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18 novembre 2015

SANZIONE DISCIPLINARE DELLA SOSPENSIONE DEL SERVIZIO - ILLEGITTIMITÀ' - MANCATA AFFISSIONE DEL CODICE DISCIPLINARE.

La S.C. di Cassazione afferma che, relativamente alle sanzioni disciplinari conservative - e non per le sole sanzioni espulsive - ha ritenuto che, in tutti i casi nei quali il comportamento sanzionatorio sia immediatamente percepibile dal lavoratore come illecito, perché contrario al c.d. minimo etico o a norme di rilevanza penale, non sia necessario provvedere alla affissione del codice disciplinare, in quanto il lavoratore ben può rendersi conto,anche al di là di una analitica predeterminazione dei comportamenti vietati e delle relative sanzioni da parte del codice disciplinare,della illiceità della propria condotta (vedi ex plurimis, Cass. 27 gennaio 2011 n. 1926).
Da quanto esposto emerge, tuttavia, che quando la condotta contestata al lavoratore appaia violatrice non di generali obblighi di legge ma di puntuali regole comportamentali negozialmente previste e funzionali al miglior svolgimento del rapporto di lavoro, l'affissione si presenta necessaria.
Va considerato che, in tema di procedimento disciplinare nei confronti di dipendenti pubblici, la disposizione di cui all'art. 25, n.10, del c.c.n.l. del 6 luglio 1995 per il personale degli enti locali -prevede che al codice disciplinare deve essere data la massima pubblicità mediante affissione in luogo accessibile a tutti i dipendenti. La particolare disciplina contenuta nel CCNL di settore -di natura pubblicistica e quindi oggetto di accertamento ed interpretazione diretta da parte della Corte di Cassazione - prevede che al codice disciplinare deve essere data una particolare forma di pubblicità, che è tassativa e non può essere sostituita con altre(vedi, in tali sensi, Cass. 23 marzo 2010 n. 6976).
Non può, infatti, ritenersi valido il principio, pur enunciato dalla S.C., alla cui stregua la previsione nella disposizione di legge,pubblicata nella Gazzetta ufficiale, è sufficiente alla conoscenza da parte della generalità e rende inutile la suddetta affissione(vedi Cass. 8 gennaio 2007 n. 56).
Ciò in quanto è il contenuto stesso della disposizione collettiva che disciplina la fattispecie scrutinata - relativa all'obbligo di idonea pubblicità del codice disciplinare - che palesa come inderogabile siffatto obbligo, e rende inapplicabile sia quella giurisprudenza la quale ha ritenuto non necessaria l'affissione del codice quando la violazione è percepita come tale dal senso comune o in base ai principi generali (vedi Cass. cit. n. 6976/10), sia quell'orientamento che sulla natura "normativa" delle disposizioni collettive di comparto, fonda il giudizio di non necessità della affissione del codice disciplinare in luogo accessibile a tutti.


Cass.Civ. Lav. 21 luglio 2015, n. 15218


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22 luglio 2015

ORARIO DI SERVIZIO E ORARIO DI LAVORO

Secondo la Circolare del Ministero dell'Interno 557/RS/011113/0461 dell'8 marzo 2010, per orario di servizio si intende il periodo di tempo giornaliero necessario ad assicurare la funzionalità degli uffici centrali e periferici del Dipartimento della pubblica sicurezza; per orario di lavoro si intende il periodo di tempo giornaliero durante il quale ciascun dipendente assicura la prestazione lavorativa nell'ambito dell'orario di servizio secondo le disposizioni di cui al presente Accordo e nel rispetto delle norme contrattuali.  

Orbene, negli anni sono stati promulgati Decreti Presidenziali che recepivano gli accordi sindacali riguardanti il personale delle Forze di Polizia ad ordinamento civile(Polizia di Stato, Corpo di polizia penitenziari e Corpo forestale dello Stato ) che i provvedimenti di concertazione riguardanti le Forze di polizia ad ordinamento militare ( Arma dei Carabinieri e Corpo della guardia di finanza), sottolineando l'uguaglianza della normativa che generava l'indirizzo economico – sociale e lavorativo dei lavoratori impiegati nel comparto Sicurezza. Il quadro normativo che modella l' orario di lavoro, la retribuzione, la sicurezza e l'igiene nei luoghi di lavoro, deve trarre origine dalle medesime norme che di fatto regolano la materia. Se ne deduce, pertanto, chela circolare in questione, seppur indirizzata a tutte le gerarchie affini alla Polizia di Stato, deve ricadere su tutte le altre forze di Polizia, di estrazione civile e militare.   

Rimandiamo alla lettura della circolare che riguarda le argomentazioni d'interesse per il personale delle forze dell'ordine, ma ne estrapoliamo alcuni argomenti, che di seguito citiamo:  

a) La programmazione degli orari di lavoro deve essere disposta settimanalmente e affissa all'albo dell'ufficio entro le ore 13.00 del venerdì precedente. Essa deve indicare, oltre l'orario di lavoro giornaliero dei singoli dipendenti per l'effettuazione dell'orario d'obbligo settimanale, la giornata in cui, in quella settimana, il dipendente effettuerà il turno di riposo settimanale, i turni di reperibilità, nonché le eventuali prestazioni di lavoro straordinario programmato, i recuperi riposo, i riposi compensativi,il giorno libero dal servizio, le aspettative, i congedi straordinarie ordinari. Le eventuali successive variazioni alla programmazione settimanale che ricadono nelle giornate di sabato e domenica saranno comunicate al personale interessato (Art.7 Co. 8);  

b) Eventuali deroghe previste da accordi sottoscritti a livello territoriale, in ragione di specifiche esigenze locali di cui all'articolo 7, comma 6,possono attuarsi tenendo conto dei seguenti criteri:

  • dopo il riposo settimanale non può effettuarsi il turno ricadente nella fascia oraria 00-07;

  • tra un turno e l'altro devono intercorrere non meno di 11 ore (Art. 8 Co. 2 )

  1. Il personale che fruisce di riposo settimanale o di un periodo di congedo ordinario di durata non inferiore a 6 giorni, non può essere impiegato, nella giornata precedente a quella del riposo o del congedo ordinario, nei turni 19-24 di cui al comma 1, lettera a). Il personale nella giornata di rientro da un periodo di congedo ordinario di durata non inferiore a 6 giorni o dal congedo straordinario non può essere impiegato nel turno 00,00/07,00 ( Art. 8 Co. 5 );

d) Nei casi in cui il personale impiegato stabilmente nei servizi non continuativi debba essere impiegato, per particolari ed improrogabili esigenze di servizio, in servizi continuativi ovvero in servizi di ordine pubblico restano salvi i seguenti criteri:

  • Impiego preferibilmente di personale che, secondo la pianificazione settimanale, non avrebbe dovuto effettuare il rientro nella medesima giornata;

  • non impiego di personale che abbia precedentemente effettuato servizio nella fascia 14,00/20,00; non impiego nel turno 00,00/07,00 del personale che rientra dal congedo ordinario ovvero straordinario (Art. 9 Co. 8 );

e) L’orario flessibile è applicabile nei servizi non continuativi con esclusione dei servizi esterni di controllo del territorio. I dirigenti responsabili degli uffici dispongono, su richiesta scritta e motivata del dipendente, l’applicazione dell’orario flessibile.L’eventuale provvedimento di diniego deve essere adeguatamente motivato. La flessibilità deve essere programmata settimanalmente e può essere prevista: anticipando o posticipando l’orario di entrata o l’orario di uscita di 30 o 60 minuti per ciascun turno (Art. 10 Co.1 );  

f) Per cambio turno si intende la modifica dell’orario di lavoro previsto dalla programmazione settimanale disposta successivamente alla programmazione stessa.  

2.La modifica dei turni previsti dagli articoli precedenti può essere disposta: 

    1.su richiesta scritta e motivata del personale interessato. L’eventuale diniego deve essere motivato per iscritto.

    2.d’ufficio per particolari e motivate esigenze di servizio motivate e per non più di una volta la settimana per ogni dipendente, con criteri di rotazione e, comunque, nel limite massimo della pianificazione dei cambi turno annualmente stabilita per ogni Ufficio dal Dipartimento della pubblica sicurezza.

  1. Il cambio del turno relativamente ai quadranti notturni può essere disposto solo in caso di assoluta necessità e, comunque, non più di una volta al mese (Art. 11 Co 1, 2 e 3 );

g) Ilpersonale che abbia compiuto 50 anni di età, ovvero con un’anzianitàdi servizio di almeno 30 anni, impiegato nei servizi esterni, puòchiedere di essere esonerato dai turni previsti nelle fasce serali enotturne (Art. 18 Co. 2 );

In relazione all'impiego del personale, alcuni provvedimenti furono presi dalle rispettive amministrazioni per  armonizzare  le esigenze del personale con quelle del servizio. Nelle Circolari del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri SM- Ufficio Legislazione Nr.183/66-236-2-2006 datata 26 febbraio 2009 si ribadiva il tempo che doveva trascorrere per l'impiego del personale alla fine del riposo settimanale ( sei ore ), con l'intento di garantire l'effettivo godimento del riposo settimanale. Oltre all'esigenza di beneficiare appieno della giornata di riposo ,bisogna ricordare che il riposo deve essere considerato parte integrante del servizio , in quanto subordinato ad esso, pertanto,valutando la distanza che deve intercorrere fra un servizio e l'altro, il militare non può essere impiegato in un turno notturno alla scadenza del giorno di riposo. 

Circolare Ministero Interno 19 febbraio 2013 ( cambio turno e reperibilità ) 

FONTE: www.adods.org







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30 maggio 2015

LA VISITA MEDICA OLTRE L'ORARIO DI LAVORO È DA CONSIDERARSI LAVORO STRAORDINARIO


L’Unione Sindacale di Base dei Vigili del Fuoco ha inoltrato richiesta di interpello per conoscere il parere della Commissione Interpelli in merito alla corretta interpretazione dell’art. 41 del D.Lgs. 81/2008 “Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro”.

Nello specifico l’istante chiede di sapere: “se nell’effettuazione delle visite periodiche per il rinnovo dell’inidoneità psicofisica all’impiego:

  • la visita deve essere svolta in orario di lavoro oppure il datore ha facoltà di inviare il lavoratore a visita anche fuori dal normale orario di servizio;
  • inoltre laddove la visita si svolga fuori dall’orario di servizio, il tempo impiegato dal lavoratore per effettuare detta visita deve essere o meno retribuito come ore di lavoro straordinario.”
Il mInistero del lavoro e delle politiche Soiciali, con interpello n. 18 del 2014 ha specificato che, la visita presso il medico del lavoro deve rientrare nel normale orario di servizio e, qualora ciò non fosse possibile, il tempo impiegato deve essere considerato orario di lavoro continuativo e/o straordinario.


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15 febbraio 2015

LA REGISTRAZIONE DI UNA TELEFONATA PUO' ESSERE ASSUNTA COME PROVA

Cassazione: lecito registrare il colloquio telefonico con il capo per utilizzarlo come prova 
Con sentenza n. 27424/2014, la Suprema Corte torna ad esprimersi in tema di mezzi istruttori e, nello specifico, in merito alla possibilità di utilizzare la registrazione di una telefonata come prova nel processo civile.


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3 novembre 2014

LA MALATTIA NON PUO' SOSPENDERE LA MATURAZIONE DELLE FERIE

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 14 aprile – 29 luglio 2014, n. 17177 

Presidente Roselli – Relatore Tria 
 
"il diritto del lavoratore alle ferie annuali, tutelato dall'art. 36 Cost., è ricollegabile non solo ad ima funzione di corrispettivo dell'attività lavorativa, ma altresì - come riconosciuto dalla Corte costituzionale nelle sentenze n. 616 del 1987 e n. 158 del 2001 - al soddisfacimento di esigenze psicologiche fondamentali del lavoratore, il quale - a prescindere dalla effettività della prestazione - mediante le ferie può partecipare più incisivamente alla vita familiare e sociale e può vedersi tutelato il proprio diritto alla salute nell'interesse dello stesso datore di lavoro; da ciò consegue che la maturazione di tale diritto non può essere impedita dalla sospensione del rapporto per malattia del lavoratore e che la stessa autonomia privata, nella determinazione della durata delle ferie ex art. 2109, capoverso, cod. civ., trova un limite insuperabile nella necessità di parificare ai periodi di servizio quelli di assenza del lavoratore per malattia"




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26 ottobre 2014

SANZIONI DISCIPLINARI - TEMPI PER LA CONTESTAZIONE




La Cassazione ha  affermato (Sez. L, Sentenza n. 20719 del 10/09/2013; Sez. L, Sentenza n. 15649 del 01/07/2010; Sez. L, Sentenza n. 18711 del 06/09/2007; Sez. L, Sentenza n. 14113 del 20/06/2006) che, in tema di procedimento disciplinare, il principio secondo il quale l'addebito deve essere contestato immediatamente va inteso in un'accezione relativa, compatibile con l'intervallo di tempo necessario al datore di lavoro per il preciso accertamento delle infrazioni commesse dal prestatore. La valutazione dell'immediatezza della contestazione è rimessa alla valutazione del giudice di merito (il cui giudizio, insindacabile in sede di legittimità ove sia immune da vizi logici e sia adeguatamente motivato), il quale è libero di attingere il proprio convincimento da quelle prove che ritenga più attendibili ed idonee.
La Corte ha più volte affermato (Sez. L, Sentenza n. 3600 del 16/02/2010; Sez. L, Sentenza n. 4502 del 21/02/2008) che, ai fini dell'accertamento della sussistenza del requisito della tempestività del licenziamento, in caso di intervenuta sospensione cautelare di un lavoratore sottoposto a procedimento penale, la definitiva contestazione disciplinare ed il licenziamento per i relativi fatti ben possono essere differiti in relazione alla pendenza del procedimento penale stesso; si è precisato inoltre (Sez. L, Sentenza n. 3697 del 17/02/2010; Sez. L, Sentenza a 3697 del 17/02/2010) che, in tema di procedimento disciplinare a carico di pubblici dipendenti, per fatti penalmente rilevanti, non è ipotizzabile la violazione del principio di immediatezza della contestazione e dell'adozione del provvedimento disciplinare, qualora la P.A., uniformandosi alle disposizioni della contrattazione collettiva in caso di emergenza di fatti-reato, abbia atteso l'esito delle indagini e del processo, destinando il dipendente ad altre mansioni, e in seguito, avuta notizia, in via ufficiale, del rinvio a giudizio, abbia provveduto alla sospensione cautelare e, all’esito del processo penale, a nuova valutazione dei fatti ascritti al lavoratore, disponendone il licenziamento.
In tema di procedimento disciplinare, ai fini dell'accertamento della sussistenza del requisito della tempestività della contestazione, in caso di intervenuta sospensione cautelare di un lavoratore sottoposto a procedimento penale, la contestazione disciplinare per i relativi fatti ben può essere differita dal datore di lavoro in relazione alla pendenza del procedimento penale stesso, anche in ragione delle esigenze di tutela del segreto istruttorio.



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10 ottobre 2014

MEDICO DEL LAVORO - LE VISITE SONO EQUIPARATE ALL'ORARIO DI LAVORO

Fonte: Ministero del Lavoro – Interpello 18/2014

Prot. 37/0016610/MA007.A001
Riportiamo un interessante chiarimento circa l'assolvimento dell'obbligo delle visite mediche previste dal DL 81/2008 in merito all'accertamento e al rinnovo dell'idoneità fisica al lavoro.
La questione avanzata riguarda se queste visite debbano essere effettuate durante l'orario di lavoro o se il datore di lavoro possa disporre l'organizzazione delle stesse anche in intervalli temporali al di fuori di quello di servizio.

Il Ministero del Lavoro ha fornito la propria interpretazione anche sulla base di quanto riportato dallo stesso Testo Normativo in materia di Salute e Sicurezza che chiaramente dispone che l'assolvimento dell'obbligo non debba comportare oneri finanziari accessori per il lavoratore.
Per questo motivo si intende che l'assolvimento dell'obbligo a carico del datore di lavoro debba preferibilmente essere assolto durante l'orario di lavoro, alternativamente il lavoratore potrà considerarsi comunque in servizio durante lo svolgimento di detto controllo.


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19 luglio 2014

LAVORO - LICENZIAMENTO ILLEGITTIMO - TRASFERIMENTO NON CONGRUAMENTE MOTIVATO.

CORTE DI CASSAZIONE - SENTENZA 10 GIUGNO 2014, N. 13060


NELLA MOTIVAZIONE DELLA SENTENZE CITATE, CHE AFFRONTA I TEMI CHE SONO RIPROPOSTI CON IL RICORSO IN ESAME, SI È AFFERMATO CHE L’OTTEMPERANZA DEL DATORE DI LAVORO ALL'ORDINE GIUDIZIALE DI RIAMMISSIONE IN SERVIZIO A SEGUITO DI ACCERTAMENTO DELLA NULLITÀ DELL'APPOSIZIONE DI UN TERMINE AL CONTRATTO DI LAVORO IMPLICA IL RIPRISTINO DELLA POSIZIONE DI LAVORO DEL DIPENDENTE, IL CUI REINSERIMENTO NELL’ATTIVITÀ LAVORATIVA DEVE QUINDI AVVENIRE NEL LUOGO E NELLE MANSIONI ORIGINARIE, ATTESO CHE IL RAPPORTO CONTRATTUALE SI INTENDE COME MAI CESSATO E QUINDI LA CONTINUITÀ DELLO STESSO IMPLICA CHE LA PRESTAZIONE DEVE PERSISTERE NELLA MEDESIMA SEDE; RESTA SALVA LA FACOLTÀ DEL DATORE DI LAVORO DI DISPORRE IL TRASFERIMENTO DEL LAVORATORE AD ALTRA UNITÀ PRODUTTIVA, MA IN TAL CASO DEVONO SUSSISTERE LE RAGIONI TECNICHE, ORGANIZZATIVE E PRODUTTIVE RICHIESTE DALL’ART. 2103 C.C. IN DIFETTO, LA MANCATA OTTEMPERANZA A TALE PROVVEDIMENTO DA PARTE DEL LAVORATORE TROVA GIUSTIFICAZIONE SIA QUALE ATTUAZIONE DI UN'ECCEZIONE DI INADEMPIMENTO (ART. 1460 C.C.), SIA SULLA BASE DEL RILIEVO CHE GLI ATTI NULLI NON PRODUCONO EFFETTI, NON POTENDOSI RITENERE CHE SUSSISTA UNA PRESUNZIONE DI LEGITTIMITÀ DEI PROVVEDIMENTI AZIENDALI CHE IMPONGA L'OTTEMPERANZA AGLI STESSI FINO AD UN CONTRARIO ACCERTAMENTO IN GIUDIZIO. IN APPLICAZIONE DI TALI PRINCIPI SI È QUINDI CONFERMATA LA SENTENZA GRAVATA CHE, COME NEL CASO, AVEVA RITENUTO ILLEGITTIMO IL LICENZIAMENTO PER ASSENZA DAL SERVIZIO INTIMATO DA P. S.P.A..


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20 giugno 2014

FERIE NON GODUTE - L' INDENNITÀ' RELATIVA ALLE FERIE NON GODUTE NON E' SUBORDINATA ALLA DOMANDA DA PARTE DEL DIPENDENTE SUCCESSIVAMENTE DECEDUTO.


L’articolo 7 della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, deve essere interpretato nel senso che osta a legislazioni o prassi nazionali, quali quelle di cui trattasi nel procedimento principale, che prevedono che il diritto alle ferie annuali retribuite si estingue senza dare diritto ad un’indennità finanziaria a titolo delle ferie non godute, quando il rapporto di lavoro termina per decesso del lavoratore. Il beneficio di una tale indennità non può dipendere da una previa domanda dell’interessato.


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12 aprile 2014

IL FESTIVO INFRASETTIMANALE DEVE ESSERE RECUPERATO O REMUNERATO COME LAVORO STRAORDINARIO.


tratto dal sito  www. adods.org

Si pensava che il recupero del riposo festivo infrasettimanale fosse argomento esaurito, ritenendo ormai palesato il diritto del lavoratore, seppur turnista, di recuperare il risposo festivo infrasettimanale od eventualmente essere pagato con lo straordinario effettuato. Eppure, ancora oggi, qualche amministrazione ritiene ciò non sia compatibile con l'indennità percepita dal turnista.

La corte d'appello di Milano, con sentenza n. 1102/2013 , pubblicata il 20/01/2014 RG 2357/2010, ha ribadito il concetto di seguito riportato:

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (n. 907/2007) hanno ritenuto corretto il percorso motivazionale della corte di merito secondo cui “una cosa è compensare il maggior disagio per il lavoro prestato in turni, altra la mancata fruizione del riposo compensativo, atteso che la diversità delle funzioni svolte, rispettivamente, dagli istituti ex artt. 13 e 17 citt., conferma l'infondatezza del motivo di ricorso, con cui il Comune ricorrente erroneamente sostiene che l'applicazione seconda, in forza di un c.d. Principio di specialità che è, invece, inesistente riguardo alle due disposizioni in quanto le stesse sono riferite a istituti con funzioni diverse”.

Concludendo, poiché, anche se prestato secondo una turnazione, il lavoro reso nella giornata festiva infrasettimanale costituisce lavoro straordinario, esso deve essere disciplinato dall'art. 24 coma 2 cit., non interferendo con questo trattamento l'indennità per il lavoro prestato in turni di cui all'art. 22 CCNL in considerazione della diversità delle funzioni svolte.


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21 febbraio 2014

LAVORO - IL TEMPO USATO PER LA VESTIZIONE DEVE RIENTRARE NELL'ORARIO DI LAVORO

CORTE DI CASSAZIONE - SENTENZA 07 FEBBRAIO 2014, N. 2837

La giurisprudenza di questa Corte ha più volte affermato che il principio secondo cui il tempo impiegato per indossare la divisa siada considerarsi lavoro effettivo, e debba essere pertanto retribuito,ove tale operazione sia diretta dal datore di lavoro, il quale ne disciplina il tempo ed il luogo di esecuzione, ovvero si tratti di operazioni di carattere strettamente necessario ed obbligatorio per lo svolgimento dell'attività lavorativa:


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5 gennaio 2014

TRASFERIMENTI - LEGGE 104/92.

Corte di Cassazione n. 28320 del 18 dicembre 2013



Va affermato il principio di diritto per cui la norma di cui alla L. 5 febbraio 1992, n. 104, art. 33, comma 5, sul diritto del genitore o familiare lavoratore “che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato” di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio, è applicabile non solo all’inizio del rapporto di lavoro mediante la scelta della sede ove viene svolta l’attività lavorativa, ma anche nel corso del rapporto mediante domanda di trasferimento. La ratio della norma è infatti quella di favorire l’assistenza al parente o affine handicappato, ed è irrilevante, a tal fine, se tale esigenza sorga nel corso del rapporto o sia presente all’epoca dell’inizio del rapporto stesso


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19 dicembre 2013

LICENZIAMENTO DI DIPENDENTE PUBBLICO CHE NON SI E' RESO REPERIBILE NELLA PROPRIA RESIDENZA DURANTE IL PERIODO DI FERIE - ILLEGITTIMITA'


Cassazione, n. 27057/2013

Il lavoratore non è tenuto a comunicare  la destinazione delle proprie ferie  in quanto si verrebbe meno al diritto alla privicy ed è infatti libero di scegliere le modalità (e località) di godimento delle ferie che ritenga più utili (salva la diversa questione dell’obbligo di preservare la sua idoneità fisica, Cass. sez.un.n.1892\82), mentre la reperibilità del lavoratore può essere oggetto di specifico obbligo disciplinato dal contratto individuale o collettivo del lavoratore in servizio ma non già del lavoratore in ferie, salvo specifiche difformi pattuizioni individuali o collettive.


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18 novembre 2013

MALATTIA PROFESSIONALE E SUPERAMENTO DEL PERIODO DI COMPORTO

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 07 novembre 2013, n. 25072



La Corte del merito – si legge nella sentenza – ha fatto corretta applicazione di tali principi, non limitandosi a considerare la natura professionale della malattia, ma doverosamente accertando la riconducibilità della stessa a colpa datoriale, verificata anche attraverso la c.t.u. espletata, le cui conclusioni sono state nel senso che la lavorazione cui era addetta il lavoratore era caratterizzata dai rischi specifici costituiti dalla ripetuta movimentazione di pesi sebbene non eccessivi e dalla esposizione a sbalzi di temperatura. Pertanto non pare licenziabile il lavoratore che supera il periodo di comporto a causa di malattie riconducibili all'attività lavorativa.


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9 novembre 2013

RIPOSI E FESTIVITA'

Sunto del Dott. Bruno Olivieri tratto dal sitto www.informalavoro.com


La vigente normativa in materia (D.Lgs 66/2003) riconosce al lavoratore il diritto alla salute e all’integrità psico-fisica garantita attraverso i cosiddetti riposi. Le tipologie di riposo sono le seguenti:

Ø  RIPOSO GIORNALIERO: è il diritto del lavoratore a sospendere la prestazione lavorativa per almeno 11 ore consecutive ogni 24 ore. La consecutività può essere derogata solo in alcuni casi e attività caratterizzate da regimi di reperibilità;
Ø  PAUSE DI LAVORO: Qualora l’orario di lavoro ecceda le 6 ore il lavoratore ha diritto ad un intervallo per pausa le cui modalità e durata sono stabilite da CCNL e che comunque non devono essere inferiori a dieci minuti.
Ø  RIPOSO SETTIMANALE: è il diritto del lavoratore ad un riposo continuativo di almeno 24 ore per ciascuna settimana lavorativa.
Per convenzione il riposo settimanale cade con la giornata della domenica e si cumula con le ore di riposo giornaliere per la giornata di lavoro antecedente quella del riposo settimanale .
Il riposo settimanale è calcolato come media in un riposo non superiore a 15 giorni
Il riposo settimanale non è mai retribuito
Ø FESTIVITA’: sono delle giornate di riposo riconosciute al lavoratore in relazione a ricorrenze religiose o civili e retribuite comunque al lavoratore.
Festivita’ infrasettimanale: viene retribuita al lavoratore una giornata come se avesse lavorato;
Festività cadente di domenica: viene retribuita al lavoratore una giornata in più considerando che la domenica non è mai retribuita;

Lavoro Festivo: in caso di prestazione lavorativa durante una festività riconosciuta dal CCNL, il lavoratore percepirà, oltre la retribuzione spettante per la festività, il pagamento della prestazione maggiorata in funzione del diritto al riposo non goduto.


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19 ottobre 2013

CONGEDO STRAORDINARIO DI CUI ALL' ART. 42 CO. 5 D. LGS 151/2001 - ASSISTENZA A PORTATORE DI HANDICAP GRAVE - LEGGE 104/92 - SOGGETTI AVENTI DIRITTO

Il ministero della giustizia ha rigettato l’istanza di trasferimento presentata da F.U., ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), per poter assistere il proprio zio materno S.A., nominato nel 1985 protutore e fattosi carico del mantenimento del ricorrente, rimasto orfano, con lui convivente 

Con il secondo decreto l’ufficio dell’organizzazione delle relazioni del personale e della formazione del Ministero della giustizia aveva annullato ex tunc due provvedimenti con i quali il ricorrente era stato collocato in congedo straordinario per assistenza a disabile in situazione di gravità per un totale di 120 giorni. Con lo stesso decreto era stata disposta nei confronti del sig. F.U. la contestuale decadenza da ogni trattamento economico. Ritenendo il richiedente persona non affine e/o parente entro il terzo grado convivente, quindi non i legittimato a fruire del congedo straordinario. L’art. 42, comma 5, del d.lgs. n. 151 del 2001 rubricato «Riposi e permessi per i figli con handicap grave» prevede, nel testo in vigore, che: «Il coniuge convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ha diritto a fruire del congedo di cui al comma 2 dell’articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, entro sessanta giorni dalla richiesta. 
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 18/7/2013 n. 203, dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 42, comma 5, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità, a norma dell’art. 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), nella parte in cui non include nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo ivi previsto, e alle condizioni ivi stabilite, il parente o l’affine entro il terzo grado convivente, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti individuati dalla disposizione impugnata, idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità grave. 
2) dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 42, comma 5, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3, 4, 29, 32, 35 e 118, quarto comma, della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale della Calabria, sezione staccata di Reggio Calabria, nella parte in cui «in assenza di altri soggetti idonei, non consente ad altro parente o affine convivente di persona con handicap in situazione di gravità, debitamente accertata, di poter fruire del congedo straordinario», con ricorso indicato in epigrafe.
 

Tratto dal sito www.adods.org dal seguente link
:http://www.adods.org/4/post/2013/10/congedo-straordinario-di-cui-all-art-42-co-5-d-lgs-1512001-assistenza-a-portatore-di-handicap-grave-in-riferimento-alla-legge-10492-soggetti-aventi-diritto.html

21 settembre 2013

CHI OBBLIGA IL PROPRIO DIPENDENTE A PARTECIPARE AD UNA RIUNIONE COMMETTE IL REATO DI VIOLENZA PRIVATA

TRATTO DAL SITO WWW.ADODS.ORG NEL SEGUENTE LINK

:http://www.adods.org/4/post/2013/09/si-ravvisa-la-violenza-privata-quando-si-costringe-il-dipendente-a-presenziare-alla-riunione.html


La Corte di Cassazione, con sentenza n. 32463 del 6 settembre 2013, conferma la condanna inflitta ad un dirigente di un Comune che obbliga la propria dipendente a non lasciare la riunione ed a concludere il discorso iniziato. Nella fattispecie la dipendente del Comune stava abbandonando la riunione a causa delle tensione sorte in seno ad essa, ma fu seguita è costretta dal dirigente a continuare. Il Dirigente è stato condannato per violenza privata.


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21 settembre 2013

SICUREZZA LAVORO E ORARIO DI VIAGGIO COMPUTATO IN STRAORDINARIO



tratto da  www.adods.org al seguente link:http://www.adods.org/4/post/2013/09/september-21st-2013.html

La Corte di Cassazione con sentenza n, 18237 del 29 luglio 2013, investita della decisione riguardante ll'assoggettamento a contribuzione inps e premi inail del 50% per quanto riguarda le somme di indennità di trasferta ha ribadito quanto sgue:” IL TEMPO PER RAGGIUNGERE IL LUOGO DI LAVORO RIENTRA NELL'ATTIVITA' VERA E PROPRIA E VA QUINDI SOMMATO AL NORMALE ORARIO DI LAVORO COME STRAORDINARIO”. Per la Corte l'unica disposizione applicabile al caso è quella prevista dal Dlgs 314/1997in base al quale le indennità e le maggiorazioni di retribuzione spettanti ai lavoratori tenuti per contratto a compiere l'attività lavorativa in luoghi sempre diversi, anche se corrisposte con continuità le indennità di navigazione e di volo previste dalla legge o dal contratto collettivo, concorrono a formare il reddito nella misura del 50% del loro ammontare.
Altra sentenza non meno importante, Cass. n. 27779 del 25 luglio 2013, afferma il principio della responsabilità del datore di lavoro anche in caso di negligenza del lavoratore.




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18 settembre 2013

VISITE FISCALI - INPS CONDANNATA


La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 15723 del 21 giugno 2013ha condannato l’'INPS al trattamento di malattia negato al lavoratore sul presupposto dell'ingiustificatezza dell'assenza dal domicilio del lavoratore, non reperito in occasione della visita fiscale. Il lavoratore, però, presenta un certificato medico che, seppur generico, attesta la sua presenza dal medico curante presso il quale questi si era recato quando non era stato trovato al domicilio.

La S.C. Accoglie il ricorso e condanna l'INPS alle spese dell'intero giudizio.


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14 aprile 2013

COOPERATIVE - SOCIO LAVORATORE - CONTRATTI COLLETTIVI


La Corte Costituzionale, con Sentenza n. 59 del 29 marzo 2013 , ha dichiarato la legittimità costituzionale dell’art. 7, comma 4, della Legge n. 31 del 2008, sollevata dal Tribunale di Lucca - in riferimento all’art. 39 della Costituzione, che disciplina la libertà sindacale e l’autonomia collettiva professionale. La sentenza della Corte riguarda la regolamentazione dei rapporti di lavoro nel settore cooperativo in presenza di una pluralità di contratti collettivi e conferma la legittimità costituzionale dell’articolo 7, comma 4 della L. n. 31/2008, secondo cui: “Fino alla completa attuazione della normativa in materia di socio lavoratore di società cooperative, in presenza di una pluralità di contratti collettivi della medesima categoria, le società cooperative che svolgono attività ricomprese nell’ambito di applicazione di quei contratti di categoria applicano ai propri soci lavoratori, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, della legge 3 aprile 2001, n. 142, i trattamenti economici complessivi non inferiori a quelli dettati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria”.


COSTO ORARIO DEL LAVORO PER LE LAVORATRICI E I LAVORATORI DELLE COOPERATIVE DEL SETTORE SOCIO-SANITARIO-ASSISTENZIALE-EDUCATIVO E DI INSERIMENTO LAVORATIVO - COOPERATIVE SOCIALI.   Cliccare nella stringa sottostante.

http://www.adods.org/4/post/2013/04/cooperative-e-associazioni-socio-lavoratore-contratti-collettivi.html


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7 febbraio 2013

MOBBING - L'AZIENDA NON TUTELA IL DIPENDENTE - RISARCIMENTO - PREVISTO



La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1471/2013 conferma la responsabilità del datore di lavoro quando esso non tutela il proprio dipendente da situazioni vessanti, atteso che l'azienda ha sempre l'obbligo di proteggere il proprio dipendente.Non farlo può far scattare l'obbligo di risarcire la vittima per il danno subito.


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1 febbraio 2013

FERIE NON GODUTE E LAVORO STRAORDINARIO

Il mancato godimento delle ferie  da parte del pubblico dipendente non dà luogo ad un trattamento sostitutivo di tipo economico se non si  dimostra il mancato adempimento da parte della P.A. Per quanto invece attiene le ore di straordinario, devono essere preventivamente autorizzate per lo svolgimento di prestazioni che eccedano il normale orario d'ufficio. Vi è comunque una deroga per quelle attività svolte innanzi ad esigenze indifferibili ed urgenti, nelle quali è possibile ricorrere ad autorizzazioni ex post. Consiglio di Stato sez. III 16/1/2013 n. 227


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28 gennaio 2013

DIPENDENTE PUBBLICO CHE SI ASSENTA SENZA GIUSTIFICAZIONE - SEQUESTRO SUL CONTO BANCARIO - SUSSISTE.

Un dipendente ministeriale indagato per il reato di cui all'art. 640 del c.p. che si assenta dal lavoro per presunte incombenze derivanti dall'incarico di assessore svolte presso un ente comunale, consegue l'illecito profitto della retribuzione. Nella fattispecie, viene disposto dal G.I.P. Il sequestro preventivo delle somme di denaro giacenti sul conto corrente a lui intestato, per l'equivalente della somma confiscabile. La Cassazione con la sentenza del 18 gennaio 2013,n.2723 ritiene legittimo il sequestro preventivo operato dai Carabinieri sul conto corrente dell'indagato assenteista.


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22 gennaio 2013

LICENZIAMENTI ILLEGITTIMI

Cassazione n. 23841 del 21 dicembre 2012 : il lavoratore reintegrato non può essere licenziato una seconda volta per gli stessi fatti;


Cassazione n. 6 del 2 gennaio 2013: Illegittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo se non c'è la prova dell'impossibilità di ricollocare la lavoratrice;
Cassazione n. 106/2013: illegittimo il licenziamento del lavoratore che invia in ritardo il certificato di malattia.


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13 dicembre 2012

LAVORARE IN MALATTIA - LICENZIAMENTO LEGITTIMO - STRAORDINARI MATURATI DA CAPO REPARTO E NON LIQUIDATI - NON SPETTANO


Esaustiva la sentenza della Corte di Cassazione 29 novembre 2012, n. 21253 che delinea i confini dell'attività lavorativa straordinaria e l'illegittimità del lavoro presso altra attività durante il periodo di malattia.

A volte bisognerebbe ponderare attentamente l'utilizzo troppo spesso forzato dello straordinario e la capacità di svolgere  altre mansioni durante il periodo di malattia.


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12 dicembre 2012

IL LAVORO STRAORDINARIO DEVE ESSERE PREVENTIVAMENTE AUTORIZZATO - ECCEZIONI

Il lavoro straordinario nel pubblico impiego deve essere preventivamente autorizzato. Il principio della indispensabilità della previa autorizzazione subisce eccezione quando l’attività sia svolta per obbligo d’ufficio, ma deve pur sempre trattarsi di esigenze indifferibili ed urgenti e che, in ogni caso, è sempre necessaria una successiva autorizzazione, sia pure ex post. Consiglio di Stato sez. III 24/11/2012 n. 5953


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10 dicembre 2012

RIPOSO NON GODUTO E NON REMUNERATO - RISARCIMENTO DANNO PISCO- FISICO - LEGITTIMITA' - PRESCRIZIONE DECENNALE.


Il Consiglio di Stato n. 6161/2012, sez. V del 3/12/2012 ritiene che il riposo non fruito e non remunerato, causa di danno psico-fisico, debba essere oggetto di giusto risarcimento. La prescrizione per l'azione risarcitoria si prescrive dopo dieci anni.


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9 dicembre 2012

LEGITTIMO IL LICENZIAMENTO DEL PUBBLICO DIPENDENTE CHE COLLABORA CON L'AZIENDA DI FAMIGLIA

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 20857 del 26 novembre 2012, ha affermato la legittimità del licenziamento intimato ad una dipendente statale per violazione del divieto di cumulo di impieghi ed incarichi lavorativi in costanza di rapporto di lavoro subordinato con la P.A.


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28 novembre 2012

IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE - ESTINZIONE PER INATTIVITA' - COMPUTO 90 GIORNI

Il  Consiglio di Stato sez. IV 2/11/2012 n. 5582  decide che il procedimento disciplinare nei confronti dei dipendenti pubblici, ai sensi dell’art. 120 del d.P.R. n. 3 del 1957 , deve ritenersi estinto qualora superi un periodo di comporto di 90 giorni, avendo riguardo di considerare il tempo dell’adozione degli atti e non il tempo della notifica.




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25 novembre 2012

VA RICONOSCIUTO IL LIVELLO SUPERIORE ANCHE AL LAVORATORE PROMISCUO

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 18149 del 23 ottobre 2012, non esclude la prevalenza delle mansioni superiori al fine del riconoscimento del livello superiore, che deve essere comunque riconosciuto indipendente dalla prevalenza delle corrispondenti mansioni.
Il dato letterale di tale norma non esclude il superiore inquadramento sulla necessità della prevalenza delle mansioni superiori nel caso della promiscuità delle mansioni stesse.


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