbene non abbia capito a cosa corrisponda il primo corrispettivo che fa riferimento all’unità e quello dei consumi in eccedenza dei 9 mc, in quanto non ho meglio letto la normativa in questione e non voglio perdermi nei tecnicismi , su cui la maggior parte degli utenti fanno a meno di interrogarsi (erroneamente) , lascio esaminare i due dati sopra evidenziati che vengono immediatamente notati per la loro incongruenza e “lieve” difformità. Le voci , cioè, il consumo a Euro 0,2652 per mc 35 ( tariffa invece prevista per un consumo fino a 70 mc ) ed il consumo a Euro 0,5835 sempre per mc 35 ( tariffa invece prevista per un consumo che va dai 71 ai 140 mc) denotano un calcolo dissimile da quello previsto. A questo punto sorgono spontanee alcune domande:
E' così calcolato poichè trattasi di calcolo semestrale  e non annuale?
Se si tratta di fornitura del 2006 perchè si parla di acconto e non si addebita il reale consumo   atteso che i dati reali dovrebbero già essere il loro possesso?
Si tratta di un errore o di una distrazione?
Non ho ancora una risposta e lancio questo dubbio a chi una risposta in merito può dare nell'immediatezza.

 

... hanno insegnato a pensare male per poi avere la possibilità di ricredersi invece di pensare bene per poi accorgersi d'essere stati fregati. Geronimo.

 

16 agosto 2007

CANONE TV

 

Petizione per eliminare la pubblicità dalle Pay-Tv, aggiungo, compresa la rai, visto che paghiamo un canone.

Firma la petizione da inviare a:

  • Ministro delle Comunicazioni
  • Autorità garante per le comunicazioni
  • Presidente della Camera dei deputati
  • Presdente del Senato della Repubblica

 

2 agosto 2007

ENEL

 Tratto da A.D.U.C.


Il precedente inquilino ha chiuso il contratto senza pagare le ultime bollette. Il nuovo affittuario chiede l'allaccio delle luce e l'Enel chiede a lui di sanare il debito. Altrimenti niente corrente. Non dovrebbe accadere: ognuno e' responsabile per se stesso e ha diritto di vedersi allacciare la corrente sempre e comunque. E cosi' l'Antitrust, sollecitato da un cittadino vittima della disavventura, ha avviato un'istruttoria per accertare eventuali abusi di posizione dominante ai fini della concorrenza. Il garante promette di accettare entro un anno l'entita' dell'abuso nel trattamento delle situazioni di morosita' pregresse nella fornitura di energia elettrica ai nuovi clienti diversi da quelli inadempienti

2 agosto 2007

RISCOSSIONI - CARTELLA ESATTORIALE

tratto da A.D.U.C.


Stretta in arrivo sulle riscossioni. Non c'e' equivalenza tra cartella esattoriale e avviso di mora. Di conseguenza, l'avviso non preceduto dalla notifica della cartella e' nullo. Non solo. Il contribuente puo' proporre azione indifferenziata contro il concessionario della riscossione o l'ente creditore. E nel primo caso e' a carico del concessionario, e non del giudice, l'onere di chiamare in causa l'ente creditore. Senza che si determini, in ogni caso, inamissibilita' della domanda. Gli importanti paletti a favore dei contribuenti sono stati fissati dalle Sezioni unite civili della Corte di cassazione che con la sentenza n. 16412, depositato il 25 luglio 2007, durante un contrasto giurisprudenziale su una materia che ha creato molto contenzioso davanti alle commissioni tributarie.

2 maggio 2007

LE SIM TELEFONICHE NON SCADONO

TRATTO DALLA RIVISTA "AVVERTENZE" DELL'ASSOCIAZIONE ADUC.

Dopo il cambio illegittimo di piano tariffario da Wind 10 a Wind 12, questo gestore telefonico torna all'attacco, con un nuovo tentativo di vanificare gli effetti del decreto Bersani. Wind ha infatti iniziato a disattivare le schede telefoniche dei suoi clienti che non avevano effettuato una ricarica negli ultimi dodici mesi, salvo poi proporre agli (ex) utenti l'attivazione di un nuovo numero sul quale versare il credito residuo.
Che vantaggi trae il gestore telefonico da questa operazione? Far “morire” i vecchi piani tariffari collegati alle schede e IMPORRE i nuovi, piu' costosi. Chi invece non volesse cedere al “ricatto” di passare ad un nuovo piano tariffario, dovra' pagare un “riscatto” di 5,00 euro per riavere indietro il proprio credito residuo.
Il decreto Bersani vieta agli operatori telefonici di imporre “termini temporali massimi di utilizzo del traffico o del servizio acquistato”, e Wind, interpretando a suo modo la norma, la intende come divieto di far scadere il credito residuo e non le sim. Il divieto del decreto Bersani, pero', e' per il "servizio acquistato". E che cosa e' la sim se non un servizio? Quando andiamo a comprare una sim non vogliamo di certo la carta in se', ma i servizi che con essa acquistiamo: l'attribuzione di un numero di telefono e la possibilita' di utilizzarlo per ricevere ed effettuare chiamate.
La stessa Wind nelle "Condizioni di utilizzo della Sim" pubblicate sul suo sito (2), definisce la sim un servizio:
1 - "con la carta ricaricabile SimWind e con un telefonino Dual Band puoi usufruire dei servizi di telefonia mobile di Wind";
2 - "la carta al momento dell'acquisto e' abilitata solo alle chiamate d'emergenza". Dovra' dunque essere "attivata" - in quanto servizio, appunto;
3 - "E' vietato effettuare, in alcun modo e sotto qualsiasi forma, la rivendita del servizio di telefonia mobile a terzi";
4 - "E', comunque, vietato un utilizzo della carta che alteri le caratteristiche del servizio di telefonia".

Consigliamo a tutti gli utenti cui e' stata disattivata la sim di intimare a Wind l'immediata riattivazione con una raccomandata AR di messa in mora e di segnalare l'accaduto all'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni (4)

(1) http://www.aduc.it/dyn/comunicati/comu_mostra.php?id=175817
(2) http://155.libero.it/pls/portal30/w155.page_offerta.item?id=336
(3) http://www.aduc.it/dyn/sosonline/schedapratica/sche_mostra.php?Scheda=111051
(4) http://www.agcom.it

28 aprile 2007

CAMBIARE GESTORE TELEFONICO

Qualora decideste di cambiare gestore telefonico, premunitevi di effettuare la disdetta del contratto stipulato con il vecchio gestore, sebbene il nuovo asserisca assumersi l’onere della disdetta, altrimenti rischierete di pagare l’abbonamento anche con la vecchia società di telefonia fissa. Nella fattispecie, facendo un esempio,  il cliente già abbonato ad WIND INFOSTRADA decide di stipulare un nuovo contratto con TELE2  e,  crede  che quest’ultimo,  provveda alla disdetta del vecchio contratto precedentemente stipulato con WIND INFOSTRADA, invece, continuano a venir addebitate da WIND S.P.A. le spese del contratto, es.:  “ SPAZIO ZERO” , di circa 10 Euro, se non incorre una disdetta ufficiale da parte del cliente con Racc. AR.

Possibile che un contratto con una società di telefonia fissa può essere stipulato telefonicamente e solo successivamente formalizzato , mentre per la disdetta non si  può fare nello stesso modo? geronimo 

E' in vigore il decreto Bersani che recita:
Co. 3 I contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, devono prevedere la facolta' del contraente di recedere dal contratto o di trasferirlo presso altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati da esigenze tecniche e senza spese non giustificate da costi dell'operatore e non possono imporre un obbligo di preavviso superiore a trenta giorni. Le clausole difformi sono nulle, fatta salva la facolta' degli operatori di adeguare alle disposizioni del presente articolo i rapporti contrattuali gia' stipulati alla data di entrata in vigore del presente decreto entro i successivi sessanta giorni.

Legge 2 aprile 2007, n. 40

Art.1
 

29 dicembre 2006

WIND CONDANNATA

VITTORIA DI MC: WIND CONDANNATA A RISARCIRE 130.000 UTENTI

News inserita il 28/11/06 alle ore 15:36


 

Immagine allegata

Il Tribunale di Torino ha sancito una storica vittoria dei consumatori e del Movimento Consumatori.
Nel 2001 Infostrada, oggi incorporata dalla Wind, aveva lanciato una campagna pubblicitaria con cui offriva il contratto Solo Infostrada per la telefonia fissa, con la promessa per gli utenti di non pagare più il canone. Nel maggio del 2002, l’Antitrust aveva sanzionato Wind per pubblicità ingannevole, riconoscendo che su 138.178 contratti Solo Infostrada conclusi da Wind i consumatori che avevano ottenuto l’accesso diretto all’ultimo miglio, e che quindi non pagavano più il canone alla Telecom, erano solo 690. Nell’autunno del 2002, quindi, il Movimento Consumatori, con un azione collettiva disciplinata dalla legge 281/98 (oggi art. 140 Codice del Consumo), ha citato in giudizio la Wind-Infostrada.
Il Tribunale di Torino, respingendo tutte le difese della Wind, ha ora accolto integralmente le domande del Movimento Consumatori: entro il prossimo 25 gennaio 2007, Wind dovrà attivare il servizio in accesso diretto a tutti i consumatori che hanno sottoscritto il contratto Infostrada e comunque dovrà inviare ai clienti una lettera con la quale, riconoscendo di non aver adempiuto ai contratti Solo Infostrada, si impegna a restituire tutti i canoni pagati alla Telecom a partire dal giorno della sottoscrizione del contratto.
Il danno subito collettivamente dai consumatori è enorme: con una valutazione prudenziale, può essere stimato all’incirca in 80 milioni di euro (Wind non ha adempiuto ad oltre 130.000 contratti).
Tutti i consumatori che hanno sottoscritto Solo Infostrada si possono rivolgere alle sedi del Movimento Consumatori per attivare le procedure di conciliazione per ottenere la restituzione dei canoni pagati illegittimamente alla Telecom, o, qualora la Wind non riconoscesse integralmente quanto dovuto, per avviare un’azione giudiziaria contro la compagnia telefonica. Grazie alla sentenza ottenuta da MC, i singoli consumatori non dovranno più provare il comportamento illegittimo della Wind, oramai appurato su scala collettiva.
“E’ importante porre l’accento sulla gravità del comportamento tenuto da Wind – afferma Paolo Fiorio legale del Movimento Consumatori - la compagnia telefonica per accaparrarsi nuovi utenti ha lanciato una campagna pubblicitaria ingannevole per i consumatori, promettendo un servizio che sapeva fin da subito di non essere in grado di assicurare perché, per affittare da Telecom l’ultimo miglio della rete, avrebbe dovuto affrontare costi superiori rispetto ai possibili guadagni. Con il suo comportamento Wind ha acquisito illegittimamente oltre 130.000 utenti, non rispettando quanto aveva promesso. Ora, finalmente, è venuto il momento di risarcire i consumatori ingannati”.
“La vicenda Wind-Infostrada - sottolinea Lorenzo Miozzi, presidente del Movimento Consumatori - pone ancora una volta l’attenzione sulla necessità che il Parlamento approvi in tempi rapidi il disegno sulla class action. Con questa legge il Tribunale di Torino avrebbe potuto condannare Wind a risarcire direttamente i consumatori. Noi crediamo fermamente che un compiuto disegno di liberalizzazione del mercato e della nostra economia non possa più prescindere da moderni ed efficienti strumenti di giustizia collettiva per impedire ulteriori danni e vessazioni per i consumatori”.

Per ulteriori informazioni si può contattare la sede nazionale del Movimento Consumatori allo 06.4880053 oppure chiamare il Numero Verde 800 774 770.

Sportello Alghero
via Cravellet, 82
07041 Alghero (SS)
Tel./Fax 079 980728
alghero@movimentoconsumatori.it


 

29 dicembre 2006

RAI E CANONE - DI TUTTO DI PIU'

tratto da FOCUS
Programmi Rai online: un dovere dopo l'aumento del canone
20-12-2006


Il tam tam sulla rete è iniziato. Un sostegno senza precedenti alla libera circolazione in Italia dei contenuti multimediali online arriva anche dai consumatori. L'occasione è quella dei contenuti prodotti dalla Rai che, secondo il nuovo contratto di servizio, dovrebbero essere messi liberamente a disposizione degli utenti attraverso i portali di Rai.it.

Dal 6 dicembre, infatti, la Rai ha un nuovo contratto  che, per i prossimi 3 anni, avrà il compito di regolamentare tutte le iniziative che l'emittente pubblica dovrà mettere in campo se vorrà beneficiare dei finanziamenti (il canone) del suo committente (il Governo italiano). Oltre all'impegno di fare radio e televisione (previsto negli articoli 5 e 4, già presenti nel vecchio contratto), il recente articolo 6 del nuovo contratto di servizio impegna l'emittente di Stato a offrire anche contenuti multimediali sui propri siti internet; tra le varie clausole, c'è anche quella che la impegna a "rendere disponibili sul portale Rai.it tutti i contenuti radiotelevisivi prodotti dalla Rai a tutti gli utenti che si collegano ad Internet dal territorio nazionale".

Purtroppo però questo nuovo contratto deve ancora essere sottoposto al vaglio della Commissione di Vigilanza, che sarà chiamata ad esprimersi su di esso a metà gennaio. Le resistenze e le pressioni per cambiarne il testo, o comunque, per evitare di darne una concreta applicazione saranno certamente forti, se si pensa per esempio che oggi molti di questi stessi contenuti, lungi dall'essere fruibili gratuitamente online, vengono messi in vendita dalla stessa Tv di Stato su Dvd, su altri siti Internet, o entrano a fare parte dei pacchetti della Tv satellitare chiedendo di fatto al consumatore di pagare prezzi anche elevati per opere che ha già contribuito a finanziare attraverso il canone.

Altroconsumo coglie l'occasione per ribadire la propria netta contrarietà al recente aumento del canone Rai, aumento giustamente mal sopportato dai consumatori e che potrebbe però essere meglio digerito se almeno venisse dato seguito a tutti gli impegni contenuti nell'articolo 6 del nuovo contratto di servizio. Come avevamo già chiesto in una lettera al ministro Gentiloni , auspichiamo che questa volta non venga persa l'occasione di rendere finalmente disponibili sul web tutti i contenuti radiotelevisivi prodotti dalla Rai e pagati dai cittadini con il canone.

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