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7 agosto 2012

SICUREZZA NEI PUBBLICI SPETTACOLI - PERSONALE ADDETTO

Decreto Ministero dell'interno 15/6/2012
Modifica al decreto 6 ottobre 2009 recante regolamentazione dell'impiego del personale addetto ai servizi di controllo delle attivita' di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico.
(G.U. 18/7/2012 n. 166)
Articolo 1
Modifiche al decreto del Ministro dell'interno 6 ottobre 2009
  1. Al decreto del Ministro dell'interno 6 ottobre 2009, come modificato dai decreti del Ministro dell'interno, in data 31 marzo 2010, 17 dicembre 2010 e 30 giugno 2011, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) all'art. 1, comma 4, la lettera b) e' sostituita dalla seguente: «b) idoneita' psico-fisica per lo svolgimento dell'attivita' di controllo di cui all'art. 5, assenza di uso di alcol e stupefacenti, accertate con visita medica preassuntiva dal medico competente o dal dipartimento di prevenzione della A.S.L.»;
    b) all'art. 4, dopo il comma 1-bis, e' aggiunto il seguente: «1-ter. Per gli spettacoli di musica popolare contemporanea le disposizioni del presente decreto si applicano solo al personale chiamato a svolgere unitariamente tutte le attivita' individuate dall'art. 5. I soggetti di cui all'art. 1, comma 2, determinano, assumendone la relativa responsabilita' penale, civile e amministrativa, il numero degli addetti da impiegare, nonche' le misure idonee ad assicurare l'efficace e regolare svolgimento delle attivita' individuate dallo stesso art. 5, ivi compreso l'impiego di personale non iscritto nell'elenco di cui all'art. 1, comma 1, con mansioni di supporto. In ogni caso, dovra' essere previsto almeno un addetto, anche con funzioni di coordinamento del personale di supporto, in corrispondenza di varchi, ingressi, vie di esodo, aree inibite al pubblico per ragioni di sicurezza, come palco e retro palco, perimetro dell'area dove si svolge lo spettacolo ed ogni altro luogo in cui sono possibili situazioni di pericolo per la sicurezza delle persone»;
    c) all'art. 8, dopo il comma 1-ter e' aggiunto il seguente: «1-quater. Fino al 31 dicembre 2012 puo' svolgere le attivita' di cui all'art. 5 del presente decreto il personale che dimostri di aver presentato al prefetto competente, da almeno trenta giorni, l'istanza di iscrizione all'elenco prefettizio di cui all'art. 1».
    Il presente decreto entrera' in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Repubblica italiana.


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8 giugno 2011

BUTTAFUORI RISPONDE DI LESIONI PERSONALI

Al buttafuori che aggredisce per primo non si applica l'esimente della legittima difesa, così decide la Suprema Corte con la sentenza n. 18551 dell'11 maggio 2011.




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7 aprile 2010

BUTTAFUORI

 

Decreto Ministero dell'interno 31/3/2010
Modifiche all'articolo 8 del decreto del Ministro dell'interno 6 ottobre 2009, concernente la determinazione dei requisiti per l'iscrizione nell'elenco prefettizio del personale addetto ai servizi di controllo delle attivita' di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi, le modalita' per la selezione e la formazione del personale, gli ambiti applicativi e il relativo impiego, di cui ai commi da 7 a 13 dell'articolo 3 della legge 15 luglio 2009, n. 94
 (*)
(G.U. 3/4/2010 n. 78)
Articolo 1 (*)
Modifiche all'art. 8 del decreto del Ministro dell'interno 6 ottobre 2009

1. Al decreto del Ministro dell'interno 6 ottobre 2009 sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'art. 8, comma 1, ultimo periodo, le parole: «per un periodo non superiore a sei mesi dalla data del presente decreto» sono sostituite con le seguenti: «fino al 31 dicembre 2010».
 -------------
 
Dopo anni di professione selvaggia delle persone addette alla sicurezza nei locali e nei pubblici spettacoli , si cerca ora (sempre in ritardo, a mio avviso) di porre delle regole a vantaggio della professionalità degli addetti alla sicurezza, per un più consono servizio.  Per svolgere tale attività non bisogna più essere solo picchiatori, ma bensì  persone capaci e sostanzialmente preparate.
Essere maggiorenni, in buona salute fisica e mentale, non fare uso di droghe o alcol, avere la fedina penale pulita, essere almeno in possesso della licenza media e aver partecipato ad un corso di formazione specifico: sono questi alcuni dei requisiti richiesti a chi vorrà intraprendere la professione di "buttafuori". Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha infatti firmato, il 6 ottobre scorso, il decreto che definisce i requisiti per poter accedere all'iscrizione nell'elenco prefettizio del personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi.
Il decreto ministeriale, previsto dalla legge n. 94 del 15 luglio 2009 sulle "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", stabilisce le modalità per la selezione e la formazione del personale addetto al controllo, nonché gli ambiti applicativi e il relativo impiego.
Con tale decreto è fatto obbligo ai gestori delle attività di intrattenimento e di pubblico spettacolo o ai titolari degli istituti di vigilanza, di cui i buttafuori sono dipendenti, di iscrivere il personale addetto ai servizi di controllo in un apposito elenco, tenuto, anche in forma telematica, dal prefetto competente per territorio.
In caso di perdita di uno o più requisiti da parte dell'addetto al servizio, o qualora lo stesso ponga in essere comportamenti in contrasto con quanto previsto dal decreto, il prefetto provvederà alla sua cancellazione dall'elenco con conseguente divieto di impiego nei servizi disciplinati dal decreto stesso.
Il Prefetto provvederà, inoltre, alla revisione biennale dell'elenco al fine di verificare il permanere dei requisiti degli iscritti. A tal fine i gestori delle attività di intrattenimento e di pubblico spettacolo e i titolari degli istituti di vigilanza, almeno un mese prima della revisione, dovranno depositare, presso il Prefetto, la documentazione comprovante l'attualità dei requisiti del proprio personale.
(*) Chi svolge già tale professione ha tempo fino al 31 dicembre 2010 dalla pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale del Decreto Ministeriale.
 
 
 


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13 dicembre 2008

SPARARE IN ARIA E' PERICOLOSO


E' stato stabilito che sparare in aria con un'arma è pericolo (aggiungerei che sparare cazzate lo è di pù)

Sì: è stato calcolato che un proiettile sparato per aria ricade a terra con una velocità tra i 160 e i 240 km/h: abbastanza per penetrare la pelle e avere conseguenze letali nel caso cada sulla testa di qualcuno. Che non sarà però colui che l’ha sparato, poiché, per effetto dei cambi di traiettoria prodotti dal vento, la probabilità che il colpo ricada entro un raggio di 3 mq dall’arma è solo una su 125.





 


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13 ottobre 2008

SICUREZZA - EBBREZZA - NUOVE REGOLE

 

Articolo 186 c.d.s. - Decreto 30 Luglio 2008 del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali: Disposizioni urgenti modificative del codice della strada per incrementare i livelli di sicurezza nella circolazione

OBBLIGHI DEI TITOLARI E GESTORI DEI LOCALI

- I titolari e gestori dei locali ove si svolgono, con qualsiasi modalità ed in qualsiasi orario, spettacoli o altre forme di intrattenimento, congiuntamente all’attività di vendita e somministrazione di bevande alcoliche (per esempio: pub, discoteche, bar e ristoranti muniti di specifica abilitazione all’esercizio anche di attività musicali e di spettacoli dal vivo, concerti ed eventi assimilabili) devono esporre all’entrata, all’interno ed all’uscita dei locali le tabelle integralmente riportate nell’allegato A, che riproducono:
1) la descrizione dei sintomi correlati ai diversi livelli di concentrazione alcolemica nell’aria alveolare espirata;
2) le quantità, espresse in centimentri cubici, delle bevande alcoliche più comuni che determinano il superamento del tasso alcolemico per la guida in stato di ebbrezza, pari a 0,5 grammi per litro, da determinare anche sulla base del peso corporeo.

- Il D.M. in oggetto ha precisato ulteriormente che le modalità di esposizione, la grandezza dei caratteri e l’uso eventuale di immagini devono garantire la piena visibilità e leggibilità delle tabelle che potremmo definire “etiliche”. In particolare le tabelle informative dovranno essere ben visibili e chiaramente leggibili. Per questo motivo andranno privilegiate zone illuminate, caratteri di stampa chiari ed una formulazione grafica che agevoli la lettura delle indicazioni.

- Inoltre i titolari e gestori di locali dovranno formare il personale operante sulle finalità delle tabelle informative sensibilizzandoli per una somministrazione responsabile dell’alcol ai clienti, per aiutarli alla comprensione delle tabelle e ancor prima per far loro capire l’utilità di adottare i comportamenti suggeriti.

Si precisa che le indicazioni relative alle misure che possono essere adottate dai titolari e gestori dei locali allo scopo di favorire la lettura, la corretta comprensione ed il concreto uso delle tabelle da parte degli utenti sono riportate a titolo esemplificativo.
 Ai sensi del comma 3 dell’art. 6 D.L. 117/07 (1) infatti viene sanzionato esclusivamente l’inosservanza dell’obbligo di esporre all’entrata, all’interno ed all’uscita dei locali le tabelle informative.
E’ prevista la sanzione della chiusura del locale da 7 a 30 giorni, secondo la valutazione dell’autorità competente. Pertanto gli operatori che accertino tale violazione dovranno redigere apposita, dettagliata, relazione di servizio da inoltrare all’Ufficio Commercio. Tale relazione, a cura dell’U.O.S. Polizia Commerciale, verrà inoltrata senza ritardo al Servizio Attività Economico Commerciali per i provvedimenti di competenza.

Si ricorda, per completezza, come lo stesso art. 6 D.L. 117/07 imponga anche l’interruzione della somministrazione di bevande alcoliche dopo le 2 di notte (stessa sanzione legata alla chiusura del locale) e come sia vietata, ai sensi dell’articolo 689 del Codice Penale, la somministrazione di bevande alcoliche ai minori degli anni 16 od a infermi di mente ed, ai sensi dell’art. 691 C.P., la somministrazione di bevande alcoliche a persona in manifesto stato di ubriachezza.   


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14 marzo 2008

QUANDO LO STATO E' RETICENTE

Pubblico questa lettera senza alcun commento perchè ritengo che le parole a volte  non trovano una giusta collocazione e col tempo comunque vengono dimenticate, i fatti invece lasciano un segno indellebile.

al Signor Presidente della Repubblica
Sono Fabio Piselli, recentemente sopravvissuto ad una aggressione da parte di ignoti, i quali dopo avermi stordito mi hanno lasciato nella mia auto che hanno dato alle fiamme con me dentro.
Questi fatti sono stati ricondotti alle indagini condotte dalla magistratura livornese relative la tragedia del traghetto Moby Prince nella quale persero la vita almeno 140 persone. Ho per questo assunto sia l'ufficio di testimone, persona informata sui fatti, sia quello di parte offesa, fornendo le notizie in mio possesso alla Procura della Repubblica procedente, svolgendo confronti con operatori delle forze speciali e del Sismi, con operatori della Base americana di Camp Darby e sostanzialmente accettando ogni richiesta da parte degli inquirenti ai quali non ho mai fatto mancare la mia più ampia collaborazione, affrontandone tutti i rischi e cosciente delle responsabilità che mi sono assunto in tal senso e del fatto che quanto da me raccontato necessiti una verifica importante e non facile da condurre, a causa dei numerosi filtri istituzionali che ostacolano le indagini.

 

Mi riferisco a quei personaggi che fanno del proprio ruolo istituzionale un alibi ed uno strumento per tutelare i propri interessi privati, di grembiule o referenti alla struttura alla quale appartengono, presumibilmente non istituzionale ma sostanzialmente istituzionalizzata atteso la capacità di controllo e di inquinamento delle informazioni e delle indagini giudiziarie.
Nel corso degli anni, dopo aver servito lo Stato come sottufficiale volontario paracadutista dell'Esercito, ho prestato la mia collaborazione a quelle strutture ausiliare per i servizi di Polizia Giudiziaria, chiamato da un ex Generale del Sismi e da altri operatori tutti provenienti dalle FF.AA. dalle FF.PP. e dai servizi d'intelligence che le coordinavano, affiancando la PG nelle indagini elettroniche e nelle attività di penetrazione degli obiettivi d'interesse operativo indicati dalla Procura procedente ove piazzare i sistemi di ascolto e d'intercettazione audio, video, tracciamento. Fra le numerose operazioni ho preso parte a quella relativa alle indagini contro il c.d. mostro di Firenze e contro i responsabili della morte di Francesco Narducci, affiancando i miei colleghi nelle attività svolte presso il GIDES, gruppo investigativo delitti seriale della Polizia di Stato, ex SAM, con sede a Firenze.

Mi sono trovato perciò a vario titolo coinvolto nei casi più inquietanti della storia italiana, la più grande tragedia della marineria e la serie di delitti compiuti da un presunto gruppo di amici di merende su mandato dei c.d. livelli superiori, i quali hanno causato altri delitti, fra questi quello di Francesco Narducci. In quest'ultimo caso ho potuto assistere ad alcuni eventi che ho giudicato degni della attenzione dei Magistrati, ai quali ho trasmesso il contenuto di alcune intercettazioni che interessavano degli operatori dello Stato, i quali da come si evince dalle intercettazioni stesse non hanno presumibilmente compiuto degli atti fedeli al mandato ricevuto, al contrario, hanno presumibilmente inquinato.
Mi sono chiesto perchè sono stato chiamato a svolgere un servizio d'intercettazioni per un caso così delicato ed importante come quello del mostro di Firenze, le cui indagini durano ormai da 40 anni. Mi sono chiesto perchè proprio il sottoscritto, atteso che il mio curriculum se da un lato mi descrive come un sicuro ed affidabile collaboratore dello Stato, dall'altro è apparentemente carente di alcuni requisiti per partecipare a simili indagini proprio a causa del mio percorso esperenziale e professionale di questi 23 anni. Questo motivo e l'esperienza acquisita mi hanno spinto a tenere alto il livello di attenzione e come si suol dire "a prendere appunti" il cui contenuto l'ho debitamente trasmesso alla Procura procedente, aggravato dalla presenza costante di soggetti provenienti, o in servizio, presso i servizi segreti militari e civili che hanno gravitato intorno a questa indagine.

Vivo oggi un serio e grave problema nato da quanto posto in essere dai filtri istituzionali ai quali ho sopra accennato e che meglio spiego di seguito, con il fine non solo di riuscire a tutelare la mia famiglia, ma anche con il desiderio che un Suo autorevole intervento possa fornire quello stimolo necessario per superare ed abbattere detti ostacoli, da qualcuno definiti muro di gomma da me considerati solo un muro di sterco con l'alibi delle medaglie ma con un enorme potere d'ingerenza, di controllo, di ricatto e d'inquinamento delle varie indagini condotte dalle Procure procedenti verso la ricerca dei responsabili dei delitti sopra descritti ma anche della storica serie di stragi impunite per le quali i colpevoli sono ancora una immagine sfuocata che il tempo tende a rimuovere anche dalla memoria collettiva.

Cambiano le dinamiche degli eventi giuridici ma i meccanismi di depistaggio e d'inquinamento sono sempre gli stessi, adottati dai rappresentanti di quella zona grigia nella quale gravitano soggetti che operano al di dentro delle Istituzioni ma che riferiscono il proprio operato verso altri interessi che quelli puri delle istituzioni stesse. Meccanismi nei quali soggetti vulnerabili o non schierati restano stritolati. Il mio nome è rimasto riservato per molto tempo, nel quale sono stato sentito dalle Procure come persona informata sui fatti, poi dopo l'aggressione di Novembre 2007, un poliziotto ha ben pensato di fornire la mia identità ad un suo amico giornalista. Da quel momento il mio nome è stato reso pubblico come quello di un testimone dei fatti del Moby Prince e successivamente anche per i fatti del c.d. mostro di Firenze. Ho ricevuto nel corso degli anni, prima della mia ribalta alle cronache, numerose forme di intimidazione e di pressione, effettuate tramite gli strumenti istituzionali, dalle false notizie di Polizia alla scomparsa o distruzione di fascicoli e di atti giudiziari, fino alla depersonalizzazione al fine di discredito, tutte tecniche conosciute e sostanzialmente viste in altri e numerosi eventi della nostra storia, fatti che ho subito e pagato a caro prezzo. Nonostante questo ho sempre e solo reagito con l'arma della Giustizia, rivolgendomi alla competente Autorità Giudiziaria firmando le denunce contro quegli operatori dello Stato che ho saputo identificare, da solo. Uno di questi è stato anche condannato ma poi la prescrizione lo ha graziato, nata non solo dalla lentezza dei tempi di Giustizia ma dall'aiuto offerto dai singolari errori di trascrizione di un indirizzo o di un nome che hanno causato l'annullamento di una notifica, dalla perdita di fonoregistrazioni importanti e da altri singolari episodi simili, fino all' umiliante rinvio di una udienza solo perchè una parte doveva assistere ad una regata velica e non ha saputo trovare un sostituto, giustificando così il rinvio che ha contribuito al raggiungimento della prescrizione.

Quanto sopra solo per farLe un esempio, ma ho 23 anni di storia professionale, militare e militante, dalla quale potrei fornirLe esempi a non finire di qualunquismo, carenza di professionalità, pregiudizio, ignoranza professionale, arroganza dell'ignoranza e soprattutto aderenza a quelle pratiche amicali di favori reciprochi compiuti da degli operatori delle Istituzioni. Chi Le parla ha la coscienza del significato delle istituzioni, ha il senso dello Stato mai perso neppure quando lo Stato mi ha tradito, proprio perchè sono stati solo quegli uomini che in esso si nascondono ad averlo fatto e non la Nazione , che Lei rappresenta e garantisce con il Suo ruolo, motivo per il quale mi permetto di sottoporLe questa mia. Dopo che sono uscito vivo dalla mia auto mi sono affidato agli inquirenti, i quali hanno ben saputo usare le notizie che ho fornito, tutte afferenti dei fatti compiuti da degli appartenenti ai corpi dello Stato ed alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, all'intelligence militare e a quelle strutture, falangi e raggruppamento in essa inserita, in chiaro e non. Motivo per cui sono nati i confronti, anche con uno di questi personaggi, che han dato dei frutti, il quale una volta tornato in caserma ha relazionato a livello superiore non solo il mio nome, già noto, ma sostanzialmente il mio grado di conoscenza di fatti riservati attinenti le attività condotte da alcune strutture e dagli operatori delle stesse, ad oggi non chiaro se svolte su un preciso mandato istituzionale e se eterodirette da burattinai la cui natura è solo ipotizzabile.

Vivo l'isolamento, nel quale ho trascinano anche la mia famiglia, sono sottoposto a costanti pressioni, intimidazioni, minacce, forme di discredito feroci, che mi costringono a farmi forza per restare fedele alla scelta di reagire con i soli mezzi di Giustizia rappresentati dalla mera denuncia, la quale trova gli ostacoli sopra accennati, aggravati dal fatto che proprio gli strumenti di lavoro di questi soggetti gli consentono di conoscere in tempo reale le mie decisioni e d'inquinare quanto consegno alla AG, non solo il contenuto di una denuncia ma anche quegli elementi probanti i fatti esposti in querela. Rinunciando a reagire in modo non ortodosso, certamente definitivo, ma contrario ai miei principi, non è con la violenza che posso risolvere il problema, innescherei solo una serie interminabile di reazioni ottenendo ben poco.

Alcune forme di ritorsioni hanno coinvolto i miei familiari ed oggi mirano a condizionare anche mia moglie, già provata da questi mesi di dura resistenza a tutto questo, dal quale essa è sempre stata estranea e che l'ha colpita in modo grave, atteso vedere il proprio marito in fiamme.
Mi consigliano di suicidarmi, di uccidermi, altrimenti morirà mia moglie. Mi consigliano di porre fine alla mia vita come altri hanno fatto prima di me, non ultimo Adamo Bove, e prima di lui gli altri che hanno scelto la via del suicidio per salvare i propri cari. Oggi sono io che mi trovo di fronte a questo dilemma. Mi creda, non è la paura di morire, non è la paura di lasciare la mia famiglia e mia moglie, che mi costringe ancora a restare fisso di fronte al salto. E' il senso di vuoto che anche la mia morte lascerebbe, è lo strappo dagli affetti, dall'Amore per mia moglie, dalla ragione per la quale ho scelto di porre a rischio la mia vita accettando "missioni" in tutto il mondo e nei paesi bellici e post bellici, che è stata per portare il pane a casa onestamente, seppur cosciente di non fare l'educanda, per crescere una famiglia, dei figli, nel ricordo di un figlio già morto tanti anni or sono. Ma ancora oggi la mia morte appare essere il prezzo per la vita di chi Amo. Ancora oggi sono rimbalzato in quel muro di sterco di cui sopra, incrementato dalla ignoranza di qualche tutore dell'ordine al quale ho chiesto con le lacrime agli occhi, rinunciando al mio orgoglio, di essere ascoltato e di identificare il soggetto che mi aveva appena ancora una volta consigliato il suicidio, ricevendo le solite ignoranti, classiche, purtroppo frequenti frasi di circostanza di chi non è in grado di capire altro che qualche bestemmia e le mere denunce di smarrimento chiavi, il quale ogni tre parole sapeva solo roboticamente esprimere i termini "segnatamente", "a chi di competenza", "nella fattispecie", "unitamente a", che sembravano essere ostacoli insormontabili alla comprensione della mia implorata richiesta di aiuto.

Mi creda Signor Presidente, non sono una persona psicologicamente fragile, bisognosa di attenzioni o vittima di se stessa, sono capace di pormi in discussione, di accettare le mie responsabilità, di cercare di non proiettare in altri il mio vissuto, ho la formazione e l'esperienza per conoscere le mie dinamiche psicologiche, che ritengo essere ancora oggi stabili ed equilibrate alla corretta struttura di pensiero che ha sempre caratterizzato le mie scelte, anche le più rischiose, per quanto sottoposte a forte stress. Ma il dilemma che ho di fronte non ha soluzioni psicologiche, non richiede l'elaborazione dei suoi contenuti, non prevede una eventuale mediazione, perchè la minaccia è questo, è una tortura psicologica che ti devasta i pensieri fino a renderti insensibile anche alla morte stessa e saltar giù. Mi creda, le penso tutte pur di soddisfare le richieste di non continuare a fornire notizie oppure stornare i documenti delle intercettazioni del mostro di Firenze che detengo, ma sembra inutile, perchè un conto è essere minacciati da qualche mafioso, per difendermi dal quale posso rivolgermi allo Stato, altro conto è essere minacciato da chi nello Stato si nasconde, togliendomi tutti i riferimenti e facendomi terra bruciata intorno. A chi mi rivolgo?
Non ho chiesto io di trovarmi ad essere una sorta di testimone storico della tragedia del Moby Prince e dei delitti del mostro di Firenze, ho solo compiuto il mio dovere ed il mio lavoro, esimendomi di fare come tanti altri, di fregarmene e saltare sul carrozzone delle medaglie di cartone, perchè ognuno di noi prende un traghetto e tutti noi abbiamo amoreggiato in una macchina nascosti in un bosco; soprattutto perchè il mio senso dello Stato me lo ha impedito pur non essendo più un uomo dello Stato, ma sono un cittadino che forma lo Stato e non posso per questo solo delegare gli altri per la sua tutela, facendo finta di nulla, quando posso contribuire al rispetto delle regole.

Le chiedo dall'alto del Suo colle di osservare quanto accade intorno a Lei, di rivolgere ogni ascolto ai meno urlanti e soprattutto di porre fine a questo sfacelo di valori istituzionali causati non solo dall'inquinamento delle istituzioni stesse, ma anche dalla assoluta assenza di valori che uno Stato come il nostro merita di vedere rispettati, altrimenti crescerà solo mediocri cittadini singoli che formano solo una massa, e non un insieme di cittadini uniti che formano uno Stato, ove i suoi soldati si suicideranno per onore, perchè il suicidio, anche indotto, è una forma di rispetto fra soldati, non è un metodo subdolo mafioso di uccisione come appare, è un codice.
Coloro che mi consigliano il suicidio, come hanno fatto con altri, sono soldati e non sgherri. Mi offrono paradossalmente l'onore di quel codice invisibile che abbiamo adottato nel corso del nostro lavoro, altrimenti potrebbero farmi fuori in ogni modo ed io non potrei farci assolutamente nulla nonostante le competenze e l'esperienza che ho in materia di sicurezza.
Questo è il dilemma che vivo. L'onore del suicidio come ultimo riconoscimento di un soldato diventato uomo, che ha donato la propria vita al rispetto di un valore, dello Stato prima e dell'Amore di mia moglie oggi. Con osservanza Fabio Piselli

Fonte:http://fabiopiselli.blogspot.com


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permalink | inviato da geronimo il 14/3/2008 alle 14:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

26 agosto 2007

quando la demagogia condiziona la politica

 

SICUREZZA STRADALE. KIT ANTIDROGA ED ETILOMETRO INESISTENTI. MINISTRO BIANCHI CI LIBERI DELLA SUA PERICOLOSA PRESENZA


Firenze, 21 Agosto 2007. Purtroppo le conferme sulla disastrosa gestione della sicurezza stradale continuano ad arrivare in modo agghiacciante, nonostante gli show agostani dell'incapace ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, che, per far capire quanto e' bravo ai suoi fan (i cittadini comuni mortali non ci cascano piu'), ha fatto anche approvare un inutile quanto dannoso decreto legge in sostituzione della legge ordinaria che la Camera stava dibattendo.
La novita' di oggi la si deve al quotidiano "Italia Oggi" che riporta le dichiarazioni del segretario aggiunto del sindacato di polizia Coisp, Gaetano Barrella, in merito ai kit antidroga per la stradale: "Li ho visti soltanto in televisione, quando hanno mostrato la valigetta e tutto l'occorrente alle telecamere. Ma noi della stradale quei kit non li abbiamo". Alcuni esemplari furono consegnati ad alcune volanti "ma furono ritirati in fretta perche' non c'era l'omologazione, con la promessa che ci sarebbero stati consegnati presto i nuovi kit a norma di legge. Ma finora a quanto mi risulta non abbiamo kit per controlli antidroga". Cosi', inoltre, e' anche per gli etilometri. Inoltre, anche se questi kit ci fossero, per ritirare la patente occorre entro 10 giorni il responso dei gabinetti scientifici di polizia e carabinieri... ma i laboratori hanno terminato i reagenti e "ci dicono che non ci sono soldi per acquistarli".
Il decreto del ministro Bianchi e' entrato in vigore lo scorso 4 agosto proprio per far fronte all'emergenza del periodo in cui strade e autostrade si intasano di autisti vacanzieri e quindi anche meno esperti e piu' pericolosi. Il periodo di grande mobilita' sta per passare e la situazione e' quella che abbiamo letto nelle parole del segretario Barrella. Il ministro Bianchi probabilmente sara' ancora in vacanza e si stara' preparando per presenziare alle varie feste di partito che prendono il via in questi giorni, dove parlera' a uomini e donne di partito, cioe' altro rispetto al mondo di coloro che subiscono i danni della sua pericolosa presenza in questo delicatissimo dicastero.
Lo ribadiamo, il decreto non serviva, era sufficiente aumentare le dotazioni di kit antidroga ed etilometri, nonche' aumentare il personale sulle strade, per garantire una presenza 24 ore su 24. Le drammatiche parole di Gaetano Barrella, purtroppo ci danno ragione. Il ministro ha preferito spendere i soldi per norme inutili invece di indirizzarli nella prevenzione. Alessandro Bianchi ha preferito dedicarsi alla conta delle vittime piuttosto che a scoraggiare i comportamenti delinquenziali di alcuni guidatori. Qualcuno dira': ma le sanzioni triplicate dovrebbero fare paura... e' cosi' da anni e non funziona, insistere vuol dire solo essere incompetenti e complici degli assassini sulle strade. Ministro Bianchi ci liberi della su pericolosa presenza.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc


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11 agosto 2007

sicurezza - csios -

 

Un gruppo di specialisti da me conosciuti per la serietà e l’elevata professionalità ed esperienza sul campo hanno inteso  attivare una scuola di preparazione per chi, realmente interessato,  volesse svolgere compiti dediti alla sicurezza in genere, che si esplicano e specializzano in singole e specifiche materie. Si prendano ad esempio le cosiddette “guardie del corpo”, un lavoro che in Italia viene mascherato sotto una diversa forma in quanto non è mai stato identificato e riconosciuto legislativamente, atteso che la protezione delle persone è compito esclusivo delle forze di Polizia e non dei privati. Orbene,  chiunque fosse interessato a qualcosa di realmente professionale , può consultare il sito in costruzione che riguarda il suddetto Centro, su http://www.csios.blogspot.com/ . Potrà , un passo alla volta, fino a quando il sito non sarà completato, capire di cosa  si tratti. Ovviamente vi è già la possibilità di inserire commenti ed eventualmente chiedere informazioni. Geronimo


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30 aprile 2006

SICUREZZA E TUTELA DELLE PERSONE - DIFENDERSI E' UN DIRITTO?

 

                 Tommaso

I fatti di cronaca ormai si susseguono, ma quello che ancora rimane impresso nei ricordi degli Italiani è quello che ricorda il piccolo Tommaso e la sua cruenta fine. Il tema sulla sicurezza è sempre stato dibattuto dalle forze politiche, probabilmente è un argomento cui è difficile avere una visione unitaria. Si dibatte sulla modifica della legge riguardante la legittima difesa ove il governo con una riforma legislativa ha voluto dare una maggiore tutela sul diritto alla legittima difesa ma dall’altra parte ha ristretto la possibilità ad alcune fasce di cittadini di poter richiedere il porto d’arma per difesa personale.  
Si dirà che non c’è contraddittorietà nella presa di posizione del governo e, nello stesso tempo, l’altra parte politica afferma che così facendo, ponendo in essere una modifica al codice penale sulla legittima difesa, si ritornerà di  certo al far west. Io credo veramente che a volte ci si trovi di fronte a persone che non hanno cognizione di ciò che dicono e affermano in maniera demagogica. Ma abbiamo provato a chiedere ai cittadini cosa ne pensano??? Si può pensare per un momento che la maggior parte delle persone possano esprimere la possibilità di potersi difendere di fronte ad una reale o anche ipotetica minaccia all’interno del proprio domicilio o nelle aree pertinenti? Non ci si può continuare ad essere garantisti con chi entra nell’abitazione altrui con l’intento di rubare o peggio ancora di usare violenza sulle persone per i propri profitti. Penso che anche il garantismo abbia esasperato la gente, si vive ormai , in certe zone di Italia, con il senso di impotenza e con la consapevolezza di non essere liberi di passeggiare per le vie della propria città in determinate zone. Oggi si sopporta l’impunità dei delinquenti, a volte extracomunitari,  senza poter far nulla. Chi può si serve della tutela privata da parte di società private che all’uopo forniscono questo servizio, ma i cittadini per vivere una realtà più serena e non esasperata a chi devono rivolgersi??? Può sembrare una frase fatta e comunque ripetuta nel tempo, ma la realtà storica dimostra che effettivamente non si sa spesso chi realmente possa garantirci, in quanto consapevoli della debolezza della nostra giustizia, in subordine ad una legislazione che non garantisce pene certe e reali, sicuramente non confacenti a quelle che sono le punizioni terrene. Forse sarebbe il caso di attendere quelle divine, ma a questo punto potremmo rimandare a chi di competenza.
geronimo

 

 


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