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21 marzo 2018

PEREQUAZIONE TRA PENSIONI E STIPENDI DI PERSONALE IN SERVIZIO


Si riporta parte della sentenza della Corte dei Conti della Puglia n. 53/2018

Nella presente situazione delle pensioni del settore pubblico, sembra non si possa individuare più l’esercizio di una discrezionalità legislativa nell’attuare – sia pur variamente – l’adeguamento costante tra i due tronconi del trattamento retributivo ( quello di attività e quello pensionistico ), ma che si debba parlare di una completa negazione di quel principio di “ solidarietà “ tra lavoratori e pensionati, cui si deve affiancare una solidarietà più ampia dell’intera collettività, come argomenta la sentenza costituzionale n. 226/1993; si tratta di principi che - aggiunge la sentenza –se non richiedono una rigorosa corrispondenza tra contribuzioni e prestazioni previdenziali esigono però un limite di ragionevolezza nel legiferare che sembra nella specie del tutto obliterato, non essendoci più alcuna commisurazione delle pensioni agli stipendi.
Né può essere dimenticato che se è vero – come la Corte costituzionale ha più volte rilevato – che il legislatore deve farsi carico della non illimitatezza delle risorse finanziarie, è anche vero che dalla natura retributiva del trattamento di quiescenza sembrano derivare conseguenze non trascurabili ai sensi dell’articolo 36 della Costituzione.
Per le ragioni sopra esposte non può condividersi l’orientamento seguito dalla prevalente giurisprudenza delle sezioni giurisdizioni e di appello della Corte dei conti.
Del resto, con riferimento ad analogo giudizio ( n. 27894), la stessa Amministrazione degli Interni non ha esperito appello avverso la sentenza di questo G.U.P., con cui è stato riconosciuto il diritto alla perequazione del trattamento pensionistico, evidentemente condividendo il ragionamento contenuto nella sentenza di accoglimento.
In applicazione, quindi, degli articoli 36 e 38 della Costituzione ritiene questo Giudice, per le considerazioni sopra espresse, che debba essere affermato il diritto del ricorrente alla perequazione del trattamento pensionistico, con aggancio ai miglioramenti economici concessi al personale di pari qualifica ed anzianità in attività di servizio.


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27 aprile 2016

AGENZIA DELLE ENTRATE ED EQUITALIA - DIRITTO DI ACCESSO

ll TAR della Campania, con la sentenza n. 3820 del 17/07/2015, ha affermato la legittimità del diritto di accesso agli atti in possesso di equitalia e dell' agenzia delle entrate, al fine di far valere i possibili vizi sostanziali nel processo tributario.

Sempre in merito al diritto di accesso, lo stesso Tribunale, richiamando la sentenza del Consiglio di Stato, Sezione IV, sentenza 12 maggio 2014,n. 2422, ha ribadito che i concessionari della riscossione hanno l'obbligo di custodire gli atti , le relative matrici e le specifiche notifiche, per anni cinque. Il contribuente può accedere agli atti, estrapolarne copie e chiederne il loro deposito nelle opportune sedi (art. 24, L. 241/90).




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24 settembre 2015

CASI DI NULLITA' DELLE CARTELLE ESATTORIALI


Le cartelle di pagamento, meglio note come cartelle esattoriali, sono quello strumento del quale si avvale la Pubblica Amministrazione per recuperare i crediti vantati a vario titolo nei confronti dei contribuenti. Più precisamente, si tratta dell’atto inviato da Equ ... 


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10 agosto 2015

LEGGE PINTO - TEMPI CERTI

Avv.Francesco Pandolfi ORA ESISTE UN DOCUMENTO UFFICIALE PER IL PAGAMENTO RAPIDO DEGLI INDENNIZZI IN LISTA DI ATTESA PER L'EQUA RIPARAZIONE Il18 maggio 2015 il Capo del Dipartimento per gli Affari di Giustizia eil Direttore Generale della Banca d'Italia hanno sottoscritto un interessante accordo, c... 




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15 marzo 2015

CARTELLE ESATTORIALI – NULLITA'. EQUITALIA SOCCOMBE.

Cassazione n. 4516/2012;



La Cassazione (Civile tributaria) n.4516 del 21 Marzo 2012, fortificando la sentenza del T.A.R. Lazio che annullava le cartelle d’Equitalia non redatte o firmate da un dirigente.
L'indirizzo giurisprudenziale precisa come le crtelle devono essere redatte e quali datti in esse devono essere riportati. Infatti, in esse non devono essere riportati solo i dati riferiti alla cifra globale, ma anche ogni singolo calcolo con riferimento alle singole aliquote che annualmente sono state maturate. In virtù di ciò il contribuente non è obbligato ad esperire indagini per capire le indagini per le quali le cartelle siano state emesse, poiché risulterebbe una violazione del diritto di difesa, costituzionalmente garantito.
Si potrebbe quindi avvalorare l'ipotesi che tutte le cartelle notificate dopo il mese di Giugno del 2008 siano illegittime se prive dell’indicazione della base di calcolo.
Anche la Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, che con sentenza n.92 del 1° Ottobre del 2012 ricalca quella della Cassazione, ribadisce che l’atto di riscossione deve presentare tutti gli elementi che consentono al contribuente di verificare la correttezza dei calcoli effettuati (es. metodo calcolo interessi), altrimenti la cartella è nulla e non va pagata.


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21 dicembre 2014

DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA

CassazionePenale,sentenza 9 dicembre 2014, n. 51096


La giurisprudenza sul punto è rigorosa, richiedendo che l’individuazione del soggetto passivo del reato di diffamazione a mezzo stampa, in mancanza di indicazione specifica e nominativa ovvero di riferimenti inequivoci a fatti e circostanze di notoria conoscenza, attribuibili ad un determinato soggetto, deve essere deducibile, in termini di affidabile certezza, dalla stessa prospettazione oggettiva dell’offesa, quale si desume anche dal contesto in cui è inserita (Sez. 5, sentenza n. 2135 del 07/12/1999 Rv. 215476; massime precedenti conformi: N. 6507 del 1978 Rv. 139108,N. 8120 del 1992 Rv. 191312, N. 10307 del 1993 Rv. 195555, N. 18249del 2008 Rv. 239831). Nei caso di specie risulta documentalmente e non è contestato che il ricorrente non abbia menzionato nell’intervista giornalistica il Comandante dei corpo della Polizia Municipale di ….... e il responsabile dei servizio di verbalizzazione del medesimo corpo di Polizia Municipale, tanto meno ha individuato un qualche politico o funzionario comunale,limitandosi a rilevare che l’elemento anomalo, costituito dal numero dei ricorsi accolti per ritardi nella procedura di notifica della contestazione o per difetto di controdeduzioni, pari a circa il70%, non poteva essere casuale, facendo da ciò discendere che si trattava di errori “voluti dall’alto”. L’accoglimento del 70%dei ricorsi relativi alle sanzioni amministrative rappresentava, come riconosciuto anche dal giudice di secondo grado, un dato oggettivamente abnorme e non contestato dalle persone offese, che non poteva essere attribuito al caso; pertanto, il ricorrente ne individuava la ragione nell’insipienza di coloro che avevano la responsabilità politica e amministrativa dei servizi comunali e che,evidentemente, per lungo tempo non avevano adottato gli opportuni accorgimenti organizzativi. La censura contenuta nell’articolo in oggetto appare, sotto il profilo dell’individuazione dei responsabili delle disfunzioni, assolutamente generica lontana dai presupposti di “affidabile certezza” richiesti dalla giurisprudenza, in quanto priva di indicazione nominativa, sia riguardo ai singoli responsabili, sia agli enti o alle strutture specificamente preposte, per il tramite dei rispettivi funzionari,dirigenti o politici, all’istruzione e definizione delle pratiche in oggetto.


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19 ottobre 2014

EQUITALIA NON PUO' PIGNORARE LA PRIMA CASA - LE NORME DEVONO RITENERSI RETROATTIVE PER I PROCEDIMENTI ANCORA IN CORSO

Riporto uno stralcio della sentenza di Cassazione n. 1927/2014.


Ferma la facoltà di intervento ai sensi del codice di procedura civile, l'agente della riscossione: a) non dà corso all'espropriazione se l'unico immobile di proprietà del debitore, con esclusione delle abitazioni di lusso aventi le caratteristiche individuate dal decreto del Ministro per lavori pubblici 2 agosto 1969, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 218 del 27 agosto 1969, e comunque dei fabbricati classificati nelle categorie catastali A/8 e A19, è adibito ad uso abitativo e lo stesso vi risiede anagraficamente; b) nei casi diversi da quello di cui alla lettera a), può procedere all'espropriazione immobiliare se l'importo complessivo del credito per cui procede supera centoventimila euro. L'espropriazione può essere avviata se è stata iscritta l'ipoteca di cui all'articolo 77 e sono decorsi almeno sei mesi dall'iscrizione senza che il debito sia stato estinto.
In tema di espropriazione immobiliare esattoriale, qualora sia stato eseguito il pignoramento immobiliare mediante la trascrizione e la notificazione dell'avviso di vendita ai sensi dell'art. 78 del D.P.R. n. 602 del 29 settembre 1973, ed il processo sia ancora pendente alla data del 21 agosto 2013 (di entrata in vigore dell'art. 52, comma 1, lett. g), del d.l. 21 giugno 2013 n. 69e successive modificazioni, l'azione esecutiva non può più proseguire e 1a trascrizione del pignoramento va cancellata, su ordine del giudice dell'esecuzione o per iniziativa dell'agente della riscossione, se l'espropriazione ha ad oggetto l'unico immobile di proprietà del debitore, che non sia bene di lusso e sia destinato ad abitazione del debitore, il quale ivi abbia la propria residenza anagrafica.

Va perciò affermato che in caso di sopravvenuta improcedibilità dell'azione esecutiva avente ad oggetto l'unico immobile di proprietà del debitore da parte dell'agente della riscossione ai sensi dell'art. 76 del D.P.R. n. 602 del 29 settembre 1973 come novellato dall'art. 52, comma 1, lett. g), del d.l. 21 giugno 2013 n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013 n. 98, l'improcedibilità del processo esecutivo comporta la cessazione della materia del contendere sull'opposizione all'esecuzione concernente la pignorabilità del bene.  


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16 settembre 2014

SILENZIO RIFIUTO - CONSIDERAZIONI

Consigliodi Stato n. 4143/2014.


Come è ben noto, nei giudizi sul silenzio dell’Amministrazione, il giudice amministrativo non può in linea di massima andare oltre la declaratoria di illegittimità dell’inerzia e l’ordine di provvedere; di conseguenza, gli resta in generale precluso il potere di accertare direttamente la fondatezza della pretesa fatta valere dal richiedente, sostituendosi all’ Amministrazione stessa esercitando una giurisdizione di merito di cui egli non è titolare in tale materia; peraltro, egli può sempre nell’ ambito del giudizio sul silenzio conoscere dell’ accoglibilità dell’ istanza nelle ipotesi di manifesta fondatezza, allorché siano richiesti provvedimenti amministrativi dovuti o vincolati per i quali non cisia da compiere alcuna scelta discrezionale che potrebbe sfociare in diverse soluzioni, fermo restando il limite dell’ impossibilità di sostituirsi all’ Amministrazione; e - ancora - nell’ipotesi in cui l’istanza sia manifestamente infondata, sicché risulti del tutto diseconomico obbligare l’Amministrazione a provvedere laddove l’atto espresso non potrebbe che essere di rigetto (così, ad es.,Cons. Stato, Sez. IV, 13 dicembre 2013 n. 5994). Dettoaltrimenti, perché sia consentito il ricorso avverso il silenziodell’Amministrazione è essenziale che esso riguardi l’eserciziodi una potestà amministrativa e che la posizione del privato siconfiguri come interesse legittimo, potendo infatti ilsilenzio-rifiuto può formarsi esclusivamente in ordine all’inerziadell’Amministrazione su una domanda intesa ad ottenere l’adozionedi un provvedimento ad emanazione vincolata ma di contenutodiscrezionale (così Cons. Stato, Sez. V, 26 settembre 2013 n.4793).


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30 maggio 2014

CONDOMINIO E TABELLE MILLESIMALI




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20 gennaio 2014

EQUA RIPARAZIONE - SPETTA ANCHE A CHI E' CONTUMACE

Cass.SS.UU. n. 585 del 14 gennaio 2014.

Si deve convenire con il ricorrente a proposito dell'assenza, nelle disposizioni sia internazionali sia interne che disciplinano la materia, di ogni espressa limitazione, per il contumace, del diritto a ottenere in tempi ragionevoli la conclusione del giudizio,anche se non vi si e' costituito: l'art. 6 della convenzione Europea di salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle liberta' fondamentali, attribuisce tale diritto a 'ogni persona',relativamente alla 'sua causa', mentre l'art. 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89 assicura una equa riparazione a 'chi ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale' per effetto della violazione di quel principio. La tutela e' dunque apprestata indistintamente a tutti coloro che sono coinvolti in un procedimento giurisdizionale, tra i quali non puo' non essere annoverata anche la parte non costituita in giudizio, nei cui confronti la decisione e' comunque destinata a esplicare i suoi effetti.Risulta pertanto arbitrario escludere il contumace dalla garanzia di 'ragionevole durata', che l'art. 111 della Costituzione inserisce tra quelle del 'giusto processo' e demanda alla legge di assicurare, insieme con quelle del contraddittorio, della parita' tra le parti, della terzieta' e imparzialita' del giudice, che certamente competono anche a chi nonsi sia costituito in giudizio.


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13 dicembre 2013

RESIDENZA ANAGRAFICA - PARERE DEL CONSIGLIO DI STATO

Consiglio di Stato, Sez. prima, n. 03479/2012 del 06/08/2012


La disciplina di settore ( legge n. 1228 del 1954 e d.p.r. n. 223 del 1989 ) prevede che l'iscrizione all'anagrafe o nei registri della popolazione residente costituisce un diritto ed un dovere di ogni cittadino italiano e straniero regolarmente soggiornante sul territorio nazionale.
L'anagrafe registra coloro che hanno fissato nel comune la propria residenza, nonché coloro che, in quanto senza fissa dimora, hanno stabilito nel comune il proprio domicilio ( art. 1, comma 3, legge n. 1228 del 1954 ).
A ciò si correla la funzione dei registri anagrafici, che è quella di rilevare sia sotto in profilo individuale che familiare le posizioni dei cittadini presenti sul territorio. ll cambio di residenza si denuncia solo dopo il verificarsi del mutamento della situazione di fatto da accertare ( ai sensi degli artt. 4 e 5 della legge n. 1228 del 1954 ) ossia dopo il trasferimento di residenza sicché l'avvenuto cambio di residenza in immobile che sia ( ma tale non risulti ) inidoneo dal punto di vista igienico sanitario non preclude astrattamente l'iscrizione all'anagrafe.


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4 dicembre 2013

ACCESSO AI DOCUMENTI O ACCESSO CIVICO

CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI - SENTENZA 20 novembre 2013, n.5515 -


Nei siti istituzionali si ha diritto di accedere  “direttamente ed immediatamente, senza autenticazione ed identificazione”; solo in caso di omessa pubblicazione può essere esercitato, ai sensi dell’art. 5 del citato d.lgs., il cosiddetto “accesso civico”, consistente in una richiesta – che non deve essere motivata – di effettuare tale adempimento, con possibilità, in caso di conclusiva inadempienza all’obbligo in questione, di ricorrere al giudice amministrativo, secondo le disposizioni contenute nel relativo codice sul processo (d.lgs. 2.7.2010, n. 104).
L’accesso ai documenti amministrativi, disciplinato dagli articoli 22 e seguenti della legge 7.8.1990, n. 241 è riferito, invece, al “diritto degli interessati di prendere visione ed estrarre copia di documenti amministrativi”, intendendosi per “interessati….tutti i soggetti….che abbiano un interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso”; in funzione di tale interesse la domanda di accesso deve essere opportunamente motivata. Benchè sommarie, le indicazioni sopra fornite appaiono sufficienti per evidenziare la diversificazione di finalità e di disciplina dell’accesso agli atti, rispetto al cosiddetto accesso civico, pur nella comune ispirazione al principio di trasparenza, che si vuole affermare con sempre maggiore ampiezza nell’ambito dell’amministrazione pubblica.


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22 novembre 2013

OMETTERE L'ACCESSO AGLI ATTI PUO' COMPORTARE IL REATO DI OMISSIONE DI ATTI D'UFFICIO

Corte di Cassazione Penale n. 45629/2013, sez. VI del 13/11/2013

Secondo la giurisprudenza di questa Corte, che il Collegio condivide, ai fini della integrazione del delitto di omissione di atti d'ufficio, è irrilevante il formarsi del silenzio-rifiuto entro la scadenza del termine di trenta giorni dalla richiesta del privato. Ne consegue che il "silenzio-rifiuto" deve considerarsi inadempimento e, quindi, come condotta omissiva richiesta per la configurazione della fattispecie incriminatrice (Cass. Sez. 6, n. 7348 del 24/11/2009, dep. 2010, Di Venere, rv. 246025; Sez. 6, n. 5691 del 06/04/2000, Scorsone, Rv. 217339).


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20 ottobre 2013

DIRITTO DI ACCESSO AI DOCUMENTI AMMINISTRATIVI IN SEDE DI SINISTRO STRADALE - DATI SENSIBILI DI ALTRO SOGGETTO

Diritto di accesso ai documenti amministrativi  

                                                  

TAR Puglia, Lecce, sez. II, 13/9/2013, n. 1915 - Diritto di accesso ai documenti amministrativi – soggetto coinvolto in un sinistro stradale – istanza di accesso alla documentazione medica che ha consentito il rilascio della patente di guida speciale ad altro soggetto coinvolto nell’incidente stradale – diniego – illegittimità


Dal combinato disposto degli artt. 24, comma 7, della legge n. 241 del 1990 e 60 del decreto legislativo 196 del 2003 si desume che quando il diritto di accesso ai documenti è preordinato all’esercizio della difesa in giudizio dei propri diritti e interessi legittimi, questo diritto deve poter essere esercitato anche quando si tratta di accedere a dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale di un terzo. Pertanto, è illegittimo il provvedimento con il quale la Commissione medica locale presso l'Asl di riferimento ha rigettato l'istanza di accesso agli atti del soggetto in relazione alle limitazioni dell'altro soggetto coinvolto nel sinistro (in particolare, dell’estratto cronologico storico della patente di guida speciale, nonché dei referti medici o di commissione sanitaria che hanno consentito il rilascio delle rispettive patenti con le limitazioni di guida).


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23 settembre 2013

DIRITTO ALLA RISERVATEZZA - ASSENZA DAL LAVORO PER MALATTIA - DATI PERSONALI SENSIBILI - INCLUSIONE




Cass.civ.n. 18980 del 08/08/2013.

La Prima Sezione Civile ha affermato che costituisce diffusione di dati personali sensibili, ai sensi del d.lgs. n. 196 del 2003, quella relativa all’assenza dal lavoro di un dipendente per malattia, in quanto attinente alla salute del soggetto cui l’informazione si riferisce.


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18 settembre 2013

CARTELLA ESATTORIALE E' NULLA SE NON VENGONO RIPORTATE LE CAUSALI DELLE SOMME PRETESE


La questione posta con il mezzo, sembra doversi esaminare, tenendo conto, anzitutto, del pacifico e consolidato orientamento giurisprudenziale, per cui in ipotesi di liquidazione di imposta, ai sensi degli artt. 36 bis del dpr n. 600/1973 o 54 bis del dpr n. 633/1972, la cartella di pagamento costituisce l’atto con il quale il contribuente viene a conoscenza per la prima volta della pretesa fiscale e come tale deve essere adeguatamente motivata, nonché della puntualizzaziene desumibile dal principio, successivamente affermato, secondo cui “La cartella esattoriale deve contenere indicazioni sufficienti a consentire alla contribuente l'agevole identificazione della causale delle somme pretese dall’Amministrazione Finanziaria ed erroneamente il Giudice di merito afferma <l'equipollenza tra la corretta indicazione di tali elementi nell’atto impugnato e la conoscenza che, di fatto, di essi abbia avuto il contribuente>, giacchè nessuna equipollenza assume rilievo, essendo piuttosto necessario il corretto adempimento dell'obbligo di motivazione del ruolo e della cartella” (Cass. n. ll466/2011).


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22 luglio 2013

NOTIFICA E REMISSIONE IN TERMINI

Remissione in termini: Deve essere concessa qualora l’imputato non non abbia avuto effettiva conoscenza del provvedimento e, l’“incolpevole ignoranza” , non ne costituisce più presupposto di applicazione

La prima sezione della Corte di cassazione, con sentenza n. 2627 del 17 giugno 2013, ha accolto il ricorso in merito alla mancata possibilità di proporre opposizione al decreto penale di condanna, notificato in ritardo.
Il decreto penale era stato notificato presso lo studio del difensore, ove era stato eletto domicilio, ma, avendo,l'imputato, cambiato residenza, la lettera raccomandata inviatagli dal difensore stesso per informarlo della condanna, gli veniva recapitata in ritardo, cioè quando il termine per proporre opposizione al decreto era già scaduto.
Il ricorrente, innanzi alla S.C., sosteneva l’incolpevole ignoranza a seguito della riforma dell’art. 175 c.p.p. ad opera del D.L. 17/2005, conv. con mod. nella L. 60/2005. Le notifiche al difensore d’ufficio non possono costituire, quindi, una presunzione di conoscenza effettiva da parte dell’interessato.


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1 maggio 2013

AVVOCATI - PARCELLA CONDIZIONATA DALL'ESITO DELLA CAUSA

Una sentenza della Corte di cassazione n. 4781/2013 ha stabilito che l'avvocato ha diritto al compenso solo se assicura al cliente una possibilità di vittoria, non dovrebbe avere diritto alla parcella qualora l'attività da questi svolta si riveli, sotto l'aspetto processuale, totalmente infruttuosa. Basta quindi,  assumere ugualmente incarichi anche quando non  sia possibile una positiva risoluzione della controversia.


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10 febbraio 2013

TRASPARENZA - ACCESSO AGLI ATTI DI UN PROCEDIMENTO DISCIPLINARE

Secondo il Consiglio di Stato, con sentenza n. 316 del 2013, l'autore di un esposto può accedere agli atti del procedimento disciplinare a carico del destinatario dell'esposto e può chiedere di acquisire copie della memoria difensiva del professionista ( nella fattispecie si trattava di un avvocato) nonché di conoscere l’esito del procedimento stesso.


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10 febbraio 2013

PRIVACY - FILMARE LA VITA QUOTIDIANA DELLE PERSONE E' CONSENTITO - A DETERMINATE CONDIZIONI



La Corte di Cassazione , con due distinte sentenze, n. 47165/2010 e n. 45662/2012, ha ribadito che le riprese video della vita quotidiana delle persone non violano la privacy se esse vengono fatte senza superare alcun ostacolo che impedisca l'intromissione della vita privata altrui. Vengono portati ad esempio i seguenti casi:” 1) una coppia filma le figlie del vicino di casa in un giardino confinante e visibile dall'esterno senza alcuna protezione al fine di garantirne la visibilità; 2) una telecamera installata su una struttura aziendale che riprendeva il traffico di automezzi presso la proprietà del vicino imprenditore, senza che fossero stati installati strumenti per captare elementi non percepibili ad occhio nudo, quali ad esempio un teleobiettivo od un visore notturno.


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2 febbraio 2013

TRASPARENZA - ACCESSO CIVICO


Con il D.lgs di attuazione dell'art. 1 co. 35, L. 190/2012  si introduce il diritto dell'accesso civico, contemplato dall'art. 5 del provvedimento. Esso riconosce a chiunque il diritto di richiedere atti, qualora venga omessa la loro pubblicazione. I soggetti titolati al diritto di accesso ai documenti amministrativi di cui all'art. 22 Co.1 della legge 241/90, sono aumentati, infatti, a seguito di quanto disposto dall'art.5 del provvedimento, tale diritto viene esteso anche a chi non è portatore di alcun interesse giuridico qualificato, diretto, concreto e attuale.
La richiesta di accesso viene quindi avanzata a prescindere dall'eventuale legittimazione soggettiva del richiedente, che non deve essere motivata. La richiesta è gratuita e va presentata al responsabile dell'amministrazione, il quale, entro 30 giorni, deve procedere alla pubblicazione dell'atto  trasmettendone copia al richiedente, oppure, comunicando a quest'ultimo il collegamento ipertestuale ove reperirlo.


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31 gennaio 2013

RESIDENZA ANAGRAFICA - PROCEDURE - OSTACOLI

Si è già intervenuti in merito alle procedure di trasferimento della residenza anagrafica, a seguito dell'atteggiamento ostativo di alcuni uffici pubblici, postando sul blog un' intervento dell' Unione Nazionale Consumatori http://geronimo.ilcannocchiale.it/post/2441585.html.
Si e ritenuto necessario ritornare sull'argomento atteso che alcune amministrazioni, imperterrite nei loro  comportamenti, continuano ad insinuare e avanzare dubbi sulla veridicità delle dichiarazioni dei cittadini riguardo la denuncia del cambio di residenza. Ciò premesso, postiamo quanto statuito dalla legislazione vigente e quanto altrettanto specificato dal Ministero dell'Interno e dal Consiglio di Stato.http://www.geronimados.com/2013/01/residenza-anagrafica.html




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20 gennaio 2013

SE IL GIUDIZIO DI EQUA RIPARAZIONE DURA TROPPO DEVONO ESSERE PAGATI I DANNI

La Corte di Cassazione Civ. n. 1/2013 ritorna sulle decisioni inerenti l'equa riparazione , decide di ritenere valido il risarcimento nei confronti del ricorrente qualora vi sia ulteriore ritardo nella decisione della Corte sul quantum risarcitorio . Insomma, prima o poi verrà capito che bisogna accorciare i tempi della Giustizia.


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18 ottobre 2012

DIRITTO DI ACCESSO AGLI ATTI DI UN ESPOSTO CHE HA DATO LUOGO AD UN PROCEDIMENTO DISCIPLINARE


E illegittimo il diniego all'accesso dei documenti amministrativi riguardanti un esposto che ha dato luogo all'avvio di un procedimento disciplinare. Così ha deciso il Consiglio di Stato con sentenza n. 5132 del 28 settembre 2012.


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18 ottobre 2012

EQUA RIPARAZIONE - NON SI PRESCRIVE


La Corte di Cassazione, Sez. unite, civ. , con sentenza n. 16783 del 2 ottobre 2012, statuisce che il diritto all' equa riparazione per i processi lumaca, non si prescrive.


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5 luglio 2012

NOTIFICA - NULLA SE MANCA L'AVVISO DI RICEVIMENTO

La notifica è sempre nulla se non viene prodotto in giudizio l’avviso di ricevimento del destinatario, così ha deciso e ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 10689 del 26 giugno 2012.


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5 luglio 2012

CIRCOLARI - NON SONO VINCOLANTI


La Cassazione, con sentenza n. 25170 del 25 giugno 2012 ribadisce che le circolari Ministeriali sono e restano atti  esplicitativi della pubblica amministrazione, di ausilio interpretativo che non determinano vincoli per i destinatari  se in contrasto con un evidente dato normativo. I cittadini pertanto non devono sentirsi vincolati  . La circolare, di materia tributaria, di fatto  non dovrà essere disappliccata dagli uffici amministrativi sottostanti, seppur essa non sia vincolante nemmeno per la stessa amministrazione che l’ha emanata, atteso che  l’ordinamento affida comunque al giudice il compito di interpretare la norma.



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28 maggio 2012

EQUA RIPARAZIONE - LA DURATA DEL PROCESSO NON DEVE SUPERARE DUE ANNI

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 8283 del 24 maggio 2012, è intervenuta nuovamente sulla durata del giusto processo, accogliendo il ricorso di un cittadino   contro il ministero della Giustizia, che aveva avanzato domanda di equa riparazione di danno patrimoniale e non, subito a causa dell’irragionevole durata del processo, in base alla legge n. 89/2001. La durata del processo era  di tre anni e otto mesi e, in primo grado, la Corte d’appello aveva ritenuto non lungo il tempo trascorso per poter richiedere l’equa riparazione, ma la Corte di Cassazione, con la sentenza sopra citata, ha invece accolto il ricorso affermando che il giusto processo non deve comunque  superare la durata di due anni.

Un altro colpo per la nostra Giustizia lumaca.


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22 marzo 2012

CORTE EUROPEA A FAVORE DEL CONSUMATORE

Clausole abusive nei contratti tra consumatori e professionisti (contratto finanziario): sì alla nullità dell’intero contratto quando ciò garantisca una migliore tutela del consumatore. Lo stabilisce la sentenza della Corte europea del 15 marzo 2012, causa C-453/10.




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17 marzo 2012

SPESE LEGALI - DECISIONE DELLA CASSAZIONE

L’art. 91 del codice di procedura civile afferma che,  il giudice condanna, con la sentenza che chiude il giudizio, la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra parte. La Corte di Cassazione  con sentenza n. 3595/2012  spiega che essa va intesa nel senso che solo la parte interamente vittoriosa non può essere condannata, neppure in minima parte, al pagamento delle spese legali, a meno che non ricorra l’ipotesi di una reciproca soccombenza, in tal caso la decisione viene rimandata  all’ apprezzamento del giudice stesso, che valuta la compensazione o meno delle spese. La decisione del giudice in tal senso non è sindacabile in sede di legittimità.

 


 


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