.
Annunci online

 
GERONIMO 
PENSIERI E SERVIZI
<%if foto<>"0" then%>
Torna alla home page di questo Blog
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  FORUM
forum dei militari
--------oooo0oooo--------
BLOG
http://blog.solignani.it/
worldtv.com/geronimo/
http://it.youtube.com/goast2004
http://www.myspace.com/Antonio
Beppe Grillo
--------oooo0oooo--------
MISTERI ITALIANI
tibereide
Paolo Franceschetti
disinformazione
misteri d'Italia
agente segreto g.71
Fabio piselli
--------oooo0oooo--------
SITI ISTITUZIONALI
senato
camera dei deputati
consiglio dei ministri
ministero affari esteri
ministero dell'interno
ministero dei trasporti
ministero grazia e giustizia
ministero della salute
ministero della difesa
ministero del tesoro
ministero dello sviluppo economico
ministero delle finanze
ministero del lavoro, salute, politiche sociali
minstero dell'ambiente
ministero dei beni culturali
ministero della pubblica istruzione
ministero politiche agricole
Ministero per il commercio estero
Ministero dell'Università e delle ricerche
Ministero per la pubblica amministrazione e l'innovazione
istituo poligrafico dello Stato
istituto superiore sanità
a.i.p.a.
c.n.r.
istat
consiglio di Stato
--------oooo0oooo--------
GIORNALI
ansa
effedieffe
il sole 24 ore
il giornale
il sardegna
zeusnews
il foglio
la Stampa
il riformista
  cerca

  In classifica

classifica

 


 

 

 

 

   

Utilità ed accessori

Ricerca codici C.A.P.
Autocertificazioni on-line
Caselle E-Mail gratis
La Patente a Punti
Calendario perpetuo
Ora esatta e Fusi orario
Prefissi Italiani  » Esteri

Calcolatrice»

Scientifica

Strumenti Economici e   Fiscali

Calcolo Codice Fiscale
Converti le Valute
Rate Mutuo e Prestiti

Calcolo Interessi Legali

Salute e Benessere

Le Diete gratuite
Valutazione del Peso
Calorie degli Alimenti
Piramide Alimentare
Composizione Alimenti
Calorie  » Nello Sport

Frutta di Stagione»Verdura

Strumenti Curiosità e Svago

Quoziente Intellettivo
Affinità di Coppia»Astrale
Esistenza precedente
Lettura della Mano
Calcolo dei Bioritmi
Num. Lotto»Num. Fortunato
 

    Strumenti utili

Traduci on-line
Parole scrittura
anonimi in internet
sms gratis
Software per PC
Quotidiani lettura
 

 


 

 

ENTI  GOVERNATIVI E  PREVIDENZIALI



Homepage

 

 

 A.N.A.V.A.F.A.F.

ASS. NAZ. ITALIANA ASSISTENZA VITTIME ARRUOLATE NELLE FORZE ARMATE E FAMIGLIE DEI CADUTI

Responsabile locale

Avv. Antonio Siffu 

 

  

SUL FILO DEL DIRITTO

 Normattiva Il portale della legge vigente

logo del sito

HandyLex.org

Kataweb, Soluzioni quotidiane

dalla tua parte

 

 M O D U L I


 PATENTE  


AmbienteDiritto.it


 

 

 

ASSOCIAZIONI DIFESA DEI CITTADINI

 

DANNO MEDICO 

 

CINOFILIA addestramento ed educazione comportamentale

Pitbull

 

meinstaff Siria

 

 

 

 Registra il tuo sito nei motori di ricerca 

 

 

  

 


 

Diario | news | sicurezza | Cani | politica | sport | musica | annunci | diritto e diritti | Sanità e salute | curiosità | segnalazioni | Computer e internet | militarpolice | lavoro | L'automobilista | Commercio e P.S. | ELENCO ALFABETICO POST |
 
Diario
1visite.

19 ottobre 2011

LEGGE PINTO - CALCOLI SULL'EQUARIPARAZIONE

Legge Pinto, i calcoli dell'equariparazione secondo l'indirizzo giurisprudenziale impresso dalla Corte di Cassazione Sez. I civ. n. 20689 del 7.10.2011.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. legge pinto

permalink | inviato da geronimo il 19/10/2011 alle 10:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

18 ottobre 2010

LEGGE PINTO - IN TEMA DI RAGIONEVOLE DURATA

In tema di ragionevole durata del processo secondo la legge Pinto
(Consiglio di Stato, Sezione IV, Sentenza 27.5.2010 n. 3390)

FATTO e DIRITTO
La parte ricorrente con il decreto decisorio in epigrafe ha ottenuto il riconoscimento, ex lege n. 89 del 2001, del diritto all’indennizzo per l’eccessiva durata (nove anni), definito con sentenza della Corte di Appello del 30 ottobre 2007 e la condanna del Ministero della Giustizia all’equa riparazione del relativo danno non patrimoniale liquidato in euro 5.000,00 (euro cinquemila), oltre euro 600,00 (euro seicento/00) per spese del procedimento, oltre IVA, CAP e spese generali.
Tale decreto, munito della formula esecutiva in data 8 settembre 2008 e successivamente divenuto cosa giudicata, è stato notificato al Ministero della Giustizia in data 11 settembre 2008, come comprovato dalla documentazione versata in atti.
La parte, essendo risultati infruttuosi due intimazioni notificate, mediante atti di precetto, in data 6 marzo 2009 e 3 novembre stesso anno, ha promosso, quindi, il ricorso per l’ottemperanza in esame, chiedendo la condanna dell’Amministrazione della Giustizia alla corresponsione della somma indicata nel predetto decreto decisorio.
La parte, ritualmente, ha fatto precedere il ricorso in esame da apposita diffida e messa in mora notificata all’Amministrazione, con la quale ha chiesto di ottemperare al giudicato di cui innanzi nel termine ulteriore concesso di trenta giorni.
Poiché l'Amministrazione non ha fatto seguire nel termine predetto di trenta giorni alcuna determinazione, il ricorrente, con atto depositato presso questo Giudice, ha proposto il ricorso in esame, chiedendo che all’Amministrazione soccombente venga ordinato di conformarsi al giudicato, prevedendo, inoltre, anche la nomina di un commissario "ad acta", in caso di ulteriore inottemperanza nel pagamento di quanto ancora dovuto.

A tale obbligo, nonostante il lungo tempo trascorso dall’atto di messa in mora, l'Amministrazione si è finora sottratta.
Risultando, altresì, osservate le formalità procedurali previste dagli artt. 90 e 91 del R.D. 17/8/1907 n. 642, circa la notificazione dell'atto di diffida all'Amministrazione, la costituzione in mora della stessa e la comunicazione del ricorso, questo va accolto e va conseguentemente dichiarato l'obbligo dell'Amministrazione di adottare i provvedimenti anzidetti, nel termine di giorni 60 (sessanta) dalla comunicazione in via amministrativa della presente pronuncia o dalla sua notificazione.
Per il caso di ulteriore inadempienza, viene nominato Commissario “ad acta" il Direttore Generale in carica quale Capo del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, del personale e dei servizi del Ministero della Giustizia, ovvero funzionario Dirigente dallo stesso delegato con apposito provvedimento formale, perchè provveda, entro 30 giorni dalla scadenza della predetta data, a dare esecuzione al giudicato in questione a spese dell'Amministrazione.
Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza nella misura indicata in dispositivo.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato, Sezione Quarta, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie e dichiara, ai sensi dell'art. 37 della legge 6/12/1971, n. 1034, in relazione all'art. 27 n. 4 del T.U. 26/6/1924 n. 1054, l'obbligo del Ministero della Giustizia, di adottare le determinazioni amministrative necessarie per il pagamento di quanto dovuto al ricorrente in forza del decreto decisorio in epigrafe, oltre agli interessi fino al saldo, all'uopo assegnando al predetto Ministero il termine di giorni 60 (sessanta) dalla comunicazione in via amministrativa della presente pronuncia o dalla sua notificazione, se anteriore.
Per il caso di ulteriore inadempienza, è nominato, Commissario "ad acta" il Direttore Generale in carica quale Capo del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, del personale e dei servizi, ovvero un funzionario dirigente dal medesimo delegato con provvedimento formale, che provvederà entro trenta giorni dalla comunicazione della inadempienza del Ministero intimato ad opera dell'interessato, a dare esecuzione al giudicato,a spese dell'Amministrazione medesima.
Condanna il Ministero della Giustizia al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in complessivi euro 500,00 (euro cinquecento/00), oltre le competenze di legge.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. legge Pinto

permalink | inviato da geronimo il 18/10/2010 alle 2:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

25 novembre 2009

LA RIFORMA FORENSE CRITICATA DAL PRESIDENTE DELL'ANTITRUST

Nel panorama di "immobilismo generale" sul terreno della liberalizzazione delle professioni "si fa solo una legge di riforma forense che e' peggiore di quella del '39 sulle libere professioni e che mi fa rimpiangere quella legge". E' il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricala', a bollare cosi' la riforma attualmente in discussione al Parlamento. Nel suo intervento al 'Consumers' Forum' Catricalta' incalza: "penso che quella legge vada rivista, vada fermata, non perche' non fara' contenti Abi e Confindustria, ma perche' non saranno contenti i cittadini e i giovani".
"E' una guerra degli anziani contro i giovani -dice- e noi dobbiamo stare con i giovani che sono il nostro futuro". A giudizio di Catricala' il processo di liberalizzazione "si e' davvero interrotto, mentre sui servizi pubblici locali si sono fatti grandi passi avanti, sulla riforma della professioni sta succedendo 'l'ira di Dio'. Se fosse solo una legge e il sistema pero' andasse avanti, non sarei qui a lamentarmi". Ma, "il problema e' che non si muove niente c'e' un immobilismo generale".

19 giugno 2009

GLI AVVOCATI DEVONO MOTIVARE LE PARCELLE

 

L’avvocato non può inserire nella parcella la voce di tariffa “esame e studio” dell’udienza se nell’udienza non è svolta alcuna attività processuale
 
Il “caro tariffa” degli avvocati è scontato, ma che sia giustificato è il minimo che si possa pretendere e ciò dovrebbe valere non solo, come nel caso in esame, quando a dover pagare è lo Stato, ovvero si tratti di gratuito patrocinio, ma anche quando a pagare gli avvocati siano i privati cittadini.
Le tariffe legali, si sa, oscillano tra un minimo e un massimo. Con riferimento al gratuito patrocinio, lo Stato riconosce, quale compenso dovuto al legale, un importo che costituisce la media tra il minimo e il massimo. Ora, un avvocato, nominato difensore d’Ufficio di un cittadino ammesso al gratuito patrocinio, con ricorso al Presidente della Prima Sezione del Tribunale di Messina, lamentava il mancato riconoscimento dei valori medi degli onorari di cui alla tariffa penale. Il Tribunale dichiarava il ricorso improcedibile, sul rilievo che il ricorso andava presentato al Presidente della Corte di Assise. La Corte di Cassazione annullava il provvedimento impugnato, trasmettendo gli atti al Tribunale di Messina. Il Tribunale rigettava il ricorso, ribadendo il principio secondo il quale, in tema di gratuito patrocinio, la disposizione normativa, che impone di liquidare l’onorario e le spese al difensore in modo che l’importo non risulti superiore ai valori medi delle tariffe professionali vigenti, va interpretato nel senso che la media dei valori tariffari costituisce il limite massimo invalicabile e non nel senso che la liquidazione deve avvenire secondo la media delle tariffe, in quanto il compenso può essere liquidato anche in misura inferiore alla media, purché non al di sotto delle tariffe minime. Il ricorrente aveva lamentato anche il mancato riconoscimento della voce esame e studio, con riferimento a oltre trenta udienze a cui lo stesso aveva partecipato. Ma, il Tribunale rilevava che quanto alle udienze di mero rinvio, nonché a quelle in cui era stata svolta solo l’ attività di lettura degli atti, era sufficiente considerare che risultava inutile l’espletamento di qualsiasi attività di studio propedeutica alle stesse, pertanto l’onorario relativo alla voce esame e studio andava attribuito solo con riferimento alla partecipazione alle udienze e caratterizzate dall’effettivo svolgimento dell’ attività dibattimentale. Avverso tale pronuncia, l’avvocato ha promosso ricorso per Cassazione. La Suprema Corte si è pronunciata con la Sentenza n. 23889/2009, rigettando il ricorso. In buona sostanza, la Corte ha ribadito quanto affermato dal giudice del merito. Infatti, il Collegio ha confermato che il compenso per “esame e studio”, prima della partecipazione all’udienza, è finalizzato a retribuire lo sforzo intellettuale che il difensore deve svolgere per organizzare la sua linea difensiva in relazione alla dinamica del dibattimento che si va ad affrontare. Ora, nel caso in cui nell’udienza non si svolga alcuna attività processuale, mero rinvio, ovvero si proceda a una mera lettura di atti già assunti in precedenza e già programmati, il difensore, in prospettiva di tali udienze non deve attivare uno sforzo per la preparazione, in quanto è sufficiente quello già fatto e remunerato per la prima udienza antecedente al mero rinvio o alla lettura.
 

11 giugno 2009

LEGGE PINTO

 

Verso un innalzamento del risarcimento per i "processi lumaca"
E' ora di pagare il conto !
 
 
L’ARGOMENTO TRATTATO
( in breve )
 
nLegge Pinto: la Cassazione afferma la forza vincolante del precedente della Corte di Strasburgo
 
ARTICOLO
 
Ritorna prepotentemente d'attualità la legge 89 del 2001, denominata comunemente legge "Pinto", con cui il legislatore ha introdotto nel nostro ordinamento giuridico uno strumento che consente un'equa riparazione a chi ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale per effetto della violazione dell'articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali (CEDU), che riconosce ad ogni persona il diritto "a che la sua causa sia esaminata… entro un termine ragionevole".
Utilizzando questo strumento i soggetti coinvolti in un processo con durata superiore ad un "délai raisonnable" possono proporre domanda di accertamento e di condanna al risarcimento del danno davanti alla Corte d'appello che sarà così chiamata a decidere applicando la procedura camerale, con decreto immediatamente esecutivo ed impugnabile in Cassazione.
Con la legge Pinto si è così tentato di bloccare i numerosi ricorsi che giungevano, ad un ritmo ormai insostenibile, alla Corte di Strasburgo dall'Italia attraverso l'inserimento di uno strumento idoneo a rendere operativa la regola del previo esaurimento dei ricorsi interni (articolo 26 della CEDU), sfruttando la natura sussidiaria del meccanismo di controllo europeo.
Il rinnovato interesse per la questo strumento è stato determinato dal contenuto rilevante di alcune recenti sentenze delle Sezioni Unite della Cassazione.
La novità, in estrema sintesi, consiste nell'aver riconosciuto alla giurisprudenza della Corte Europea di Strasburgo un valore di riferimento vincolante estraneo, almeno nella sua logica di base, al modo di essere dell'ordinamento giuridico italiano classicamente collocato, con le ovvie conseguenze sull'interpretazione del criterio dello "stare decisis", entro la categoria degli ordinamenti di tipo "civil law".
Come ha messo ben in evidenza uno dei primi commentatori del nuovo indirizzo giurisprudenziale (E. Sacchettini), non si tratta di "un fulmine a ciel sereno", poiché la Corte di Strasburgo ha già affermato, con la sentenza del 27 marzo 2003, il principio per il quale il giudice nazionale ha l'obbligo di adeguarsi nella determinazione dell'equo indennizzo agli standard fissati dalla Convezione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
Le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza 1339 del 26 gennaio 2004) mettono in evidenza che la tesi secondo cui il giudice italiano può seguire, nell'applicare la legge 89/2001, un'interpretazione non conforme a quella della Corte di Strasburgo determina, in modo irrazionale, il fatto che nel caso in cui la vittima della violazione riceva una riparazione dal giudice nazionale ritenuta non sufficiente secondo la giurisprudenza di Strasburgo, l'interessato possa nuovamente ricorrere in giudizio per la completa soddisfazione prevista dall'articolo 41 della CEDU.
Questo modo di procedere obbligherebbe il soggetto interessato ad una duplice operazione per tutelare i propri diritti: la prima davanti alla Corte d'appello; la seconda davanti alla Corte di Strasburgo per ottenere l'integrazione della riparazione "nazionale".
Tale meccanismo si pone chiaramente contro il principio di sussidiarietà, la cui violazione determina una chiara violazione della più volte citata Convenzione e della stessa legge Pinto, la cui "ratio", come si evince chiaramente dai lavori preparatori, è proprio quella di rappresentare uno strumento interno capace di risarcire il danno derivante da un'irragionevole durata del processo.
Per quanto attiene alla riparazione del danno non patrimoniale appare di particolare interesse una seconda sentenza (la n.1340) delle Sezioni Unite con cui si afferma che la forza del precedente di Strasburgo "ha natura giuridica perché inerisce ai rapporti tra la detta legge e la CEDU, onde il mancato rispetto di essa da parte del giudice del merito concretizza il vizio di violazione di legge denunziabile a questa Corte di legittimità".
La Corte d'appello, quindi, dovrà procedere alla liquidazione in via equitativa del danno non patrimoniale ex articolo 2 della legge Pinto muovendosi però entro i confini di una ragionevolezza dettata dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo. Appare opportuno ricordare in questa sede che la stessa Corte d'appello è vincolata, nella determinazione del "quantum" da liquidare, anche al rispetto del principio della corrispondenza tra "il chiesto" ed "il pronunciato".
Per questo motivo l'esame dei casi analoghi risolti dalla Corte di Strasburgo diviene un momento irrinunciabile non solo per il giudice, chiamato a decidere, ma anche per la stessa parte ed in particolare per il suo difensore, chiamato a formulare le legittime richieste di indennizzo.
Le Sezioni Unite della Cassazione con quattro sentenze (1338, 1339, 1340 e 1341 del 26 gennaio 2004) hanno così realizzato, per via giurisprudenziale, l'attuazione nel nostro ordinamento giuridico dei principi espressi dalla CEDU in tema di violazione del principio della durata ragionevole dei processi.
Come incisivamente Dott. Salvatore SUNCK afferma , questo meccanismo non deve essere ora circoscritto e limitato alla legge Pinto ma deve essere ritenuto un valido strumento interpretativo da utilizzare per tutte le norme di diritto interno che sono in contrasto con quelle della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo.
 
 

 

14 aprile 2009

LE SPESE DI GIUDIZIO DEVONO ESSERE MOTIVATE

 

 

 

 Corte di Cassazione Civile sez.II 20/3/2009 n. 6895
La compensazione delle spese deve essere motivata

(omissis)
Svolgimento del processo
Con ricorso depositato ritualmente davanti al G.d.P. di Roma, ()  proponeva opposizione avverso il verbale di accertamento n. () con il quale gli era stato ingiunto dalla polizia municipale del Comune di Roma il pagamento di una sanzione pecuniaria per aver circolato in zona a traffico limitato senza la prescritta autorizzazione.
Deduceva l'opponente di essere in possesso di suddetta, rilasciatogli dal Comune di Roma onde accompagnare il proprio figlio (), permesso temporaneo per accedere alla zona rimasto incidentato in un sinistro ed impossibilitato a camminare autonomamente, alla scuola (), sito in ().
Depositata copia del permesso ZTL e copia istanza di rinnovo, nella contumacia del Comune, il G.d.P. con sentenza 28.03.03 accoglieva l'opposizione ed annullava il provvedimento impugnato, compensando fra le parti per motivi di equità, le spese del giudizio.
Avverso tale sentenza ricorre in Cassazione () deducendo la violazione e falsa applicazione degli artt. 91, 1° comma e 92, 2° comma c.p.c., nonché l'omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione ex art. 360 nn. 3 e 5 c.p.c. per avere il G.d.P. erroneamente compensato fra le parti le spese del giudizio senza motivare tale decisione, nonostante la totale soccombenza del Comune.
Resiste con controricorso il Comune di Roma.

Motivi della decisione
Il ricorso è fondato.
Come, infatti, hanno chiarito le S.S.U.U. di questa corte, con la pronuncia n. 20598/08, anche nel regime anteriore a quello introdotto dall'art. 2 c. 1 lett. a) della l. 28.12.2005 n. 263, il provvedimento di compensazione parziale o totale delle spese, in deroga al criterio generale della soccombenza, ed al di fuori della soccombenza reciproca, normativamente prevista, che implicitamente lo conferma, deve trovare una motivazione che consenta di individuare con chiarezza le ragioni che lo giustificano; ciò potendo avvenire non solo specificamente indicando tali ragioni, ma anche desumendole dalle argomentazioni svolte dal giudice di merito sia sotto il profilo giuridico che di fatto, le quali evidenzino quegli elementi di incertezza della lite che hanno indotto il soccombente ad intraprendere il giudizio o a resistervi.
Nella presente fattispecie, la formula del tutto generica adottata dal G.d.P. nel compensare le spese del giudizio, non risponde in alcun modo a rendere conto delle ragioni giustificatrici della decisione, a fronte della totale soccombenza del Comune di Roma.
La sentenza impugnata va, pertanto, cassata con rinvio, anche per la liquidazione delle spese del presente giudizio, ad altro G.d.P. di Roma.

Per questi motivi
La corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per la liquidazione delle spese del presente giudizio, ad altro G.d.P. di Roma.
(omissis)

18 ottobre 2008

LA GIUSTIZIA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 MAGISTRATURA E GIUSTIZIA

 

Spesso di ritiene erroneamente che il connubio giustizia - magistratura sia un percorso segnato, ove le due figure convivano armoniosamente nella coscienza che l’una sia il riflesso dell’altra. Il binario percorso dalla magistratura non è sempre parallelo a quello della giustizia, spesso l’intreccio di interessi e le convinzioni ideologiche snaturano il giudizio e l’imparzialità dei magistrati, che, nella estensione che la dottrina offre loro con il binomio “libero convincimento  ” , pervertono l’entità del diritto e la natura stessa della Giustizia.  

Perché ad un giudice deve essere favorito un termine entro il quale può determinare un giudizio personalistico, discostante, a volte, dall’indefettibile e oggettiva applicazione della norma. Quante volte si è avuta la sensazione che in nome della legge e del cosiddetto “popolo Italiano” sia stata fatta un’ ingiustizia? Quante volte il libero convincimento del giudice ha distorto -volutamente o meno- la natura incorporea della norma?

Chi fra di noi può dire di vivere in uno Stato ove il diritto dell’individuo e della stessa comunità sia garantita?

Ove non esiste il diritto non può esistere libertà.  

I singoli individui, quelli che sentono il peso delle proprie responsabilità e del proprio dovere, imparziali nelle loro decisioni, incorruttibili e distanti dalle simpatie politiche, hanno preservato uno Stato, che purtroppo, ancora oggi, indugia sull’orlo di una totale anarchia.

Quante volte il senso comune della gente ha fatto ritenere che è più facile che finisca in galera un semplice ladruncolo che non chi ruba miliardi o un politico o un magistrato?

Oggi più che mai si ha bisogno di sentirsi garantiti, non solo nella propria incolumità fisica ma anche nelle aule dei tribunali.

I nostri politici dimostrano ancora oggi di non aver alcun senso del pudore, perché litigano, non per una giusta causa degna e meritevole di attenzione, ma per chi possa ricoprire, fra i loro uomini, la carica di giudice Costituzionale.

L’inerzia dell’onestà umana ha compresso ogni senso di giustizia e di libertà .

Geronimo

 

 

 

 

6 agosto 2008

STATO DI DIRITTO O LESA MAESTA’

 

La Costituzione Repubblicana promulgata nel 1947 poneva le fondamenta per uno Stato libero, che asservisse le condizioni di una vita civile garante dei diritti e doveri del popolo Italiano.

L’ispirazione dell’assemblea costituente ebbe a determinare le linee guida fondanti lo stato di diritto entro le quali i legislatori si sarebbero potuti muovere per l’emanazione delle leggi che sarebbero susseguite.

Nelle aule di giustizia dei Tribunali Italiani, ispirandosi all’art. 3 della Costituzione “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali,venne apposta la seguente scritta:” La legge è uguale per tutti”. Quella scritta oggi non avrebbe senso d’esistere e potrebbe sparire senza che nessuno possa accorgersene . La percezione, se non la convinzione, è che quelle parole non siano più pregnanti del valore attribuitogli, o che forse non lo siano mai state. Testimoni silenti sono i morti delle tragedie Italiane ancora irrisolte. http://www.misteriditalia.com/

Quanti, oggi, si sentono tutelati dai principi fondanti della Costituzione? Quanti ritengono che la pubblica amministrazione , i sindacati , la classe politica e la salute delle persone, siano a garanzia e per il cittadino?

 

Ippocrate, medico greco che giurò fedeltà al Dio della medicina “Apollo”, dal quale giuramento oggi i medici, consapevoli dell'importanza e della solennità dell'atto che compiono e dell'impegno che assumono innanzi a tale giuramento dichiarano la propria fedeltà, si starà rigirando nella tomba.

 

 

L’art. 50 della Costituzione recita :” Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità”. Comuni necessità!? Quali? Quelle dei potenti? Le nostre? Non si sa, o meglio si sa ma è come se non si sapesse.

 

I vassalli, persa la genuinità e la forza delle origini, sudditanti e sconfitti nell’orgoglio, cercano invano di chiedere udienza al Re (politici), affinché possa  restituire loro, fierezza e rispetto della loro posizione, sciogliendoli così dal giuramento “ immixtio manu”. La richiesta venne tacciata e punita per “lesa maestà”.Geronimo

 

1 maggio 2008

ORDINI PROFESSIONALI - LA VECCHIA CASTA

 

Le lobby e gli ordini professionali sono insormontabili , nulla e' cambiato, avvocati, notai, commercialisti e ingegneri hanno continuato a non farsi concorrenza. Italia Oggi anticipa le conclusioni dell'indagine conoscitiva dell'Antitrust sul grado di concorrenza sviluppatosi nell'ambito delle professioni dopo l'entrata in vigore della legge Bersani. Le promesse da parte dei vari ordini professionali di autoriformarsi sono state vane. Si aggiunge poi la La sentenza n.9878 della Cassazione, depositata il 15 aprile, la quale da' ragione al Consiglio notarile di Verona nel processo contro un notaio incolpato di aver fatto concorrenza 'illecita' ai colleghi nel luglio del 2004. La Corte afferma che la riforma Bersani, che prevede la possibilita' di concorrenza tra professionisti anche sulle parcelle, non ha effetto retroattivo. Poi va oltre, distinguendo il notaio da avvocati, commercialisti e ingegneri. Infatti, la natura 'pubblica' della professione notarile legittima la possibilita' di rendere gli onorari minimi inderogabili, afferma la Cassazione.

1 maggio 2008

IL GRATUITO PATROCINIO

Per esaltare il diritto del cittadino Italiano e la difesa innanzi alla nostra Giustizia, possiamo dire che in Italia, sommando la spesa per tribunali e pubblici ministeri, si spende piu di tutti i paesi europei. In un capitolo, pero', si risparmia molto: l'assistenza legale gratuita per gli indigenti. E' uno degli aspetti piu' contraddittori dell'Italia tratti dal rapporto European Judical systems, che ha preso in esame la Giustizia in Europa. L'elaborazione dei dati effettuata da LiberoMercato evidenzia che mentre in Svezia si spendono per grutuiti patrocini 10 mila euro per abitante, in Italia solo 1.129. Il Regno Unito addirittura 57 mila euro per abitante.

sfoglia
settembre        novembre