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6 dicembre 2014

LE PRESCRIZIONI MEDICHE DEVONO ESSERE CONSEGNATE IN BUSTA CHIUSA


Le  precisazioni del Garante della Privacy,  riguardano la riservatezza dei dati sensibili insistenti nelle eventuali diagnosi, prescrizioni mediche ,  e qualsivoglia atto medico.  Il Garante, infatti, ha voluto meglio precisare, con missiva inviata direttamente al Presidente della federazione Italiana dei medici (Fimmg) , che le ricette, i referti medici e quant’ altro riguardi le informazioni sanitarie del paziente, siano esse  consegnate in farmacia, che nelle sale d’attesa degli studi medici,  devono giacere all'interno di una busta chiusa. All'interno di una busta chiusa, il medico può inviare le ricette direttamente alla farmacia, senza che vi sia la necessità di doverle  consegnare direttamente all’ interessato. La persona che ritira la documentazione sanitaria, per conto dell’interessato,   deve  essere comunque provvisto di delega.




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22 febbraio 2013

ALLA MEMORIA DI UN AMICO - SALVATORE SUNCK

Muore in una serata qualunque il Prof. Advocat Salvatore Sunck, ex maresciallo dei Carabinieri e fraterno amico. Muore all'interno di un esercizio pubblico in compagnia di familiari ed amici, una scomparsa improvvisa e inaspettata, che ha lasciato tutti sgomenti. Oggi, 22 febbraio 2013, è stata tumulata la sua salma, ed oggi, ancor di più, si sente la sua mancanza, la mancanza di una chiacchierata mentre si prende un caffè , la mancanza delle lunghe passeggiate col reciproco scambio di pensieri, la mancanza di una serata insieme a raccontarsi la vita. Si capisce in questi momenti quanto la vita possa essere beffarda , ma la vita ha un segno tangibile, la morte. Avrei voluto scrivere le mie sensazioni e dedicarti i miei pensieri,quei pensieri che spesso ci toccano e che non facilmente emergono,quei pensieri che a volte tu raccontavi con le lacrime agli occhi,perché eri una persona buona e sensibile. Avrei voluto fare e dire di più, ma non è stato possibile, e mi è difficile farlo ora, mi immergo perciò nei miei ricordi e ti lascio con una poesia che hanno scritto per te, che riassume quello che sei stato per tutti noi. Ciao Tore.


So benissimo che hai tante persone qui adesso intorno a te

ognuna di loro ha un tuo ricordo

ognuna ha un tuo sorriso

chi è qui oggi ti vorrà ricordare per sempre


Sei il compagno di lotte

L'amico di una vita

Sei un caffè insieme

Una cena improvvisata

Un compagno di vita

Un marito complice

Un padre affettuoso

Un uomo orgoglioso

Un amico generoso

Un collega affidabile

Un uomo caparbio ed amabile

che ti ha reso nel cuore di tutti noi, indimenticabile.


C.M.N.



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4 dicembre 2012

NOTIFICAZIONE DELLA CARTELLA DI PAGAMENTO - SI ESPRIME LA CORTE COSTITUZIONALE


La Corte costituzionale 22/11/2012 n. 258 Dichiara l’illegittimità costituzionale del terzo comma (corrispondente all’attualmente vigente quarto comma) dell’art. 26 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), nella parte in cui stabilisce che la notificazione della cartella di pagamento "Nei casi previsti dall’art. 140 del codice di procedura civile (...) si esegue con le modalità stabilite dall’art. 60 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600", anziché "Nei casi in cui nel comune nel quale deve eseguirsi la notificazione non vi sia abitazione, ufficio o azienda del destinatario (...) si esegue con le modalità stabilite dall’art. 60, primo comma, alinea e lettera e), del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600".
Tali disposizioni sono costantemente interpretate dalla giurisprudenza di legittimità e di merito, ormai assurta a diritto vivente (ex plurimis, Corte di cassazione, sentenze n. 14030 del 2011; n. 3426 del 2010; n. 15856 e n. 10177 del 2009; n. 28698 del 2008; n. 22677 e n. 20425 del 2007), nel senso che, se il destinatario dell’atto di accertamento è temporaneamente assente dal (noto) suo domicilio fiscale (sia esso la casa di abitazione, l’ufficio od il luogo in cui esercita l’industria o il commercio) e se non è possibile consegnare l’atto per irreperibilità, incapacità o rifiuto delle persone legittimate alla ricezione (in altri termini: se ricorrono i casi di irreperibilità cosiddetta "relativa", previsti dall’art. 140 cod. proc. civ.), la notifica si perfeziona con il compimento delle attività stabilite dall’art. 140 cod. proc. civ., richiamato dall’alinea del primo comma dell’art. 60 del d.P.R. n. 600 del 1973 ("La notificazione (...) è eseguita secondo le norme stabilite dagli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile"). Occorrono, dunque, per perfezionare la notificazione di un atto di accertamento ad un destinatario "relativamente" irreperibile: a) il deposito di copia dell’atto, da parte del notificatore, nella casa del Comune dove la notificazione deve eseguirsi; b) l’affissione dell’avviso di deposito (avviso avente il contenuto precisato dall’art. 48 delle disposizioni di attuazione al codice di procedura civile), in busta chiusa e sigillata, alla porta dell’abitazione o dell’ufficio o dell’azienda del destinatario; c) la comunicazione, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, dell’avvenuto deposito nella casa comunale dell’atto di accertamento; d) il ricevimento della lettera raccomandata informativa o, comunque, il decorso del termine di dieci giorni dalla data di spedizione della raccomandata informativa (sentenza n. 3 del 2010 di questa Corte).


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27 settembre 2012

ALGHERO ANNI 70/80 - REPORTAGE DELLA TV CATALANA SULLA LINGUA E LE USANZE ALGHERESI

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17 novembre 2010

LE COMUNITA' TERAPEUTICHE IN UNA SOCIETA' SBAGLIATA

  



Nelle comunità terapeutiche coordinate da Padre Morittu, nate per il recupero dei tossicodipendenti e delle persone disagiate con problemi di dipendenza, veniva fissato un periodo di permanenza di tre anni, uno per disintossicarsi, uno per diventare autonomi e uno per il reinserimento, che poteva prolungarsi a seconda dei casi. Esse nacquero per volontà e iniziativa di Padre Salvatore Morittu, stimolato in quel percorso da Padre Eligio Gelmini, durante una riunione svoltasi alla fine degli anni settanta a Cagliari. In quell'occasione padre Gelmini disse:” Il problema storico che dovremmo affrontare sarà la droga”. Da qui, la ricerca di conventi abbandonati da risistemare ed adibire per l'accoglienza dei giovani . La Prima comunità che padre Morittu riuscì a rendere disponibile fu quella di SAN MAURO.

L'assenza dei farmaci e delle droghe all'interno della comunità, oltre alle regole ferree da seguire (divieto di fumare, di avere rapporti sessuali, di vedere la televisione, etcc.) rendevano la permanenza dura e difficile. I primi 4 mesi erano sicuramente i più ostici, poiché veniva precluso qualsiasi contatto con l'esterno. La diligenza profusa in quell'ambiente, fatto di regole e punti di riferimento che i ragazzi avevano ormai perso nel tunnel della tossicodipendenza, permetteva un lento recupero. Molti di questi sono riusciti, a differenza di altri, a reinserirsi nella società.

La responsabilità di un mancato reinserimento nella società di alcuni di loro a chi dovrebbe essere imputata? Per alcuni anni i ragazzi hanno vissuto pensando che ogni cosa andava meritata e guadagnata, che le regole andavano rispettate e che i valori della vita erano sicuramente altri, dopodiché, rientrati nella quotidianità, si rendevano conto che le regole imparate in quel lasso di tempo trascorso nella comunità erano forse un'utopia, i valori della società non corrispondevano a quelli divulgati nella comunità ma assomigliavano più a quelli che in quel luogo li aveva fatti finire. La società gli ha sbattuto nuovamente la porta in faccia, i timori che faticosamente avevano cancellato (consumismo, denaro, divertimento, superficialità, corruzione, droga) riaffioravano e facevano perdere loro il cammino. Poco importa in questo mondo se si merita o meno una cosa, se poi viene data ad altri. Come può una società come la nostra tutelare i propri giovani ed indirizzarli verso i veri valori della vita se essa è rappresentata da amministratori che non hanno l'autorevolezza morale per indicare loro il giusto percorso?

Abbiamo una morale che predichiamo ma non pratichiamo, e un'altra che pratichiamo ma di rado predichiamo.

Le leggi dell'umanità devono comprendere il passato, il presente e il futuro che portiamo dentro di noi; chiunque possieda uno solo di questi termini, possiede solo un frammento della legge morale del mondo. ( Quinet Edgar )




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29 agosto 2010

UNA RETE MORTALE


Una balena grigia nuotava liberamente e felice per tutto il pacifico. Riusciva a raggiungere i cinquanta chilometri all'ora, a tuffarsi e a saltare senza inibizioni nell'aria, per cadere con tutto il suo peso di trenta tonnellate nelle acque azzurre dell'Alaska fino alla costa del Messico. Un triste giorno andò a finire con la testa in una rete spessa, messa lì per cacciare gli squali. La rete le impediva di mangiare e, dopo alcune settimane la balena morì.

Molti di noi vengono catturati da reti mortali, che uccidono lentamente. Al principio sono reti sottili che non si notano neanche. Sono reti che intorpidiscono la coscienza, offuscano la ragione, oscurano la mente e debilitano la volontà. Non voglio riferirmi solo alle reti dell'alcool e della droga che imprigionano quasi definitivamente, bensì alle reti che cancellano i presupposti della nostra esistenza e che indirizzano ognuno di noi solo su valori fatui e privi di reale significato. La notorietà, l'ingordigia e l'avidità, ove il dio denaro ha un ruolo centrale.

Ricordo quando un tempo si giungeva ad un accordo con una stretta di mano, quando una parola aveva un valore e le piccole cose e gli interessi delle persone prescindevano dagli interessi propri. Oggi, quando ci si da la mano per suggellare un accordo, si sta attenti e tenere d'occhio la mano libera. Oggi chi si accinge ad intraprendere una professione,  che essa sia quella del medico, dell'avvocato,  del notaio o dell' ingegnere, colà, la si intraprende  pensando al rendiconto  personale. Queste reti poco a poco si vanno ingrossando fino a strangolare la loro vittima e a sgretolare completamente coscienza e volontà.


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28 marzo 2010

UN'ALTRA POSSIBILITA' DI VITA PRIMA DELLA MORTE

JohnPoke, un soldato Americano, sentì chiaramente lo sparo. Avvertìimmediatamente un terribile bruciore alla fronte e vide il sanguecaldo che gli colava sul viso, era stato ferito. Dopo essersi resoconto della situazione, gridò:” Signore, non lasciarmi morirecosì! Fammi vedere un’altra volta i miei figli”. Il giorno dopo,John Poke,  era di nuovo in servizio. Il proiettile avevatracciato solo un canale tra l’osso e la pelle, non provocandoniente di grave. Alcune preghiere non ricevono subito una risposta,altre si. Quando uno passa  un’esperienza come quella delsoldato americano, sente che forse gli è stata concessa una nuovaopportunità. Di solito, chi fa una tale esperienza , poi si sforzadi avere una vita migliore,  nella consapevolezza che non siavranno altre occasioni. Infatti, quasi tutti quelli che, sull’orlodella morte, hanno chiesto un’altra opportunità, hanno poicambiato vita. Non è che per cambiare vita bisogna ricevere un colpoalla testa, è necessario piuttosto un colpo alla nostracoscienza. Qualcuno disse:” se dovessi sapere di morire domani,sapresti di morire senza rimpianti?”.





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13 febbraio 2010

LA MORTE DELLA MORTE

 

Giulio si riprovò un’altra volta l’abito. Era un abito vecchio, tuttavia andava ancora bene: le misure, il colore, il tessuto, le decorazioni. Come da ormai cinque anni. Dopo avere riposto l’abito nel guardaroba, uscì in strada. Tra pochi giorni cominciava il carnevale ma, inaspettatamente, fu investito da un’auto che lo uccise. Giulio trovò la morte, e nel suo guardaroba c’era ad aspettarlo il suo costume che impersonava “La morte”. Fu “la morte della morte”, annunciarono i giornali. Tutti i titoli giravano intorno allo stesso paradosso, la stessa ironia, la stessa barzelletta macabra. Tuttavia, il concetto di “la morte della morte” è biblico: nel libro dell’Apocalisse, l’ultima gran profezia della Bibbia, si legge che non ci sarà più morte; la morte, che è stata compagna inseparabile dell’uomo dal giorno che  Adamo peccò, un giorno smetterà di esistere. Non attaccherà più, non morderà più, né tornerà a distruggere sogni ed illusioni, né a provocare dolori e lacrime. La morte non ci sarà più nel cielo, perché fu sconfitta dal cristo sulla croce.


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13 febbraio 2010

NEVE AD ALGHERO


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22 gennaio 2010

QUANDO NON C'E' ALTERNATIVA SI TROVA IL CORAGGIO PER AFFRONTARE LE DIFFICOLTA'

 

Viaggiarono ottomila chilometri su di un cammello attraversando il deserto del Sahara, dalla Mauritania fino al fiume Nilo, i coniugi Asher, e raccontarono le tremende difficoltà del viaggio nel libro” Due contro il Sahara”. Nessun occidentale aveva osato farlo prima; lo spaventoso deserto, col suo incredibile caldo, trasformò quello che sembrava essere un’avventura favolosa in un odissea desolante. Ma realizzarono il viaggio e, alla fine della loro avventura poterono descrivere come era cambiato il loro rapporto, con queste parole:”Di due persone che eravamo in Mauritania quando arrivammo al Nilo eravamo fusi in una sola”.
Di solito le difficoltà separano le coppie, ma nel caso di Michael e Maria fu diverso; le contrarietà indicibili e le angosce di quei mesi di incertezza rafforzarono la loro unione! Che cosa ha permesso ciò? Che c’è nel deserto che manca nelle situazioni quotidiane della nostra vita? Sicuramente dobbiamo ammettere che, nel deserto, per i coniugi non c’era alternativa diversa da quella di stare insieme. Erano da soli e nell’afflizione, dovevano trovare il coraggio reciproco, affetto e sostegno. Invece, molti di noi sono pronti a trovare subito un’alternativa facile. Se il matrimonio non funziona bene, divorziamo invece di cercare di risolvere i problemi.


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15 gennaio 2010

ANCORA SENZA AIUTO

 

Quando Gialuca Stardi, un anziano signore di ottandadue anni, partì dall’Alaska con la sua auto, c’era una temperatura di dieci gradi sotto zero. Ma quando l’auto si fermo nel deserto dell’Utah per problemi meccanici, c’erano 43 gradi, un caldo terribile. Lì cominciò la lenta agonia dell’anziano. Non passavano né auto né camion, né volavano elicotteri. L’anziano cominciò a sentirsi debole, stanco e sfinito. Scrisse nel suo diario di viaggio le parole:”Ancora senza aiuto”. Morì poco dopo senza sapere che si trovava solo a due chilometri da una casa abitata. Fu tremenda la fine di quell’uomo. Aveva fatto la sua fortuna lavorando in Alaska e, ritiratosi dagli affari, decise di visitare alcuni amici di8 infanzia che vivendo in Utah. E’ terribile quando si scrive o si pronuncia questa frase “senza aiuto”. Pensiamo, per esempio, ad un malato al quale bisogna dire:”La scienza non ha più nessun aiuto per lei”. Pensiamo ad un condannato a morte i cui avvocati ricorrono a tutte le risorse possibili per salvarlo e che si trovi ad ascoltare la frase:”non riusciamo a darle aiuto”.
Quanto ci sembra di essere alla fine di tutto, c’è sempre un aiuto per le persone che vivono in angoscia? Alcuni , in quelle circostanze, per  credenza , cultura o insegnamento, ritrovano la fede ed implorano il loro Dio.

 


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10 gennaio 2010

ALZARSI PRESTO.

 

C’era una volta un uomo che frequentemente rimproverava suo figlio per l’eccessiva pigrizia. Un giorno, gli raccontò la storia di un suo vicino che, alzandosi di buon mattino, trovò per strada una borsa strapiena di monete di oro. Ascoltando questo, il figlio rispose:” Papà, credo che si svegliò ancora più presto l’uomo che perse la borsa”. Il povero padre era cresciuto ascoltando il proverbio che dice:”Chi vuole prosperare, presto si deve alzare”.  Ci sono tantissimi proverbi che descrivono l’alzarsi presto come una virtù:” Se vuoi vivere bene, alzati e coricati presto”. Il libro dei proverbi descrive la donna virtuosa come una donna che si alza di buon mattino. Qualcuno addirittura pensa che alzandosi presto gli sarà più facile avere l’aiuto della Provvidenza.


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10 gennaio 2010

DROGA E SOCIETA' - I 4 CAVALIERI

 

“Ho paura di essere un ragazzo negro che cresce nel mondo della droga” ammise Marco, giovane di 17 anni. Teodoro, di 16 anni, confessò:”il mio problema è l’invidia. Invidio chi ha più di me. I ragazzi della mia età guadagnano molto denaro vendendo droghe.” Antonio, anche lui 16 anni, dichiarò:”io mi sento tanto in colpa. E’ degradante stare in prigione, io non pensavo di essere la vergogna della mia famiglia.” E Michele, di 15, aggiunse:” L’avidità è una malattia distruttiva, non sei mai soddisfatto…”
Queste sono le dichiarazioni di 4 ragazzi in prigione. I loro crimini? Spaccio di droghe. Da queste dichiarazioni emergono 4 moderni cavalieri dell’apocalisse: la paura, l’invidia, la colpa e l’avidità. Non c’è una sola persona che non sia stata loro vittima, in una forma o nell’altra. La paura, l’invidia, la colpa e l’avidità imperano, imbattibili in tutti i settori e classi sociali di tutti i paesi del mondo.


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10 gennaio 2010

IL 1960 E' L'ANNO IN CUI....

  • John Fitzgerald viene eletto presidente degli Stati Uniti d'America;
  • 17 stati africani ottendono l'indipendenza;
  • arriva per la prima volta sul mercato la pillola anticoncezionale;
  • Federico Felini gira "la dolce vita" e Vittorio De Sica "la ciociara";
  • a Hollywod M.Monroe è ai vertici della sua carriera;
  • Esce in quell'anno "Facciamo l'amore" di Cukor e il mitico lungometraggio "Ben Hur" con Kirk Douglas e Charlton Heston , che vince l'oscar per il miglior film;
  • si svolgono a Roma le XVII Olimpiadi, dove l'Italia vince ben 13 medaglie d'oro;

In quell'anno nacque anche geronimo.


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31 dicembre 2009

BUTTARE LE COSE VECCHIE DALLA FINESTRA. UNA NUOVA CHIESA.

 

Al principio del diciannovesimo secolo una strana tradizione si diffuse in Spagna a causa della lotteria istituita nel 1763 da re Carlo III. Le persone premiate tiravano dalle finestre tutti gli utensili e mobili vecchi, mostrando che da quel momento, cominciavano una nuova vita di lusso e ricchezze. Oggi questa tradizione si pratica nella notte di capodanno, nel sud Italia: la gente lancia ogni tipo di oggetti vecchi augurandosi fortuna e benessere per il nuovo anno ebbe così origine la frase “gettate la casa dalla finestra”. Questo gesto simbolico in entrambe le tradizioni riflette il desiderio che tutti abbiamo di disfarci delle cose vecchie per acquistarne di nuove.  Se per il nuovo anno desideriamo una nuova vita, non dobbiamo perdere più tempo cercadno solo lusso, richiezze e piaceri sfrenati perché questi, alla fine, non ci soddisferanno. L’unica cosa che davvero ci soddisfa è il rinnovamento interiore. Per questo motivo, alla chiesa di Efeso, Paolo scrisse di spogliarsi, dell’uomo vecchio, cioè di vecchie abitudini e comportamenti e vestirsi di una nuova natura. Perché non sperimentare questa nuova vita?
Mi auguro quindi di vedere nel nuovo anno, un Papa che spoglio delle proprie ricchezze, indossi un saio , un anello ed una croce di legno, e non d’oro.


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25 dicembre 2009

IL SIGNIFICATO DELLA PAROLA "NATALE".

 

Un professore di psicologia diede ai suoi allievi un compito, quello di associare parole. Gli studenti dovevano scrivere la prima cosa che gli venisse in mente quando lui avrebbe detto una parola. Per esempio, , se il professore diceva “conversazione”, potevano scrivere “telefono” o “dialogo”. Una delle parole dette quel giorno causò diverse reazioni e associazioni veramente interessanti. La parola era “Natale”. Queste furono alcune delle parole che gli allievi associarono: botti, festa, mangiare, discoteca, divertimento, spumante, regali, albero di natale. Fra tutte queste associazioni non c’era nessuna che faceva riferimento a Gesù Cristo né alla Sua nascita.
Nessuna attività che oggi svolgiamo ha relazione con il divino. Poco di ciò che pensiamo si avvicina a Dio. Parliamo spesso contro il materialismo, ci stupiamo quando qualcuno afferma d’essere ateo, ma nonostante tutto, non abbiamo nessuna relazione con le cose spirituali. Cerchiamo Dio nei momenti di tragedia, e diventa un atto d’ultimo ricorso quando non ci resta altra speranza nella vita. Mentre abbiamo buona salute e tutto va bene, non cerchiamo seriamente Dio.  Dio attraverso la nascita di suo figlio riparò la linea di comunicazione con l’umanità. Credo che sia attraverso quella comunicazione che capiremo il vero significato della parola “Natale”. Quale significato le date ora voi?


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29 giugno 2009

LE PAROLE

CHI MODERA LE PAROLE POSSIEDE LA CONOSCENZA, CHI HA LO SPIRITO CALMO E' UN UOMO PRUDENTE

Inun intervista un contadino cubano di settantanove anni dichiarò:"C'è un detto che dice che la salute entra per la bocca,  eun altro che dice che la cura della bocca è la salute dell'uomo.Questo significa che si deve mangiare bene senza rubare il cibo anessuno e che non si devono mangiare cibi nocivi". Uno deiproverbi più importanti di Salomone dice:"Le parole gentilisono un favo di miele; dolcezza dell'anima, salute delle ossa".Sebbene la salute entri per la  "bocca", Salomone cifa capire che è dalla stessa porta che esce la salute. Allo stessotempo le cattive parole possono far ammalare.

 



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15 giugno 2009

COMUNICARE SENZA PAROLE

 

Aveva un comportamento strano. A volte, mentre camminava, all’improvviso cadeva in ginocchio e baciava il pavimento, altre volte si metteva in piedi, faceva un giro su se stesso e si risedeva. Page Watson, statunitense,  nacque con danno cerebrale. Non poteva parlare né sentire. Non poteva giocare, né leggere, né usare il telefono né gli autobus. Ma aveva qualcosa di speciale: un’intuizione incredibile. Un giorno andò con i suoi fratelli a visitare la nonna malata. Nessuno sapeva cosa fare e cosa dirle. Page vide qualcosa nella nonna che nessuno degli altri vide. La abbracciò, la riempì di baci e lavò di lacrime il suo viso. Quindi si alzò ed uscì, in silenzio, dalla stanza. Quella sera la nonna morì. Le persone affette da deficienza psichica non sono esseri senza conoscenza e senza sentimenti. Possono avere il cervello danneggiato ma tuttavia avere mente vigile e anima e sentimenti vivi. I suo fratelli erano tutti professionisti ma nessuno di loro seppe dire niente alla nonna, né comprendere quello che lei stava provando.


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12 giugno 2009

SIAMO UOMINI O CAPORALI?

Nell'iscrivermi ad un forum di discussione ho fatto cenno al dialogo che Totò ebbe nel film del 1955 con il medico che lo esaminava. Nel rileggerlo, alcuni passi mi sono piaciuti partircolarmente ed ho notato che sono alquànto attuali, pertanto ho deciso di postarlo.

 

 "L’umanità, io l’ho divisa in due categorie di persone: Uomini e caporali. La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali, per fortuna, è la minoranza. Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare per tutta la vita, come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza mai la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama. I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza averne l’autorità, l’abilità o l’intelligenza ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque. Dunque dottore ha capito? Caporale si nasce, non si diventa! A qualunque ceto essi appartengono, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso, hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi. Pensano tutti alla stessa maniera!"


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7 giugno 2009

CARCERATO VOLONTARIO

 

A causa della sua buona condotta nella prigione ho deciso di abbreviare la sua condanna, può tornare in libertà”. Fu questa la sentenza pronunciata dal giudice del Messico nei confronti di Ignazio. Ma con gran sorpresa del giudice, il carcerato respinse l’indulto. “Signor giudice, spiegò l’uomo, mi incarcerarono perché accusato di essere un narcotrafficante, e la sentenza era giusta; ma qui in questa prigione ho avuto un’esperienza spirituale che ha cambiato la mia vita. Voglio scontare la mia condanna. Ignazio ottenne la libertà spirituale e preferì rinunciare, seppur per un tempo, alla tanta agognata libertà materiale, pur di predicare agli altri la vera libertà.
Spesso ci si sente in prigione seppur liberi e liberi seppur in prigione.


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28 maggio 2009

LA NOTTE


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18 marzo 2009

ARIA PAZIENZA E FEDE

 

Il lavoro era difficile e pericoloso, ma Josè Galvàn, di quarantanove anni e padre di tre figli, era abituato a farlo e non aveva paura. Infatti, erano ormai venti anni che lavorava come palombaro sulle coste del Venezuela. Quel giorno Josè era sceso ventisei metri sotto la superficie dell’acqua per rinforzare i cavi di appoggio di un immenso tubo di cemento, quando improvvisamente i cavi cedettero ed il tubo, che pesava circa venti tonnellate, colpì il casco di ferro di Galvàn affondando quest’ultimo negli abissi. Questo casco non proteggeva solo la testa del palombaro, ma anche i tubi di gomma, che somministravano l’ossigeno vitale per Galvàn. Josè Galvàn non poteva muoversi. Era intrappolato completamente indifeso ed immobile, nella profondità dell’oceano. Quasi immediatamente incominciò l’operazione di salvataggio. Passarono tre ore prima che Galvàn fosse liberato e portato in superficie. Quando Galvàn raccontò quello che aveva contribuito a salvargli la vita disse:”Ho chiesto a Dio che non mi mancasse aria, pazienza e fede”.


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9 marzo 2009

DONNE - APPOGGI INSICURI

 

Otto marzo, la festa della donna viene strumentalizzata per svariati fini, politici, regiliosi, etcc..

In piedi, in un sovraffollato autobus urbano, dopo un giorno di faticoso lavoro, una donna ritornava a casa sua. Mentre percorreva le strade piene di buchi, il veicolo oscillava così violentemente che per mantenere l'equilibrio, la donna si resse ad una sbarra di metallo, credendo fosse uno dei supporti dell'autobus. Per varie soste segui tranquilla e fiduciosamente appoggiata, fino a che un passeggero si accostò a lei per scendere e le disse:" signora mi perdoni, ma devo scendere qui." Solo allora la donna si rese conto che, per tutto il viaggio, si era appoggiata ad un tubo che il passeggero trasportava ed aveva tenuto verticalmente per non scomodare gli altri. Si era sentita sicura, per essendosi afferrata ad un appoggio così insicuro!

riesci a dare un significato?


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7 marzo 2009

LA MORTE

 

Arriverà l’ora della morte. Potremmo chiamarla l’ora finale, il minuto finale, il momento finale, l’ultimo sospiro, l’effetto sarà sempre lo stesso. Si vive liberamente senza pensare a quel giorno.

La morte non ha giorno né anno preciso, arriva e chiude la porta. C’è un fine a tutto, anche alla vita. Possiamo trascurare molte cose ma la cosa peggiore è trascurare il giorno della fine. Ci sono uomini prudenti che preparano il futuro, accumulano denaro, acquistano proprietà, fanno assicurazioni sulla vita, investono in borsa, cercano di educare i loro figli negli ambienti più ‘in’, scrivono testamenti e pianificano perfino i giorni loro vecchiaia, ma nessuno di loro si prepara per il giorno della morte.

Così la morte li coglie di sorpresa: avendo organizzato tutta la vita, trascurando il giorno che dovranno lasciare tutto ciò che gli appartiene e presentarsi nudi innanzi il proprio Dio.


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25 dicembre 2008

BABBO NATALE




BABBO NATALE AUGURA A TUTTI BUONE FESTE . 
 CHE ESSE POSSANO INSEGNARE AD AMARE, A PERDONARE ED A CREARE UN FUTURO MIGLIORE, FATTO DI PRINCIPI E DI  AMICIZIA VERA.



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6 aprile 2008

IN RICORDO DI UN AMICO

 


                                                                                                   GLI AMICI DI LELLE

Gli amici di Lelle si ritrovano ogni anno insieme in memoria del loro amico scomparso prematuramente nel 2000, ed in linea a quello che era il suo pensiero, contribuiscono all’assistenza a distanza di una bambina del Malawi, Tiwonge Mwale, nata nell’anno 1992.

Un gesto che forse il loro amico Lelle avrebbe apprezzato e, proprio per questo, ritrovarsi insieme è diventata una ricorrenza per ricordare quello che è stato e quello che potrà essere per Tiwonge Mwale.




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4 febbraio 2008

La Fede nel Dio cristiano e la teoria della scommessa.

 

Carissimo Geronimo, e carissimi amici di Geronimo,
approfitto dello stimolo dell'amico Sergio del 1° febbraio , che ringrazio per aver contribuito al dibattito, sulla c.d. "teoria della scommessa" (o pari nella lingua del filosofo), cui avevo accennato riprendendola dal filosofo Pascal, per fornire qualche chiarimento su un importante momento dell'apologetica cristiana, nel caso specifico rappresentata da Blaise Pascal (Blaise Pascal (Clermont-Ferrand, Puy-de-Dôme19 giugno 1623Parigi19 agosto 1662) è stato un matematico, fisico, filosofo e religioso francese.).
 
Da Wikipedia, riporto la sintesi della famosa teoria, che certamente non è esaustiva del "perchè" credere, ma che , in ogni caso, aiuta a porsi importanti domande e tentare di darsi qualche risposta, così, senza enormi pretese, nella speranza di aiutare ciascuno a riflettere .
 
 
La teoria della scommessa.Pascal afferma che bisogna, dopotutto, "scommettere" sull'esistenza di Dio. Bisogna, cioè, decidere di vivere come se Dio ci fosse o come se Dio non ci fosse; non si può non scegliere, poiché il non scegliere è già una scelta. In realtà, come dice il commentatore pascaliano Jacques Chevalier, la scommessa è meno banale e superficiale di quanto sembri: infatti, egli dice:
 
La scommessa di Pascal è un assunto del filosofo e scienziato cristiano Blaise Pascal, che riprende un noto argomento sull'esistenza di Dio usato dagli scrittori patristici per convincere i pagani e gli atei a convertirsi al Cristianesimo, sia pure ristrutturato con una retorica efficace e con strutture di ragionamento moderne: il "se ..., allora ..." tipico della scienza che è un sapere ipotetico ed un formato tabellare, quasi statistico, che esplora ogni possibilità (casi favorevoli e sfavorevoli).

Rientra infine nell'apologia del Cristianesimo operata da Pascal nella struttura de "I Pensieri" ("Les Pensées").

Il ragionamento di Pascal è che conviene credere a Dio perché:

  1. se Dio esiste, si ottiene la salvezza;
  2. se ci sbagliamo, si è vissuto un'esistenza lieta rispetto alla consapevolezza di finire in polvere.

Pascal afferma la superiorità della fede in virtù del fatto che essa è in grado di portarci alla eternità, che è infinitamente superiore ai piaceri effimeri, materiali e finiti di cui è possibile godere sulla terra, e che dunque, concludendosi in dispiacere, non sono considerabili come veri piaceri.

Il ragionamento, sottile, anticipa quella che sarà la teoria dell'utilità in matematica, e se vogliamo, la teoria dei giochi.

La "scommessa" è stata commentata da diversi studiosi, tra i quali alcuni l'hanno definita una "mostruosità logica", "bassa e puerile" e "cinicamente utilitaria" (tra questi Voltaire e Diderot); altri le hanno attribuito un valore apologetico secondario (Calvet e Brunschvicg), mentre invece i principali e più accreditati commentatori pascaliani (Jacques Chevalier, Valensin, Brunet, Lachelier) gli hanno attribuito un notevole valore apologetico.

Infatti, come essi sostengono, la scommessa è meno bassa e puerile di quanto sembri: come Pascal stesso spiega, lo "scommettere" sull'esistenza di Dio non significa arrischiarsi in una cosa incerta (come succede in una qualsiasi scommessa), in quanto la "posta" in palio non è una quantità e una qualità numerabile (e dunque finita), bensí una quantità e una qualità innumerabile e infinita (cioè l'eternità e la beatitudine), che rendono la scommessa non già più "scommessa", ma certezza della vittoria (e quindi vittoria stessa). In altre parole, scommettendo per l'infinito (ma solo per l'infinito) si ha la certezza di vincere.

Dunque, la "scommessa" sull'esistenza di Dio, per Pascal, non è una scelta, ma una necessità, tanto più che già lo scommettere in sé è necessario, poiché il non voler scegliere è già una scelta. Come egli stesso dice:

  « [...] Ma qui c'è proprio una vita infinita infinitamente felice da guadagnare, una probabilità di vincita contro un numero finito di probabilità di perdita, e quello che voi mettete in gioco è finito. Questo toglie ogni incertezza; [...] »
 
(Blaise Pascal, "I Pensieri", 233)

E inoltre dice:

  « [...] E cosí, la nostra offerta possiede una forza infinita, quando c'è da arrischiare il finito in un gioco in cui sono uguali le probabilità di perdita e di guadagno, e c'è un infinito da guadagnare. [...] »
 
(Blaise Pascal, "I Pensieri", 233)

Tale sua spiegazione è dunque in linea con l'interpretazione che attribuisce alla "scommessa" un notevole valore apologetico, in quanto non è un semplice sillogismo (che sarebbe privo di valore intellettuale), ma è la "celebrazione" della ragione che di fronte all'infinito s'arrende, ma sempre secondo ragione.

Non sarebbero dunque sostenibili le critiche alla "scommessa", sia perché Pascal stesso critica ogni prova metafisica dell'esistenza di Dio (da quella di Sant'Anselmo d'Aosta a quella di Cartesio), tacciandole come inutili di fronte all'incredulità dell'ateo, sia perché critica anche la ragione fine a sé stessa, e dunque i procedimenti logici che non avrebbero alcun valore persuasivo. ---------

Un caro saluto .

  « [...] Valutiamo questi due casi: se vincete, vincete tutto, se perdete non perdete nulla. Scommettete, dunque, che Dio esiste, senza esitare.[...] »
 
(Blaise Pascal, Pensieri, 233)

Ovvero, "scommettendo" che Dio non esiste, non si vince nulla, ma si perde tutto (cioè il bene finito); al contrario, "scommettendo" che Dio esiste si vince tutto (cioè la beatitudine eterna ed infinita) e non si perde nulla; ed il fatto che la scommessa a favore di Dio è totalmente ed infinitamente propizia e vantaggiosa a coloro che la compiono, ciò significa che è fondata, e diventa dunque la scommessa stessa una "prova" di tale esistenza divina, e dunque la "vittoria" della scommessa è nella scommessa stessa, che in tal modo non è più scommessa, ma è già vittoria certa.


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30 gennaio 2008

RELIGIONE E CREDENZA

  Un caro amico mi segnala un  articolo sulla Religione e la fede, di Maurizio Blondet, con la premessa che segue, nella quale, io stesso, cattolico non praticante, in alcune frasi, mi sono ritrovato.Geronimo


Carissimo,
non ho dimenticato affatto i bei momenti in cui abbiamo avuto modo di parlare di religione, convenendo sul fatto che oggi vi sia un assoluto bisogno di testimoni di religiosità.
Ci eravamo ripromessi di riparlarne, per l'indubbio interesse dell'argomento.
Ora, ti invio un articolo di Maurizio Blondet, in cui , prendendo lo spunto dall'esposizione di alcune reliquie di Padre Pio, si parla di religiosità , cioè quell'approccio particolare e allo stesso tempo universale alla religione, con un'esposizione semplice semplice. Noterai che non vi sono ambizioni teologiche o filosofiche, ma allo stesso tempo alcuni spunti sono davvero interessanti: perchè si prega? per chi si prega? Sono alcune , semplici domande che scaturiscono dall'articolo.
I più scettici rideranno, forse, forse considerando questi argomenti come un portato dell'ignoranza e della superstizione: fatti loro, liberi di credere o di non credere, la bellezza della Fede sta proprio nella libertà di aderirvi o meno, salvo poi (nell'altra vita) fare i conti con la Vera Giustizia. E lì non vale (solo) credere : lì contano anche le opere...Quanto ai non credenti, ripeto, liberi di farlo: ma non è che la Vita Eterna non esiste per il solo fatto che non ci crediamo. A questo punto , il filosofo Paascal, porrebbe una domanda pura e semplice: posto che se si crede e non esistesse l'altra vita non ci rimettiamo nulla, perchè al limite abbiamo fatto opere buone senza fare male agli altri, mentre se non si crede , e poi davvero c'è la vita eterna , chi non crede sarà condannato in eterno,  tra il credere e il non credere, non è più intelligente credere?
Nel mio piccolo, posso testimoniarti un'esperienza di un carissimo amico: prima di andare in operazioni belliche ad alto rischio, alcuni reparti venivano riuniti per una preghiera collettiva ed una benedizione da parte del sacerdote. Ebbene, anche tra i più incalliti guerrieri, nessuno scherzava mica, o aveva da ridire su tali cerimonie religiose. Ma vi è di più: coloro che erano gravemente feriti durante il combattimento, ripeto, anche i più impavidi assaltatori, imploravano la Madonna e la propria mamma, senza paura, ma con grande tenerezza e abbandono! Capitava anche, secondo i miei interlocutori ai quali ho specificamente rivolto queste domande, di vedere i volti di tali persone ormai non più in vita, avvolti da lineamenti del volto distesi e quasi felici; viceversa, capitava anche di vedere i volti di altri caduti catturati da espressioni che non erano solo di dolore, ma trasmettevanon sensazioni di altro genere...quasi incarogniti, per usare l'espressione dei miei interlocutori (combattenti, non mammolette).
Mi sono permesso questo rapportino per riflettere insieme sul senso della vita terrena e della vita celeste, così, semplicemente.
Un abbraccio.


 


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