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22 novembre 2014

PORTO D'ARMI - IMMOTIVATO IL DINIEGO AD UN AGENTE DI POLIZIA

Avv.Francesco Pandolfi  cassazionista            (www.StudioCataldi.it) 

IlTar Umbria si distingue per il competente tecnicismo trasfuso nellasentenza n. 68/14 del 29.01.2014 in materia di rinnovodi porto d'armi egiudicato amministrativo.

IlTribunale pone il principio in forza del quale ilgiudicato non restituisce all'Amministrazione una "facolta' discelta" incondizionata, ma un potere-dovere di adottare unprovvedimento di cura dell'interesse pubblico, che non contrasti oeluda il giudicato stesso;inoltre che purdovendosi salvaguardare la sfera di autonomia e di responsabilita'dell'Amministrazione, grava su quest'ultima l'obbligo disoddisfare la pretesa del ricorrente vittorioso, nell'ottica di lealeed imparziale esercizio del munus publicum oltre che di buonafede e correttezza.

Esponel'odierno ricorrente, in qualita' di Sovrintendentedi Polizia di Stato inservizio presso la Questura di T., di aver ottenuto sin dal 1xxxlicenza di porto d'armi per difesa personale, pur essendo comunqueabilitato a portare l'arma d'ordinanza anche fuori servizio.

Condecreto prot. n. xxxx la Prefettura ha respinto l'istanza di rinnovopresentata dall'odierno istante, non ritenendo sussistente alcunpericolo attuale.

IlP. ha impugnato il suddetto decreto innanzi al Tar che consentenza passata in giudicato, inaccoglimento del ricorso, ha annullato il decreto e intimatoall'Amministrazione di rivalutare l'istanza con la massimasollecitudine ed in conformita' ai criteri conformativi ivistabiliti;in particolare, l'adito Tribunaleha evidenziato la manifesta illogicita' dell'operatodell'Amministrazionerisultandoil ricorrente gia' autorizzato all'utilizzo dell'arma da fuoco indotazione (pistolaBe. cal 9 x 19) elimitando la possibilita' di difesa di un agente della Polizia diStato.

Indichiarata esecuzione del giudicato, il Dirigente della Prefettura haperò nuovamente negato al ricorrente il rinnovo della licenza diporto di pistola per uso personale, diversa dall'arma di ordinanza,escludendo la sussistenza di rischi di incolumita' attuali tali dagiustificare il rilascio della richiesta autorizzazione, stante iltrasferimento del P ad incarichi prettamente amministrativi.

L'odiernoistante impugna il suddetto provvedimento, deducendo le seguenticensure, cosi' riassumibili:

I.Violazione e falsa applicazione degli artt. 1, 2, 3 e 10 - bis dellaL.241/90; elusione del giudicato, sviamento di potere: ilprovvedimento impugnato sarebbe elusivo del giudicato, nonlimitandosi la sentenza 259/2012 ad annullare il provvedimento perdifetto di motivazione, ma sostanzialmente accertando la spettanzadel bene della vita ovvero l'interesse del Pa. 

apoter utilizzare anche arma diversa da quella d'ordinanza emaggiormente adatta alla difesa personale; in particolare, ilgiudicato avrebbe oramai definitivamente accertato l'attualita'dell'esposizione al pericolo, ragion per cui l'Amministrazione nonavrebbe piu' alcuna discrezionalita' al riguardo, dovendo soltantodare piena attuazione al decisum;

II.Violazione e falsa applicazione dell'art. 42 del TULPS in combinatodisposto con l'art. 3 della L. 241/90 e s.m., del DM 371/94; eccessodi potere per difetto assoluto di motivazione e travisamento deifatti e contraddittorieta': sarebbe del tutto illogico incorrelazione al lavoro svolto sino al 2009, ritenere non piu'sussistente l'attualita' del pericolo, in contraddizione con tutti iprecedenti provvedimenti autorizzatori rilasciati dal 1992;l'utilizzo di una pistola diversa da quella gia' in dotazione sarebbefunzionale ad una migliore tutela sia per se' che per l'ordinepubblico;

III.Violazione e falsa applicazione dell'art. 73 RD 635/40; eccessodi potere per contraddittorieta' ed ingiustizia sotto altri profili:il ricorrente quale agente di pubblica sicurezza, non dovrebbenemmeno essere autorizzato, ai sensi dell'art. 42 TULPS, all'utilizzodi arma diversa da quella in dotazione, al pari del resto aimagistrati ed ai vice prefetti.

Sie' costituito il Ministero dell'Interno, chiedendo il rigetto delgravame, evidenziando:

-la generalita' del divieto di porto d'armi, dovendosi limitare ilrilascio per difesa personale ai soli casi di effettiva necessita';

-la necessita' di autorizzazione per i Sovrintendenti della Polizia diStato all'uso di arma diversa da quella d'ordinanza, ai sensidell'art. 73 del R.D. 635/1940;

-il venir meno, allo stato attuale, di qualsivoglia concreto rischiodi esposizione a pericolo, non essendosi peraltro registrato alcunepisodio di aggressione alla incolumita' personale del Pa., nemmenoin riferimento alla pregressa attivita' svolta;

-in materia di autorizzazione al rilascio del porto d'armi cosi' comein ipotesi di rinnovo, il Prefetto avrebbe ampia discrezionalita' enon sarebbe tenuto a motivare puntualmente l'eventuale diniego,secondo consolidata giurisprudenza.

Allacamera di consiglio del 2xxxx, con ordinanza e' stata accoltal'istanza di sospensione dell'efficacia del provvedimento impugnato,attesa pur ad un sommario esame tipico della fase cautelare, lasostanziale violazione dei criteri di cui alla sentenza n. 259/2012,in uno con la intrinseca irragionevolezza, stantela legittimazione del ricorrente all'utilizzo permanente dellapistola d'ordinanza anche al di fuori del servizio prestato,unitamente alla "verosimile permanenza di una situazione dipericolo attuale tale da legittimare il porto d'armi per usopersonale".

Leparti hanno svolto difese in vista della pubblica udienza del 19dicembre 2013, nella quale la causa e' passata in decisione.

Ilricorso e' fondato edeve essere accolto.

E'materia del contendere la legittimita' del provvedimento con cui laPrefettura in dichiarata ottemperanza alla sentenza emessa dall'aditoTar n. 259/2012, passata in giudicato, ha negato alricorrente in servizio presso la Questura di T. e adibito amansioni amministrative, il rinnovo della licenza di porto di pistolaper uso personale, diversa dall'arma di ordinanza.

Vaevidenziato come con la sentenza n. 259/2012, passata ingiudicato, l'aditoTar ha annullato il precedente analogo diniego e intimatoall'Amministrazione di rivalutare l'istanza "con la massimasollecitudine" edin conformita' ai criteri conformativi ivi stabiliti; in particolare,il decisum ha evidenziato la manifesta illogicita' dell'operatodell'Amministrazione, risultando ilricorrente gia' autorizzato all'utilizzo dell'arma da fuoco indotazione elimitando la possibilita' di difesa di un agente. 

Haaltresi' escluso il venir meno di ragioni di pericolo per il solofatto di essere stato adibito dal 2009 a mansioni amministrative,essendo la possibilita' di essere armato anche fuori dal servizio"fatto intrinsecamente indicativo della sussistenza dicondizioni di pericolo insite nella natura stessa della funzione".

Risultapertanto oramai coperta dal giudicato, come condivisibilmenteprospettato dalla difesa del ricorrente, anche la questione circa lamancata corrispondenza tra la cessazione dal servizio effettivo el'esposizione al pericolo per la propria incolumita', cosi' come deveessere evidenziata la portata sostanziale del giudicato, non limitatoal mero annullamento per difetto di motivazione, ma esteso a profilisostanziali della pretesa azionata dal ricorrente.

E'pertanto evidentecome il suddetto giudicato non restituisca all'Amministrazione una"facolta' di scelta" incondizionata, ma un potere-dovere diadottare un provvedimento di cura dell'interesse pubblico, che noncontrasti o eluda il giudicato;ne deriva che i principi emergenti dalla decisione non possono esserevalutati come semplici "obiter dicta", poiche' la lorofunzione e' quella di contribuire complessivamente alla concretaindividuazione della regola giuridica assunta dalla decisione daeseguire (Consiglio di Stato sez. IV, 22 gennaio 2013, n.369).

Daultimo, si e' autorevolmente osservato che purdovendosi salvaguardare la sfera di autonomia e di responsabilita'dell'Amministrazione, grava su quest'ultima l'obbligo di soddisfarela pretesa del ricorrente vittorioso, nell'ottica di leale edimparziale esercizio del munus publicum (art.97 Cost. e Convenzione E.D.U.) oltreche di buona fede e correttezza (Consigliodi Stato Adunanza Plenaria, 15 gennaio 2013, n.2).

Tantopremesso, e' del tutto evidente il contrasto del nuovo provvedimentodi rigetto qui impugnato con gli specifici criteri conformatividerivanti dal giudicato, dal momento che l'Amministrazione, a seguitodell'annullamento giurisdizionale, ha nuovamente riproposto ilproprio mutato convincimento - in difformita' da quanto ritenuto perun ventennio - circa il venir meno dell'attualita' del pericolo,cosi' alterando l'assetto degli interessi di cui al decisum.

Meritanoquindi piena condivisione le doglianze.  

Parimentifondate risultano le censure dedotte con il II motivo.

Ritieneil Collegio che a fronte dell'ormai definitivo accertamento di unostato di pericolo attuale incombente sulla persona del ricorrente,che comunque lo legittima all'utilizzo permanente della pistolad'ordinanza anche al di fuori del servizio prestato, sia del tuttomanifesta l'irragionevolezza dell'impugnato diniego, essendo lafattispecie del tutto differente da quella che si verifica in sede diordinaria autorizzazione al porto d'armi nei confronti di comunicittadini, ove vige la regola della eccezionalita' nei confronti disoggetti non abilitati all'uso di armi e per cui la giurisprudenzaanche di questo Tribunale ha da sempre evidenziato l'ampiadiscrezionalita' dell'Autorita' di Pubblica sicurezza.  

Delresto trattasi anche in questo caso di affermazioni puntualmente gia'contenute nel primo giudicato di annullamento.

Allaluce delle esposte considerazioni il ricorso e' dunque fondato, conl'effetto di annullare il provvedimento impugnato econseguente obbligodella Prefettura di procedere al rinnovo del porto d'armi richiestodal ricorrente, venendosiad esaurire il potere esercitato con il secondo giudicato diannullamento.  

Avv.Francesco Pandolfi        

3286090 590       

skype:francesco.pandolfi8         

francesco.pandolfi66@gmail.com


(www.StudioCataldi.it) 


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25 settembre 2010

PORTO D'ARMI - DINIEGO - CARENZA DI MOTIVAZIONE

 Anche i Prefetti ed i questori pagano; così pare abbiano sentenziato i giudici del T.A.R. della Sicilia , Sez. III, giudicando in merito al ricorso n. 3504/99 R.G. e, il Consiglio di Stato, N. Sez. 762/01 con adunanza del 12 giugno 2002, in relazione al rigetto del rinnovo del porto d’armi innanzi al difetto di un’adeguata motivazione, addebitando così le spese all‘amministrazione soccombente. Eppure, ancora oggi, molte amministrazioni pubbliche, facendosi forti dell’ampia discrezionalità che viene concessa loro in merito ai provvedimenti di polizia, forzano la mano dando sfocio a decreti apodittici che mostrano intrinsecamente una carenza di motivazione.

Il Tar Liguria Sez. Seconda – Sent. del 20.08.2008, n. 1576, compensando le spese di giudizio fra le parti, conclude che, come costantemente affermato dalla giurisprudenza, anche di questa Sezione, è illegittimo per insufficienza della motivazione il provvedimento con il quale si nega il rinnovo del porto d’armi a soggetto precedentemente autorizzato, sulla sola considerazione che lo stesso non versa allo stato nelle condizioni che giustificano la necessità di girare armato, senza assolutamente indicare le ragioni della nuova valutazione contrastante con le precedenti che, viceversa, avevano dato luogo al rilascio dell’autorizzazione al porto di pistola. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) N.2450/08 Reg.Dec. N. 3012 Reg.Ric .ANNO 2007 ha poi aggiunto che l’art. 43, comma 2, del citato Testo Unico riconosce, in effetti, alla p.a.. un potere ampiamente discrezionale nella valutazione dei presupposti e dei requisiti necessari per ottenere il rilascio della licenza di porto di pistola per difesa personale; ma di certo detta discrezionalità non può sconfinare in un operato dell’autorità procedente che in definitiva si appalesi in contrasto con i principi della logicità e ragionevolezza dell’azione amministrativa;Sotto tali profili non appare dato comprendere, pertanto, come, in assenza di mutati presupposti e requisiti soggettivi, l’amministrazione abbia successivamente ritenuto di procedere in modo differenziato nei confronti del richiedente la licenza (cfr.per casi in parte analoghi, decisioni della Sezione 7.6. 2006, n. 3427 e 27.7.2007, n.4169).


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