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3 ottobre 2018

RILIQUIDAZIONE DELLE PENSIONI

L'INPS SBAGLIA  I  CALCOLI  SULLE  PENSIONI DEI MILITARI E DELLE FORZE DI POLIZIA - SOCCOMBE INNANZI AI RICORSI PRESENTATI

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Le sentenze di alcune Corti Contabili stanno rimettendo in discussione l'applicazione dell'aliquota di percentuale calcolata ai fini pensionistici, per Militari, Carabinieri, Finanzieri etcc.
Chi , al 31 dicembre 1995 non ha fatto valere un’anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni, è destinatario del sistema di calcolo pensionistico c.d. “misto”. 
Chi ha maturato alla data del 31 dicembre 1995 un’anzianità - in attività di servizio - di più di 15 anni e meno di 20 anni di servizio utile, secondo le sentenze di alcune Corti dei Conti, deve essere destinatario del trattamento previsto dall’art. 54 del d.P.R. n. 1092/73, per il quale “la pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile”. 
Tuttavia, il trattamento pensionistico in godimento calcolato fino ad ora dall'INPS, è quello più sfavorevole dell'aliquota di cui all’art. 44 del medesimo d.P.R. per il quale “la pensione spettante al personale civile con l’anzianità di quindici anni di servizio effettivo è pari al 35 per cento della base pensionabile ... aumentata di 1,80 per ogni ulteriore anno di servizio utile fino a raggiungere il massimo dell’ottanta per cento”. Inoltre, secondo l'interpretazione dell'INPS , la base di calcolo del 44% si applicherebbe esclusivamente alle pensioni liquidate interamente su base retributiva.
La Corte dei Conti per la Regione Sardegna, rivedendo alcune sue decisioni precedenti, decideva in senso favorevole all'accoglimento della tesi del ricorrente, consentenza n. 2 del 4 gennaio 2018; Sez. giur. Sardegna, 4 aprile 2018, n. 68; in termini analoghi.
Come è incontestato, la pensione del ricorrente veniva liquidata con il cd. sistema misto (retributivo/contributivo), poiché l’interessato, alla data del 31 dicembre 1995 (art. 1, comma 13 legge n. 335/1995), non possedeva un’anzianità contributiva di almeno diciotto anni. 
Conseguentemente, il suo trattamento di quiescenza veniva liquidato secondo il sistema delle quote di cui al precedente comma 12 della disposizione citata, il quale prevede che “per i lavoratori iscritti alle forme di previdenza di cui al comma 6 che alla data del 31 dicembre 1995 possono far valere un’anzianità contributiva inferiore a diciotto anni, la pensione è determinata dalla somma: 

a) della quota di pensione corrispondente alle anzianità acquisite anteriormente al 31 dicembre 1995 calcolata, con riferimento alla data di decorrenza della pensione, secondo il sistema retributivo previsto dalla normativa vigente precedentemente alla predetta data; 
b) della quota di pensione corrispondente al trattamento pensionistico relativo alle ulteriori anzianità contributive calcolato secondo il sistema contributivo”. 

La questione dell’aliquota di rendimento applicabile si pone, come è evidente, esclusivamente per la quota A, ovverosia quella calcolata con il sistema retributivo. 
Giusta il disposto della norma, al suddetto fine va fatta applicazione della normativa vigente alla data del 31 dicembre 1995. 
Nel caso del personale militare, l’art. 54 del d.P.R. n. 1092/1973, vigente alla data del 31 dicembre 1995, prevede che “la pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile, salvo quanto disposto nel penultimo comma del presente articolo (comma 1). La percentuale di cui sopra è aumentata di 1.80 per cento ogni anno di servizio utile oltre il ventesimo (comma 2)”. 
Pertanto, la Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Sardegna, definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso e, per l’effetto, dichiara il diritto del ricorrente alla riliquidazione della pensione in godimento con applicazione, sulla quota calcolata con il sistema retributivo, dell’aliquota di rendimento di cui all’art. 54 del d.P.R. n. 1092/1973, con interessi legali e rivalutazione monetaria.
Dello stesso avviso si sono espresse la stessa Corti per la Regione Calabria eCorte per la Regione Toscana.

G.L.




permalink | inviato da geronimo il 3/10/2018 alle 9:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

6 agosto 2018

MORTI IN UN PAESE NON IN GUERRA - LA STORIA DEI NOSTRI MILITARI E DELLE NOSTRE FORZE DI POLIZIA





Riportiamo l'intervista di Rory Capelli per repubblica, fatta al collega del militare suicidatosi alcuni giorni fa a Roma, perché vera, reale ed essenziale. Fa capire quali siano gli effettivi problemi all'interno delle forze armate e di Polizia e, seppur questo argomento sia stato da noi già trattato, crediamo necessario riproporre alcune riflessioni. In gioco, in un paese non in guerra, è la vita dei nostri ragazzi, che patiscono l'inerzia di chi dovrebbe averne cura, a tutti i livelli. Perché tutti questi suicidi? Ormai non si contano più, tra Forze Armate e Forze di Polizia, e nessuno mostra la reale intenzione di voler affrontare il problema. Ogni morte ha un proprio retroscena e, guarda caso, le ipotesi avanzate costantemente sono: "problemi familiari, sentimentali, finanziari, ecc.”, sempre e solo legati alla sfera individuale.
Ma è veramente così? Noi diciamo di NO, o meglio, NON SEMPRE è così.

Si può meglio capire dalle risposte del militare al cronista di Repubblica quali siano i reali problemi. La vita militare e nelle forze di polizia è compressa, piena di insidie e di un notevole fattore ansiogeno, discendente dallo stress a cui gli operatori vengono esposti. I più potranno pensare che questo carico di stress derivi esclusivamente della peculiarità del loro lavoro, ma non è così, i problemi maggiori giungono dal rapporto insistente all'interno dell'organizzazione, ove i doveri sono in prima fila ed i diritti trovano spazio nelle mere concessioni dei superiori. Il diritto non può essere un conferimento della scala gerarchica o discendere dal potere decisionale del proprio superiore, perché in tal caso non sarebbe più un diritto, ma una concessione, soggetta quindi a discrezionalità. Non si può vivere in questo modo, non ci si può sempre appellare alle esigenze di servizio per negare un diritto o anche solo venir meno alle necessità personali e familiari del militare. Ricordiamoci che i più svolgono il loro lavoro lontani dalle proprie famiglie e dalle loro case e spesso trovano notevoli difficoltà anche nel poter fruire la loro licenza nei periodi richiesti, perché anche questa è legata alle esigenze di servizio, per lo più opinabili e non reali, ma sovente è solo una definizione usata impropriamente da chi la palesa.
"Recuperi riposi" non gestibili dallo stesso fruitore, straordinari non pagati e recuperati in momenti non richiesti, regolamento di disciplina militare (antiquato) spesso interpretato in maniera restrittiva e da "ancien regime", trasferimenti a domanda stentatamente accoglibili, note caratteristiche che lasciano spazio alla più ampia discrezionalità, meritocrazia legata solo al grado e alle proprie doti di "savoir vivre", concorsi interni condizionati da punteggi derivanti dalle anzidette note ed "encomi", spesso non prettamente obiettivi, circolari interne in alcuni casi contra legem, che vengono considerate più rilevanti della legge stessa. Sono solo un corollario di problemi cui l'operatore, specie quello che fa il c.d. servizio "di strada" (o "di trincea" , se si preferisce) si scontra quotidianamente, e che di frequente deve sottoporre a quadri intermedi (gerarchia immediatamente superiore) che il servizio di strada non sanno manco cosa sia...
Perché un operatore deve aspettare dieci anni prima di fare domanda di avvicinamento? Perché alcuni regolamenti interni osteggiano l'avvicinamento presso il luogo di nascita? Perché per studiare o dare gli esami, nonostante le disposizioni di legge diano tempo e spazio e incentivi di carriera all'operatore-studente, devono esserci reiterate richieste ed i relativi permessi sono fatti pesare come "concessioni" e non diventare una normalissima prassi di diritto? In una logica empirica qualcuno direbbe che chi lavora sulla strada ed è quotidianamente esposto ad aventi sfavorevoli dovrebbe avere una valutazione superiore da chi sbriga pratiche in ufficio o porta a spasso (autista) il superiore: ma credete che sia sempre così?
Vi siete chiesti , poi, perché i carabinieri indossano ancora la bandoliera? Ovviamente non si può pensare ad un'esigenza operativa ; quindi, a cosa servirebbe?
Vogliamo ancora utilizzare i nostri militari così agghindati come soldatini di piombo per far pavoneggiare i grossi papaveri ?
Cerchiamo di essere pragmatici e pensiamo alla reale utilità della bandoliera e utilizziamola solo per rappresentanza o manifestazioni di categoria, atteso che essa è un simbolo storico dell'Arma dei Carabinieri, ma lasciamo liberi gli operatori di essere agili e leggeri quando sono operativi.
Ancora: su cosa si basa la meritocrazia? Sulla capacità di svolgere al meglio il proprio lavoro, tenendo conto anche dei rischi a cui si viene esposti, o sulla capacità di affinare il rapporto con la scala gerarchica? Immaginiamo che molti, specialmente chi svolge questa attività, abbia già una risposta...
Sembrerebbero tutte cose fatue e non di gran conto , tali da non poter determinare decisioni così drammatiche in seno alla vita di un militare o di un agente di polizia, ma la realtà va vissuta e respirata all'interno delle stesse Istituzioni , per capire che tutto ha un peso e un significato. Dobbiamo dare più spazio agli uomini che vestono una divisa e capire che non è solo con l'autorità che ci si pone innanzi ai propri uomini, ma con l'autorevolezza che un buon Comandante si guadagna con la sua equanime diligenza nel gestire un reparto di uomini a lui affidato, pensando che ogni uomo ha una sua storia, una sua famiglia, una sua vita che deve essere vissuta con dignità ed onore, forte dei valori che queste Istituzioni dovrebbe esprimere, senza però eludere i Diritti Costituzionali su cui esse si devono basare.

In questa prospettiva vogliamo segnalare un caso emblematico, un esempio positivo di come un comandante possa essere autorevole e rispettato, senza affatto bisogno di essere autoritario. Alcuni anni fa , durante la notte, un alto ufficiale viene a sapere che un familiare di uno dei suoi dipendenti è scomparso di casa; subito dà ordine che vengano chiamati tutti i militari, in servizio e fuori servizio, spiegando la cosa e chiedendo che tutti vengano vestiti in mimetica per le ricerche. Dopo alcune ore di tensione crescente , durante le quali l'alto ufficiale è sempre stato fisicamente vicino al militare interessato, il familiare viene ritrovato da una pattuglia e riaccompagnato a casa con tutte le cure e le attenzioni del caso... Saggezza e lungimiranza del comandante: chiedendo un sacrificio a tutti, attraverso questo episodio virtuoso, egli ha cementato il gruppo facendoli sentire parte di un'unica famiglia e, proprio ricordandosi di essere un comandante, successivamente gli ha fatto raggiungere obiettivi di lavoro mai prima ottenuti.
?
Oggi più che mai, nell'organizzazione delle forze militari e di polizia, vi è necessità di un organismo terzo e non influenzabile, al quale gli operatori possano rivolgersi per qualsiasi problema che può nascere all'interno dell'ambito lavorativo, a difesa dei propri diritti costituzionali. E' ora che tutti gli operatori vengano agevolati nelle loro necessità e possano vivere in maniera serena la propria vita lavorativa, pensando che la battaglia si deve combattere fuori e non all'interno delle stesse Istituzioni a cui appartengono. Si spera che il vento di cambiamento che si respira in questo momento storico nel nostro Paese, dia nuova linfa e ispiri le Istituzioni Militari e civili a creare un rapporto con gli uomini che servono lo Stato che sia collaborativo, efficace e giusto nell'applicazione dei diritti a loro dovuti.
La nostra Associazione, che proprio ai principi ed ai diritti Costituzionali si ispira, sarà sempre al fianco degli operatori della difesa e della sicurezza, di qualunque grado e funzione.

GL .


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permalink | inviato da geronimo il 6/8/2018 alle 8:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

2 agosto 2016

ANTITERRORISMO

UOPI, API  E  SOS,  SQUADRE ANTITERRORISMO - SOSTANZA O FACCIATA?

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Sappiamo che a seguito degli eventi più volte citati e conosciuti ai più, derivanti dalla progressiva minaccia del terrorismo islamico, sono state create ad hoc, in seno alle forze di Polizia, delle squadre specializzate per intervenire in teatri oggetto di attacchi terroristici . Orbene, leggendo alcune note sindacali ed ascoltando alcuni appartenenti alle forze dell'ordine, si è capito che vi sono ancora alcune lacune nel completamento tecnico delle predette squadre. Alcune lamentele riguardano l'effettivo equipaggiamento in dotazione, non proprio di ultima generazione, altre lamentele riguardano invece la mancanza di un continuo addestramento delle tecniche acquisite. Nella sostanza parrebbe che gli uomini di queste squadre una volta finito il corso di addestramento abbiano fatto di tutto tranne quello per cui erano stati preparati, ma soprattutto , non hanno mantenuto alto il livello di preparazione raggiunto durante il corso, proprio perché l'addestramento degli uomini di tali unità è stato discontinuo e non tenuto in considerazione dai Comandi che hanno in carico questi uomini. Ci si chiede se i competenti Ministeri e gli stessi comandi stiano monitorando il livello di preparazione di questi operatori e se tale assetto organizzativo sia stato attentamente considerato da chi ha la responsabilità di un controllo su di essi. Una verifica improvvisa potrebbe dimostrare che questi uomini siano costantemente attivi ma soprattutto continuamente addestrati? Vi sono ordini di servizio o registrazioni di attività di addestramento finalizzate al mantenimento delle tecniche di pronto impiego? Allo stato non pare che le risultanze siano confortanti. Un calciatore che non si allena non può di punto in bianco andare a giocare una partita ad alto livello. Si spera quindi che chi di dovere possa predisporre, tramite circolari o disposizioni mirate , che nei comandi di appartenenza si effettuino settimanalmente, oltre al servizio, il relativo addestramento, affinché questi ragazzi, qualora esposti alle attività per le quali sono stati demandati, abbiano coscienza della loro preparazione ed affrontino il rischio con minore incertezza e maggiore sicurezza
G.L.




permalink | inviato da geronimo il 2/8/2016 alle 10:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

9 giugno 2016

URANIO IMPOVERITO - MILITARE VINCE IL RICORSO CONTRO IL MINISTERO DELLA DIFESA - I TRIBUNALI AMM.VI BASTONANO LE COMMISSIONI DI VERIFICA PER IL RICONOSCIMENTO DELLE CAUSE DI SERVIZIO

Un militare si oppone al diniego del riconoscimento della propria malattia per cause derivanti il proprio servizio. Il T.A.R di Firenze accoglie il ricorso dell'appellante e nel corpo della sentenza bastona Il Comitato di verifica delle cause di servizio per il ripetuto utilizzo, nelle motivazioni di diniego del riconoscimento,di frasi usate ripetutamente «a stampone» in numerosissimi casi analoghi, evitando cosi una congrua e pregnante motivazione del non accoglimento. Siffatta sentenza è all'origine di un'interrogazione parlamentare, con richiesta di risposta scritta, circa il comportamento delle predette commissioni. Si riporta di seguito l'interrogazione, dalla quale si potrà leggere la motivazione della sentenza. Alleghiamo altresì altra sentenza del Tribunale Amministrativo Ligure che condanna il Ministero della Difesa per iritardi derivanti dal pagamento dell'equo indennizzo.

 

ATTOCAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTASCRITTA 4/12667
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 17
Sedutadi annuncio: 597 del 29/03/2016
Firmatari
Primo firmatario: DI MAIO LUIGI Gruppo: MOVIMENTO 5STELLE Data firma: 29/03/2016

Destinatari
Ministerodestinatario:
MINISTERO DELLADIFESA
MINISTERODELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE
MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA DIFESAdelegato in data 29/03/2016
Statoiter:  
IN CORSO
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta4-12667
presentato da
DI MAIO Luigi
testo di
Martedì 29 marzo 2016, seduta n. 597


LUIGI DI MAIO, RIZZO e GRILLO. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che: il 15 marzo è stata depositata una sentenza della I sezione del TAR Toscana (n.462/2016) emessa sulla base di un ricorso proposto da un ex militare,G.M., contro il Ministero della difesa, il Ministero dell'economia eil Comitato di verifica delle cause di servizio. Tale ricorso sarebbe stato finalizzato all'annullamento del decreto del Ministero della difesa nonché del relativo parere della Commissione di verifica delle cause di servizio (d'ora in poi CVCS) nelle parti in cui si è ritenuto che l'infermità riscontrata al ricorrente non può riconoscersi dipendente da fatti di servizio; in tale sentenza,vengono fatte dal citato giudice amministrativo alcune affermazioni molto gravi circa il comportamento delle CVCS. Si tratta di passaggi nei quali viene demolita l'attività di tali Commissioni, passaggi che – per quanto ampi – meritano di essere di seguito riportati;il giudice, infatti, afferma che «alla luce dell'ampia (anzi, come detto, eccessiva) esposizione delle acquisizioni scientifiche in materia di rischi da esposizione a proiettili ad uranio impoverito ea fronte della indiscutibile presenza prolungata del ricorrente in teatri di guerra ove è stato fatto uso di tali munizionamenti, con i conseguenti effetti di rilascio nell'ambiente di particelle da esplosione contro obiettivi a loro volta inquinanti (industrie chimiche), il tutto accompagnato da una condizione di indebolimento generale delle difese immunitarie indotto da una serie continua di vaccinazioni, appare davvero ermetica, come tale illogica e priva di ogni supporto descrittivo-motivazionale la sopra riportata affermazione del CVCS. Come si è già ricordato, quest'ultimo,infatti, si è limitato ad affermare che «non risultano sussistere nel tipo di prestazioni di lavoro rese, benché impegnative, disagi e strapazzi di tale intensità, né elementi di eccezionale gravità,che abbiano potuto prevalere sui fattori individuali». Si tratta di affermazione stereotipa, in quanto – secondo l'ampia casistica in materia, più volte sottoposta al vaglio di questo Tribunale –ripetutamente usata, con un'abusata tecnica redazionale «a stampone»dal medesimo Comitato in numerosissimi casi analoghi, come tale doppiamente inspiegabile e tanto più sorprendente. Si tratta,infatti, di valutazione proveniente da organo tecnico-amministrativo di cui fanno parte giudici provenienti dalle diverse magistrature,avvocati dello Stato, dirigenti statali, ufficiali medici superiori e qualifiche equiparate della polizia di Stato, funzionari medici di amministrazioni dello Stato: cioè quello che dovrebbe essere il fior fiore delle capacità e competenze in materia di procedimenti amministrativi e scienze medico-legali. Come tale, esso Comitato dovrebbe assicurare al cittadino il massimo grado di rispetto dei fondamentali canoni di buona azione amministrativa di carattere discrezionale, in termini di motivazione, adeguatezza istruttoria,logicità, imparzialità e trasparenza. (...) Come ampiamente rilevato in giurisprudenza, vari e qualificati studi, oltre alla documentazione citata nel ricorso, hanno evidenziato gli effetti gradimenti nocivi derivanti dall'esposizione all'uranio impoverito(relazioni delle commissioni parlamentari d'inchiesta del 12 gennaio 2008 e del 9 gennaio 2013: TAR Toscana, sez. I. 09/06/2015 n. 880; siveda anche TAR Lazio, Roma, I bis, 21 luglio 2014, n. 7777). (...) In tale contesto, il riconoscimento dell'indennità in questione non richiede la dimostrazione certa del nesso causale, operando un criterio di probabilità, alla cui stregua il verificarsi dell'evento canceroso costituisce elemento sufficiente a determinare il diritto,per la vittima della patologia, all'indennità, qualora l'Amministrazione non sia in grado di escludere, con specifica,puntuale e convincente motivazione, il nesso di causalità (TAR Sicilia, Palermo, I, 4 marzo 2014, n. 649). Rispetto a tale quadro scientifico-giurisprudenziale, la motivazione del CVCS si manifesta –come già evidenziato – apodittica, autoreferenziale, illogica ederrata; quanto al secondo aspetto di irragionevolezza, lo stesso Comitato non si è premurato di capire e far capire quali sarebbero i«fattori individuali» tali da recidere qualsiasi nesso quantomeno di con casualità con le sopra ricordate condizioni di lavoro, quali,ad esempio: familiarità tumorale, esiti di patologie tumorali anteriori all'impiego in zone di guerra, eccetera. Né lo stesso Comitato, a fronte delle significative circostanze favorevoli alle pretese del ricorrente, si è sforzato in alcun modo di dimostrare che i teatri ove ha operato il ricorrente fossero immuni da quei pericoli di inquinamento radioattivo o comunque ambientale che il ricorrente, dal canto suo, si è diligentemente preoccupato di dimostrare, anche con riferimento alle date di insorgenza della patologia tumorale. (...) In particolare, si è ribadito più volte che la pregressa partecipazione a missioni all'estero, se da un lato non giustifica il riconoscimento indifferenziato e in via automatica della dipendenza da causa di servizio delle patologie dalle quali il personale militare sia risultato affetto, essa, tuttavia e per converso, costituisce circostanza di fatto che – tenuto anche conto del numero consistente di missioni (come nel caso di specie) –richiede un puntuale approfondimento istruttori e motivazionale del CVCS caso per caso (e non con formule «copia e incolla»), diretto a far emergere con convincente chiarezza le ragioni che abbiano indotto l'amministrazione ad escludere l'esistenza di un fattore specifico di rischio in rapporto di causalità con la malattia (TAR Toscana,9-6-2015, n. 880); peraltro, dalla stessa giurisprudenza emerge l'andamento ondivago ed imperscrutabile del CVCS, il quale per altre,del tutto analoghe fattispecie, ha riconosciuto la dipendenza da causa di servizio delle patologie tumorali contratte in zone di guerra: TAR Toscana, 13/07/2015, n. 1068. Ugualmente ondivago ed imperscrutabile appare il giudizio dello stesso CVCS, laddove per lo stesso militare e per le stesse circostanze da un lato riconosce il nesso eziologico per una patologia tumorale e dall'altro esclude per un'altra analoga infermità (TAR Toscana, 13/07/2015, n. 1068). In definitiva, nessuna specifica ragione di esclusione è dato rinvenire nella tautologica motivazione dell'atto impugnato che attraverso generico riferimento all'insussistenza di “disagi e strapazzi ditale intensità, né elementi di eccezionale gravità, che abbiano potuto prevalere sui fattori individuali”, da un lato, trascura di attribuire la dovuta considerazione alle peculiari caratteristiche(geografiche e funzionali) del servizio prestato dal ricorrente,dall'altro mette di indicare quali siano i fattori individuali predisponenti o determinanti sul piano causale»; infine, il TAR Toscana conclude che «in relazione al reiterato comportamento delCVCS, denotante grave negligenza nell'esame del caso, il Collegio trasmette copia della presente sentenza il Sig. Ministro dell'economia delle finanze e al Sig. Capo di gabinetto dello stesso Ministro, nonché – in relazione al ricorrente contenzioso che il predetto comportamento del Comitato di verifica ingenera con i conseguenti esborsi a carico dell'erario per oneri processuali,maggiori somme per interessi e quant'altro – alla Procura regionale Toscana della Corte dei Conti»; la citata sentenza certificata ad avviso degli interroganti il fallimento dell'attività dei CVCS,fallimento che ha risvolti gravissimi da un punto di vista della giustizia sociale e dell'immagine dello Stato: non bisogna dimenticare che si tratta di servitori dello Stato che contraggono patologie gravissime che nella maggior parte dei casi uccidono giovani vite dopo atroci sofferenze, lasciando vedove e orfani giovanissimi; in un contesto del genere è vergognoso e inammissibile che la risposta dello Stato – già ontologicamente colpevole per non aver saputo salvaguardare la salute dei suoi servitori –consista in essere quello che agli interroganti appare un insabbiamento sistematico; dalla lettura dei citati passi della recente sentenza del TAR Toscana, infatti, si deduce come sia frequente la prassi del CVCS di insabbiare le richieste di riconoscimento di causa di servizio, negandole con decisioni «copia e incolla», motivate pretestuosamente che poi danno luogo a un contenzioso perdente per amministrazioni con conseguente insoddisfazione delle vittime (se non dopo contenziosi che durano anni e che spesso vedono la fine molto tempo dopo la morte del malato), costi ancora più alti per l'erario, incalcolabile danno d'immagine per lo Stato; occorre precisare che quanto rilevato dal TAR Toscana fosse già noto agli interroganti da molteplici segnalazioni ricevute anche in ragione dell'attività della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti dell'utilizzo dell'uranio impoverito; è evidente come il Parlamento e il Governo non possano più tollerare una situazione del genere –: se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto espresso in premessa; se il Governo non ritenga di dover attivare nel più breve tempo possibile affinché le Commissioni di verifica delle cause di servizio vengano superate e i loro compiti vengano affidati ad un organismo veramente capace di assumere delle decisioni che siano aderenti alla realtà dei fatti; se, nel frattempo, i Ministri  interrogati non ritengano di richiamare, per quanto di rispettiva competenza, i membri delle Commissioni di verifica delle cause di servizio ad uno svolgimento dignitoso delle loro, in linea con lo spirito di cui al secondo comma dell'articolo 51 della Costituzione,laddove si prevede «i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore», requisiti che, secondo quanto si legge nella sentenza citata in premessa e secondo quanto segnalato agli interroganti da una pluralità di ex militari, non sarebbero ravvisabili nei componenti delle Commissioni di verifica delle cause di servizio; se i Ministri interrogati non ritengano, per quanto di competenza, di segnalare alla Corte deiConti i comportamenti posti in essere dai membri delle Commissioni di verifica delle cause di servizio e se non ritengano altresì di assumere, in tutte le sedi le iniziative necessarie per tutelare l'immagine delle istituzioni lesa dalle decisioni assunte da codeste commissioni. (4-12667)

TARLiguria 237/2016


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permalink | inviato da geronimo il 9/6/2016 alle 14:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

11 settembre 2015

NOTE CARATTERISTICHE


Avv. Francesco Pandolfi Valutazioni dei Militari: il limite della discrezionalità. Visto l'interesse suscitato da articoli in materia di valutazioni militari, commentiamo un'altra interessante sentenza di primo grado del Tar Milano, la n. 558 del 25 febbraio 2015. Un principio di fondo che si c ... 




permalink | inviato da geronimo il 11/9/2015 alle 9:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

22 luglio 2015

LE NOTE CARATTERISTICHE

Nel ricorso avverso la compilazione delle note caratteristiche si potrebbero seguire contemporaneamente due vie ( a mio avviso impropriamente), quella gerarchica e quella giurisdizionale, mentre diversamente è previsto per il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica anziché al TAR. Il ricorso gerarchico ha una durata di 90 giorni rispetto al tempo che il TAR impiega ad emettere sentenza. In ogni caso, seguendo il ricorso gerarchico, è poi possibile esperire rimedio con ricorso straordinario al TAR o al Capo dello Stato.

Si deve poi ricordare la differenza del giudizio espresso nelle note caratteristiche e il foglio di comunicazione; mentre il primo può non essere accettato, essendo successivamente impugnabile, il secondo deve essere obbligatoriamente sottoscritto, poiché costituisce formalmente lo strumento che rende incontestabile l'avvenuta comunicazione. Diversamente, si potrà incorrere nel reato di disobbedienza previsto dall'art. 173 c.p.m.p. (o Tribunale penale ordinario Cass.40303/2012) con applicazione della pena della reclusione. Si tratta ovviamente di una conseguenza inerente il particolare status dimilitare.

  • L’atto recante le note caratteristiche sul conto dell’inferiore gerarchico è da considerarsi atto pubblico, e ciò non solo perché redatto da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, ma anche perché esso – atto interno e preparatorio- costituisce parte integrante di fattispecie complessa di atto pubblico. In siffatta situazione, nella redazione delle note, la S.C. ha ritenuto che si possa ravvisare il reato di diffamazione . (Cass. Sez. !^, n. 749 del 16/06/2005 )

  • L'abbassamento delle note caratteristiche deve essere adeguatamente motivato e le sanzioni disciplinari annullate non lo giustificano. Il TAR ritiene che l’eliminazione della sanzione disciplinare, con evidente carattere di retroattività, rende del tutto ingiustificata la sistematica riduzione della valutazione concernente le 21 voci. (TAR Emilia Romagna N. 00602/2013 REG.PROV.COLL)

  • Nel caso di conflitto su un giudizio in esame, vi è l’obbligo di astensione del compilatore e del revisore che abbiano già espresso giudizi nella precedente scheda valutativa impugnata. (TAR Emilia Romagna n.502/2014 ).

  • Le spese di lite sono a carico dell'amministrazione che in autotutela ha annullato l'atto, a fronte della riconosciuta sussistenza dell’irregolarità che ha indotto all’esercizio del potere di autotutela. (TAR Emilia Romagna n. 637/2013)

  • Illegittimo l'abbassamento delle valutazioni nelle note caratteristiche e della qualifica senza una specifica motivazione, in contraddittorietà tra valutazioni nel giudizio del 2° revisore. ( TAR Liguria- sez II – sentenza 4 gennaio 2013, n.4Cons. Stato – sez. II – parere 30 maggio 2012, n. 2623 ).

  • Il Tribunale accoglie le censure del ricorrente in merito alla violazione dei principi e delle norme che devono presiedere alla compilazione delle schede valutative del personale militare. La Sezione sottolinea, in particolare, - la violazione del principio di imparzialità insita nella mancata astensione del superiore che si trovi in situazione di impossibilità di esprimere un giudizio obiettivo sul valutando;

-laviolazione dell’obbligo di motivazione dell’improvvisoabbassamento verticale della qualifica.(TAR Liguria – sez II – sentenza 1 febbraio 2012, n.229).

  • E’ utile ricordare che secondo un consolidato orientamento di giurisprudenza i giudizi formulati dai superiori sui militari di carriera costituiscono manifestazione di discrezionalità tecnica, che spingono direttamente nel merito dell’azione amministrativa e quindi sfuggono alle censure di legittimità, salvo che non risultino arbitrari, irrazionali, illogici o basati su un evidente travisamento dei fatti, che peraltro spetta al ricorrente dimostrare (si veda TAR Puglia-Bari, sez. III n. 1805/2011 e le pronunce ivi richiamate). Il Comandante tuttavia deve astenersi in considerazione dello stato di tensione che si può creare tra due militari. (TAR Piemonte N. 01000/2012 REG.SEN. N. 00186/2005 REG.RIC. N. 00324/2007 REG.RIC )

  • Il ricorso gerarchico può essere rigettato sul rilievo del presunto ritardo nella presentazione dello stesso, in considerazione che la data utile ai fini del computo dei termini è quella di presentazione del ricorso e non di ricezione dello stesso da parte dell’autorità competente alla decisione. Altresì, come già riportato, le motivazioni che determinano un abbassamento delle note, devono essere congrue e rilevabili. (TAR Lombardia n. 83_2009)

FONTE: www.adods.org


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4 giugno 2015

MANCATO AVANZAMENTO A GRADO SUPERIORE - LIMITI DELLA DISCREZIONALITA' AMMINISTRATIVA


Avv. Francesco Pandolfi IL PRINCIPIO DI DISCREZIONALITA' E L'ECCESSO DI POTERE NELLO SCRUTINIO DEL CURRICULUM DEL MILITARE. Come si sa, l'elevato grado di discrezionalità che caratterizza il sistema di valutazione dell'Amministrazione militare riguardante, ad esempio, Ufficiali che debbono essere scrutinati ai fini di avanzamento al grado superiore, incontra il limite dell'eccesso di potere.

Fonte: (www.StudioCataldi.it) 
 ... 
 




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25 aprile 2015

ASPIRANTE IN FERMA PERMANENTE - PROCEDIMENTO PENALE

Diritto militare: Aspirante Volontario in Ferma permanente e procedimento penale. 

Avv. Francesco Pandolfi - Cassazionista

L’inizio di un procedimento penale non consente all'Amministrazione di emettere un giudizio definitivo circa la moralità e la professionalità di ... 
Fonte: Studiocataldi.it 
Url: http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_17782.asp




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25 aprile 2015

CAUSA DI SERVIZIO

TAR Lazio - CAUSA DI SERVIZIO per i MILITARI addetti ai POLIGONI (di Ciro CENTORE) 

di Paolo M. Storani - Un'altra chicca su LIA Law In Action del Prof. Ciro Centorededicata ai meandri dei diritto amministrativo.

Stavolta si tratta di causa ... 
Fonte: Studiocataldi.it 
Url: http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_17940.asp


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4 marzo 2015

SANZIONE DISCIPLINARE - LEGITTIMITA'

Diritto militare: Quando è illegittima la c.d. 'sanzione disciplinare di stato'? 

Avv. Francesco Pandolfi           cassazionista 

Per principio generale, la sanzione disciplinare della perdita del grado per rimozione inflitta ad un Carabiniere si può rite ... 
Fonte: Studiocataldi.it 
Url: http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_17498.asp




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2 marzo 2015

CAUSA DI SERVIZIO ED EQUO INDENNIZZO

Diritto militare: Guardia di finanza ed equo indennizzo con interessi legali da ritardo 

Avv. Francesco Pandolfi         Cassazione e Magistrature Superiori
www.pandolfistudiolegale.it


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23 febbraio 2015

SOSPENSIONE PRECAUZIONALE DEL MILITARE

La sospensione precauzionale dal servizio nei confronti di un militare 

Avv. Francesco Pandolfi        cassazionista

Il Tar Bologna sezione 1, con la sentenza n. 1094/14, si occupa di sospensione precauzionale dal servizio nei confronti di un militare ... 
Fonte: Studiocataldi.it 
Url: http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_17487.asp




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23 febbraio 2015

MOBBING NEL MONDO MILITARE

Complesso, ma non impossibile dimostrare il mobbing nel mondo militare 

Avv. Francesco Pandolfi               cassazionista

E' opinione assai diffusa che il mobbing sia un qualcosa di difficilmente dimostrabile specialmente in ambito militare: dicia ... 
Fonte: Studiocataldi.it 
Url: http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_17502.asp




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23 febbraio 2015

TRASFERIMENTO TEMPORANEO DEL MILITARE

Il trasferimento temporaneo del militare 

Avv. Francesco Pandolfi         cassazionista


Anche grazie alla lettura dell'interessante sentenza ... 
Fonte: Studiocataldi.it 
Url: http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_17485.asp





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22 febbraio 2015

LA DENUNCIA DEL PUBBLICO UFFICIALE NON DEVE SEGUIRE LE VIE GERARCHICHE




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15 febbraio 2015

MILITARE - RICONGIUNGIMENTO FAMIGLIARE

Il ricongiungimento familiare in ambito militare e il diritto all'unità della famiglia: una nota di commento alla sentenza Tar n.10151/14 

Avv. Francesco Pandolfi         

Ancora una volta la Sezione 3 del Tar Lazio esprime tutta la sua Al ... 
Fonte: Studiocataldi.it 
Url: http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_17241.asp


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3 dicembre 2014

CRISI NELLE FORZE DI POLIZIA

tratto da  www.adods.org

COSA ACCADE NELL'ARMA DEI CARABINIERI

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Un'altra tragedia fra le file dell’Arma dei carabinieri, che ha visto la morte di un altro dei suoi uomini, Luis Miguel Chiasso , presumibilmente suicidatosi il 25.11.2014. Intorno alla vicenda ci sono molte ombre ancora da dissipare. Ciò che duole e che ci ha colpito maggiormente sono i commenti che si leggono su alcuni siti, che propendono a ridicolizzare e considerare pazzo un ragazzo che ha affermato di lavorare per i servizi segreti. Egli denunciava, poco prima dell’infausto evento, nella sua pagina facebbok, la paura di essere ucciso. Prescindendo dalle possibili motivazioni, qualunque esse siano state, banalizzare e deridere un Carabiniere innanzi ad un così tragico evento, solo sulla base di ciò che può aver detto, acuisce il dolore dei genitori affranti dalla perdita del figlio. Una settimana prima, in Ancona, si uccise il M.llo  Andrea Carnevalli, e non vorremmo addentrarci ad argomentare i suicidi nelle file dell'Arma ( caso strano tutti con problemi personali ) , poiché l'argomento meriterebbe un'analisi introspettiva più profonda. Riportiamo il post “CARABINIERI – COSA SI CELA DIETRO IL SUICIDIO?” a suo tempo pubblicato nella home page del sito.

Orbene, l'intento dei più di voler dare una valutazione su quanto detto dal giovane Carabiniere, appare difficile e non di semplice lettura, anche perchè, qualora vi fossero ragioni per ritenere veritiere le sue affermazioni “far parte dei servizi”, non sarebbero state certamente rese note. In un Italia ove per decenni si sono celati attentati e mascherate morti eccellenti , pensare che esista ancora qualcosa di inattuabile, appare anacronistico. La realtà a volte può superare l'immaginazione, e per chi non è avvezzo a determinati contesti, tutto può sembrare abnorme e impossibile. Sarebbe quindi il caso di non considerare pazza una persona che si suicida se non vi sono elementi certi per poterlo affermare. Sarebbe opportuno evitare di ricalcare questo argomento e considerare solo i semplici fatti, che dovrebbero essere valutati anche sulla base di quanto da lui dichiarato prima di compiere il disperato gesto. Ma la domanda che ci siamo sempre posti, a prescindere da questa specifica vicenda, è la seguente:”cosa succedde nell'Arma dei Carabinieri, ove esiste la più alta percentuale di suicidi fra le fila dei pubblici dipendenti?


CARABINIERI - COSA SI CELA DIETRO IL SUICIDIO?

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Porto Viro, in provincia di Rovigo, un appuntato dei carabinieri uccide il Maresciallo e la consorte, in un impeto d'ira. Come sempre, senza ombra di dubbio, improvvisamente si sentirà dire che è una tragedia inspiegabile e, precisamente:”"Un attimo di follia, un gesto folle che non ha alcuna giustificazione", ha detto il tenente colonnello Enrico Mazzonetto, comandante provinciale di Rovigo facente funzioni, parlando dell'omicidio-suicidio avvenuto in caserma. "Resta una profonda amarezza - ha proseguito - e ora nei colleghi carabinieri delle vittime e in tutti c'é una priorità comune: stare vicino alle due famiglie e dare il massimo conforto e sostegno ai familiari". Ogni volta che succede una tragedia od un suicidio nelle file dell'Arma dei Carabinieri, il movente è sempre inspiegabile, oppure riconducibile a problemi personali e familiari che non attengono all'attività di servizio. Ma è possibile che Nell'Arma dei Carabinieri, vista la sequela dei suicidi occorsi negli anni, si debba ancora oscurare la realtà!? Prima di entrare nell'Arma viene effettuata una selezione fiscale e puntuale sotto tutti gli aspetti, financo psicologici , quindi, ricondurre il tutto a semplici gesti di follia, equivarrebbe a mascherare e minimizzare il problema reale . Spesso le lamentele esternate ai superiori su possibili situazioni di conflitto all'interno di una caserma, vengono minimizzate o non prese in seria considerazione, proprio perché potrebbe esporre il superiore in grado, a critiche e censure, ed è difficile nell'Arma dei Carabinieri anteporre le ragioni di un subalterno al comportamento, magari non corretto, del superiore. Insomma, è evidente che in seno alle istituzioni manca un organismo che vagli le segnalazioni dei militari e conduca una seria e doviziosa indagine al fine di valutare possibili abusi o depistaggi. Abbiamo verificato la percentuale di suicidi nell'Arma? In nessuna amministrazione dello Stato vi è una percentuale così alta. Ci sarà pur un motivo? O vogliamo ancora fare finta di niente?

Si auspica che, negli ambienti di lavoro di carattere militare e/o di Polizia, in un momento così difficile per tutta la società, ci possa essere finalmente quella trasparenza che in ogni dove si prospetta per tutte le amministrazioni dello Stato, oggettivamente subordinata ad una reverente applicazione del Diritto.

Che fare?    E' necessario che si vada negli Stati Uniti e si impari da loro, che sono avanti anni luce nell'affrontare queste problematiche . Nelle polizie americane, infatti, esistono dei reparti interni deputati a "filtrare" dal punto di vista psicologico e funzionale (nel senso di operativo, attinente alle funzioni) le situazioni di frustrazione lavorativa, ed il senso di inutilità e oppressione psicologica e funzionale che inevitabilmente, in misura maggiore o minore, prima o poi attanaglia tutti gli operatori, portandoli o ad abusi di potere e corruzione o a manifestazioni di violenza autolesionistica . Per questo delicato compito vengono impiegate persone esperte nei servizi operativi e psicologicamente preparate . In Italia, invece, si continua a lavorare a compartimenti stagni: da una parte il settore operativo e dall'altra il servizio medico (cui , erroneamente, viene totalmente devoluta la risoluzione di queste complesse ed articolate problematiche, che non sono solo  -e spesso affatto- mediche) . Forse è il caso che le forze di polizia italiane,  inclusi i Carabinieri , si proiettino davvero verso il futuro, guardandosi allo specchio e trovando la forza di riorganizzare la propria funzione nella società, senza ridurre il "burn out" degli operatori ad un fatto esclusivamente medico. Sarebbe molto più utile riorganizzare le proprie risorse umane in funzione delle effettive capacità, facendo sì che ciascuno si senta funzionalmente gratificato dal compito che svolge, ed avverta il proprio lavoro come davvero utile e importante, dal più umile al più alto. Insomma, per dirla con l'eterno Fantozzi, nessuno dovrebbe sentirsi, nella Forze dell'Ordine, una "merdaccia" . In questo senso potrebbe essere quantomai utile una organizzazione operativa delle varie Forze sul modello anglosassone o germanico, in cui la pur necessaria piramide gerarchica è assai mitigata dallo stimolo alla crescita professionale che viene attribuito ai livelli inferiori della piramide, così che nessun livello di essa venga "sprecato". Ad esempio, non è raro, negli omologhi americani o tedeschi, assistere a lezioni di aggiornamento su determinati profili di lavoro  che i migliori operatori del ivelli inferiori svolgono a favore di quelli superiori.
In definitiva, probabilmente occorre una visione un pò più moderna dell' organizzazione della nostre Forze di Polizia (ma il discorso potrebbe ben riguardare anche le Forze Armate) , in cui tutti si sentano importanti e nessuno insostituibile, in cui le doti individuali siano messe a disposizione del team . E si finisca una volta per tutte con queste continue conferenze-stampa : si lavori di più per la sostanza e meno per la TV ed i giornali ! Si valorizzino a questo scopo gli uffici-stampa delle varie Forse di Polizia e si lavori con maggior riservatezza e sobietà.
Diversamente, si continuerà fatalisticamente a prendere atto dell'esplosione di aggressività  degli operatori , verso se stessi o verso gli altri, con il rischio niente affatto remoto di emulazione in pejus . Chi ha gradi e responsabilità , li eserciti in modo maturo e costruttivo, e possibilmente senza paternalismi e retoriche che nella società moderna (e gi operatori delle varie Forze vivono appieno nell'oggi) sono inefficaci e controproducenti.



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22 novembre 2014

PORTO D'ARMI - IMMOTIVATO IL DINIEGO AD UN AGENTE DI POLIZIA

Avv.Francesco Pandolfi  cassazionista            (www.StudioCataldi.it) 

IlTar Umbria si distingue per il competente tecnicismo trasfuso nellasentenza n. 68/14 del 29.01.2014 in materia di rinnovodi porto d'armi egiudicato amministrativo.

IlTribunale pone il principio in forza del quale ilgiudicato non restituisce all'Amministrazione una "facolta' discelta" incondizionata, ma un potere-dovere di adottare unprovvedimento di cura dell'interesse pubblico, che non contrasti oeluda il giudicato stesso;inoltre che purdovendosi salvaguardare la sfera di autonomia e di responsabilita'dell'Amministrazione, grava su quest'ultima l'obbligo disoddisfare la pretesa del ricorrente vittorioso, nell'ottica di lealeed imparziale esercizio del munus publicum oltre che di buonafede e correttezza.

Esponel'odierno ricorrente, in qualita' di Sovrintendentedi Polizia di Stato inservizio presso la Questura di T., di aver ottenuto sin dal 1xxxlicenza di porto d'armi per difesa personale, pur essendo comunqueabilitato a portare l'arma d'ordinanza anche fuori servizio.

Condecreto prot. n. xxxx la Prefettura ha respinto l'istanza di rinnovopresentata dall'odierno istante, non ritenendo sussistente alcunpericolo attuale.

IlP. ha impugnato il suddetto decreto innanzi al Tar che consentenza passata in giudicato, inaccoglimento del ricorso, ha annullato il decreto e intimatoall'Amministrazione di rivalutare l'istanza con la massimasollecitudine ed in conformita' ai criteri conformativi ivistabiliti;in particolare, l'adito Tribunaleha evidenziato la manifesta illogicita' dell'operatodell'Amministrazionerisultandoil ricorrente gia' autorizzato all'utilizzo dell'arma da fuoco indotazione (pistolaBe. cal 9 x 19) elimitando la possibilita' di difesa di un agente della Polizia diStato.

Indichiarata esecuzione del giudicato, il Dirigente della Prefettura haperò nuovamente negato al ricorrente il rinnovo della licenza diporto di pistola per uso personale, diversa dall'arma di ordinanza,escludendo la sussistenza di rischi di incolumita' attuali tali dagiustificare il rilascio della richiesta autorizzazione, stante iltrasferimento del P ad incarichi prettamente amministrativi.

L'odiernoistante impugna il suddetto provvedimento, deducendo le seguenticensure, cosi' riassumibili:

I.Violazione e falsa applicazione degli artt. 1, 2, 3 e 10 - bis dellaL.241/90; elusione del giudicato, sviamento di potere: ilprovvedimento impugnato sarebbe elusivo del giudicato, nonlimitandosi la sentenza 259/2012 ad annullare il provvedimento perdifetto di motivazione, ma sostanzialmente accertando la spettanzadel bene della vita ovvero l'interesse del Pa. 

apoter utilizzare anche arma diversa da quella d'ordinanza emaggiormente adatta alla difesa personale; in particolare, ilgiudicato avrebbe oramai definitivamente accertato l'attualita'dell'esposizione al pericolo, ragion per cui l'Amministrazione nonavrebbe piu' alcuna discrezionalita' al riguardo, dovendo soltantodare piena attuazione al decisum;

II.Violazione e falsa applicazione dell'art. 42 del TULPS in combinatodisposto con l'art. 3 della L. 241/90 e s.m., del DM 371/94; eccessodi potere per difetto assoluto di motivazione e travisamento deifatti e contraddittorieta': sarebbe del tutto illogico incorrelazione al lavoro svolto sino al 2009, ritenere non piu'sussistente l'attualita' del pericolo, in contraddizione con tutti iprecedenti provvedimenti autorizzatori rilasciati dal 1992;l'utilizzo di una pistola diversa da quella gia' in dotazione sarebbefunzionale ad una migliore tutela sia per se' che per l'ordinepubblico;

III.Violazione e falsa applicazione dell'art. 73 RD 635/40; eccessodi potere per contraddittorieta' ed ingiustizia sotto altri profili:il ricorrente quale agente di pubblica sicurezza, non dovrebbenemmeno essere autorizzato, ai sensi dell'art. 42 TULPS, all'utilizzodi arma diversa da quella in dotazione, al pari del resto aimagistrati ed ai vice prefetti.

Sie' costituito il Ministero dell'Interno, chiedendo il rigetto delgravame, evidenziando:

-la generalita' del divieto di porto d'armi, dovendosi limitare ilrilascio per difesa personale ai soli casi di effettiva necessita';

-la necessita' di autorizzazione per i Sovrintendenti della Polizia diStato all'uso di arma diversa da quella d'ordinanza, ai sensidell'art. 73 del R.D. 635/1940;

-il venir meno, allo stato attuale, di qualsivoglia concreto rischiodi esposizione a pericolo, non essendosi peraltro registrato alcunepisodio di aggressione alla incolumita' personale del Pa., nemmenoin riferimento alla pregressa attivita' svolta;

-in materia di autorizzazione al rilascio del porto d'armi cosi' comein ipotesi di rinnovo, il Prefetto avrebbe ampia discrezionalita' enon sarebbe tenuto a motivare puntualmente l'eventuale diniego,secondo consolidata giurisprudenza.

Allacamera di consiglio del 2xxxx, con ordinanza e' stata accoltal'istanza di sospensione dell'efficacia del provvedimento impugnato,attesa pur ad un sommario esame tipico della fase cautelare, lasostanziale violazione dei criteri di cui alla sentenza n. 259/2012,in uno con la intrinseca irragionevolezza, stantela legittimazione del ricorrente all'utilizzo permanente dellapistola d'ordinanza anche al di fuori del servizio prestato,unitamente alla "verosimile permanenza di una situazione dipericolo attuale tale da legittimare il porto d'armi per usopersonale".

Leparti hanno svolto difese in vista della pubblica udienza del 19dicembre 2013, nella quale la causa e' passata in decisione.

Ilricorso e' fondato edeve essere accolto.

E'materia del contendere la legittimita' del provvedimento con cui laPrefettura in dichiarata ottemperanza alla sentenza emessa dall'aditoTar n. 259/2012, passata in giudicato, ha negato alricorrente in servizio presso la Questura di T. e adibito amansioni amministrative, il rinnovo della licenza di porto di pistolaper uso personale, diversa dall'arma di ordinanza.

Vaevidenziato come con la sentenza n. 259/2012, passata ingiudicato, l'aditoTar ha annullato il precedente analogo diniego e intimatoall'Amministrazione di rivalutare l'istanza "con la massimasollecitudine" edin conformita' ai criteri conformativi ivi stabiliti; in particolare,il decisum ha evidenziato la manifesta illogicita' dell'operatodell'Amministrazione, risultando ilricorrente gia' autorizzato all'utilizzo dell'arma da fuoco indotazione elimitando la possibilita' di difesa di un agente. 

Haaltresi' escluso il venir meno di ragioni di pericolo per il solofatto di essere stato adibito dal 2009 a mansioni amministrative,essendo la possibilita' di essere armato anche fuori dal servizio"fatto intrinsecamente indicativo della sussistenza dicondizioni di pericolo insite nella natura stessa della funzione".

Risultapertanto oramai coperta dal giudicato, come condivisibilmenteprospettato dalla difesa del ricorrente, anche la questione circa lamancata corrispondenza tra la cessazione dal servizio effettivo el'esposizione al pericolo per la propria incolumita', cosi' come deveessere evidenziata la portata sostanziale del giudicato, non limitatoal mero annullamento per difetto di motivazione, ma esteso a profilisostanziali della pretesa azionata dal ricorrente.

E'pertanto evidentecome il suddetto giudicato non restituisca all'Amministrazione una"facolta' di scelta" incondizionata, ma un potere-dovere diadottare un provvedimento di cura dell'interesse pubblico, che noncontrasti o eluda il giudicato;ne deriva che i principi emergenti dalla decisione non possono esserevalutati come semplici "obiter dicta", poiche' la lorofunzione e' quella di contribuire complessivamente alla concretaindividuazione della regola giuridica assunta dalla decisione daeseguire (Consiglio di Stato sez. IV, 22 gennaio 2013, n.369).

Daultimo, si e' autorevolmente osservato che purdovendosi salvaguardare la sfera di autonomia e di responsabilita'dell'Amministrazione, grava su quest'ultima l'obbligo di soddisfarela pretesa del ricorrente vittorioso, nell'ottica di leale edimparziale esercizio del munus publicum (art.97 Cost. e Convenzione E.D.U.) oltreche di buona fede e correttezza (Consigliodi Stato Adunanza Plenaria, 15 gennaio 2013, n.2).

Tantopremesso, e' del tutto evidente il contrasto del nuovo provvedimentodi rigetto qui impugnato con gli specifici criteri conformatividerivanti dal giudicato, dal momento che l'Amministrazione, a seguitodell'annullamento giurisdizionale, ha nuovamente riproposto ilproprio mutato convincimento - in difformita' da quanto ritenuto perun ventennio - circa il venir meno dell'attualita' del pericolo,cosi' alterando l'assetto degli interessi di cui al decisum.

Meritanoquindi piena condivisione le doglianze.  

Parimentifondate risultano le censure dedotte con il II motivo.

Ritieneil Collegio che a fronte dell'ormai definitivo accertamento di unostato di pericolo attuale incombente sulla persona del ricorrente,che comunque lo legittima all'utilizzo permanente della pistolad'ordinanza anche al di fuori del servizio prestato, sia del tuttomanifesta l'irragionevolezza dell'impugnato diniego, essendo lafattispecie del tutto differente da quella che si verifica in sede diordinaria autorizzazione al porto d'armi nei confronti di comunicittadini, ove vige la regola della eccezionalita' nei confronti disoggetti non abilitati all'uso di armi e per cui la giurisprudenzaanche di questo Tribunale ha da sempre evidenziato l'ampiadiscrezionalita' dell'Autorita' di Pubblica sicurezza.  

Delresto trattasi anche in questo caso di affermazioni puntualmente gia'contenute nel primo giudicato di annullamento.

Allaluce delle esposte considerazioni il ricorso e' dunque fondato, conl'effetto di annullare il provvedimento impugnato econseguente obbligodella Prefettura di procedere al rinnovo del porto d'armi richiestodal ricorrente, venendosiad esaurire il potere esercitato con il secondo giudicato diannullamento.  

Avv.Francesco Pandolfi        

3286090 590       

skype:francesco.pandolfi8         

francesco.pandolfi66@gmail.com


(www.StudioCataldi.it) 


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31 ottobre 2014

MILITARI - RIMBORSO SPESE PER TRASPORTO

Forze armate: il diritto al rimborso spese per trasporto di mobili e masserizie 

Avv. Francesco Pandolfi - Cassazionista  




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31 ottobre 2014

REATI MILITARI - VIOLATA CONSEGNA

Reati militari, Carabinieri: concorso in abbandono di posto e violata consegna. 

Avv. Francesco Pandolfi

cassazionista


Reati militari, Carabinieri:  concorso in abbandono di posto e violata consegna.

  ... 
Fonte: Studiocataldi.it 
Url: http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_16645.asp




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28 ottobre 2014

CARABINIERE SUGGERISCE L'AVVOCATO ALL'ARRESTATO - ABUSO D'UFFICIO




Con la sentenza impugnata veniva confermata la sentenza del Tribunale di Cagliari del 30/11/2012, con la quale...X.... era ritenuto responsabile del reato continuato di cui agli artt. 323 e 479 cod. pen., commesso fino al 13/04/2007, quale maresciallo in servizio presso le Stazioni dei Carabinieri di Sinnai prima e di Quartu S. Elena poi, nominando l'avv. Y difensore d'ufficio degli arrestati , nonostante lo stesso non fosse inserito nell'elenco dei difensori reperibili predisposto dal locale consiglio dell'ordine degli avvocati, sollecitando gli arrestati, o i congiunti degli stessi a nominare l'avv. .Y quale difensore di fiducia ed attestando falsamente, nei verbali, che l'arrestato era stato interpellato con esito negativo circa la volontà di nominare un difensore di fiducia.




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25 ottobre 2014

RISARCIMENTO DANNI CAUSATI A MILITARE IN SERVIZIO

Diritto militare e sicurezza sul lavoro: il risarcimento danni causati a militare in servizio. Nota di commento a sentenza 

  Avv. Francesco Pandolfi

cassazionista


Militari: sicurezza sul lavoro, risarcimento danni per euro 150.000,00 oltre interessiFonte: Studiocataldi.it 
Url: http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_16608.asp


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19 ottobre 2014

MOBBING - POLIZIA PENITENZIARIA

Quando del mobbing è vittima un agente di polizia penitenziaria 

Avv. Francesco Pandolfi - cassazionista

UN caso di mobbing subito da un Agente di Pol ... 
Fonte: Studiocataldi.it 
Url: http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_16543.asp


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19 ottobre 2014

DIFFAMAZIONE AGGRAVATA DA PARTE DI U MILITARE DELLA GUARDIA DI FINANZA - DIRITTO DI CRITICA - ASSOLUZIONE


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19 ottobre 2014

VACCINO MILITARE - MORTE - DOVUTO L'INDENNIZZO


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16 ottobre 2014

SOSPENSIONE DISCIPLINARE DALL'IMPIEGO DI UN CARABINIERE

Tar di Genova (sentenza 118/2014): in merito alla sospensione disciplinare dall'impiego del carabiniere che usa atteggiamenti severi con i dipendenti 

Avv. Francesco Pandolfi - cassazionista

    Sanzione disciplinare per il Carabiniere, nota a sentenza.

La sentenza del Tar Genova sez 2. ... 
Fonte: Studiocataldi.it 
Url: http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_16542.asp


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6 ottobre 2014

1886 CARABINIERI VINCITORI DI CONCORSO - VITTIME DI UNO STATO CHE DOVREBBERO RAPPRESENTARE.

  tratto da www.adods.org

Picture
Nel 2012 viene indetto un  concorso per il reclutamento di 1886 carabinieri effettivi, riservato ai volontari delle Forze armate in ferma prefissata di un anno o quadriennale ovvero in rafferma annuale. A seguito della Spending review  i vincitori del concorso vedono trasformare la loro posizione da “IDONEO VINCITORE” a “IDONEO NON VINCITORE”, poiché il numero dei prescelti viene ridotto da 1886 a 464 (DPCM 21 gennaio 2013). A seguito di ricorsi amministrativi ed interventi normativi (Decreto d’Alia) si decide di procedere, per problemi economici e di giustizia sociale, allo scorrimento della graduatoria dei partecipanti al concorso del 2012, addivenendo così all’incorporamento graduale dei giovani ritenuti IDONEI VINCITORI. Si è atteso quindi, dopo l’assunzione di altri 800 allievi, avvenuto nel 2013, che si giungesse al reclutamento dei restanti 763 allievi, che per alcuni anni hanno atteso nell’incertezza di una decisione netta e conclusiva del Governo. Il comando generale dell’Arma dei carabinieri, il 2 gennaio 2014 , dispone le visite e gli accertamenti di riscontro del mantenimento dei requisiti psico – fisici dei reclutanti,  al fine di determinare l’integrazione dei restanti 763 allievi.    Si giunge quindi a Settembre 2014  ( dopo quasi tre anni) ove, con una e.mail personale vengono informati i ragazzi delle date di partenza e le rispettive destinazioni. Sembrava che il problema fosse finalmente risolto, ma dopo qualche giorno,    un’altra e.mail  fa cadere nel baratro le speranze di questi giovani, ormai frustati da un attesa malata e incerta del loro futuro. L’email recita:” L’AVVIO DEL 132^ CORSO FORMATIVO PER ALLIEVI CARABINIERI EFFETTIVI, PER MOTIVI ORGANIZZATIVI, SUBIRA’ UNO SLITTAMENTO; PERTANTO, IL CALENDARIO RELATIVO ALLE OPERAZIONI DI INCORPORAMENTO PRESSO I REPARTI D’ISTRUZIONE DI ASSEGNAZIONE, GIA’ PUBBLICATO, SUBIRA’ DELLE MODIFICHE. CON SUCCESSIVA COMUNICAZIONE A MEZZO E.MAIL DIRETTA AGLI INTERESSATI SARA’ DATA NOTIZIA DELLE NUOVE DATE DI PRESENTAZIONE PRESSO I CITATI REPARTI D’ISTRUZIONE”. Dopo anni di attesa e l’ennesima speranza andata in fumo, non si ha l’onestà intellettuale di usare la verità nei confronti di questi giovani che per l’ennesima volta si sono visti sbattere la porta in faccia. Perché raccontare di un problema organizzativo se il reale problema è sempre stato quello finanziario? Umiliare ulteriormente questi giovani  oramai considerati un numero su cui fare i conti è poco decoroso. La medesima e.mail è giunta anche agli aspiranti finanzieri che nel mese di settembre sarebbero dovuti partire per le rispettive scuole d’addestramento. Anche  loro hanno avuto la medesima risposta.  La saccenza di alcuni governanti hanno frantumato le speranze di molti Italiani, si spera che almeno in questo caso, si possano avere risposte degne di uno Stato rappresentativo,  nel rispetto che ogni cittadino merita di avere.

Abbiamo voluto allegare la lettera di un concorrente pubblicata sul web , indirizzata alle massime Autorità italiane, 




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26 settembre 2014

MILITARI DI TRUPPA IN FERMA PREFISSATA ESCLUSI DAL CONCORSO

Diritto militare: volontari di truppa in ferma prefissata, esclusione da concorso 

Avv. Francesco Pandolfi

cassazionista

 

 Esclusione da concorso, volontari di truppa in ferma prefiss ... 
Fonte: Studiocataldi.it 
Url: http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_16192.asp




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18 settembre 2014

PROCEDIMENTI DISCIPLINARI

Diritto militare. No al procedimento disciplinare finché non si è concluso il giudizio penale 
Avv. Francesco Pandolfi
Cassazionista
 
Il militare va tenuto indenne da iniziative disciplinari fino alla cristallizzazione di un giudicato penale.





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13 settembre 2014

INSUBORDINAZIONE CON INGIURIA




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