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18 novembre 2015

SANZIONE DISCIPLINARE DELLA SOSPENSIONE DEL SERVIZIO - ILLEGITTIMITÀ' - MANCATA AFFISSIONE DEL CODICE DISCIPLINARE.

La S.C. di Cassazione afferma che, relativamente alle sanzioni disciplinari conservative - e non per le sole sanzioni espulsive - ha ritenuto che, in tutti i casi nei quali il comportamento sanzionatorio sia immediatamente percepibile dal lavoratore come illecito, perché contrario al c.d. minimo etico o a norme di rilevanza penale, non sia necessario provvedere alla affissione del codice disciplinare, in quanto il lavoratore ben può rendersi conto,anche al di là di una analitica predeterminazione dei comportamenti vietati e delle relative sanzioni da parte del codice disciplinare,della illiceità della propria condotta (vedi ex plurimis, Cass. 27 gennaio 2011 n. 1926).
Da quanto esposto emerge, tuttavia, che quando la condotta contestata al lavoratore appaia violatrice non di generali obblighi di legge ma di puntuali regole comportamentali negozialmente previste e funzionali al miglior svolgimento del rapporto di lavoro, l'affissione si presenta necessaria.
Va considerato che, in tema di procedimento disciplinare nei confronti di dipendenti pubblici, la disposizione di cui all'art. 25, n.10, del c.c.n.l. del 6 luglio 1995 per il personale degli enti locali -prevede che al codice disciplinare deve essere data la massima pubblicità mediante affissione in luogo accessibile a tutti i dipendenti. La particolare disciplina contenuta nel CCNL di settore -di natura pubblicistica e quindi oggetto di accertamento ed interpretazione diretta da parte della Corte di Cassazione - prevede che al codice disciplinare deve essere data una particolare forma di pubblicità, che è tassativa e non può essere sostituita con altre(vedi, in tali sensi, Cass. 23 marzo 2010 n. 6976).
Non può, infatti, ritenersi valido il principio, pur enunciato dalla S.C., alla cui stregua la previsione nella disposizione di legge,pubblicata nella Gazzetta ufficiale, è sufficiente alla conoscenza da parte della generalità e rende inutile la suddetta affissione(vedi Cass. 8 gennaio 2007 n. 56).
Ciò in quanto è il contenuto stesso della disposizione collettiva che disciplina la fattispecie scrutinata - relativa all'obbligo di idonea pubblicità del codice disciplinare - che palesa come inderogabile siffatto obbligo, e rende inapplicabile sia quella giurisprudenza la quale ha ritenuto non necessaria l'affissione del codice quando la violazione è percepita come tale dal senso comune o in base ai principi generali (vedi Cass. cit. n. 6976/10), sia quell'orientamento che sulla natura "normativa" delle disposizioni collettive di comparto, fonda il giudizio di non necessità della affissione del codice disciplinare in luogo accessibile a tutti.


Cass.Civ. Lav. 21 luglio 2015, n. 15218


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26 ottobre 2014

SANZIONI DISCIPLINARI - TEMPI PER LA CONTESTAZIONE




La Cassazione ha  affermato (Sez. L, Sentenza n. 20719 del 10/09/2013; Sez. L, Sentenza n. 15649 del 01/07/2010; Sez. L, Sentenza n. 18711 del 06/09/2007; Sez. L, Sentenza n. 14113 del 20/06/2006) che, in tema di procedimento disciplinare, il principio secondo il quale l'addebito deve essere contestato immediatamente va inteso in un'accezione relativa, compatibile con l'intervallo di tempo necessario al datore di lavoro per il preciso accertamento delle infrazioni commesse dal prestatore. La valutazione dell'immediatezza della contestazione è rimessa alla valutazione del giudice di merito (il cui giudizio, insindacabile in sede di legittimità ove sia immune da vizi logici e sia adeguatamente motivato), il quale è libero di attingere il proprio convincimento da quelle prove che ritenga più attendibili ed idonee.
La Corte ha più volte affermato (Sez. L, Sentenza n. 3600 del 16/02/2010; Sez. L, Sentenza n. 4502 del 21/02/2008) che, ai fini dell'accertamento della sussistenza del requisito della tempestività del licenziamento, in caso di intervenuta sospensione cautelare di un lavoratore sottoposto a procedimento penale, la definitiva contestazione disciplinare ed il licenziamento per i relativi fatti ben possono essere differiti in relazione alla pendenza del procedimento penale stesso; si è precisato inoltre (Sez. L, Sentenza n. 3697 del 17/02/2010; Sez. L, Sentenza a 3697 del 17/02/2010) che, in tema di procedimento disciplinare a carico di pubblici dipendenti, per fatti penalmente rilevanti, non è ipotizzabile la violazione del principio di immediatezza della contestazione e dell'adozione del provvedimento disciplinare, qualora la P.A., uniformandosi alle disposizioni della contrattazione collettiva in caso di emergenza di fatti-reato, abbia atteso l'esito delle indagini e del processo, destinando il dipendente ad altre mansioni, e in seguito, avuta notizia, in via ufficiale, del rinvio a giudizio, abbia provveduto alla sospensione cautelare e, all’esito del processo penale, a nuova valutazione dei fatti ascritti al lavoratore, disponendone il licenziamento.
In tema di procedimento disciplinare, ai fini dell'accertamento della sussistenza del requisito della tempestività della contestazione, in caso di intervenuta sospensione cautelare di un lavoratore sottoposto a procedimento penale, la contestazione disciplinare per i relativi fatti ben può essere differita dal datore di lavoro in relazione alla pendenza del procedimento penale stesso, anche in ragione delle esigenze di tutela del segreto istruttorio.



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16 ottobre 2014

SOSPENSIONE DISCIPLINARE DALL'IMPIEGO DI UN CARABINIERE

Tar di Genova (sentenza 118/2014): in merito alla sospensione disciplinare dall'impiego del carabiniere che usa atteggiamenti severi con i dipendenti 

Avv. Francesco Pandolfi - cassazionista

    Sanzione disciplinare per il Carabiniere, nota a sentenza.

La sentenza del Tar Genova sez 2. ... 
Fonte: Studiocataldi.it 
Url: http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_16542.asp


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25 maggio 2012

SANZIONI DISCIPLINARI - INTERPELLO N. 11/2012 - IN RISPOSTA AL SINDACATO DELLE PROFESSIONI INFERMIERISTICHE

 

Interpello Ministero del lavoro e delle politiche sociali 10/4/2012 n. 11/2012

Sindacato delle Professioni Infermieristiche chiede entro quale termine perentorio la sanzione disciplinare di un pubblico dipendente può essere impugnata davanti l’ufficio provinciale del lavoro stante l’inapplicabilità dell’art. 7 della L. n. 300/1970”. Anche le controversie aventi ad oggetto l’impugnazione delle sanzioni disciplinari possono essere trattate dalle nuove commissioni di conciliazione che, per effetto del mutamento di procedura, potrebbero successivamente proseguire nella trattazione del contenzioso nella veste di collegio arbitrale. le sanzioni disciplinari irrogate nei confronti dei pubblici dipendenti possano essere impugnate sia attraverso l’esperimento del tentativo facoltativo di conciliazione di cui agli artt. 410 e 411 c.p.c., nonché mediante le procedure arbitrali ex artt. 412 e 412 quater, ferma restando comunque l’esperibilità dell’azione giudiziaria negli ordinari termini prescrizionali.


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9 maggio 2012

SANZIONI DISCIPLINARI - MILITARI E FORZE DI POLIZIA - NECESSARIO IL CONTRADDITTORIO

E’ basilare il principio del contraddittorio nei procedimenti disciplinari a carico degli appartenenti alle forze di polizia, come evidenzia la sentenza del T.A.R. Lazio, Sezione prima Ter, 13 ottobre 2011, n.7917, che prende in considerazione le cause di legittimo impedimento dell’appartenente alla forza di polizia nei confronti del quale veniva avviato il procedimento disciplinare. Anche nella sentenza del Consiglio di Stato n. 1207 sez. IV del 2 marzo 2012, viene evidenziato che: A norma dell'art. 15, primo comma, della legge 11 luglio 1978, n. 383, "nessuna sanzione disciplinare di corpo può essere inflitta senza contestazione degli addebiti e senza che siano state sentite e vagliate le giustificazioni addotte dal militare interessato. In quest’ ultima sentenza viene però ribadita la legittimità di un ordine impartito da un superiore gerarchico seppur non diretto superiore dell’inferiore in grado.


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30 aprile 2012

SANZIONI DISCIPLINARI NEI CONFRONTI DEI PUBBLICI DIPENDENTI - CONCILIAZIONE

Ministero del Lavoro –Interpello n. 11 del 10 aprile 2012

Art. 9, D.Lgs. n. 124/2004 – impugnazione sanzionidisciplinari – applicabilità art. 7, commi 6 e 7; L. n. 300/1970 allecontroversie relative al lavoro pubblico.

 

Il Ministero del lavoro, in risposta ad un quesito posto dal Sindacato delle professioni infermieristiche, ha chiarito che le sanzioni disciplinari irrogate nei confronti dei pubblici dipendenti possono essere impugnate anche attraverso il tentativo di conciliazione,  con le procedure arbitrali di cui agli artt. 410 e 412 del c.p.c. Resta ferma l’azione giudiziaria negli ordinari termini prescrizionali. Quello che resta preclusa ai dipendenti pubblici invece è la via dell’ arbitrato irrituale di cui all’art. 412 ter, ossia l’arbitrato sindacale, la cui procedura è rimessa alla contrattazione collettiva, stante il veto posto  alla fonte di carattere convenzionale, di cui al precitato art. 55. Le  sanzioni disciplinari non potranno dunque  essere impugnate dai dipendenti della P.A. mediante questo strumento.


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27 febbraio 2012

SANZIONE DISCIPLINARE AD OPERATORE DI POLIZIA

Il Consiglio di Stato, sez. VI, 27 luglio 2011, n. 4478, ritiene corretta la sanzione disciplinare della riduzione di 5/30 dello stipendio ad operatore di Polizia che frequenta locali e persone non consoni al decoro richiesto ad un appartenente delle forse dell'ordine.


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15 febbraio 2012

SANZIONI DISCIPLINARI - LEGGE 241/1990

La sanzione disciplinare notificata al professionista deve contenere l'autorità competente a cui proporre ricorso (art. 3 L. 241/90), altrimenti l'atto risulterebbe illegittimo, poiché violerebbe  il diritto del destinatario alla possibilità della tutela giurisdizionale. (Cassazione n. 1776 dell' 8 febbraio 2012) .

Sull'argomento cfr. anche Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 711/2006, sulla possibilità di accedere ai documenti inerenti il procedimento disciplinare.


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2 ottobre 2011

SANZIONE DISCIPLINARE - DEVE ESSERE RIFERITO IL FATTO

Corte di Cassazione Civile Sezione lavoro 29/8/2011n. 17743

La contestazione dell'addebito nel procedimento disciplinare, ai sensi dell'art. 7, primo comma, legge n. 300 del1970, è corretta se ha ad oggetto i dati e gli aspetti essenziali del fatto materiale posto a fondamento del provvedimento sanzionatorio, così da garantire un'adeguata difesa dell'incolpato, con la conseguenza che l'immodificabilità della causa di licenziamento riguarda solo gli elementi di fatto e non già la qualificazione dei medesimi

 

 


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18 maggio 2011

SANZIONI DISCIPLINARI - PROPORZIONALITA'

La proporzionalità delle sanzioni disciplinari. La sentenza del Consiglio di Stato nr. 25/2011 mette in evidenza l'esigenza della proporzionalità nell’esercizio dell' azione disciplinare.

La giurisprudenza ha ritenuto sussistente il vizio di eccesso di potere quando il provvedimento disciplinare appare sproporzionato rispetto ai fatti accertati (Sez. IV, n. 6353/2009). Sia ai dipendenti pubblici come ai militari, un isolato comportamento illecito non può giustificare la misura disciplinare estintiva del rapporto di lavoro; a meno che i fatti commessi siano talmente gravi da evidenziare l'assenza delle doti morali, necessarie per la prosecuzione dell'attività lavorativa. Risulta violato il principio di proporzionalità quando la responsabilità per il reato commesso non può essere attribuita direttamente al dipendente civile o militare.

Il ricorso al TAR del lazio viene esperito da un agente della Guardia di Finanza contro l'espulsione dal Corpo a causa di un procedimento penale, poi archiviato. Nella fattispecie si era proceduto penalmente nei confronti del ricorrente e della consorte per un furto commesso da quest'ultima in un .

In prima istanza il ricorso contro il provvedimento viene respinto dal giudice, mentre il Consiglio di Stato ribalta la decisione evocando il principio di proporzionalità.

Il Consiglio di Stato non ha infatti condiviso la tesi dell'Amministrazione che ha posto in evidenza, nella fattispecie, un indice di carenza di qualità morali e di carattere e comunque lesivo del prestigio del Corpo – ritenendo, evidentemente, che un isolato comportamento illecito non faccia venir meno gli obblighi assunti con il giuramento.


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1 luglio 2010

IL MINISTERO NON PUO' INASPRIRE LA SANZIONE AD UN SOTTUFFICIALE

 
Sentenza della Corte Costituzionale n. 62 del  5.3.2009
È irragionevole che un'autorità superiore ma esterna alla commissione di disciplina possa rendere più severa la sanzione prevista per un sottufficiale delle Forze armate. I giudici costituzionali hanno così dichiarato illegittimo l'articolo 75 della legge 31 luglio 1954 numero 99 (Stato dei sottufficiali dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica), nella parte in cui prevede la possibilità, per l’organo competente all’adozione delle sanzioni disciplinari di stato, di discostarsi dal giudizio della Commissione di disciplina non solo in senso più favorevole all’incolpato ma, sia pure soltanto in casi di particolare gravità, anche a sfavore di questo. 

 


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17 dicembre 2008

SANZIONI DISCIPLINARI

 

Con la Sentenza n. 3873/2008, il Consiglio di Stato su un contenzioso in appello promosso dal Ministero dell’interno avverso la sentenza del Tar che aveva accolto il ricorso di un vice questore avverso il decreto del capo della polizia, direttore generale della pubblica sicurezza, con il quale è stata inflitta al ricorrente la sanzione disciplinare della pena pecuniaria nella misura di 1/30 di una mensilità dello stipendio e degli altri assegni a carattere fisso e continuativo per grave negligenza in servizio. Il Tar accoglieva il ricorso del vice questore sul rilievo che l’amministrazione aveva violato l’obbligo di contestazione immediata degli addebiti, di cui all’art. 103, comma 2, del d.p.r. 10 gennaio 1957, n. 3, ai sensi del quale, il capo dell'ufficio che è competente a irrogare la censura deve compiere gli accertamenti del caso e, ove ritenga che sia da irrogare una sanzione più grave della censura, rimette gli atti all'ufficio del personale, l'ufficio del personale che abbia comunque notizia di una infrazione disciplinare commessa da un impiegato svolge gli opportuni accertamenti preliminari e, ove ritenga che il fatto sia punibile con la sanzione della censura, rimette gli atti al competente capo ufficio, negli altri casi contesta subito gli addebiti all'impiegato invitandolo a presentare le giustificazioni. Ora, nel caso di specie, l’amministrazione si era decisa ad avviare il procedimento disciplinare soltanto dopo che l’episodio aveva avuto una certa risonanza da parte degli organi di informazione, il che, ad avviso del Tar sarebbe sintomatico di un esercizio sviato del potere disciplinare. Il Ministero ha appellante ha dedotto che da quando l’ufficio istruttore ha ricevuto la segnalazione a quando è stato attivato il relativo iter procedimentale sono passati solo poco più di 40 giorni, ovvero un periodo di tempo ragionevole per l’avvio dell’azione amministrativa. Ma il Consiglio ha ribadito che l’amministrazione si è indotta a dare inizio al procedimento disciplinare solo a seguito di articoli apparsi sulla stampa e della conseguente segnalazione prefettizia, pertanto sussiste la violazione dell’art. 103, comma 2, del d.p.r. n. 3/1957, il quale richiede l’immediatezza della contestazione degli addebiti.


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