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19 settembre 2013

NULLE LE MULTE DEI VIGILI IN BORGHESE



La cassazione Cassa le multe contestate dall'agente che non e' in servizio e non indossa la divisa, poichè non "riveste la qualifica di agente di polizia giudiziaria". In tal caso dunque non e' tenuto a multare gli automobilisti. Il vigile in borghese aveva fatto la contravvenzione ad una signora a cui poi l'aveva recapitata a casa. I giudici del palazzaccio ricordano che "gli agenti preposti alla regolazione del traffico e gli organi di polizia stradale di cui all'art. 12 del Codice, quando operano sulla strada devono essere visibili a distanza mediante l'uso di appositi capi di vestiario o dell'uniforme". I giudici di Piazza Cavour sottolineano che "come risulta da quanto riportato nella sentenza impugnata e da quanto ammesso dallo stesso Comune, il verbale di contestazione e' stato redatto da un agente della polizia municipale in abiti civili e fuori dal servizio di vigilanza che si trovava a bordo della propria autovettura nel flusso del traffico". Per questo, conclude la Corte, "l'agente di polizia municipale nel momento dell'accertamento dell'infrazione contestata a [...] non rivestiva la qualifica di agente della P. G. come sostenuto dal Comune".  


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permalink | inviato da geronimo il 19/9/2013 alle 16:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

3 novembre 2008

MULTE - LA POLIZIA MUNICIPALE NON PUO' CONTESTARE VIOLAZIONI QUANDO SONO FUORI SERVIZIO O FUORI DAL COMUNE OVE SONO IMPIEGATI

 

La Sentenza n. 5771/2008 della Corte di Cassazione ha stabilito che la multa elevata da un vigile quando non è in servizio e non è riconoscibile, in quanto indossa abiti borghesi, è nulla. Il caso in esame riguarda una cittadina, la quale, multata per divieto di sosta, proponeva opposizione avverso il verbale di contestazione, redatto dalla Polizia Municipale di Reggio Emilia eccependo che l'infrazione non era stata immediatamente contestata e che l'agente accertatore si trovava a bordo della propria autovettura in abiti borghesi. Il giudice di pace di Reggio Emilia accoglieva l'opposizione e annullava il verbale impugnato osservando che, a norma dell'articolo 183 del regolamento al c.d.s., gli agenti preposti alla regolazione del traffico e gli organi di polizia stradale di cui all'articolo 12 del codice quando operano sulla strada devono essere visibili a distanza mediante l'uso di appositi capi di vestiario o dell'uniforme, inoltre, ai sensi dell'articolo 1 della legge n.65 del 1986, i Comuni sono obbligati ad adottare un regolamento comunale del servizio di polizia municipale che deve contenere disposizioni intese a stabilire che le attività vengano svolte in uniforme o in abito civile solo se necessario per l'espletamento del servizio e previa autorizzazione. Avverso la pronuncia del giudice di pace, il Comune ha promosso appello per Cassazione. La Suprema Corte, dopo aver chiarito le funzioni degli appartenenti al corpo della polizia municipale, ha osservato che gli appartenenti alla Polizia Municipale hanno la qualifica di agenti di polizia giudiziaria soltanto nell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza e limitatamente al tempo in cui sono in servizio e ciò a differenza di altri corpi (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, ecc.) i cui appartenenti operano su tutto il territorio nazionale e sono sempre in servizio. Il riconoscimento di tale qualifica è quindi subordinata alla limitazione spaziale che i detti agenti si trovino nell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza e alla condizione che siano effettivamente in servizio. Pertanto, nella specie, come risulta in fatto da quanto riportato nella sentenza impugnata e da quanto ammesso dallo stesso Comune ricorrente, il verbale di contestazione in questione è stato redatto da un agente della polizia municipale di Reggio Emilia "in abiti civili e fuori dal servizio di vigilanza che si trovava a bordo della propria autovettura nel flusso del traffico". Quindi l'agente di polizia municipale nel momento dell'accertamento dell'infrazione contestata non rivestiva la qualifica di agente della Polizia Giudiziaria come invece sostenuto dal Comune nella tesi posta a base del motivo di ricorso in esame che deve di conseguenza essere disatteso

15 settembre 2008

PATENTE- DICHIARAZIONI MENDACI

 

Corte di Cassazione Penale sez.V 28/5/2008 n. 21402
Non è reato dichiarare di aver dimenticato la patente a casa, mentre in realtà il documento era stato sospeso o non era mai stato conseguito

(omissis)
FATTO E DIRITTO
(), condannato nei due gradi di merito - sentenze del Tribunale di Paola del 21 gennaio 2005 e della Corte di Appello di Catanzaro del 23 febbraio 2006 - per il delitto di cui all'articolo 483 c.p., per avere, fermato dalla Polizia mentre era a bordo della sua auto, dichiarato alla stessa di essere in possesso di patente di guida e di averla dimenticata a casa, dichiarazione riportata in un verbale, proponeva ricorso per cassazione e deduceva la violazione di legge non avendo il () l'obbligo di dichiarare la verità.
Il motivo posto a sostegno del ricorso proposto dal () è fondato.
Il reato in questione è ravvisabile quando l'atto pubblico, nel quale la dichiarazione del privato è stata trasfusa, sia destinato a provare la verità dei fatti attestati (SS.UU. 17 febbraio 1999 - 31 marzo 1999, n. 6).
E' necessario, pertanto, che una norma giuridica obblighi il privato a dichiarare il vero.
Ebbene nel caso di specie non vi era alcun obbligo del privato di dichiarare la verità perché il verbale redatto dalla Polizia, che conteneva anche le dichiarazioni del privato, non era destinato ad attestare la verità dei fatti dichiarati.
E' altresì necessario aggiungere che guidare una autovettura senza patente di guida costituisce un illecito sanzionabile e, quindi, in virtù del generale principio nemo tenetur se detegere il privato non può essere costretto ad accusarsi di una violazione di legge.
E' appena il caso di rilevare che la giurisprudenza della Suprema Corte ha escluso che il fatto in discussione, non rientrando nella previsione dell'articolo 483 c.p., potesse essere inquadrato nelle fattispecie incriminatici previste dagli articoli 495 e 496 c.p..
La Corte, infatti, in un caso pressoché identico a quello presente, ha stabilito che la falsa dichiarazione agli agenti di polizia giudiziaria del conducente di un autoveicolo di essere abilitato alla guida e di avere dimenticato a casa la patente, che, invece, gli era stata sospesa con provvedimento prefettizio, non integra il delitto di falsità personale previsto dall'articolo 496 c.p. (Cass. Pen., Sez. V, 19 novembre 1980 - 11 febbraio 1981, n. 852); ciò essenzialmente perché non costituisce qualità personale l'abilitazione alla guida di veicoli.
Proprio per tale ragione le Sezioni Unite penali, con una decisione risalente, ma ancora attuale (SS.UU. 4 maggio 1968 - 26 luglio 1968 n. 1), in un caso assolutamente identico a quello in discussione, dopo avere ricordato che non costituisce qualità personale l'abilitazione alla guida di autoveicoli, ha chiarito che non integra il delitto di falsità personale (di cui all'articolo 495 c.p.) la falsa dichiarazione di aver lasciato a casa la patente di guida invece non conseguita.
Per tutte le ragioni indicate la sentenza impugnata deve essere, pertanto, annullata senza rinvio perché il fatto non costituisce reato.

P.Q.M.
La Corte annulla la sentenza impugnata senza rinvio perché il fatto non costituisce reato.
(omissis)

26 aprile 2008

ASSICURAZIONI - CLASSE DI MERITO- DECRETO BERSANI

 

Inserisco uno stralcio di norma del “Decreto Bersani”, che prende in esame un articolo riguardante le assicurazioni r.c. e la possibilità che il Decreto fornisce per garantire agevolazioni a favore del cittadino, nella fattispecie, la possibilità di utilizzare la classe di merito più favorevole qualora in famiglia venga acquistato un altro veicolo. Pare però che molte assicurazioni adducendo motivazioni diversificate cerchino di superare la norma dettata dal Decreto Bersani senza che a tutt’oggi, risultino provvedimenti a carico delle assicurazioni che omettono l’applicazione della legge.

 

TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 31 gennaio 2007, n.7 Testo del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7 (in Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 26 del 1° febbraio 2007), coordinato con la legge di conversione 2 aprile 2007, n. 40 .

2. All'articolo 134 del codice delle assicurazioni private di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:

«4-bis. L'impresa di assicurazione, in tutti i casi di stipulazione di un nuovo contratto, relativo a un ulteriore veicolo della medesima tipologia, acquistato dalla persona fisica gia' titolare di polizza assicurativa o da un componente stabilmente convivente del suo nucleo familiare, non puo' assegnare al contratto una classe di merito piu' sfavorevole rispetto a quella risultante dall'ultimo attestato di rischio conseguito sul veicolo gia' assicurato.

 

25 novembre 2007

ASSICURAZIONI R.C.

 

Con la cosiddetta legge Bersani, dall'aprile 2007, assicurando ogni ulteriore vettura di famiglia oltre la prima, si ha diritto alla classe di merito del familiare con il bonus malus migliore. Alcune compagnie non vogliono però saperne di adeguarsi alla norma Per assicurare una nuova auto di famiglia, procuratevi uno stato di famiglia e l'attestato di rischio del/la componente con la classe di merito migliore (ossia la più bassa). Questa è la classe da applicare al nuovo contratto. Le due polizze possono essere stipulate anche presso compagnie diverse. Attenzione: il riconoscimento della classe bonus malus già maturata vale solo per veicoli della medesima tipologia, pertanto non è possibile trasferire la classe di merito di una RC-moto a una RC-auto.

Se avete già stipulato una seconda polizza auto senza che vi sia stata riconosciuta la classe di merito cui avreste diritto, presentate un reclamo scritto alla vostra compagnia assicuratrice allegando tutta la documentazione del caso (attenzione: la disposizione vale solo per i contratti conclusi dopo il 3 aprile 2007). Se l'assicurazione non vi risponde, potete inviare un esposto all'ISVAP che provvederà a punire la società con una sanzione pecuniaria.

18 agosto 2007

PARCHEGGI AD ALGHERO

  
  Ad Alghero, dove i parcheggi, d'estate diventano un'opzione, il seguente comunicato, tratto dall'Unione Nazionale Consumatori, potrebbe interessare.


 

Comunicato dell'Unione Nazionale Consumatori
Illegittimi i parcheggi riservati agli alberghi

Roma, 31 – Il Codice della strada non prevede la possibilità per i Comuni di imporre spazi riservati al carico e scarico dei clienti degli alberghi e relativi bagagli.
E' quanto sostiene l'Unione Nazionale Consumatori secondo la quale sono del tutto illegittime le sempre più frequenti ordinanze dei Comuni che assegnano parcheggi riservati agli alberghi al solo scopo di favorire l'ingresso e l'uscita dei clienti vietando la sosta agli altri automobilisti, che poi vengono ingiustamente multati.
"Alcuni alberghi -afferma l'Avv. Massimiliano Dona, Segretario generale dell'Unione Consumatori- hanno addirittura recintato tali aree mettendo delle barriere che non solo sono abusive, ma costituiscono intralcio e pericolo alla circolazione e praticamente trasformano le concessioni in parcheggi privati".
Tutto ciò -conclude l'Unione Consumatori- è illegale ai sensi dell'art. 7 del Codice della strada e diversi Comitati della stessa Unione hanno già fatto ricorso contro le ordinanze.


Roma, il 31 luglio 2007

11 maggio 2007

TRATTO DAL QUOTIDIANO "IL SARDEGNA"

Contro ganasce e tagliole fiscali

in arrivo la controffensiva legale

Il servizio è gratuito: serve a informare e a tutelarsi nella giungla delle cartelle pazze

Continenti Italia

Sempre più cittadini alle prese con le “ganasce pazze”

E POLIS Daniela Amenta daniela.amenta@epolis.sm

¦ Auto “ganasciata” senza una notifica? Casa ipotecata per una multa magari a suo tempo già pagata o cancellata o andata in prescrizione? Basta soprusi. Questo lo slogan di Soccorso Popolare, il mega sportello dalla parte dei cittadini che “consorzia” ben seicento tra avvocati, commercialisti ed esperti di diritto. Un super staff per impugnare cause, ricorrere al giudice. Farsi giustizia, insomma, senza spendere un centesimo. Un sistema per contrastare «i sistemi di riscossione coattiva e vessatoria di banche ed enti impositori contro la gente comune», spiega Angelo Pisani presidente di Noi Consumatori (www.noiconsumatori.org), il movimento che ha trasformato il caso “cartelle pazze” in una battaglia di civiltà. Pisani, avvocato napoletano, è diventato l'incubo della Gestline, l'agente di riscossione che opera anche nel capoluogo partenopeo, vincendo decine di cause per conto di cittadini innocenti che si sono trovati nella morsa delle tagliole fiscali. All'iniziativa che verrà presentata domani a Napoli hanno già aderito un centinaio tra associazioni e organizzazioni che lavorano a tutela dei consumatori. L'idea è quella di realizzare un grande sportello telematico per coordinare e gestire l'attività di informazione e di assistenza legale ai soggetti più deboli ed emarginati. «Vogliamo fornire a chi ce lo richieda una tutela giuridica qualificata ed organizzata sotto forma di volontariato ed in modo del tutto gratuito, salvo le spese pretese dallo Stato per poter esercitare un diritto che oramai non si può più dire costituzionalmente garantito», concludePisani. Sono cinque milioni i cittadini che in Italia rischiano di trovarsi la casa ipotecata per un mix venefico a base di cartelle pazze, burocrazia a manetta e disinformazione. Un'emergenza nazionale in un Paese che magari “indulta” il grande evasore

fiscale, ma sembra non porsi problemi a vessare chi non ha difese.

 

2 maggio 2007

CICLOMOTORI CONFISCATI E NON RESTITUITI

TRATTO DA "AVVERTENZE" RIVISTA DELL'ASSOCIAZIONE "ADUC"

Intervento dell'onorevole Donatella Poretti della Rosa nel Pugno

La questione dei motorini confiscati non sembra mai finire, e al danno si aggiunge la beffa. Dopo aver sollecitato piu' volte il Governo attraverso interrogazioni parlamentari (1) elaborate in collaborazione con l'Aduc (Associazione per i diritti utenti e consumatori), siamo riusciti ad ottenere un disegno di legge, seppur modesto, grazie al quale i cittadini a cui era stato sequestrato (ma ancora non confiscato) il mezzo prima della modifica della vecchia normativa (2) riusciranno a vedersi restituito il proprio mezzo.
La situazione purtroppo pero' non accenna a sbloccarsi in attesa dell'approvazione del ddl: i proprietari di ciclomotori sequestrati ed in attesa di essere confiscati si sono ritrovati a dover combattere contro i numerosi Prefetti che disattendono la legge sulle sanzioni amministrative (n. 689/1981) che afferma due principi fondamentali:
1. "Le leggi che prevedono sanzioni amministrative si applicano soltanto nei casi e per i tempi in esse considerati" (art. 1);
2. "Il sequestro perde efficacia dopo sei mesi se non e' emesso provvedimento di confisca" (art. 19).
Secondo le segnalazioni che giungono all'Aduc ci sono migliaia di cittadini a cui i Prefetti e le forze dell'ordine si rifiutano di restituire i mezzi o i libretti di circolazione in attesa del provvedimento di confisca con le seguenti motivazioni: - il Codice della Strada (lex specialis), non prevede alcun limite di tempo per l'emissione della confisca; - il Prefetto ha cinque anni di tempo per emanare la confisca; - senza direttive dal prefetto non possono essere restituiti i mezzi.
Di certo sappiamo che il provvedimento di confisca puo' essere emanato dopo sei mesi dal giorno del sequestro, ma nel frattempo la legge prevede la restituzione del mezzo. Se cosi' non fosse, il sequestro sarebbe equivalente alla confisca, ovvero un provvedimento a tempo indeterminato (ed anche definitivo, visto che la norma che prevedeva la confisca e' stata modificata, e quindi non piu' applicabile). Il comportamento delle autorita' competenti risulta quindi illegittimo e penalmente perseguibile poiche' concreta la violazione dell'art. 328 c.p. (Rifiuto di atti d'ufficio. Omissione), 314 c.p. (Peculato), e 646 c.p. (Appropriazione indebita). Per questo l'Aduc sta invitando i cittadini, in attesa di un provvedimento del Governo in materia, a ricorrere alle vie legali, sia in sede civile (per danni) sia in sede penale (attraverso la querela del detentore).
Nel frattempo ho rivolto una ulteriore interrogazione al Presidente del Consiglio e ai ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell'Interno e della Difesa per sapere cosa intendano fare per richiamare urgentemente al rispetto della legge le autorita' loro sottoposte al fine di evitare ulteriori e gravi violazioni dei diritti dei cittadini.
Il testo dell'interrogazione: http://www.aduc.it/dyn/parlamento/docu.php?id=178212

(1) http://www.aduc.it/dyn/parlamento/noti.php?id=168833
(2) http://www.aduc.it/dyn/parlamento/arti.php?id=155188
 

21 gennaio 2007

SOSTE A PAGAMENTO E MULTE ANNULLATE

 Il Ministero dell’Interno deve imporre ai Comuni che hanno imposto le strisce blu senza la previa individuazione delle aree aventi i requisiti di cui all’art 7 del Codice della strada, la restituzione di quanto pagato dai cittadini negli ultimi 5 anni per i divieti di sosta in tali aree.
Nello specifico i Comuni che per il Codacons devono essere chiamati a restituire gli introiti delle sanzioni, sono i seguenti:

  • quelli che hanno adottato le strisce blu senza aree gratuite in zone non ztl o pedonali e senza deliberare le ragioni specifiche che giustificassero tale imposizione pecuniaria;

     
  • quelli che, pur avendo deliberato l’individuazione di tali aree come soggette a particolare rilevanza urbanistica, lo hanno fatto illegittimamente, ossia in mancanza dei presupposti voluti dal Codice della strada (ad esempio individuando zone a bassa densità abitativa o zone periferiche).

Per il Codacons in Italia sono oltre 3.000 i Comuni di media grandezza che non hanno provveduto agli adempimenti voluti dalla legge e che ora rischiano di cadere nei rigori della Cassazione. La sentenza in questione, inoltre, comporterà delle conseguenze per gli automobilisti. Nel dettaglio:

  • I cittadini che hanno ricevuto una multa per sosta irregolare nelle strisce blu, laddove ravvisino l’assenza di posteggi gratuiti nelle aree limitrofe a quella dove è stata elevata la contravvenzione, e qualora non si tratti di aree pedonali o ztl possono, entro 60 giorni dalla notifica del verbale di contravvenzione, presentare ricorso dinanzi al Giudice di pace o Prefetto, ai sensi degli articoli 203 e seguenti del Codice della Strada e della legge 24 novembre 1981 n. 689;

     
  • Nel ricorso occorre fare riferimento alla sentenza della Corte di Cassazione deducendo che non esistono aree gratuite nelle zone limitrofe a quella dove è stata elevata la multa. Se il comune si oppone nel giudizio esibendo una delibera adottata in data anteriore a quella della contravvenzione, delibera con la quale individua la strada come area pedonale, ztl o di rilevante valore urbanistico, il cittadino – ove non si ravvisino in concreto i presupposti giustificativi della delibera comunale (come nel caso di zone periferiche o semiperiferiche o nelle quali non vi sia alcun particolare problema di traffico) – potrà chiedere comunque al giudice di pace l’annullamento della multa previa sospensione della stessa;

     
  • Per valutare la fattibilità dei singoli ricorsi è opportuno farsi assistere da un’associazione dei consumatori. Il Codacons mette a disposizione i propri consulenti in tutta Italia, con i quali è possibile fissare un appuntamento contattando il call center 892-007

31 dicembre 2006

AUSILIARI DEL TRAFFICO

Gli "ausiliari del traffico" possano fare multe e quindi non bisognerebbe perdere tempo in ricorsi inutili se non basati su fondamenti che prescindono dalla loro figura di pubblici ufficiali.

Alcuni anni orsono si poteva ricorrere perché la legge che  aveva istituito la loro figura non aveva previsto la qualifica di "pubblici ufficiali", la questione è stata successivamente sanata dalla legge n. 488/1999, che ha riconosciuto la piena validità dei verbali degli ausiliari del traffico, perché nominativamente designati dal sindaco. 
Erano diventati anch’essi pubblici ufficiali, anche se qualcuno pensò di ricorrere ritenendo che non potessero essere equiparati ai pubblici ufficiali perché non assunti per concorso pubblico, bensì nominati dal sindaco. La questione fu portata davanti alla Corte costituzionale, che con una sentenza (n. 43/2001) rigettò l’ipotesi di ricorso, osservando che l’obbligo del concorso pubblico valeva per le assunzioni negli uffici dell'amministrazione pubblica e non per chi svolgeva un servizio esterno come gli ausiliari.

Va comunque ricordato che vi sono tre tipi di ausiliari, con competenze diverse:

a)       i dipendenti delle società delegate alla gestione dei parcheggi possono verbalizzare solo le soste senza ticket all’interno dell’area;

b)       i dipendenti comunali designati possono verbalizzare i divieti di sosta sulle strade comunali;

c)       i controllori di autobus e tram possono verbalizzare sia la sosta sia la circolazione vietata nelle corsie riservate ai mezzi pubblici.

In sostanza, ogni ausiliario può fare le sue contravvenzioni e non altre, che eventualmente potrebbero essere impugnate.


Corte di Cassazione, sez. civile Sez.I, sentenza 7/4/2005, n. 7336.


 

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