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20 ottobre 2013

ART. 126 BIS CO.2 - PATENTE A PUNTI - NON SI DECURTANO AL PROPRIETARIO DEL VEICOLO CHE NON INDICA IL CONDUCENTE

La Corte Costituzionale, con sentenza n, 27 del 24.01.2005, ha ritenuto l’art. 126 bis, comma 2 del Codice della strada, costituzionalmente illegittimo  nella parte in cui assoggetta il proprietario del veicolo alla decurtazione dei punti della patente  quando omette di comunicare le generalità del conducente che ha commesso l’infrazione, in quanto verrebbe violato il principio di ragionevolezza. Precisa altresì che l'omissione della comunicazione dei dati può essere sanzionata ai sensi dell'art.180 Co.8 del c.d.s.

La suprema corte di Cassazione ha sentenziato per ben due volte, a sezioni unite, ( Cass. Sez. unite civili n. 16276 del 12/07/2010; Cass. Sez. unite n. 3936 del 13 marzo 2012 ) la non operatività della decurtazione dei punti al proprietario del mezzo ,  se non è stato accertato chi si trovasse alla guida al momento dell' infrazione.


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permalink | inviato da geronimo il 20/10/2013 alle 1:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

10 giugno 2009

SOSPENSIONE DELLA PATENTE - ILEGITTIMA SE INTERVIENE IN RITARDO

Corte di Cassazione Civile sez.II 30/4/2009 n. 10130
Sospensione della patente applicata dal prefetto in via cautelare - non è legittima se interviene dopo troppo tempo dal fatto per il quale è disposta (5 mesi)

(omissis)
Svolgimento del processo
Con ricorso depositato il 13.2.2004 () proponeva opposizione presso il Giudice di Pace di Messina avverso l'ordinanza del Prefetto di Messina del 12.1.2004 irrogativa della sanzione della sospensione della patente di guida per la durata di 15 giorni.
 La Prefettura di Messina chiedeva il rigetto della opposizione.
Con sentenza del 21.6.2004 il giudice di Pace adito ha accolto l'opposizione e, per l'effetto, ha dichiarato tardiva, inefficace ed illegittima l'ordinanza ingiunzione suddetta.
Per la cassazione di tale sentenza la Prefettura di Messina ha proposto un ricorso affidato ad un unico motivo; la () non ha svolto attività difensiva in questa sede.

Motivi della decisione
Con l'unico motivo articolato la ricorrente, denunciando violazione e falsa applicazione dell'art. 223 secondo comma C.d.S. e vizio di motivazione, censura la sentenza impugnata per aver ritenuto illegittimo il sopra richiamato provvedimento prefettizio di sospensione della patente di guida in quanto adottato oltre i termini previsti dalla predetta disposizione normativa.
La Prefettura di Messina rileva che in realtà tale disposizione non fissa termini perentori per l'irrogazione della suddetta sanzione accessoria, bensì soltanto meramente ordinatori affinché gli organi che prendono parte alla fase istruttoria del procedimento effettuino i propri adempimenti; aggiunge che il diverso assunto del Giudice di Pace nasce dalla errata convinzione in ordine ad una funzione meramente cautelare del provvedimento in esame alla luce di un orientamento sviluppatosi nel vigore del precedente codice della strada secondo cui il procedimento amministrativo di sospensione della patente sarebbe stato subordinato al procedimento penale; peraltro tale indirizzo è ormai superato dopo l'introduzione del nuovo Codice della Strada che ha configurato la sospensione della patente come sanzione amministrativa accessoria, affermandone così la sua estraneità al sistema delle sanzioni penali e quindi la sua applicabilità da parte dell'autorità amministrativa nel caso di assenza dei presupposti per l'intervento del giudice.
La censura è infondata.
Il Giudice di Pace adito ha ritenuto l'illegittimità dell'ordinanza ingiunzione di sospensione della patente di guida per la durata di 15 giorni emessa nei confronti della () in quanto tardiva perché pronunciata ad oltre cinque mesi dal fatto addebitato a quest'ultima senza quindi il rispetto dei termini previsti dall'art. 223 del C.d.S., finalizzati ad assicurare la tempestività della misura sanzionatoria.
Tale convincimento è condivisibile in quanto conforme alla recente pronuncia delle S.U. di questa Corte (6.6.2007 n. 13226) secondo cui il provvedimento del Prefetto di sospensione della patente di guida a norma dell'art. 223 C.d.S. ha natura cautelare e trova giustificazione nella necessità di impedire nell'immediato, prima ancora che sia accertata la responsabilità penale, che il conducente del veicolo, nei confronti del quale sussistano fondati elementi di una evidente responsabilità in ordine ad eventi lesivi dell'incolumità altrui, continui una condotta che può arrecare pericolo ad altri; pertanto, sebbene la norma citata non preveda un termine di decadenza per l'esercizio del potere del prefetto di sospensione cautelare della patente, il provvedimento risulterà illegittimo, qualora non venga adottato entro un periodo di tempo che ne giustifichi la finalità cautelare alla quale la validità della sua emanazione è ontologicamente legata.
Orbene nella specie legittimamente il Giudice di Pace ha ritenuto, quale giudice di merito, che il provvedimento di sospensione della patente, emesso ad oltre cinque mesi dal fatto che ne aveva giustificato l'adozione, era intervenuto oltre un tempo ragionevole così vanificando le sue finalità cautelari.
Il ricorso deve quindi essere rigettato; non occorre procedere ad alcuna statuizione in ordine alle spese di giudizio non avendo la parte intimata svolto alcuna attività difensiva in questa sede.

Per questi motivi
La Corte
Rigetta il ricorso.


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permalink | inviato da geronimo il 10/6/2009 alle 10:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

15 settembre 2008

PATENTE- DICHIARAZIONI MENDACI

 

Corte di Cassazione Penale sez.V 28/5/2008 n. 21402
Non è reato dichiarare di aver dimenticato la patente a casa, mentre in realtà il documento era stato sospeso o non era mai stato conseguito

(omissis)
FATTO E DIRITTO
(), condannato nei due gradi di merito - sentenze del Tribunale di Paola del 21 gennaio 2005 e della Corte di Appello di Catanzaro del 23 febbraio 2006 - per il delitto di cui all'articolo 483 c.p., per avere, fermato dalla Polizia mentre era a bordo della sua auto, dichiarato alla stessa di essere in possesso di patente di guida e di averla dimenticata a casa, dichiarazione riportata in un verbale, proponeva ricorso per cassazione e deduceva la violazione di legge non avendo il () l'obbligo di dichiarare la verità.
Il motivo posto a sostegno del ricorso proposto dal () è fondato.
Il reato in questione è ravvisabile quando l'atto pubblico, nel quale la dichiarazione del privato è stata trasfusa, sia destinato a provare la verità dei fatti attestati (SS.UU. 17 febbraio 1999 - 31 marzo 1999, n. 6).
E' necessario, pertanto, che una norma giuridica obblighi il privato a dichiarare il vero.
Ebbene nel caso di specie non vi era alcun obbligo del privato di dichiarare la verità perché il verbale redatto dalla Polizia, che conteneva anche le dichiarazioni del privato, non era destinato ad attestare la verità dei fatti dichiarati.
E' altresì necessario aggiungere che guidare una autovettura senza patente di guida costituisce un illecito sanzionabile e, quindi, in virtù del generale principio nemo tenetur se detegere il privato non può essere costretto ad accusarsi di una violazione di legge.
E' appena il caso di rilevare che la giurisprudenza della Suprema Corte ha escluso che il fatto in discussione, non rientrando nella previsione dell'articolo 483 c.p., potesse essere inquadrato nelle fattispecie incriminatici previste dagli articoli 495 e 496 c.p..
La Corte, infatti, in un caso pressoché identico a quello presente, ha stabilito che la falsa dichiarazione agli agenti di polizia giudiziaria del conducente di un autoveicolo di essere abilitato alla guida e di avere dimenticato a casa la patente, che, invece, gli era stata sospesa con provvedimento prefettizio, non integra il delitto di falsità personale previsto dall'articolo 496 c.p. (Cass. Pen., Sez. V, 19 novembre 1980 - 11 febbraio 1981, n. 852); ciò essenzialmente perché non costituisce qualità personale l'abilitazione alla guida di veicoli.
Proprio per tale ragione le Sezioni Unite penali, con una decisione risalente, ma ancora attuale (SS.UU. 4 maggio 1968 - 26 luglio 1968 n. 1), in un caso assolutamente identico a quello in discussione, dopo avere ricordato che non costituisce qualità personale l'abilitazione alla guida di autoveicoli, ha chiarito che non integra il delitto di falsità personale (di cui all'articolo 495 c.p.) la falsa dichiarazione di aver lasciato a casa la patente di guida invece non conseguita.
Per tutte le ragioni indicate la sentenza impugnata deve essere, pertanto, annullata senza rinvio perché il fatto non costituisce reato.

P.Q.M.
La Corte annulla la sentenza impugnata senza rinvio perché il fatto non costituisce reato.
(omissis)

26 aprile 2008

ASSICURAZIONI - CLASSE DI MERITO- DECRETO BERSANI

 

Inserisco uno stralcio di norma del “Decreto Bersani”, che prende in esame un articolo riguardante le assicurazioni r.c. e la possibilità che il Decreto fornisce per garantire agevolazioni a favore del cittadino, nella fattispecie, la possibilità di utilizzare la classe di merito più favorevole qualora in famiglia venga acquistato un altro veicolo. Pare però che molte assicurazioni adducendo motivazioni diversificate cerchino di superare la norma dettata dal Decreto Bersani senza che a tutt’oggi, risultino provvedimenti a carico delle assicurazioni che omettono l’applicazione della legge.

 

TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 31 gennaio 2007, n.7 Testo del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7 (in Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 26 del 1° febbraio 2007), coordinato con la legge di conversione 2 aprile 2007, n. 40 .

2. All'articolo 134 del codice delle assicurazioni private di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:

«4-bis. L'impresa di assicurazione, in tutti i casi di stipulazione di un nuovo contratto, relativo a un ulteriore veicolo della medesima tipologia, acquistato dalla persona fisica gia' titolare di polizza assicurativa o da un componente stabilmente convivente del suo nucleo familiare, non puo' assegnare al contratto una classe di merito piu' sfavorevole rispetto a quella risultante dall'ultimo attestato di rischio conseguito sul veicolo gia' assicurato.

 

25 novembre 2007

ASSICURAZIONI R.C.

 

Con la cosiddetta legge Bersani, dall'aprile 2007, assicurando ogni ulteriore vettura di famiglia oltre la prima, si ha diritto alla classe di merito del familiare con il bonus malus migliore. Alcune compagnie non vogliono però saperne di adeguarsi alla norma Per assicurare una nuova auto di famiglia, procuratevi uno stato di famiglia e l'attestato di rischio del/la componente con la classe di merito migliore (ossia la più bassa). Questa è la classe da applicare al nuovo contratto. Le due polizze possono essere stipulate anche presso compagnie diverse. Attenzione: il riconoscimento della classe bonus malus già maturata vale solo per veicoli della medesima tipologia, pertanto non è possibile trasferire la classe di merito di una RC-moto a una RC-auto.

Se avete già stipulato una seconda polizza auto senza che vi sia stata riconosciuta la classe di merito cui avreste diritto, presentate un reclamo scritto alla vostra compagnia assicuratrice allegando tutta la documentazione del caso (attenzione: la disposizione vale solo per i contratti conclusi dopo il 3 aprile 2007). Se l'assicurazione non vi risponde, potete inviare un esposto all'ISVAP che provvederà a punire la società con una sanzione pecuniaria.

11 maggio 2007

TRATTO DAL QUOTIDIANO "IL SARDEGNA"

Contro ganasce e tagliole fiscali

in arrivo la controffensiva legale

Il servizio è gratuito: serve a informare e a tutelarsi nella giungla delle cartelle pazze

Continenti Italia

Sempre più cittadini alle prese con le “ganasce pazze”

E POLIS Daniela Amenta daniela.amenta@epolis.sm

¦ Auto “ganasciata” senza una notifica? Casa ipotecata per una multa magari a suo tempo già pagata o cancellata o andata in prescrizione? Basta soprusi. Questo lo slogan di Soccorso Popolare, il mega sportello dalla parte dei cittadini che “consorzia” ben seicento tra avvocati, commercialisti ed esperti di diritto. Un super staff per impugnare cause, ricorrere al giudice. Farsi giustizia, insomma, senza spendere un centesimo. Un sistema per contrastare «i sistemi di riscossione coattiva e vessatoria di banche ed enti impositori contro la gente comune», spiega Angelo Pisani presidente di Noi Consumatori (www.noiconsumatori.org), il movimento che ha trasformato il caso “cartelle pazze” in una battaglia di civiltà. Pisani, avvocato napoletano, è diventato l'incubo della Gestline, l'agente di riscossione che opera anche nel capoluogo partenopeo, vincendo decine di cause per conto di cittadini innocenti che si sono trovati nella morsa delle tagliole fiscali. All'iniziativa che verrà presentata domani a Napoli hanno già aderito un centinaio tra associazioni e organizzazioni che lavorano a tutela dei consumatori. L'idea è quella di realizzare un grande sportello telematico per coordinare e gestire l'attività di informazione e di assistenza legale ai soggetti più deboli ed emarginati. «Vogliamo fornire a chi ce lo richieda una tutela giuridica qualificata ed organizzata sotto forma di volontariato ed in modo del tutto gratuito, salvo le spese pretese dallo Stato per poter esercitare un diritto che oramai non si può più dire costituzionalmente garantito», concludePisani. Sono cinque milioni i cittadini che in Italia rischiano di trovarsi la casa ipotecata per un mix venefico a base di cartelle pazze, burocrazia a manetta e disinformazione. Un'emergenza nazionale in un Paese che magari “indulta” il grande evasore

fiscale, ma sembra non porsi problemi a vessare chi non ha difese.

 

21 gennaio 2007

SOSTE A PAGAMENTO E MULTE ANNULLATE

 Il Ministero dell’Interno deve imporre ai Comuni che hanno imposto le strisce blu senza la previa individuazione delle aree aventi i requisiti di cui all’art 7 del Codice della strada, la restituzione di quanto pagato dai cittadini negli ultimi 5 anni per i divieti di sosta in tali aree.
Nello specifico i Comuni che per il Codacons devono essere chiamati a restituire gli introiti delle sanzioni, sono i seguenti:

  • quelli che hanno adottato le strisce blu senza aree gratuite in zone non ztl o pedonali e senza deliberare le ragioni specifiche che giustificassero tale imposizione pecuniaria;

     
  • quelli che, pur avendo deliberato l’individuazione di tali aree come soggette a particolare rilevanza urbanistica, lo hanno fatto illegittimamente, ossia in mancanza dei presupposti voluti dal Codice della strada (ad esempio individuando zone a bassa densità abitativa o zone periferiche).

Per il Codacons in Italia sono oltre 3.000 i Comuni di media grandezza che non hanno provveduto agli adempimenti voluti dalla legge e che ora rischiano di cadere nei rigori della Cassazione. La sentenza in questione, inoltre, comporterà delle conseguenze per gli automobilisti. Nel dettaglio:

  • I cittadini che hanno ricevuto una multa per sosta irregolare nelle strisce blu, laddove ravvisino l’assenza di posteggi gratuiti nelle aree limitrofe a quella dove è stata elevata la contravvenzione, e qualora non si tratti di aree pedonali o ztl possono, entro 60 giorni dalla notifica del verbale di contravvenzione, presentare ricorso dinanzi al Giudice di pace o Prefetto, ai sensi degli articoli 203 e seguenti del Codice della Strada e della legge 24 novembre 1981 n. 689;

     
  • Nel ricorso occorre fare riferimento alla sentenza della Corte di Cassazione deducendo che non esistono aree gratuite nelle zone limitrofe a quella dove è stata elevata la multa. Se il comune si oppone nel giudizio esibendo una delibera adottata in data anteriore a quella della contravvenzione, delibera con la quale individua la strada come area pedonale, ztl o di rilevante valore urbanistico, il cittadino – ove non si ravvisino in concreto i presupposti giustificativi della delibera comunale (come nel caso di zone periferiche o semiperiferiche o nelle quali non vi sia alcun particolare problema di traffico) – potrà chiedere comunque al giudice di pace l’annullamento della multa previa sospensione della stessa;

     
  • Per valutare la fattibilità dei singoli ricorsi è opportuno farsi assistere da un’associazione dei consumatori. Il Codacons mette a disposizione i propri consulenti in tutta Italia, con i quali è possibile fissare un appuntamento contattando il call center 892-007

31 dicembre 2006

AUSILIARI DEL TRAFFICO

Gli "ausiliari del traffico" possano fare multe e quindi non bisognerebbe perdere tempo in ricorsi inutili se non basati su fondamenti che prescindono dalla loro figura di pubblici ufficiali.

Alcuni anni orsono si poteva ricorrere perché la legge che  aveva istituito la loro figura non aveva previsto la qualifica di "pubblici ufficiali", la questione è stata successivamente sanata dalla legge n. 488/1999, che ha riconosciuto la piena validità dei verbali degli ausiliari del traffico, perché nominativamente designati dal sindaco. 
Erano diventati anch’essi pubblici ufficiali, anche se qualcuno pensò di ricorrere ritenendo che non potessero essere equiparati ai pubblici ufficiali perché non assunti per concorso pubblico, bensì nominati dal sindaco. La questione fu portata davanti alla Corte costituzionale, che con una sentenza (n. 43/2001) rigettò l’ipotesi di ricorso, osservando che l’obbligo del concorso pubblico valeva per le assunzioni negli uffici dell'amministrazione pubblica e non per chi svolgeva un servizio esterno come gli ausiliari.

Va comunque ricordato che vi sono tre tipi di ausiliari, con competenze diverse:

a)       i dipendenti delle società delegate alla gestione dei parcheggi possono verbalizzare solo le soste senza ticket all’interno dell’area;

b)       i dipendenti comunali designati possono verbalizzare i divieti di sosta sulle strade comunali;

c)       i controllori di autobus e tram possono verbalizzare sia la sosta sia la circolazione vietata nelle corsie riservate ai mezzi pubblici.

In sostanza, ogni ausiliario può fare le sue contravvenzioni e non altre, che eventualmente potrebbero essere impugnate.


Corte di Cassazione, sez. civile Sez.I, sentenza 7/4/2005, n. 7336.


 

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