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13 dicembre 2013

RESIDENZA ANAGRAFICA - PARERE DEL CONSIGLIO DI STATO

Consiglio di Stato, Sez. prima, n. 03479/2012 del 06/08/2012


La disciplina di settore ( legge n. 1228 del 1954 e d.p.r. n. 223 del 1989 ) prevede che l'iscrizione all'anagrafe o nei registri della popolazione residente costituisce un diritto ed un dovere di ogni cittadino italiano e straniero regolarmente soggiornante sul territorio nazionale.
L'anagrafe registra coloro che hanno fissato nel comune la propria residenza, nonché coloro che, in quanto senza fissa dimora, hanno stabilito nel comune il proprio domicilio ( art. 1, comma 3, legge n. 1228 del 1954 ).
A ciò si correla la funzione dei registri anagrafici, che è quella di rilevare sia sotto in profilo individuale che familiare le posizioni dei cittadini presenti sul territorio. ll cambio di residenza si denuncia solo dopo il verificarsi del mutamento della situazione di fatto da accertare ( ai sensi degli artt. 4 e 5 della legge n. 1228 del 1954 ) ossia dopo il trasferimento di residenza sicché l'avvenuto cambio di residenza in immobile che sia ( ma tale non risulti ) inidoneo dal punto di vista igienico sanitario non preclude astrattamente l'iscrizione all'anagrafe.


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permalink | inviato da geronimo il 13/12/2013 alle 13:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

1 giugno 2010

DIRITTO DI ACCESSO AGLI ATTI - INERZIA DELLA P.A. - OMISSIONE DI ATTI D'UFFICIO

 Spesso ci si continua a chiedere se l’inerzia della pubblica amministrazione innanzi ad una richiesta formale , di accesso agli atti e/o quant’altro, possa integrare il reato penale di cui all’art. 328 del c.p.

La legge n. 241/90, per altro modificata dalla L. n.69/2009, ha rafforzato l’obbligo posto a capo delle pubbliche amministrazioni, di concludere i procedimenti amministrativi (accesso agli atti) entro il termine di 30 giorni, o, comunque mai oltre i 180 giorni, fissato dai regolamenti dei singoli enti. Viene determinata altresì una sanzione risarcitoria degli eventuali danni procurati in caso di mancata conclusione entro i termini previsti. La violazione di questo precetto determina tanto la condanna a provvedere, che l’obbligo di risarcimento del danno, inoltre, può integrare la fattispecie del reato della violazione dei doveri d’ufficio di cui all’art. 328 del c.p.

L’art. 328 c.p. prevede il reato di omissione di atti d’ufficio per il pubblico ufficiale che entro 30 giorni dalla richiesta, o in un tempo più lungo come sopra citato, non compie l’atto e non risponde spiegando le ragioni del ritardo.

Il reato si configura anche a fronte di una richiesta di accesso da parte del privato cittadino, infatti, il pubblico ufficiale ha il dovere di rispondere entro 30 giorni o rilasciando l’atto richiesto ovvero negandolo motivatamente; nella ipotesi di mancata risposta espressa nel termine previsto, ai sensi del Co. 4 dell’art. 25 della L. 241/90, la richiesta “si intende respinta”, stimolando così il meccanismo del silenzio rigetto. In siffatta ipotesi si ipotizza invece, che a carico del funzionario inadempiente si possa ravvisare il reato di cui all’art. 328 c.p.

Parte della giurisprudenza ha ritenuto inapplicabile il reato di cui all’art.328 del c.p. in materia di accesso, poiché maturerebbe comunque il meccanismo del silenzio rigetto, un provvedimento negativo, comunque emesso dalla p.a., onde scatterebbe la causa di giustificazione codificata dall’art.51 c.p. costituendo un diritto per la p.a., il potere di sostituire un provvedimento tacito a quello espresso.

E’ stato tuttavia giustamente replicato che il richiamo alla scriminante di cui all’art.51 c.p. appare fuori luogo, giacché il meccanismo del silenzio rigetto costituisce soltanto una fictio iuris e non una manifestazione di un diritto attribuito dalla p.a. (che anzi ha pur sempre il dovere di concludere il procedimento mediante provvedimento espresso ex art. 2, comma 2, legge 241/90).

La giurisprudenza prevalente, inoltre, non ha ritenuto di condividere nemmeno l’impostazione dottrinale secondo cui la consumazione del reato presupporrebbe che, a seguito della formazione del silenzio rigetto per effetto del decorso dei 30 giorni dall’istanza, l’interessato invii un ulteriore atto di diffida. La tesi, che sarebbe plausibile ove il termine per la conclusione del procedimento sia superiore a quello penale di 30 giorni, non appare esatta nel caso in cui il termine procedimentale e quello penale coincidano: in tal caso un atto sollecitatorio, volto a stigmatizzare un silenzio già intrinsecamente illecito, sarebbe sicuramente inutile. Per quanto esposto, il rapporto tra l’art. 328 c.p. e la legge 241/90 è facilmente rinvenibile. Si può affermare che la legge n. 241 fissa in modo circostanziato il precetto al quale la p.a. e i suoi dipendenti devono attenersi in materia di accesso agli atti, mentre l’art. 328 c.p. co. 2, prevede le punibilità per la violazione di tale precetto.

20 aprile 2010

ACCESSO AI CURRICULUM VITAE DEI CONCORRENTI

 

Tribunale Amministrativo Regionale Toscana sez.I 1/4/2010 n. 897
Diritto di accesso ai curricula dei candidati

(omissis)
FATTO e DIRITTO
1. Il ricorrente ha partecipato ad una selezione pubblica indetta dall'Azienda Ospedaliera Universitaria Senese per il conferimento di un incarico quinquennale di dirigente avvocato. All'esito della procedura ha avuto comunicazione dell'avvenuto conferimento dell’incarico ad altro concorrente non specificato, senza che gli venisse fornita motivazione in proposito. Con nota 16 novembre 2009 inviata tramite fax nella medesima data ha quindi richiesto l'accesso alla documentazione epigrafata, e non avendo avuto riscontro si è determinato a proporre il presente ricorso, notificato il 15 gennaio 2010 e depositato il 29 gennaio 2010.
Alla Camera di Consiglio del 10 marzo 2010 la causa è stata trattenuta in decisione.
2. Il ricorso deve essere accolto parzialmente.
Non vi è dubbio che il ricorrente abbia una posizione tutelata ad accedere alla documentazione amministrativa inutilmente richiesta all'Azienda intimata. Tale posizione legittimante nasce dalla sua partecipazione alla citata selezione pubblica, ciò che ha creato un suo interesse diretto, concreto ed attuale a conseguire la relativa documentazione poiché da questa potrà valutare se l'operato dell'Azienda sia stato legittimo o se invece sia stato caratterizzato da vizi suscettibili di determinarne l’annullamento. Deve quindi essere ordinata l'esibizione della documentazione inutilmente chiesta dal ricorrente, con esclusione però dei curricula dei partecipanti alla selezione. Questi ultimi documenti infatti possono rappresentare dati personali dei partecipanti medesimi, l'accesso ai quali, ai sensi dell'art. 24, comma 7, legge 7 agosto 1990, n. 241, è consentito solo in presenza di esigenze difensive che devono essere rappresentate dall'istante. È ben vero che, a causa del comportamento omissivo dell'Azienda, il ricorrente non è stato messo in grado di valutare la necessità di acquisire anche detti elementi; tale necessità egli potrà evincere e rappresentare in una nuova istanza di accesso dall'esame della restante documentazione che ha vanamente richiesto, la quale dovrà essergli prodotta dell'intimata Azienda Ospedaliera entro trenta giorni dalla comunicazione o, se anteriore, notificazione della presente sentenza. L'Azienda dovrà anche fornire i domicili dei partecipanti alla pubblica selezione in questione al fine di mettere in grado il ricorrente di notificare loro eventuali ulteriori atti giudiziari a propria difesa.
Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate in € 1.500,00 (millecinquecento/00), cui devono essere aggiunte le sole somme per IVA e CPA.

P.Q.M.
il Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana, Sez. I, accoglie il ricorso e per l’effetto ordina all'Azienda Ospedaliera Universitaria Senese di produrre la documentazione di cui in motivazione nei termini e con le modalità ivi indicate.
Condanna l'Azienda Ospedaliera Universitaria Senese al pagamento delle spese processuali nella misura di € 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre IVA e CPA.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministra
tiva.

10 aprile 2010

DIRITTO DI ACCESSO AGLI ATTI E DIRITTO ALLA RISERVATEZZA

 

 
Spesso ci  si è domandati se il diritto soggettivo dell’individuo, a garanzia della tutela giuridica,  possa superare quello che riguarda la riservatezza degli altri e,  se in uno specifico contesto, si possano acquisire dati c.d. supersensibili e/o conoscere il depositario di un’esposto presentato contro la propria persona. Orbene, due sentenze dei Tribunali amministrati dell’Emilia – Romagna e della Campania, hanno dato una risposta nel merito.
La seconda sentenza tratta di un ricorso avverso il trasferimento ad una sede scolastica (sede di lavoro)  della stessa città, piuttosto che a un’altra, assegnata alla controinteressata per motivi di salute. E’ ovvio che, nella fattispecie, gli interessi della ricorrente, così come proposti, non possono che recedere ad un rango inferiore rispetto a quelli della controparte, che riguarderebbero la tuela della riservatezza dei dati inerenti il suo stato di salute.
 
. Emilia –Romagna, Bologna, sez. II, 2 febbraio 2010, n. 633.
Diritto di accesso agli atti di un procedimento disciplinare avviato nei confronti di un professionista – diniego – illegittimità.
 
E’ illegittimo il diniego di accesso, opposto dal consiglio dell’ordine, in merito ad un’istanza ostensiva avanzata da un professionista iscritto all’albo, avente ad oggetto gli atti del procedimento disciplinare adottato dal consiglio medesimo nei suoi confronti, a seguito di un esposto presentato da terzo. Infatti, gli atti di un procedimento disciplinare ed in particolare l’esposto che ha dato origine allo stesso, non rientrano tra quelli esclusi dall’accesso, di cui al tassativo elenco del nuovo testo dell’art. 24, della legge 7 agosto 1990, n.241, come sostituito dall’art.16 della legge 11 febbraio 2005, n.15; d’altra parte, il diritto di accesso deve essere comunque consentito, nei limiti in cui sia strettamente indispensabile, anche nei confronti di atti contenenti dati idonei a rivelare dati personali riservati ovvero c.d. “supersensibili”, nel caso in cui il richiedente abbia motivato l’istnza ostensiva con la necessità di tutelare e difendere i suoi interessi giuridici, nel rispetto della riservatezza dei terzi, secondo le modalità e termini previsti dall’art. 60 del d. lgs. N.196/2003
 
T.A.R. Campania, Salerno, sez. I, 2 febbraio 2010, n. 1029
 
Diritto di accesso – rapporti con il diritto alla riservatezza – istanza ostensiva riguardante dati c.d. “ultra sensibili” – diniego – legittimità – riferimento all’art.60 del d.lgs. n. 196/2003.
 
E’ legittimo il diniego opposto dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca in merito alla richiesta di accesso avanzata da un docente, per ottenere copia dei documenti – ivi compresi certificati sanitari – e dei titoli che hanno consentito ad un altro docente di prendere il proprio posto, per verificare se l’amministrazione scolastica ha fatto corretta applicazione dell’art.4, della l. n. 104 del 1992, laddove subordina i previsti benefici all’accertamento, da parte di una Comissione medica della Asl, dell’esistenza di una patologia invalidante. E’ infatti vietato alla p.a. ex art.60 del d.lgs. n. 196/2003, di esibire i dati personali c.d. “ultra sensibili” e/o “supersensibili”, allorché il rango della situazione giuridicamente rilevante fatta valere dall’accedente (nella specie, si trattava dell’assegnazione presso una sede scolastica di lavoro, piuttosto che ad un’altra, nell’ambito della stessa città) è chiaramente inferiore e, quindi recessivo, rispetto a quello primario dell’interessato alla salute, e, correlativamente, a mantenere riservati documenti che possono renderne conoscibile lo stato.
 

24 febbraio 2010

IDENTIFICAZIONE DEL DIPENDENTE PUBBLICO

 

 

19 febbraio 2010

RESIDENZA NEGATA - IL COMUNE CREA OSTACOLI

Newsletter dell'Unione Nazionale Consumatori                                                             22 (SdC – feb. 10) –

Talvolta l’anagrafe comunale fa resistenza alla domanda del cittadino di cambiare residenza, facendo riferimento ad una “normativa” di cui non si ha notizia. Non esiste una normativa del genere, anzi nel negarle la residenza l’ufficiale dell’anagrafe compie un abuso e un rifiuto di atti d’ufficio che potrebbe essere denunciato alla Procura della Repubblica. Lo ha chiarito anche il ministero dell’Interno con la circolare n. 81/995, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 19 giugno 1995, nella quale ha ricordato che la richiesta di residenza “costituisce un diritto soggettivo del cittadino, non appare vincolata da alcuna condizione né potrebbe essere il contrario, in quanto in tal modo si verrebbe a limitare la libertà di spostamento e di stabilimento dei cittadini sul territorio nazionale in palese violazione dell’articolo 16 della Costituzione”. Il ministero dell’Interno ha ulteriormente precisato che “appaiono contrari alla legge e lesivi dei diritti dei cittadini quei comportamenti adottati da alcune amministrazioni comunali che, nell’esaminare le richieste di iscrizione anagrafica, chiedono… nel caso di persone coniugate, la contemporanea iscrizione di tutti i componenti il nucleo familiare”. La circolare ministeriale conclude che, semmai, l’amministrazione comunale può accertare in un tempo successivo l’effettiva presenza del cittadino nel luogo di residenza.

24 luglio 2009

SI PUO' SPIARE LA PROPRIA EX IN AUTOMOBILE

Spiare la ex in automobile non è interferenza illecita
(Cassazione 28251/2009)

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE


QUARTA SEZIONE PENALE

ha pronunciato la seguente


SENTENZA

La Corte di Cassazione osserva

Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Potenza aveva chiesto la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di […] e […] per violazione degliarticoli 615 bis o 617 bis c.p. [1]nonché per la violazione degli articoli 314 e 323 c.p. per il solo […].
I due si sarebbero procurati indebitamente notizie attinenti la vita privata di […] con la quale il […] aveva avuto una relazione sentimentale, poi interrottasi per volontà di lei , installando nell’auto della donna nel vano della luce di cortesia un telefono cellulare con suoneria disattivata su cui era impostata la funzione di risposta automatica in modo da consentire la ripresa sonora di quanto avveniva nell’ auto .
Il P. M. presso il Tribunale di Potenza escludeva che fosse ravvisabile il delitto di
cui all’art. 615 bis o 617 bis c. p. riteneva insufficienti gli indizi in relazione all’articolo 314 cp. mentre in relazione all’abuso in atti di ufficio disponeva la sospensione dall’ufficio del […].
Gli appelli delle parti venivano rigettati dal Tribunale della libertà di Potenza con ordinanza del 19 dicembre 2008.

Con il ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica di Potenza deduceva con riferimento agli articoli 615 e 617 bis cp. la inosservanza ed erronea applicazione della legge penale di cui alla lettera b) dell’articolo 606 cpp e la contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione ex articolo 606 lettera e) c.p.p.

Le questioni sottoposte aI vaglio della Suprema Corte possono così sintetizzarsi :
a) se l’automobile con riferimento ai reato di cui all’articolo 615 bis cp. possa o meno considerarsi un luogo di privata dimora ai sensi dell’ articolo 614 cp. norma espressamente richiamata dall’articolo 615 bis cp.
h) se il divieto di cui all’articolo 617 bis cp. concerna o meno gli strumenti di comunicazione
e) se la espressione altra forma di trasmissione a distanza dei suoni di cui all’articolo 623 bis cp. sia riferita all’oggetto della intercettazione o allo strumento di captazione.

I motivi di ricorso non sono fondati

Le norme in discussione 615 bis c.p. e 617 bis c.p. - tutelano la riservatezza o meglio la libertà morale delle persone individuabile in rapporto all’ambiente e agli strumenti di comunicazione
La disposizione dell’articolo 615 bis cp. tutela la riservatezza di notizie ed immagini e fa riferimento ai soli luoghi indicati nell’art. 614 c. p. e cioè l’abitazione e la privata dimora.

Orbene l’autovettura che si trovi sulla pubblica via non è ritenuta dalla giurisprudenza della Suprema Corte formatasi essenzialmente in materia di intercettazioni tra presenti, luogo di privata dimora ( vedi da ultimo n. 4105/07 - 2356/01 n. 13/05 - 230533 e Cass. Sez. V penale 30 gennaio 18 marzo 2008 n. 12042 )

Tale indirizzo trova conferma nella pronuncia delle Sezioni Unite Penali n. 2795 del 2006 , che con affermazione che, sebbene resa nel contesto della interpretazione della normativa processuale in tema di video riprese appare di carattere generale, ha osservato che non c’è dubbio che il concetto di domicilio individui un rapporto tra la persona ed un luogo, generalmente chiuso, in cui si svolge la vita privata in modo anche da sottrarre chi lo occupa alle ingerenze esterne e da garantirgli, quindi, la riservatezza. Ma il rapporto tra la persona ed il luogo deve essere tale da giustificare la tutela di questo anche quando la persona è assente. In altre parole, la vita personale che vi si svolge, anche se per un periodo di tempo limitato, fa si che il domicilio diventi un luogo che esclude violazioni intrusive, indipendentemente dalla persona che ne ha la titolarità, perché il luogo rimane connotato dalla personalità del titolare, sia o meno questi presente.
Nemmeno gli articoli 617 bis e 623 bis cp risultano violati.
Tali disposizioni concernono infatti gli strumenti di comunicazione nel senso che l’art. 617 bis ha ad oggetto le attività volte a intercettare o impedire comunicazioni e conversazioni che avvengono con il mezzo del telefono o de telegrafo o a seguito dell’ampliamento della fattispecie derivante dall’applicazione della norma di chiusura contenuta nell’articolo 623 bis c.p con altre forme di trasmissione a distanza di suoni immagini o altri dati e non possono con certezza riguardare, anche le intercettazioni o gli impedimenti di conversazioni tra presenti ( vedi oltre la citata Cass. 30 gennaio 2001 n. 12042 anche la n. 4264 del 2006 ).

Insomma, i reati in questione sono ravvisabili quando un terzo si inserisca con l’uso di apposite apparecchiature in un canale di trasmissione di dati , cosa che non è avvenuta nel caso di specie.
Le pur interessanti osservazioni del Pubblico Ministero ricorrente non consentano di superare gli indirizzi giurisprudenziali indicati

Non ricorrono i presupposti indicati dall’articolo 618 c.p.p. per devolvere le questioni di diritto prospettato alle Sezioni Unite Penali come richiesto dai Pubblico Ministero di udienza.
Per le ragioni indicate il ricorso deve essere rigettato.

 

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

DEPOSITATA IN CANCELLERIA IL 9 LUGLIO 2009

 

27 giugno 2009

IL SILENZIO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

 

Il silenzio rifiuto della pubblica amministrazione è illegittimo
(Tar Lazio 9948/2007)
L’istanza presentata da un privato cittadino alla pubblica amministrazione per ottenere un provvedimento discrezionale a proprio favore, determina l’obbligo della stessa pubblica amministrazione di fornire una risposta, senza rimanere inerte. Ciò, in base alle disposizioni di cui agli articoli 2 e 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, le quali, in materia di procedimento amministrativo, hanno definitivamente sancito l’intrinseca illegittimità del silenzio-rifiuto della pubblica amministrazione. In tal senso si è pronunciato il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) del Lazio nella Sentenza n. 9948/2007, con la quale è stato accolto il ricorso presentato da alcuni cittadini del Comune di Marino affinché la propria amministrazione comunale fosse indotta ad adottare un provvedimento in merito alla richiesta da essi più volte avanzata senza ricevere alcuna risposta e finalizzata ad ottenere l’allaccio delle loro utenze al servizio idrico comunale. Relativamente all’obbligo dell’amministrazione comunale di emettere un provvedimento esplicito senza potersi avvalere del silenzio-rifiuto, il TAR del Lazio ha svolto varie considerazioni tra cui le seguenti. Il legislatore, con la legge n. 241 del 1990 è intervenuto a stabilire gli obblighi di comportamento della pubblica amministrazione con riguardo alle richieste del cittadino al cui servizio essa è istituzionalmente preposta. La richiesta rivolta dai ricorrenti alla propria amministrazione comunale non corrisponde ad un procedimento amministrativo tipizzato a conclusione del quale è prevista l’emanazione di un provvedimento amministrativo finale. Sennonché, secondo una giurisprudenza consolidata in materia, il dovere di provvedere può scaturire non solo da puntuali previsioni di legge o di regolamento, ma anche dalla peculiarità della fattispecie nella quale ragioni di giustizia o equità impongono l’adozione di provvedimenti o lo svolgimento di un’attività amministrativa, alla stregua dei principi posti in via generale dall’articolo 97 della Costituzione. La legge n. 241 del 1990, ancorché legge di principi, esplica un effetto precettivo direttivo in tutti i casi in cui le esigenze partecipative, di trasparenza e di buona amministrazione non abbiano uno specifico riscontro nella disciplina di un singolo procedimento tipizzato. Pertanto, nella fattispecie, in base alle richiamate norme degli articoli 2 e 3 della legge n. 241/1990, l’istanza presentata al Comune di Marino dai ricorrenti, ha dato inizio ad un procedimento amministrativo che avrebbe dovuto legittimamente avere termine con l’adozione di un provvedimento contenente disposizioni conclusive del procedimento avviato da tale istanza. Il silenzio serbato dal Comune di Marino sull’istanza presentata dal ricorrenti è, quindi, illegittima. Da qui la Sentenza con la quale il TAR del Lazio, in accoglimento del ricorso, ha ordinato al Comune di Marino di adottare, entro trenta giorni dalla relativa notifica o comunicazione, un espresso provvedimento a definizione della richiesta che i ricorrenti avevano ad esso rivolta, prevedendo inoltre che, in caso di mancata adozione del provvedimento, questo, su domanda dei ricorrenti, dovrà essere emanato, in sostituzione del Comune, da un Commissario ad acta, cioé nominato appositamente.(17 marzo 2008)
 

2 giugno 2009

NOTIFICA DI ATTI - LA CASSAZIONE DICE LA SUA

 

E’ profondamente giusto che tutti conoscano i curiosi arzigogoli della nostra Corte Suprema. Questa volta tocca alla sezione tributaria con la sentenza 11620 depositata lo scorso 19 maggio 2009. Una doverosa premessa per i non addetti: la notifica è “atto dell’ufficiale giudiziario” (ma anche dell’aiutante, del trimestrale, del messo comunale, del postino e di recente, dell’avvocato autorizzato) mediante la quale si attesta la consegna “legale” di copia di un atto (o documento) al destinatario; oppure anche senza la consegna materiale, comunque si mette a conoscenza “legale” il o i destinatari, del contenuto di un atto (ad es. la notifica per pubblici proclami). E’ intuitivo che la notifica “per eccellenza” è quella effettuata nelle mani del destinatario. Se il destinatario è una persona giuridica, un ente, è altrettanto ovvio che andrà individuato il “soggetto idoneo” a riceverla. Altro principio generale è che la costituzione in giudizio, successiva alla notifica, sana eventuali vizi di cui fosse affetta la stessa notifica “in quanto l’atto ha raggiunto il suo scopo”. Fermi questi principi generali, per il processo tributario l’art.16 del d.lgs. n. 546 del 1992 testualmente dispone: le notificazioni possono essere fatte anche direttamente a mezzo del servizio postale mediante spedizione dell'atto in plico senza busta raccomandato con avviso di ricevimento ovvero all'ufficio del ministero delle finanze ed all'ente locale mediante consegna dell'atto all'impiegato addetto che ne rilascia ricevuta sulla copia.Quindi non prevede la necessità di un soggetto qualificato a fare le notifiche, ben potendole fare la parte personalmente (o il suo difensore), e prevede che “l’impiegato addetto” (o meglio che si qualifica tale…) ne rilascia una ricevuta sulla copia. La sentenza in commento dichiara inammissibile il ricorso proposto da un contribuente contro l’Agenzia delle entrate consegnato al dipendente dell’Agenzia delle entrate ma non notificato con l’ufficiale giudiziario. E questo, anche se vi è stata la successiva costituzione in giudizio dell’Agenzia delle entrate (quindi aveva avuto ben conoscenza del ricorso). A tali conclusioni, la Cassazione è giunta in quanto "il ricorso risulta consegnato dal contribuente (e non notificato) al “Front Office” dell’ufficio delle entrate di Aversa. Tale modalità di introduzione del giudizio non è sicuramente equipollente ad una notificazione (che è atto dell’ufficiale giudiziario), costituente l’unica modalità di introduzione del giudizio di Cassazione, cui – anche a prescindere dal fatto che la consegna ad un dipendente non equivale a consegna a mani proprie – comunque non si applica l’art.17 del d.lgs. n. 546 del 1992 (Cass. 3419/05), dettato esclusivamente per il giudizio dinanzi alle commissioni tributarie. Deve dunque ritenersi che la notificazione sia del tutto inesistente, con la conseguenza declaratoria di inammissibilità del ricorso, a nulla rilevando l’intervenuta costituzione in giudizio dell’agenzia". Al di là del fatto che “la consegna a mani proprie di un ente” può essere solo frutto di fantasia, il decreto legislativo di cui in discorso titola: DISPOSIZIONI SUL PROCESSO TRIBUTARIO. Senza eccezioni.

Commento tratto da Remedia Juris

http://remediaandpartners.blogspot.com/2009/05/inammissibile-il-ricorso-per-cassazione.html

14 aprile 2009

LA MANCANZA DELL'AVVISO DI RICEVIMENTO INFICIA LA NOTIFICA

 

  Corte di Cassazione Civile sez.II 26/2/2009 n. 4697
La mancata produzione dell'avviso di ricevimento comporta l'inesistenza della notifica

 (omissis)
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con sentenza in data 9/28.11.2002, il Giudice di pace di Civitavecchia aveva accolto l'opposizione spiegata da (), avverso cartella esattoriale notificatagli a seguito di infrazione al Codice della strada; avverso tale decisione aveva proposto ricorso per cassazione il Comune di (), sulla base di un solo motivo.
All'udienza del 24.1.2007, questa Corte, rilevato che l'intimato non aveva svolta attività difensiva e che non era stato prodotto l'avviso di ricevimento relativo alla notifica del ricorso a mezzo posta, aveva rinviato a nuovo ruolo in attesa delle decisioni che le SS.UU., già investite della questione, avrebbero assunto circa la qualificazione della natura del vizio che da tanto consegue.

 

 MOTIVI DELLA DECISIONE
Aderendo all'avviso giurisprudenziale (v. Cass. 18.7.2002, n 11257; 10.3.2004, n. 4900 ed altre) secondo cui, nel caso di notifica a mezzo del servizio postale, la mancata produzione dell'avviso di ricevimento comporta l'inesistenza della notifica e non la mera nullità della stessa, con conseguente impossibilità di rinnovare la notifica stessa, recentissimamente riaffermato dalle Sezioni unite di questa Corte, che hanno così composto il contrasto verificatosi sul punto, deve argomentarsi nel senso che la mancata produzione dell'avviso di ricevimento, verificatasi nel caso di specie, come già rilevato in narrativa, comporta l'inammissibilità del ricorso, stante l'inesistenza della notifica del ricorso stesso conseguita alla mancata produzione dell'avviso medesimo, non potendosi accertare l'effettiva e valida costituzione del contraddittorio, segnatamente nel caso in cui l'intimato, come nella fattispecie processuale che ne occupa, non abbia spiegato attività difensiva.
La convinta adesione a tale avviso giurisprudenziale, chiaramente derivante da una corretta applicazione del sistema, segnatamente in assenza di qualsivoglia richiesta sul punto da parte del comune ricorrente, che non ha chiesto termine nè per ottenere una certificazione sostitutiva, relativa all'effettiva consegna del plico da parte dell'Amministrazione postale al notificando, nè per produrre il duplicato dell'avviso di ricevimento, comporta la declaratoria di inammissibilità del ricorso.
Non v'ha luogo a provvedere sulle spese.

 

P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

30 marzo 2009

FIRMA DIGITALE

 Con il recepimento della Direttiva europea sulle firme elettroniche 1999/93/CE le cose sono cambiate. Difatti, già il primo provvedimento legislativo, il DLGS 23 gennaio 2002, n.10, modificando l’articolo 10 (L) “ Forma ed efficacia del documento informatico” del DPR 28 dicembre 2000, n.445 – dove era confluito il DPR 10 novembre 1997, n.513 – modificava, rafforzandolo, il valore giuridico di una sottoscrizione effettuata con firma digitale. Detto articolo, al comma 3, prescrive che “ Il documento informatico, quando è sottoscritto con firma digitale o con un altro tipo di firma elettronica avanzata, e la firma è basata su di un certificato qualificato ed è generata mediante un dispositivo per la creazione di una firma sicura, fa inoltre piena prova, fino a querela di falso, della provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritto

Quindi, alla sottoscrizione con firma digitale “forte” (quella che possiede le seguenti caratteristiche: 1- è unafirma elettronica avanzata, 2- è basata su un certificato qualificato, 3- è generata per mezzo di undispositivo sicuro per la generazione delle firme) viene data la medesima validità giuridica di una firma autografa autenticata da un pubblico ufficiale.

A tutte le altre possibili tipologie di firme elettroniche, cioè quelle cui mancano uno o più delle tre caratteristiche indicate nel periodo precedente, viene esplicitamente conferito valore probatorio.

In un procedimento legale tali firme elettroniche dovranno essere di volta in volta analizzate dal giudice (che si avvarrà certamente di un perito) che deciderà se ammetterle quali prove in giudizio.

Questa previsione, che è stata resa esplicita per recepire senza dubbio alcuno quanto prescritto dalla Direttiva europea, era già presente nel nostro codice civile in quanto, lo stesso, prevede che nessuna prova in giudizio possa essere ricusata a priori.

 

 

15 marzo 2009

L'AMMINISTRATORE DEL CONDOMINIO

 

Ho vissuto sempre in una casa ove i problemi del condominio venivano superati dall’esiguo numero degli appartamenti e la gestione era finalizzata esclusivamente al pagamento della luce delle scale ed alla pulizia delle stesse. Da qualche anno ho deciso di andare a vivere in campagna , sennonché, il problema che non avevo mai vissuto prima, è sorto proprio ove credevo non esistesse. La nomina di un amministratore esterno cui affidare la gestione della strada privata di proprietà dei titolari dei lotti di terreno, per finalizzare alcune opere e gestirne l’ordine. Quello che pensavo non avrei mai dovuto affrontare nell’andare a vivere in campagna diventava così la problematica principale. Eccoci arrivati alla nomina del terzo amministratore, tutti sfiancati dalle controversie interne dei proprietari dei lotti ma ligi a presentare e ricevere la nota spese della gestione dell’amministrazione. L’ultimo amministratore ha creato delle difficoltà nel rilasciare la documentazione all’amministratore subentrante.

Ecco alcune regole che possono interessare:

“L’amministratore , in virtù del suo mandato, è tenuto a conservare e consegnare, in caso di sua revoca, tutti i verbali delle assemblee e tutte le ricevute di pagamento effettuate dai condomini, regolamento, elenco dei condomini e tutte le carte inerenti. Lo smarrimento di questi documenti deve essere tempestivamente denunciato dall’amministratore e può comunque portare ad un contenzioso per il risarcimento del danno subito dal condominio”.

Leggermente diversa e se trattiamo la documentazione contabile, riguardante i rapporti con i terzi fornitori (es.: pulizia scale, elettricista, enti erogatori servizi di luce, gas, ecc.). In questi casi gli obblighi dell’amministratore sono limitati al tempo di prescrizione dei rapporti giuridici sottostanti. Maturata la prescrizione del diritto sotteso, che a seconda dei casi varia da cinque anni a dieci anni, l’amministratore in carica non ha più alcun obbligo giuridico di conservare i relativi documenti.

A tal proposito enumeriamo due ipotesi raffigurabili:

 

a) la mancata consegna della documentazione nel passaggio di gestione da un amministratore ad un altro;

b) la richiesta di prendere visione delle carte da parte del condominio.

 

Nel primo caso, fatta salva la possibilita' di chiedere un risarcimento laddove vi sia danno, il condominio nella persona dell'amministratore subentrante puo' chiedere, con un'azione giudiziaria, la restituzione della documentazione mancante e non consegnata dall'amministratore uscente.
Per cio' che concerne il secondo caso, e' utile sottolineare che il condomino ha sempre diritto a prendere visione della documentazione condominiale. A seconda delle circostanze, pero', variano tempi modi ed effetti. Cosi' se il condomino vuole visionare le carte prima di un'assemblea per informarsi della situazione e l'amministratore glielo impedisce, la delibera e' da considerarsi annullabile (cosi' Cass. n. 12650 del 2008). La ragione sta nel fatto che si considera leso il diritto alla corretta informazione e formazione del consenso. A parte il periodo che precede l'assemblea, il condomino ha sempre diritto di prendere visione ed estrarre la documentazione condominiale. La sentenza n.15159 del 2001 della Corte di Cassazione dice, infatti, che ogni condomino ha diritto ad avere accesso e ad estrarre copia della contabilita' condominiale. Tuttavia a proprie spese e senza creare intralcio all'attivita' dell'amministratore.

 

10 marzo 2009

INPDAP - TRATTENERE DENARO INDEBITAMENTE PERCEPITO - RICORSO

Succede a volte che, in buona fede, si percepiscano somme di denaro non dovute e, solo successivamente, l'ente creditore  richiede indietro quanto versato, con trattenute mensili. A tal proposito giova ricordare che i ricorsi presso la Corte dei Conti non necessitano di patrocinio legale. Si allega pertanto un modello esemplificativo per resistere all'azione di chi una volta commesso l'errore cerca di ricorrere ai ripari a danno del pensionato.
 

CORTE DEI CONTI

SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA SARDEGNA

 

Ricorso avverso il decreto di recupero di indebito pensionistico.

per

Il Sig.____________, nato in Italia a _________________ il 25 a ________________res. a______________ via _______________________________, C.F. ___________________;

Ricorrente

Contro

Direzione provinciale INPDAP, via Sardegna nr. 25, 07100 Sassari;

Resistente

******

OGGETTO:- decreto di recupero di indebito pensionistico di euro _______, Prot.llo nr.

datato _____________________, della Sede Provinciale di Sassari dell’INPDAP;

Fatto

In data ___________, il ricorrente è stato collocato in congedo assoluto per infermità con il grado di ____________ e diritto a pensione identificata nella posizione nr. ______;

Per ben 4 anni e 5 mesi gli è stato corrisposto un trattamento di quiescenza provvisorio;

In data _______________ la sede INPDAP resistente, emetteva dispositivo di recupero indebito pensionistico di euro 7.000 per somme indebitamente percepite a causa di una corresponsione NON OCCULATA da parte dell’ente deputato al calcolo e alla corresponsione all’avente diritto;

In data _____________ l’odierno ricorrente a mezzo A/R costituiva in mora l’amministrazione resistente diffidandola a sospendere il provvedimento adottato nei confronti della sua posizione pensionistica;

In data _________, l’amministrazione resistente rispondeva con missiva all’odierno ricorrente che il recupero sarebbe stato confermato, giustificando la decisione che se pur esistendo giurisprudenza in materia ad avallo della richiesta formulata dall’odierno ricorrente, le sentenze non erano applicabili “Erga Omnes”

Diritto

Pertanto si contesta l’irripetibilità dell’indebito pensionistico;

Chiede che

l`Ill.ma Corte dei Conti adita, voglia accogliere le seguenti:

Conclusioni

contrariis rejectis,

immediata sospensiva dell’addebito

restituzione delle somme indebitamente trattenute

rivalutazione e interessi di legge su quanto arbitrariamente trattenuto

Si allegano i seguenti documenti in copia fotostatica:

Copia del provvedimento emesso dall’INPDAP sede di Sassari;

Copia della messa in mora da parte del ricorrente;

Copia della risposta alla messa in mora.

Sassari, lì _______________

            In fede

 

11 gennaio 2009

VIGILANZA EDILIZIA

Accertamento di illeciti edilizi – Sopralluogo in locali privati – Decreto di perquisizione emesso dall’autorità giudiziaria – Necessità fatti salvi i casi di flagranza.

 

 

Spesso ci si chiede quali siano le circostanze nelle quali si sia tenuti a far entrare le forze di polizia o chi rivesta la qualifica di agente o ufficiale di P.G. all’interno della propria abitazione o pertinenze di essa. Nella fattispecie, parliamo di accertamenti sull’edilizia , precisando che in corso di costruzione, in presenza di una concessione, gli accertatori hanno sempre diritto di accedere nei luoghi per eseguire accertamenti amministrativi, anche se a seguito di tali accertamenti si addivenga alla constatazione di illeciti  penali.

La Polizia municipale di…….., in presenza di un esposto scritto che paventava lavori di edilizia e possibili abusi all’interno di un locale privato, ubicato in un condominio, ha ritenuto bene ( o meglio, male ) di chiedere di entrare all’interno dell’abitazione previo un invito scritto formulato al capo famiglia con l'intimazione di presenziare al sopralluogo, citando l’art 650 del c.p. qualora egli si fosse rifiutato o avesse comunque impedito l’accertamento. 

Premesso che occorre chiarire se il sopralluogo è diretto all’accertamento di illeciti amministrativi oppure di rilevanza penale, va da sé ritenere i poteri e le procedure conseguenti l’illecito amministrativo  ben diverse dall’illecito di rilevanza penale. Va altresì specificato che qualora l’interessato ( il proprietario dell’immobile o chi per esso ) avesse acconsentito di buon grado al sopralluogo non si sarebbe posto nessun  problema. In ogni caso, lo strumento più idoneo per acquisire la prova del reato è senz’altro la perquisizione, ragione per cui, fatti salvi i casi di flagranza di reato o dei previsti casi di necessità ed urgenza (ex art. 41 Tulps, ricerca di armi, munizioni o materie esplodenti , Art.103 T.U. Stupefacenti , colà ) che comunque esulano dall’argomento in questione, la perquisizione di locali può essere effettuata previo decreto rilasciato dall’autorità giudiziaria, nel rispetto di alcune disposizioni. 

La perquisizione di locali deve essere svolta con la presenza dell’imputato o, in sua mancanza, di un congiunto o collaboratore o del portiere; se si perquisisce il domicilio, non si può iniziare prima delle ore 7 e dopo le ore 20,00.

In conclusione, si ritiene che per accedere all’interno di un locale privato contro il volere del proprietario non basta un invito scritto dell’organo procedente, ma deve essere richiesto il decreto di perquisizione all’autorità giudiziaria, la quale, valutate le motivazioni addotte nella richiesta, se ritenute idonee, emette il relativo decreto. Geronimo

 

22 dicembre 2008

PRIVACY - MODELLO PER LE NOTIFICAZIONI

 

Deliberazione Garante per la protezione dei dati personali 22/10/2008
Semplificazioni al modello utilizzato per effettuare le notificazioni al Garante
(G.U. 9/12/2008 n. 287)

Delibera:

1. Di introdurre talune semplificazioni al modello utilizzato per effettuare le notificazioni al Garante, approvando il nuovo modello di notificazione riportato, nell'allegato A che costituisce parte integrante del presente provvedimento e che sara' reso disponibile e
 operativo sul sito Internet del Garante http://www.garanteprivacy.it/garante/navig/jsp/index.jsp  entro e non oltre sessanta giorni dalla data di pubblicazione del presente provvedimento;
2. di dare atto che l'introduzione del nuovo modello non comporta, per cio' stesso, l'obbligo di effettuare una nuova notificazione da parte dei soggetti che l'abbiano gia' effettuata;
3. di disporre che copia del presente provvedimento sia trasmessa al Ministero della giustizia - Ufficio pubblicazione leggi e decreti, per la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

6 dicembre 2008

QUANDO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE TACE

 

Con la Decisione n. 2586/2008, il Tar del Lazio si è pronunciato in materia di silenzio rifiuto opposto dalla Pubblica Amministrazione. E’ mai possibile che le Amministrazioni dello Stato, in questo caso addirittura il Ministero dei Trasporti, si ritengano al di sopra delle leggi ? Un antico detto affermava che chi fa le leggi non è tenuto a rispettarle. Chi fa le leggi è il primo ad essere tenuto all’osservanza. Il caso in esame riguarda una Società che presentava istanza al Ministero dei trasporti per l’omologazione della barriera stradale con destinazione spartitraffico, ora, come si è detto, la società in questione presentava istanza volta ad ottenere l’omologazione della barriera stradale di sicurezza tipo, ma, da parte del competente Ministero, non perveniva alcun riscontro alla suddetta istanza, ciò malgrado il superamento del termine utile per la conclusione del procedimento, stabilito dall’art. 5 del D.M. n. 223 del 18.2.1992 in novanta giorni. Formatosi il silenzio rifiuto sulla domanda di omologazione la società ha promosso ricorso al Tar del Lazio deducendo che l’inerzia dell’Amministrazione, in assenza di cause di legittima sospensione del termine predetto, stante la mancanza di alcuna richiesta di integrazioni istruttorie, sarebbe illegittima per violazione dell’art. 2, commi 1 e 4, della legge n. 241/1990, del citato art. 5 del DM n. 223/92, dei principi del giusto procedimento e di trasparenza amministrativa. Con ciò, la ricorrente ha chiesto che il Tar dichiari la illegittimità del comportamento omissivo serbato dal Ministero sulla ripetuta istanza. Bene, il Tar l’ha dichiarata. Infatti, il Collegio ha rilevato che effettivamente l’art. 5 del DM 18.2.1992, n. 223, norma tuttora in vigore, prevede un termine di 90 giorni entro il quale il Ministero, sentito il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, rilascia l’omologazione delle barriere stradali di sicurezza ovvero comunica al richiedente la non omologabilità, indicandone i motivi. Ora, nel caso di specie, nel termine predetto l’Amministrazione non si è affatto pronunciata, positivamente o negativamente, sull’istanza della società ricorrente. Il termine stesso è quindi inutilmente decorso e si è formato, ex art. 2 comma 5 della legge n. 241/90, il silenzio rifiuto dell’Amministrazione sulla predetta istanza. Il Tar ha anche osservato di non poter prendere in considerazione le ragioni esposte dall’Amministrazione, riguardanti la soppressione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e la costituzione di due Dicasteri, trattandosi di problemi organizzativi che non possono incidere oltre una ragionevole misura sulle esigenze dei cittadini, né, peraltro, l’Amministrazione può giustificarsi con il richiamo all’inadempimento dell’Organo tecnico consultivo, chiamato, nella specie, a effettuare valutazioni squisitamente tecniche, il cui parere è, quindi, imprescindibile. Su tali rilievi, il Tar ha ritenuto che il ricorso proposto debba essere accolto, non potendosi disconoscere che esigenze di chiarezza e trasparenza, sancite anche dalla legge n. 241/1990, postulino che sulla domanda del soggetto interessato, a tutela di una posizione differenziata di interesse legittimo, l’Amministrazione abbia il dovere di pronunciarsi con un provvedimento espresso, positivo o negativo che esso sia. A tal fine il Collegio ha dichiarato che va riconosciuta l’illegittimità del silenzio serbato dall’Amministrazione sulla richiesta di omologazione della barriera stradale sopra specificata e, per l’effetto, va ordinato all’Amministrazione intimata di pronunciarsi sull’istanza di omologazione presentata dalla ricorrente, nel termine di giorni 40 dalla comunicazione o notificazione della presente sentenza, con avvertenza che in caso di inadempienza si provvederà, nei successivi giorni 30 in luogo dell’Amministrazione e con aggravio di spese a carico della stessa, un Commissario ad acta che il Tribunale nomina sin d’ora.

2 novembre 2008

BRUNETTA - CIRCOLARE DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO N. 7/2008

 


   LO STATO ACCOGLIE IL PUBBLICO DIPENDENTE

La Presidenza
del Consiglio dei Ministri con una Circolare ha voluto puntualizzare quanto previsto all’art. 71 della legge n. 112/2008, ovvero le disposizioni in materia di assenze dal servizio dei dipendenti pubblici. Con il decreto legge n. 112 del 2008 sono state adottate delle misure normative finalizzate ad incrementare l’efficienza delle pubbliche amministrazioni anche mediante interventi in materia di trattamento del personale”. Ma non è banale il contenuto della Circolare e, di riflesso della Legge citata, che in nome di un astratto concetto di efficienza continua a penalizzare i dipendenti pubblici, con il rischio di una ulteriore dequalificazione del personale. La normativa stabilisce il trattamento economico spettante al dipendente in caso di assenza per malattia e definisce le modalità per la presentazione della certificazione medica a giustificazione dell’assenza e per i controlli che le amministrazioni debbono disporre. Quanto al trattamento economico, la disposizione stabilisce che “nei primi dieci giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento economico accessorio. Si segnala che i risparmi conseguenti all’attuazione della norma costituiscono economie di bilancio per le amministrazioni dello Stato e per gli enti diversi dalle amministrazioni statali concorrono al miglioramento dei saldi di bilancio. Secondo la norma tali risparmi “non possono essere utilizzati per incrementare i fondi destinati alla contrattazione collettiva”. Si chiarisce che l’assenza viene giustificata esclusivamente mediante presentazione di certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica. Perché mai ? Se un dipendente è in cura da un libero professionista questi non è accreditato a rilasciare una certificazione ? Si tratta di una vera e propria discriminazione. Altra disposizione incomprensibile e, diremmo perfino inattuabile. Si impone, infatti, la richiesta della visita fiscale da parte delle amministrazioni anche nel caso in cui l’assenza sia limitata a un solo giorno e, innovando rispetto alle attuali previsioni negoziali, stabilisce un regime orario più ampio per la reperibilità al fine di agevolare i controlli. La norma specifica che la richiesta per l’attivazione della visita fiscale dovrà essere presentata “tenuto conto delle esigenze funzionali e organizzative”. Ciò significa che la richiesta di visita fiscale è sempre obbligatoria, anche nelle ipotesi di prognosi di un solo giorno, salvo particolari impedimenti del servizio del personale derivanti da un eccezionale carico di lavoro o urgenze della giornata. E’ evidente che per quando il lavoratore comunica l’assenza, il datore, comunica al Direttore dell’Ufficio di Medicina Legale, questi deve reperire un medico che effettui la visita …la giornata dovrebbe essere di 48 ore almeno.

Si esprime la direttiva che i permessi retribuiti che possono essere fruiti a giorni o alternativamente a ore debbano essere quantificati comunque a ore. La norma risponde all’evidente esigenza di impedire distorsioni nell’applicazione delle clausole e delle disposizioni che prevedono permessi retribuiti, evitando che i permessi siano chiesti e fruiti sempre nelle giornate in cui il dipendente dovrebbe recuperare l’orario. Insomma poiché parliamo di dipendenti pubblici, ovvero di Stato, assistiamo alla contraddizione di uno Stato che dubita di se stesso.

13 giugno 2008

INPDAP - UFFICIO RELAZIONI CON IL PUBBLICO

  

video

          VIDEO

Si spera che l’efficienza della pubblica amministrazione possa migliorare e possa destinare al cittadino un servizio degno di una nazione democratica e civile. Orbene, dopo alcune settimane cui si tentava di contattare l’ufficio in epigrafe indicato, si è provveduto ad effettuare l’ennesima chiamata dal computer, facendo in modo che tutta l’operazione venisse registrata,  come si potrà vedere dal video, anche in questo caso il tentativo di contattare l'Istituto è andato a vuoto. Una volta, non si ricorda quando e come, si è avuta l’opportunità di parlare con la centralinista dell’inpdap della Sede Provinciale, la quale, ad una chiara rimostranza disse, che a fronte di 15 linee esistenti nell’istituto, lei era la sola a dover rispondere e che per l’ utente chiamante, anche quando lei fosse stata impegnata in una conversazione telefonica,  la linea sarebbe risultata   sempre libera. Premesso che ciò potrebbe avere  un fondamento, credibile o meno, il cittadino continua soffrire la frustrazione d’ essere totalmente ignorato dalla pubblica amministrazione. E’ stato contattato il numero verde e ci si è lamentati del fatto che il distaccamento di Sassari non rispondesse al telefono, la risposta canonica della centralinista è stata questa:” Noi non siamo dipendenti pubblici e se non rispondiamo celermente né rispondiamo direttamente, loro invece sono dipendenti pubblici ” come dire, ove vi sono responsabilità perseguibili si ha efficienza, ove no, tutto ristagna.

Si confida sull’azione del ministro Brunetta per ciò che riguarda le responsabilità dei dipendenti pubblici e dei loro dirigenti, con la speranza che tutto avvenga velocemente e che il cittadino  possa finalmente trarre il giusto beneficio.

Geronimo

27 gennaio 2008

CANCELLAZIONE DELLE IPOTECHE

 

Cancellazione semplice per le ipoteche

(Agenzia del territorio Prvv. 25.5.2007)
 
Diventa operativa la cancellazione semplificata delle ipoteche senza la necessità di ricorrere al notaio. Con due decreti in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e a disposizione sul suo sito, infatti, l'Agenzia del territorio ha reso operativa la procedura prevista dalla legge Bersani del 2 aprile scorso. Il nuovo procedimento prevede che l’ipoteca venga cancellata, d’ufficio, senza alcun onere per il debitore, a seguito di “comunicazione” del creditore alla conservatoria. I provvedimenti prevedono la creazione del registro delle comunicazioni dei creditori che attivano il nuovo procedimento e le le modalità di trasmissione della comunicazione” che i soggetti creditori devono inviare agli uffici delle Conservatorie, attestante l’ estinzione dell’obbligazione. Per garantire la provenienza di detta comunicazione dal creditore, ne è stata prevista la trasmissione in via telematica. Nella fase transitoria, che si protrarrà fino al 15 ottobre e che è resa inevitabile dai tempi tecnici necessari per l’adeguamento delle procedure informatiche, la trasmissione della comunicazione potrà avvenire tramite supporto informatico, contenente le comunicazioni in formato elettronico sottoscritte con firma digitale. Fino al 4 luglio, anche per agevolare prevedibili e segnalate difficoltà degli istituti di credito, le suddette comunicazioni potranno essere trasmesse anche tramite supporto cartaceo. Per garantire l’effettiva provenienza delle comunicazioni dal creditore, così come richiesto dalla legge, ciascun istituto dovrà preventivamente depositare con atto formale l’elenco dei soggetti legittimati a sottoscrivere le comunicazioni. (04 giug

14 giugno 2007

E’ LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE AL SERVIZIO DEL CITTADINO?

 


 

Dove tutto ormai propende ad essere snellito telematicamente tramite “internet” con l’intento di rendere più agevole il rapporto tra la pubblica amministrazione ed il cittadino e si cerca comunque di creare servizi sempre più adatti alle esigenze della gente, il Comune di Alghero (SS) resta fermo ai vecchi ricordi, ove la sudditanza pare fosse una esigenza fisiologica fra la gente e l’amministrazione pubblica, infatti, per rendere un buon servizio, apre gli uffici demografici dalle 10,00 alle 12,00, creando così un servizio-disservizio che porta ai risultati che notiamo nelle foto. Geronimo



 

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