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30 maggio 2009

SINDROME DISFORICA

Inserisco la sentenza così come segnalatami. 

Carabinieri: la sindrome disforica causata anche da episodi di nonnismo da luogo alla PPO (Corte dei conti Sicilia, Sentenza 22.1.2007 n. 2234 - Giovanni Dami) Nel caso in esame la Corte dei conti siciliana ha riconosciuto la pensione tabellare ad un militare di leva - Carabinieri - al quale, successivamente al suo arruolamento è stata diagnosticata una "sindrome disforica". Nel corso del dibattimento, nonostante sia emerso con chiarezza che tale sindrome non poteva essere di carattere endogeno (stante le tre visite con esito di idoneità al servizio)si è affermato, a supporto della tesi attorea, che ripetuti episodi di nonnismo (regolarmente denunciati dal militare) unitamente al disagio ambientale e sociale hanno dato luogo ai disturbi psichici con difficoltà di concentrazione e apprendimento negli studi. (Giovanni Dami)
 
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI
SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE SICILIANA
composta dal magistrato:
dott. VALTER DEL ROSARIO
in funzione di Giudice monocratico in materia pensionistica, ai sensi della L.21.7.2000, n.205, ha pronunciato la seguente
SENTENZA
(Numero 2234/2007)
sul ricorso iscritto al n.14425 (ex 5479/M) del registro di segreteria, proposto da C. V. Emanuele, nato a Xxxxx (EN) il 29.3.1962, avverso il decreto del Ministero della Difesa- Direzione Generale delle Pensioni- Div. 8^ n.182, datato 28.2.1983 (posizione n.28342);
visti il D.L. 15.11.1993, n.453, convertito, con modificazioni, in L. 14.1.1994, n.19, e la L. 21.7.2000, n.205;
visti tutti gli atti e documenti di causa;
udito nella pubblica udienza del 25.1.2007 il ricorrente C. V.; non comparso alcuno per il Ministero della Difesa.
FATTO
Con il ricorso in epigrafe indicato C. V. (ex allievo carabiniere ausiliario in servizio di leva) ha impugnato il decreto del Ministero della Difesa- Direzione Generale delle Pensioni- Div. 8^ n.182, datato 28.2.1983, con il quale gli era stata negata la concessione della pensione privilegiata ordinaria tabellare per l'infermità “nevrosi disforico-depressiva di probabile natura reattiva”, dichiarata non dipendente da causa di servizio.
Dagli atti risulta che il C.:
dopo aver superato le selezioni per esser ammesso a prestare il servizio militare di leva come allievo carabiniere ausiliario, fu chiamato alle armi in data 25.11.1980 ed assegnato alla Scuola Allievi Carabinieri di Chieti;
dal 12 al 13.1.1981 fu ricoverato all'ospedale militare di Chieti, ove fu riscontrato affetto da “sindrome disforica”;
fruì quindi di licenze di convalescenza (intervallate da brevi ricoveri presso l'ospedale militare di Palermo, a fini di controllo dell'evoluzione della patologia neuropsichica) sino al 15.7.1981, quando fu riformato e congedato.
Avendo presentato in data 3.6.1981 domanda per il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio dell'infermità nervosa (che, a suo avviso, sarebbe stata determinata dal notevole stress psico-fisico e da eventi traumatizzanti sofferti in caserma) e per l'attribuzione del trattamento pensionistico privilegiato, il C. fu visitato dalla Commissione Medica di Palermo, la quale, posta diagnosi di “nevrosi disforico-depressiva di probabile natura reattiva”, dichiarò nel verbale n.87 del 27.1.1982 che trattavasi di patologia non dipendente dal breve servizio prestato ma correlata in maniera preponderante alla predisposizione endogeno-costituzionale del C..
In via ipotetica, secondo la Commissione Medica, la menomazione dell'integrità fisica subita dal C. sarebbe stata ascrivibile ad assegno privilegiato di 6^ categoria, tabella A, per anni due.
Tale responso negativo fu confermato dalla Commissione Medica di II^ Istanza presso la Direzione di Sanità dell'11° Co.Mili.Ter. con verbale n.14 del 3.1.1983 e quindi recepito nel decreto ministeriale impugnato.
Con il ricorso giurisdizionale e con la memoria conclusionale depositata il 15.1.2007 il C. ha evidenziato che:
anteriormente alla chiamata alle armi egli era esente da infermità nervose, tant'è vero che, prima d'essere arruolato come allievo carabiniere ausiliario, era stato riconosciuto idoneo in occasione di ben tre visite mediche di selezione attitudinale;
i disturbi neuropsichici erano insorti dopo circa un mese di servizio a causa di molteplici fattori: repentino mutamento del regime di vita e notevoli problemi di ambientamento in un contesto sociale assai diverso da quello abituale (di tipo contadino in una zona remota della Sicilia); gravi difficoltà nei rapporti interpersonali con i commilitoni, dai quali veniva emarginato e sottoposto a pesanti episodi di “nonnismo” (da lui tempestivamente segnalati ai superiori già prima del ricovero nel gennaio 1981 presso l'ospedale militare di Chieti); stress psichico dovuto a difficoltà d'apprendimento e di concentrazione negli studi;
la sindrome disforico-depressiva era progressivamente regredita dopo il collocamento in congedo per riforma, pervenendo a completa guarigione dopo circa due anni di adeguate terapie psichiatriche.
A sostegno delle proprie tesi il C. ha allegato copia delle prescrizioni farmacologiche rilasciategli dai medici curanti nel biennio 1981-83 nonché una relazione redatta in data 13.1.2007 dal prof. Leonardo Bruni, in cui si fornisce una ricostruzione analitica delle cause d'insorgenza e della successiva totale regressione della patologia nervosa in questione.
Conclusivamente, il C. ha chiesto che gli sia riconosciuto il diritto a percepire l'assegno privilegiato di 6^ categoria, tabella A, per anni due, con decorrenza dal congedo.
In udienza il medesimo ha ribadito le proprie pretese ed ha chiesto altresì che, in caso d'accoglimento del ricorso, sia stabilito che sulle somme arretrate spettantigli debbano essere computati gli interessi legali ed il differenziale di rivalutazione monetaria, in quanto soggetto appartenente alla categoria del “modesto consumatore”.
DIRITTO
Il Giudice, esaminati accuratamente gli atti processuali alla luce dei principii giuridici contenuti nell'art. 64 del D.P.R. 29.12.1973, n.1092, reputa che il ricorso proposto da C. V. sia meritevole d'accoglimento.
Nella citata disposizione si sottolinea, in particolare, che, per potersi procedere alla concessione di pensione privilegiata ordinaria, occorre, in primo luogo, che le infermità o le lesioni invalidanti siano effettivamente dipendenti da specifici fatti di servizio, ossia che questi ultimi ne siano stati causa diretta o, perlomeno, concausa efficiente e determinante.
Per “fatti di servizio” si debbono intendere eventi e circostanze strettamente correlati all'adempimento degli obblighi di servizio imposti al soggetto interessato.
In altri termini, il servizio svolto deve aver assunto, nel caso concreto, un effettivo e significativo ruolo causale o concausale nel determinismo dell'infermità o lesione invalidante ad esso ipoteticamente rapportabile.
Ciò premesso dal punto di vista normativo, il Giudice osserva che nel caso di specie:
in occasione delle varie e notoriamente accurate visite mediche di selezione il C. fu dichiarato incondizionatamente idoneo al servizio militare di leva da prestarsi in qualità di carabiniere ausiliario;
egli iniziò a lamentare disturbi neuropsichici soltanto dopo circa un mese di servizio;
nei rapporti del comandante della Scuola Allievi Carabinieri di Chieti e del Dirigente del relativo Servizio Sanitario sono ampiamente confermati e descritti i gravi problemi d'ambientamento del C., le notevoli difficoltà nelle sue relazioni con i commilitoni (dai quali, assai verosimilmente, era sottoposto a continui e pesanti episodi di “nonnismo”), l'evidente stress psico-fisico nell'affrontare studi a lui non congeniali ecc.;
la “nevrosi disforico-depressiva”, manifestatasi a carico del C. durante il servizio militare, era quindi sicuramente di natura reattiva (come ben argomentato nella relazione del prof. Leonardo Bruni) e non dovuta a fattori endogeno-costituzionali, tant'è vero che essa regredì progressivamente dopo che il C. fu riformato e collocato in congedo, pervenendo a totale guarigione dopo circa due anni di terapie.
Sulla base di tali elementi oggettivi il Giudice non reputa quindi condivisibili i pareri espressi dalle competenti Commissioni mediche, secondo le quali trattavasi d'infermità non ricollegabile a fattori nocivi di servizio.
Considerata l'evoluzione migliorativa della patologia neuropsichica contratta dal C. per causa di servizio e tenuto conto dei criteri di classificazione contenuti nelle tabelle allegate ai DD.PP.RR. 23.12.1978, n.915, e 30.12.1981, n.834, il Giudice ritiene che al medesimo debba essere riconosciuto il diritto a percepire (come da lui chiesto nella memoria conclusionale ed in udienza) l'assegno privilegiato di 6^ categoria, tabella A, per anni due, a decorrere dal 16.7.1981 (conformemente al giudizio medico-legale espresso, in via ipotetica, nel verbale n.87, datato 27.1.1982, della Commissione Medica presso l'ospedale militare di Palermo).
PER QUESTI MOTIVI
la Corte dei Conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana, definitivamente pronunciando, ACCOGLIE il ricorso in epigrafe indicato e, per l'effetto, riconosce il diritto di C. V. (ex allievo carabiniere ausiliario in servizio di leva) a percepire, a carico del Ministero della Difesa, l'assegno privilegiato di 6^ categoria, tabella A, per anni due, a decorrere dal 16.7.1981 (giorno successivo al suo collocamento in congedo per riforma).
Sulle somme arretrate spettanti al C. dovranno essere calcolati separatamente (ai sensi dell'art. 1224 del c.c., considerato che il beneficiario appartiene alla categoria del “modesto consumatore”, sulla cui situazione economica incide nocivamente il notorio fenomeno dell'inflazione monetaria, e tenuto conto altresì dei principii generali enunciati nella sentenza delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti n.10/2002/Q.M.) gli interessi legali e la rivalutazione monetaria (quest'ultima da corrispondersi, però, limitatamente al maggior danno derivante dall'eventuale differenza tra la svalutazione monetaria, calcolata anno per anno in base agli indici di cui all'art. 150 disp. att. del c.p.c., e gli interessi legali).
Sussistono idonei motivi per dichiarare compensate tra le parti le spese di giudizio.
Così deciso a Palermo, nell'udienza del 25.1.2007.
Il giudice unico
F.to (dott. Valter Del Rosario)
sentenza pubblicata a Palermo in data 03 settembre 2007


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28 maggio 2009

LA NOTTE


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27 maggio 2009

CAUSE DI SERVIZIO – PARERE CONTRADDITTORIO – ILLEGITTIMITA’

 

 
Consiglio di Stato, sez., V, 9 marzo 2009, n.1370.

E’ illegittimo il provvedimento con il quale si è negata la dipendenza da causa di servizio di alcune infermità contratte da un dipendente pubblico facendo mero riferimento al parere sfavorevole della C.P.P.O., in contrasto con le conclusioni raggiunte dalla C.M.O., ove il parere del C.P.P.O. si fondi su elementi affetti da contraddittorietà nella valutazione dei fatti, frutto di una non adeguata ponderazione della documentazione annessa alla domanda e della connessione con l’insorgere della malattia (nella specie è stato rilevato che il C.P.P.O. aveva travisato le condizioni ambientali e di servizio del dipendente, che svolgeva l’attività di ispettore, ritenendo erroneamente che l’attività del dipendente si fosse svolta in ambienti chiusi, mentre il servizio era stato per lo più all’esterno, come servizio di ispezione in celle frigorifere o di panifici con temperature altissime o di controllo di discariche, e tale tipo di servizio aveva comportato l’inalazione di sostanze aereoformi tossiche ed irritanti, che aveva agito nel determinismo invalidante quale concausa efficiente e preponderante

 

Nella Giurisprudenza Italiana purtroppo si ha avuto contezza che spesso non vi è univocità di giudizio,  ed anche quando si riuniscono le sezioni (Vs. Corte di Cassazione) per dare un indirizzo pregnante che possa supportare l’ interpretazione univoca delle Corti giudicanti, succede che i giudici della S.C., con altra sentenza , non tengano conto, loro stessi, del giudizio dei propri colleghi , sebbene si siano espressi a Sezioni riunite, a dimostrazione che non vi è un peso giurisprudenziale che possa segnare un indirizzo univoco. In America basta una precedente sentenza per determinare l’andamento di un processo, proprio perché non si può ritenere che un cittadino possa essere giudicato diversamente da un altro, per un fatto analogo, a seconda del giudice del momento. La legislazione Italiana non prevede che la giurisprudenza possa determinare un vincolo per un giudice e, sebbene Il Ministro Alfano recentemente abbia espresso il pensiero di dare più peso al valore delle sentenze della S.C. , specificando che ad esse si potrà ricorrere solamente davanti ad ipotesi mai discusse ( speriamo che non resti tutto sulla carta ) tutt’oggi, in  Italia, non esiste siffatta determinazione. In sintesi, come i medici che possono dire tutto e il contrario di tutto, anche i giudici non sono vincolati dalle sentenze espresse in un precedente giudizio. Un cittadino oggi può essere giudicato diversamente od avere diversa conclusione in un procedimento, per un fatto analogo, a seconda del giudice insignito, grazie alla Giustizia Italiana.

Per chia avesse voglia di leggere, a dimostrazione dell'anzidetto ragionamento, si riporta il ricorso di un Brigadiere dei Carabinieri e la risposta del cosiglio di Stato, che dimostra come è facile poter trattare l'uno in un modo e l'altro (ispettore) in un altro.

 

Consiglio di Stato sez.V 29/12/2009 n. 8754; Pres. Trotta, G., Est. Anastasi, A.
Infermità - Causa di servizio - Diniego - Motivazione - Necessità

 

 Geronimo

 

    ILL.MO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Tramite il Ministero della Difesa
                                                                                                                                 - ROMA -
 
RICORSO STRAORDINARIO DPR 1199/1971
 
Il Brig.  dei Carabinieri (omissis) ( ora in congedo) ,  propone formale ricorso avverso il Decreto del Ministero della difesa n.° (omissis), eccependo in via preliminare circa il giudizio decidente la dipendenza da causa di servizio delle infermità: ” 1) Periartrite scapolo omerale dx ; 2)Coxartrosi bilaterale con lievi disturbi funzionali “ , osservando quanto segue in :
 
FATTO E DIRITTO
 
I)       Il 4 giugno 2001 il Brig. (omissis), in qualità di Brigadiere dei carabinieri in servizio Al Nucleo Operativo del Reparto Operativo dei Carabinieri di (omissis), chiese di essere sottoposto a visita medica collegiale ( all. 1 ) affinché si constatasse l’insorgenza della malattia periartrite scapolo omerale dx come dipendente da causa di servizio. Il 4 settembre 2002 la Commissione Medica Ospedaliera di Cagliari, dopo aver acquisito il rapporto informativo dell’amministrazione di appartenenza ( sconosciuto all’interessato ) ed aver valutato le condizioni dell’istante, con verbale ML/AB (omissis) ( all. 2 ) riconosce la malattia indicata ascrivibile alla Tabella “B” minima ai fini dell’ equo indennizzo e altresì ascrivibile ai fini della pensione privilegiata. Il 21 novembre 2003 il verbale ML/AB n. (omissis) della C. M. O. unitamente alla documentazione comprensiva del foglio matricolare, viene trasmessa al Servizio per le Dipendenze da causa di Servizio presso il Ministero della Difesa per il giudizio finale.
II)    Il 23 dicembre 2003 il Brig. (omissis)  presenta ulteriore domanda ( all. 3 ) atta al riconoscimento delle malattie in essa enumerate come dipendenti da cause di servizio, allegando documentazione sanitaria e relazione medico – legale ( all. 4 ). La Commissione Medica Ospedaliera di Cagliari, con Verbale ML/B n° (omissis)  ( all. 5 ) riunisce tutte la malattie fino ad allora oggetto di riscontro, di seguito enumerate:”1) periartrite scapolo omerale dx,2) esiti di distorsione del rachide cervicale; 3) artrosi diffusa della colonna con discopatia L5-S1; 4) esiti di distrazione lca ginocchio sin, con discreti disturbi funzionali; 5) coxartrosi bilaterale con lievi disturbi funzionali; 6) lieve spondiloartrosi cervico – lombare “ e determina il seguente giudizio: “1) periartrite scapolo omerale, come già indicato al capo I), ascrivibile alla tabella “B” e, quella indicata al n. 4) esiti di distrazione lca ginocchio sinistro con discreti disturbi funzionali, ascrivibile alla categoria 8^ sia ai fini dell’equo indennizzo che della pensione privilegiata, mentre le restanti patologie vengono ritenute non classificabili.
III)Il Comitato di verifica per le cause di servizio nell’adunanza n. (omissis) ( All. 6 ), riassume tutte le domande proposte dal richiedente, anche quelle successive alle sopra citate, e decide :
a) che le infermità: “ esiti di distorsione del rachide cervicale;  Esiti di distrazione lca ginocchio sx con discreti disturbi funzionali ” possono riconoscersi SI dipendenti da fatti di servizio, in quanto le lesioni sono conseguenti a traumatismi avvenuti durante il servizio nello volgimento di attività ricollegabili dei propri compiti, in assenza di elementi o condizioni riferibili a dolo o colpa grave;
b) che l’infermità “lieve spondiloartrosi cervico – lombare “ può riconoscersi SI dipendente da fatti di servizio, in quanto dall’esame della documentazione sanitaria e degli atti allegati risultano, nel tipo di prestazioni di servizio svolto, condizioni di particolare rilevanza ai fini dell’insorgenza dell’infermità di cui trattasi (quali microtraumi ripetuti, carichi anomali a livello delle articolazioni, ecc), tali da aver ingenerato una usura e deformazione precoce delle articolazioni, almeno sotto il profilo concausale e determinante;
c) che l’infermità “Cefalea persistente di tipo misto” può riconoscersi NO dipendente da fatti di servizio, in quanto trattasi di forma di cefalea accessuale con caratteri specifici di origine diatesico - costituzionale, legata ad un substrato genetico, sull’insorgenza e decorso della quale, gli eventi di servizio non possono aver nocivamente influito neppure sotto il profilo concausale e determinante;
d) che l’infermità: “Periartrite scapolo – omerale dx “può riconoscersi NO dipendente da fatti di servizio, trattandosi di processo flogistico che interessa strutture non strettamente endoarticolari, ma comunque annesse all’articolazione della spalla, quali il tendine del muscolo sopraspinoso, la borsa sottodeltoidea, il tendine del capo lungo del muscolo bicipite, la capsula, che determina successivamente formazioni calcifichi e, protraendosi nel tempo, può dar luogo a limitazioni funzionali anche di grave entità. Poiché dalle mansioni svolte dal soggetto non sono ravvisabili microtraumi ripetuti che potrebbero costituire un fattore patogenetico, non può riconoscersi al servizio alcun ruolo di causa ovvero di concausa efficiente e determinante nell’insorgenza o nella successiva evoluzione del processo flogistico;
e) che l’infermità: “ Coxartrosi bilaterale con lievi disturbi funzionali ” può riconoscersi NO dipendente da fatti di servizio, trattandosi di patologia legata a disturbi circolatori, meccanici o dismetabolici, secondari il più delle volte a displasia, per errato sviluppo dell’articolazione coxofemorale (60 – 80% delle forme) con difetti singoli o multipli a carico delle componenti articolari (cotile, testa o collo femorale), elementi questi che comportano uno spostamento dell’asse di carico e, di conseguenza, una comparsa ed una evoluzione ingravescente dell’affezione. Gli allegati eventi di servizio, pertanto possono avere svolto tutt’al più il ruolo di occasione rivelatrice, ma non quello di concausa efficiente e determinante.
IV) Il Ministero della Difesa con decreto n. (omissis) ( All. 7 ) dopo aver esaminato le domande dell’ attore, i verbali della C. M. O. di Cagliari ed il parere del Comitato di Verifica per le cause di servizio n. (omissis) reso nell’adunanza n. (omissis), facendo proprie le decisioni di quest’ultimo, DECRETA:
             Art. 1 , le infermità esiti di distorsione del rachide cervicale; esiti di distrazione lca ginocchio sinistro con discreti disturbi funzionali; lievi spondiloartrosi cervico – lombare ” riconosciute SI dipendenti da causa di servizio;
            Art. 2 , le infermità: “ cefalea persistente di tipo misto; periartrite scapolo - omerale destra; coxartrosi bilaterale con lievi disturbi funzionali; riconosciute NON dipendenti da causa di servizio;
            Art. 3 , non si procede per le infermità “ esiti di distorsione del rachide cervicale e lieve spondiloartrosi cervico – lombare, in merito alla richiesta di equo indennizzo, non sussistendo uno dei presupposti necessari per il riconoscimento di cui alla premessa.
      Per quanto anzidetto si rileva che:
a)      Il Brig. (omissis) ha presentato le domande atte al riconoscimento delle malattie, quali dipendenti da causa di servizio, cercando di porre in evidenza soprattutto i fattori climatici e disagevoli cui è stato esposto in relazione alle tipologie dei servizi, non approfondendo la loro peculiarità , ritenendo che ciò fosse connaturato nell’appartenenza stessa di taluni Reparti Operativi e che fosse comunque meglio illustrato nell’informativa del Comando ( non a lui data a conoscere) inviata alla Commissione Medica Ospedaliera (All. 10 ).   Lo stesso ha considerato, non erroneamente, che i fattori descritti potessero incorrere in maniera concausale all’insorgenza delle infermità . Si è detto –non erroneamente – atteso che la letteratura medica ( Vs. Clinica Ortopedica, di C. Morlacchi e A. Mancini negli Allegati n. 8 e 9) ritiene vari i fattori generali eziologici delle patologie prese in esame e oggetto del ricorso che possono dar luogo alla patogenesi , ad esempio, per la “ periartrite scapolo omerale dx ” i traumi i microtraumi iterativi, fattori perfrigeranti, dietetici, tossici;   per la “ Coxartrosi bilaterale con lievi disturbi funzionali il sovraccarico delle articolazioni, abitazione, clima, condizioni di lavoro . La relazione medica legale del Dott. (omissis) ( All. 4 ), specialista in ortopedia e traumatologia, nel giudicare le patologie del paziente in stretta connessione con l’anamnesi del medesimo, ritiene che le condizioni usuranti dei servizi oltre che le condizioni climatiche possono essere state causa o concausa delle affezioni riportate in diagnosi. Il Comitato di Verifica per le Cause di Servizio, nel riconoscere dipendente da causa di servizio l’ infermità “Lieve spondiloartrosi cervico – lombare”, non assoggettata a doglianza, ha ritenuto che le condizioni particolari di servizio (microtraumi ripetuti, carichi anomali a livello delle articolazioni, ecc), possono essere condizioni di particolare rilevanza ai fini dell’insorgenza dell’infermità di cui trattasi, mentre nel decidere sulle infermità ”coxatrosi bilaterale delle anche con lievi disturbi funzionali e periartrite scapolo omerale dx“ non ha più ritenuto porre in evidenza le particolari condizioni di servizio, che, nella fattispecie, concorrono proprio come fattori generali della patogenesi oggettiva e concausale della loro insorgenza.   A tal proposito, è condizione essenziale capire se tali fattori siano effettivamente causa o concausa delle infermità succitate e se l’esposizione a suddette condizioni di servizio sono state poste in essere dall’appellante. La Corte di Cassazione , Sez. lavoro, con Sentenza n. 18204/2002, nel sentenziare in relazione alle patologie prese in esame, indica la correlazione con gli ipotetici rischi:” Il giudice di appello in primo luogo ha rilevato che nella specie non era stata fornita la prova che il lavoratore, nello volgimento delle sue mansioni lavorative, fosse stato effettivamente esposto, per quanto tempo e con quali modalità, agli ipotetici rischi allegati (sbalzi termici, sforzi fisici, vibrazioni e scuotimenti, disordini alimentari e dei normali ritmi sonno-sveglia, microtraumi, ecc.) Oltre a ciò, la medesima corte ha più volte affermato che ove venga addotta una malattia professionale non compresa nelle tabelle allegate al d.p.r. 1124 del 1965, si  ha l’onere di fornire la prova dell’esistenza delle caratteristiche morbigene della lavorazione svolta, sia del rapporto eziologico fra questa e la tecnopatia; detto di derivazione causale può essere ravvisato anche in presenza di un rilevante grado di probabilità, purchè non si fondino solo sulle indicazioni fornite dall’interessato in sede di anamnesi lavorativa, ma restino confermate da elementi oggettivi di riscontro (Cass. N. 18204/2002, Cass. N. 6094 del 1996, Cass. N. 4443 del 1998)
 
b)     Atteso quando enunciato al capo a) si ritiene che vi sia stata una erronea ed illogica valutazione nel merito, visto che non sono state prese in giusta considerazione le particolari condizioni di servizio cui l’instante è stato sottoposto in seno ai reparti di appartenenza. Il Comitato di Verifica per le Cause di servizio, in sintesi, ha posto come fondamento, nella sua decisione in riferimento alla “ periartrite scapolo omerale dx “, l’assenza di ravvisabili microtraumi che avrebbero potuto costituire un fattore patogenetico, mentre per la “ Coxartrosi bilaterale con lievi disturbi funzionali “ ha ritenuto che gli eventi del servizio possono avere svolto tutt’al più un ruolo rivelatore , ma non quello di concausa efficiente e determinante, trattandosi di patologia legata a disturbi circolatori, meccanici o dismetabolici, secondari il più delle volte a displasia, per errato sviluppo dell’articolazione coxofemorale con difetti singoli o multipli a carico delle componenti articolari. E’ chiaro che in entrambe le diagnosi i sovraccarichi, le condizioni climatiche, i possibili microtraumi, i fattori dietetici etcc.. non sono stati presi in considerazione, in chiara contraddizione con la valutazione eziologica della precedente infermità , di fatto discostandosi da un anamnesi ampia e completa. A tal proposito giova ricordare che il Consiglio di Stato, sez. IV 20 gennaio 2006, n. 139, Cons. St. VI, 1 marzo 2005, n. 800, conclude che:” Ai fini dell’accertamento dell’esistenza di un’infermità dipendente da causa di servizio, il nesso causale tra l’evento stesso e la patologia accertata va verificato alla stregua dei principi per cui l’esistenza di un carattere endogeno e costituzionale della malattia o la predisposizione ad essa non sono di assoluto ostacolo all’eventuale riconoscimento della causa di servizio, poiché ciò che conta è poter escludere con certezza che il servizio abbia provocato la più rapida evoluzione, e dall’altro si da rilevanza all’efficienza causale degli eventi, che possono aver contribuito alla produzione dell’infermità quale concausa della stessa dovendosi ritenere sussistente, tale rapporto concausale, ove fattori lavorativi possano aver inciso in modo efficiente e determinante sul decorso della malattia. Poiché le condizioni climatiche sono state esaustivamente evidenziate nella domanda di riconoscimento, si chiariscono meglio le particolari condizioni di lavoro , non prese in considerazione nel giudicare l’infermità: ” periartrite scapolo omerale dx e coxartrosi bilaterale con lievi disturbi funzionali” in correlazione alla generazione dei fattori pressoché possibili, riscontrabili nel servizio , quali cause o concause dell’insorgenza delle infermità, con la seguente rassegna dei servizi (che dovrebbero essere documentati nei rapporti informativi ) in concreto prestati dal ricorrente:
(omissis) “Il ricorrente a questo punto espone dettagliatamente tutte le attività di servizio svolte principalmente come servizio operativo espletato all’esterno , con tutte le peculiarità poste in essere
-          Ad ulteriore supporto dell’esposizione di siffatte situazioni, si possono rilevare traumi , documentati e non, come ad esempio. “trauma discorsivo 3 dito mano sx ”, “contusione scapolo omerale sx tumefazione clav. Sx ”, rispettivamente dell’ 1.8.1984 e 14.8.87 (all. 12 ). Il tutto, a dimostrazione che le particolari condizioni di lavoro, hanno sempre esposto il Brigadiere ricorrente a tutti i fattori che hanno potuto determinare una causa o concausa con le infermità oggetto di ricorso (sbalzi termici, sforzi fisici, vibrazioni e scuotimenti, disordini alimentari e dei normali ritmi sonno-sveglia, microtraumi, sovraccarico delle articolazioni, ecc.)
c)      Dall’enunciazione di quanto sopra esposto si ritiene possa essere determinata una concausa che qualifichi risolutivi i fatti di servizio che assurgono a ruolo di elementi preponderanti e idonei sul determinismo del male, nel senso che in loro difetto questo non sarebbe insorto od aggravato. (Cons. Stato IV 22-09-2005, n. 4993 .
d)     La Commissione Medica Ospedaliera di Cagliari ha classificato la malattia “ periartrite scapolo omerale dx “ con Verbale n (omissis) , ascrivibile alla tabella “B” , minima, ai fini dell’equo indennizzo e della ascrivibilità ai fini della pensione privilegiata. L’art. 2 del Decreto n. (omissis)   impugnato, nel fare proprie le conclusioni del Comitato di Verifica per le cause di Servizio ( ex C. P. P. O. ) ha oggettivamente escluso dall’equo indennizzo la patologia di fatto riconosciuta come NON dipendente da Cause di Servizio. Nell’art. 3 del medesimo Decreto afferma che per la “Lieve spondiloartrosi cervico – Lombare “ riconosciuta nell’art. 1 come SI dipendente da Causa di servizio ed identificabile nella tabella delle malattie professionali , non sussistono i presupposti necessari per il riconoscimento dell’equo indennizzo. Il consiglio di Sato, Sez. VI, con Sentenza n. 2031 del 14 aprile 2006, ha affermato che : “ in Materia di equo indennizzo, l’ordinamento non mette a disposizione dell’Amministrazione una serie di pareri pariordinati resi da organi consultivi diversi e dotati di identica competenza sui quali orientarsi ma affida al C.P.P.O. il compito di esprimere un giudizio conclusivo, anche sulla base di quello reso dalla C.M.O.. Così che, in quanto momento di sintesi e di superiore valutazione dei giudizi espressi da altri organi precedentemente intervenuti, il parere del C.P.P.O. si impone all’Amministrazione, la quale è tenuta solo a verificare se l’organo in questione, nell’esprimere le proprie valutazioni, abbia tenuto conto delle considerazioni svolte dagli altri organi e, in caso di disaccordo, se le ha confutate. Difetta, dunque, di motivazione il provvedimento di diniego dell’istanza diretta a ottenere la liquidazione dell’equo indennizzo, qualora esso riporti e condivida il parere del C.P.P.O. (sfavorevole all’interessato), ma non vi sia alcuna mensione del diverso citato parere (favorevole) espresso dalla C.M.O., parere, quest’ultimo, che non è stato in alcun modo considerato né dal C.P.P.O. né dall’Amministrazione “.
Non risulta agli atti alcun parere ( art. 14 Reg. Cdm 12.10.2001 ) da parte del C. P. P .O, ora Comitato di Verifica per le cause di Servizio ( art. 10 del Reg. Cdm 12.10.2001 ) , della possibile attribuzione dell’equo indennizzo sulle malattie riconosciute, né alcun riferimento, del diverso parere della C.M.O., sul Decreto impugnato.
Per quanto esposto, ci si contrappone all’atto impugnato, di cui si chiede l’annullamento per i seguenti profili:
A) Violazione di legge:
                                I.      Erronea e falsa applicazione, contraddittorietà ;
                             II.      Per travisamento e difetto di motivazione;
 
B) Eccesso di potere:
                                      I.      Per irragionevolezza manifesta,
                                   II.      Travisamento ed erronea valutazione dei fatti;
                                 III.      Illogicità e contraddittorietà ;
 
P. Q. M.
si chiede di, annullare e/o comunque ritenere inefficace l’art. 2 del Decreto n. (omissis) notificato il (omissis), nella parte in cui ritiene NON dipendenti da causa di servizio le infermità “periartrite scapolo omerale destra e Coxartrosi bilaterale con lievi disturbi funzionali “; L’art. 3 del medesimo decreto nella parte in cui ritiene insussistenti i presupposti necessari per il riconoscimento dell’equo indennizzo per l’infermità “ lieve spondiloartrosi cervico lombare ”.
Allegati:
(omissis)
 
                                                                                  
Il Presidente della Repubblica, uniformandosi al Consiglio di Stato, che si è espresso in merito con Sentenza n. 4572/2007 del 19.02.2008 , respinge il ricorso.
 
La sentenza del Consiglio di Stato dice:
 
PREMESSO:
 
(omissis) Il ricorrente avverso tale provvedimento propone ricorso straordinario a Capo dello Stato, chiedendo l’annullamento per (onmissi).
Deduce il ricorrente violazione di legge, contraddittorietà,  carenza istruttoria e di motivazione ed eccesso di potere sotto vari profili. In sintesi, attraverso una dettagliata esposizione dei servizi compiuti e con riferimento ad una relazione medico – legale reda dal Dott. Stefano Tolu, l’interessato ritiene che non siano state prese in giusta considerazione le condizioni nelle quali i servizi sono stati resi, determinanti la causalità dell’insorgere delle patologie lamentate e del loro rilievo, senza che, peraltro, il decreto recettivo dia adeguata motivazione delle lamentate esclusioni.
L’Amministrazione ritiene il ricorso infondato e ne richiede la reiezione.
 
CONSIDERATO:
Il ricorso è infondato.
Giova premettere che, ai sensi del D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461 alle Commissioni Mediche Ospedaliere è rimessa la diagnosi dell’infermità o lesione, compensiva possibilmente anche dell’esplicitazione eziopatogenica, mentre al Comitato per la Verifica delle Cause di Servizio spetta l’accertamento della riconducibilità ad attività lavorativa delle cause produttive dell’infermità, accertamento che è definito anche ai fini dell’indennizzo.
In ordine alle doglianze proposte dal ricorrente circa la valutazione formulata dai suddetti organi tecnico – legali, osserva la Sezione che i pareri in questione configurano espressione di discrezionalità (la parola che io non sopporto) tecnica, comportando una valutazione di elementi di fatto basati su conoscenze scientifiche e sottratti, quanto al contenuto, al sindacato di legittimità se non per manifesta irragionevolezza e travisamento dei fatti. ( e la contraddittorietà cui fa riferimento sempre il Consiglio di Stato nella sentenza indicata all’inizio dell’articolo??).
Parere reso dal C.V.C.S., nella formulazione del giudizio medico – legale in relazione alle patologie prospettate, ha chiaramente specificato gli elementi istruttori, esprimendo il giudizio di competenza in ordine alla dipendenza da causa di servizio. Nella fattispecie il Comitato, “dopo aver esaminato e valutato, senza tralasciare alcuno tutti gli elementi connessi con lo svolgimento del servizio da parte del dipendente e tutti i precedenti di servizio risultanti dagli atti” ha motivato in modo circostanziato e completo il proprio parere, facendo proprie le conclusioni prognostiche delle CC.MM.OO. ma escludendo la dipendenza dalla dipendenza da causa di servizio delle infermità (omissis) specificando, per ciascuna di dette infermità, le considerazioni medico – legali che hanno determinato il giudizio negativo. Il ricorrente non può quindi fondatamente sostenere che non vi siano state adeguatamente valutate le effettive condizioni di lavoro, avendo l’organo collegiale tenuto in debita considerazione tali condizioni quali emergenti dalla documentazione istruttoria, e dando compiuto rilievo alla caratterizzazione clinica delle patologie, con valutazione che non appare affetta da censurabili vizi di legittimità.
P.Q.M.
Esprime che il parere che il ricorso debba essere respinto.
 
Concludo dicendo che chi ha voglia di leggere fra le righe potrà capire che , come dicevo, con le parole si può dire il contrario di tutto, infatti la C.M.O. dice una cosa Il Comitato di verifica un'altra, eppure viene presa in considerazione quest'ultima, sebbene la sentenza che si cita all'inizio è esaustiva nel merito.
  • Questa sentenza dice che , comportando una valutazione di elementi di fatto basati su conoscenze scientifiche e sottratti, quanto al contenuto, al sindacato di legittimità se non per manifesta irragionevolezza e travisamento dei fatti. Quindi la sentenza del 2009 non ha motivo d’essere, visto che parla di contraddittorietà.
  • Forse alcuni avranno colto nel ricorso che i motivi che hanno determinato l’insorgenza di una malattia riconosciuta come SI dipendente da causa di servizio ( indicati dell'enciclopedia medica) sono uguali a quelli che hanno determinato l’insorgenza della malattia che non è stata riconosciuta come Si dipendente da causa di servizio. Bisogna essere giuristi per capire che vi è una contraddittorietà?
  • La Stessa Corte asserisce che il Comitato di verifica ha valutato, senza tralasciarne alcuno tutti gli elementi connessi con lo svolgimento del servizio risultanti dagli atti. Ma qualcuno ha mai visto i rapporti informativi compilati dall’ufficio che dovrebbe esplicitare nel particolare la peculiarità dei servizi? Ebbene, ve lo dico io, è quasi una formalità ove vengono tralasciate tutte le condizioni, che sono state elencate nel ricorso , che ho omesso di riportare perché avrebbero preso troppo spazio.
 
Quindi, per tornare al discorso affrontato, si hanno dubbi che nella fattispecie vi sia stato un diverso trattamento?
 
La Giustizia non giusta.


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permalink | inviato da geronimo il 27/5/2009 alle 14:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

22 maggio 2009

TEST HIV SENZA CONSENSO

 

SENZA IL CONSENSO NON POSSONO ESSERE EFFETTUATI I TEST ANTI HIV – SPETTA IL RISARCIMENTO.
 
La Corte suprema, Sez.3^, con la sentenza n. 2468/2009 in materia di privacy e di consenso sul trattamento informato, ha accolto il ricorso di un paziente, omosessuale ricoverato con diagnosi di leucopenia, era stato sottoposto a sua insaputa al test anti-Hiv. Le doglianze del paziente – accolte dai massimi giudici - sono state da un lato la diffusione dentro e fuori l’ospedale della notizia della sua condizione sessuale, notizia data in illegittima evidenza sulla cartella clinica, peraltro non adeguatamente custodita. Sul primo punto la Cassazione ha rinviato ad altra Corte d’Appello la determinazione del risarcimento dovuto, sul secondo nel richiamare la legge 135 del '90 ha ricordato che “nessuno può essere sottoposto al test anti-Hiv, se non per motivi di necessità clinica”. Peraltro, anche nel caso di estrema necessità “il paziente deve essere informato del trattamento a cui lo si vuole sottoporre e ha il diritto di dare o di negare il suo consenso, in tutti i casi in cui sia in grado di decidere liberamente e consapevolmente”.La deroga al consenso è prevista solo qualora vi sia una indifferibile urgenza del trattamento, o per specifiche necessità di interesse pubblico , come il possibile contagio a terzi, circostanze di cui il giudice deve dare esplicitamente indicare".
Il risarcimento al paziente per i danni riportati è stato di 500.000 Euro.

Geronimo

21 maggio 2009

CARABINIERI - TRASFERIMENTO - COME PRENDERE UN CAFFE'

 QUANDO CI SI SVEGLIA DAL TORPORE 4^ PUNTATA

Il Comandante della Regione Sardegna dopo aver trasferito d’ufficio alcuni sottufficiali al Reparto Operativo al Comando Provinciale di......, con  relative spese inerenti il trasferimento,  si accorge che in quel reparto vi è un sovra numero e chiede lo spostamento di alcuni operatori . Dopo una cauta e solita opera di convincimento (es.: se non accetti quella stazione rischi di essere trasferito in una più lontana), il comandante del Nucleo chiede ad alcuni marescialli,  fra i più giovani, un ricollocamento. Per alcuni brigadieri non è importante l'anzianità,  usa  invece la motivazione della “inferiore permanenza”. Come dire, a seconda del caso e della propria comodità, si adottano i metodi a loro più confacenti.  Uno dei Brigadieri interessati però, prima di adire alla tutela giurisdizionale propone le memorie procedimentali di seguito riportate.

 

 

 

AL COMANDO REGIONE CARABINIERI SARDEGNA
-Ufficio Segreteria e Personale-
              
 e, p.c.:          -AL COMANDO GENERALE DELL’ARMA DEI
                       CARABINIERI
 
-AL COMANDO INTERREGIONALE CARABINIERI “PODGORA”
 
Oggetto: Procedimento Amministrativo Prot.N° ……….. del 2002.-
    Memoria procedimentale- Art.10 Legge n. 241/1990.
 
 
Il Brig. CC. (omissis ) partecipa al procedimento amministrativo in oggetto con la presente memoria a tutela della propria posizione giuridica, osservando quanto segue in
 
F A T T O    E    D I R I T T O
 
1) Alle ore 05,30 del ........., con foglio n … veniva data comunicazione al Brig. (omissis), effettivo al Nucleo Operativo del reparto Operativo del Comando Provinciale di…., di avvio di procedimento amministrativo ai sensi dell’art.7 della Legge 241/90 per trasferimento d’ufficio al Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di …
L’avviso dell’avvio del procedimento, che si allega, cita testualmente:”
1.      Il Comando Regione Carabinieri Sardegna – S.M. – Ufficio Segreteria e Personale, per il tramite del Comando Provinciale di Sassari, ha chiesto di proporre un Maresciallo e due Brigadieri effettivi alla 1^ Sezione del N.O.R.O. di ….. da assegnare al N.O.R.M .della compagnia di Sassari in cambio con i sottonotati militari:
            - Mar. Ord (omissis);
            - V.Brig. (omissis);
            - V.Brig. (omissis).
2.      Al riguardo la S.V.
A.    è stata proposta per il trasferimento al N.O.R.M. della Compagnia di …., considerato che fra i Brigadieri effettivi alla 1^ Sezione riveste inferiore permanenza al reparto essendo effettivo al Nucleo dal 14 marzo 2000.
B.      Con la presente lettera viene inoltre informata che:
(1) l’Amministrazione procedente è il: Comando Regione Carabinieri Sardegna;
(2) l’oggetto del procedimento è:” assegnazione d’ufficio ad altro incarico per esigenze di organico e di servizio”;
(3)l’ufficio e la persona responsabile del procedimento è:”Ufficio Segreteria e Personale” e “Capo Ufficio Segreteria e Personale”.
(4)L’ufficio presso cui potrà visionare e depositare atti o documenti – tramite gerarchico – entro 60 giorni dalla data di ricezione della presente comunicazione, sempre che il procedimento non sia stato concluso, è:”Ufficio Segreteria e Personale”.
 
2) L’iniziativa del procedimento, nella nota in oggetto, veniva dispiegata nella indicazione di proposta formulata dal Comando Regione Carabinieri Sardegna, inerente la segnalazione di tre militari da sostituire, in mutuo cambio, con altri militari di pari grado, qualora fra gli stessi non vi fossero volontari all’avvicendamento.
Nell’occasione veniva significato all’esponente di essere stato proposto per il trasferimento al N.O.R.M. della Compagnia di …..
 
3) La stessa nota in oggetto evidenziava che l’oggetto del procedimento è “assegnazione d’ufficio ad altro incarico per esigenze di organico e di servizio”. In realtà non pare dubbio trattarsi della motivazione che fonda l’avvio del procedimento amministrativo. Si intende prendere in esame e dedurre in ordine a tale motivazione.
 
3.1. In prima battuta, si osserva che l’espressione motivazionale “esigenze di servizio”, ha perso nel tempo, in subordine ad una evoluzione legislativa, il suo pregnante significato, in quanto ex se potrebbe rivelare una generica ed incompleta illustrazione delle ragioni e, con la sua mera enunciazione, si potrebbe incorrere nell’omissione delle reali motivazioni che stimolano l’atto medesimo; pertanto, in ipotesi, si potrebbe essere indotti a pensare che nella fattispecie, dietro la generica enunciazione de qua, insistano motivi di assoluta riservatezza, da far omettere una più esplicita e congrua giustificazione della procedura promossa. Da qui un possibile vizio di insufficiente e/o generica motivazione dell’atto.
 
3.2. Ciò dedotto e considerato, si potrebbe allora pensare che l’effettiva esigenza procedurale possa trovare un più plausibile fondamento nella locuzione:”esigenze di organico”, cioè nella necessità di aumentare, diminuire e/o comunque ripristinare un inquadramento non corrispondente a quello previsto.
Da quanto è dato a sapere gli organici in ambedue i Nuclei (N.O.R.M. e N.O.R.O.) del del R.O.-Comando Provinciale di ….. risultano in eccedenza ormai da anni. La situazione potrebbe trovare giustificazione in un mancato adeguamento numerico degli “effettivi teorici” , in relazione alle effettive esigenze operative, di talché l’ “organico di fatto” ha superato quello “teorico” . Da quanto risulta allo scrivente, l’eccedenza numerica è stata determinata da trasferimenti eseguiti d’ufficio dallo stesso Comando Regione Carabinieri. Ma se così è, viene spontaneo chiedersi: “Le determinazioni che venivano eseguite d’ufficio dal Comando Regione in difformità da quanto previsto dalla pianta organica teorica del Reparto, avevano una rappresentazione reale delle necessità in atto o venivano effettuate senza alcuna esigenza? Le stesse rappresentavano urgenze correlate alle limitazioni info-investigative tipiche di una effettiva carenza di personale sul territorio, o da quali altri motivi erano razionalmente dettate? ”.
Si ritiene sia più plausibile,in entrambi i casi, la prima ipotesi dei rispettivi dilemmi, cioè quella dell’ effettiva necessità di una forza organica numericamente superiore a quella prevista “sulla carta”. Se ciò risponde al vero, e logicamente non si ha tema di smentita sul punto - a meno che i Comandi interessati non intendano espressamente ammettere di aver errato nella determinazione sia degli organici “di diritto” che di quelli “di fatto” - , non si capisce come questa necessità possa ora essersi ridotta o addirittura venuta meno in un momento storico in cui l’ aumento dell’intensità criminale, comune e non solo, traspare palesemente dalla realtà di tutti i giorni ed aumenta la richiesta di contrasto di essa da parte dei cittadini. Anche in questa ottica, fra l’altro, si spiega l’alto numero di ore straordinarie di servizio!
Diversamente opinando, ritenendosi cioè che l’attuale organico di fatto del Reparto de quo sia divenuto superiore a quello teorico senza una reale esigenza operativa, per assurdo si potrebbero esporre i Comandi interessati a responsabilità amministrativo-contabile in relazione alle conseguenti maggiori spese assunte senza reali esigenze operative, in riferimento ai “non necessari” trasferimenti nello stesso Reparto posti in essere dal Comando Regione.
La realtà dei fatti sembra invero far giustamente ritenere che i Comandi interessati non errarono quando disposero assegnazioni di militari in numero superiore a quello”teoricamente” previsto per il Reparto Operativo di ….i tenendo conto delle concrete maggiori esigenze operative dello stesso Reparto; così come non saranno censurabili, gli stessi Comandi, se ne confermassero l’entità numerica o addiriturra la incrementassero in considerazione delle accresciute esigenze delle comunità interessate ai fini di contrasto delle forme nuove e tradizionali di criminalità.
 
3.3. Pare giusto,in considerazione di quanto dedotto, tenere conto che i militari enumerati nella comunicazione di avvio di procedimento amministrativo (M.O. (omissis) ; V.Brig.(omissis); V.Big. (omissis) sono giunti a ……quando l’organico risultava già completo.
Orbene, atteso che il loro spostamento appare più una “sanatoria burocratica” che una concreta esigenza di servizio , viene naturale chiedersi: “All’atto del loro trasferimento a …… perché non sono stati assegnati direttamente al Nucleo Operativo-R.O. del Comando Provinciale, anziché al N.O.R.M. di quel Comando? Il trasferimento al N.O.R.M. è stato all’epoca da loro accettato per raggiungere la destinazione? Perché ora, dopo anni si è deciso di ricollocarli?”.
E’ evidente che, qualora vi fosse stata la necessità effettiva di un loro inquadramento presso il Nucleo Operativo, il Comandante di quel reparto avrebbe chiesto la loro presenza anziché quella del Brig. (omissis). Non sembra,quindi, che a fondamento del procedimento de quo, inerente alla mera sostituzione numerica di militari in piena efficienza nel Reparto interessato con altri militari provenienti da altro Reparto, possa enuclearsi una forziore esigenza operativa qualitativa/quantitativa.
Inoltre, altro particolare di non poca importanza è la disposizione sui militari con la specifica qualifica di “Omissis” all’interno dell’organigramma dell’Arma dei Carabinieri . Come disposto dall’organismo dirigenziale, i militari che rivestono suddetta qualifica andrebbero inquadrati nelle sezione tecniche; quindi, nella fattispecie, i militari controinteressati andrebbero inseriti nella seconda sezione e non nella prima, ove si trovano i militari (tra cui l’esponente) da sostituire con i predetti.     
       
3.4. A questo punto ci si chiede quali possano effettivamente essere le esigenze insite nell’iniziativa di cui si tratta, anche alla luce delle deduzioni che precedono. Al riguardo,infatti, si può affermare con la giurisprudenza che “ E’ illegittimo il provvedimento che dispone il trasferimento di un militare motivando genericamente con riferimento ad un ‘migliore impiego del personale’, essendo necessario un concreto riferimento alla disponibilità di personale nella sede di provenienza rispetto a quella di nuova assegnazione” (Cons.Giust.Amm. Sicilia, 20-12-2000; conferma TAR SICILIA- Palermo,II Sez.,30-7-1999 n.1592). E’ d’uopo chiedersi, a tal proposito, quali siano le nuove “esigenze di organico e di servizio” che possano giustificare il procedimento de quo, atteso che il numero del personale del N.O.R.M. della Compagnia di ….rimarrebbe inalterato pur successivamente alle nuove assegnazioni di cui alla comunicazione di avvio di procedimento in oggetto.
In giurisprudenza è altresì affermato: “Le esigenze di servizio indicate in un provvedimento di trasferimento di sede di un militare non possono essere ricondotte esclusivamente a necessità organiche o ad impegni tecnico operativo, bensì a tutte quei motivi di opportunità che possono oggettivamente compromettere l’ordinato svolgimento dei compiti istituzionali affidati ai militari” ( TAR Trentino-Alto Adige, Sez.Trento, 26 gennaio 2000 n.8 ; TAR LOMBARDIA-Brescia, 16 marzo 2000 n.209; Cons.Stato,Sez.IV, 21 gennaio 1997 n.33). Si coglie, quindi, come la giurisprudenza richieda nella fattispecie non una generica enunciazione di esigenze di organico e/o di servizio ma, pur nella discrezionalità amministrativa (in quanto tale non assoluta), un “quid pluris” rappresentato da motivi oggettivi, e pertanto concreti e riscontrabili. Diversamente, ogni provvedimento al riguardo,anche il più ampiamente discrezionale, non sarebbe sottratto all’illegittimità “per evidente illogicità o per manifesto arbitrio” (TAR LAZIO-Roma,Sez.I, 23-12-1999 n.3914). Appare ovvio, d’altra parte, che l’Amministrazione debba dare espressa contezza nella motivazione del provvedimento quando si tratti di “giustificare la scelta di trasferire un militare anzichè un altro” (TAR PUGLIA-Lecce, 20-4-1999 n.422).        
 
4) Alla luce dell’analisi del merito procedurale, vertente a parere dello scrivente sul giusto trattamento da riservare ad un militare meritevole, con gli attuali colleghi della squadra di cui fa parte, della stima dello stesso Foro di ……, si ritiene opportuno enunciare particolarità rilevanti circa la natura giuridica e complementare del Brig. (omissis).
Si espone infatti:
4.1.Il Brig. (omissis) è stato trasferito d’ufficio, al R.O.N.O. dal Comando Regione Carabinieri Sardegna il ........, dopo alcuni anni di aggregazione , su richiesta motivata del Comandante del Reparto Operativo, Ten Col. (omissis). La richiesta segnalava le specifiche capacità investigative del graduato, rilevate a seguito di indagini di Polizia giudiziaria positivamente conclusesi. Durante il periodo di permanenza in quel Nucleo Operativo ha continuato a mantenere, nelle proprie note caratteristiche, il giudizio “ECCELLENTE”;
4.2.Dal 17 gennaio al 12 febbraio ......, il Brig. (omissis)  ha frequentato il corso di qualificazione professionale e aggiornamento per Brigadieri e V.Brigadieri, ottenendo il seguente giudizio:” 18/20”- “OTTIMO”.
4.3.Dal 4 al 22 dicembre ......., poiché già effettivo Nucleo Operativo, veniva segnalato per la frequentazione al corso di abilitazione per addetti a Nuclei Operativi di Comando Provinciale, in quanto, suddetta abilitazione, veniva ritenuta necessaria per l’appartenenza a quel reparto. Alla fine del corso, svoltosi a Velletri, il Brig. riportava il seguente punteggio:” 18/20” - “OTTIMO”.
4.4.Atteso che un nuovo Sistema di Indagine imperava in seno alle forze di polizia e che le vecchie qualifiche non avrebbero più avuto natura qualificante, il Brig. (omissis)  venne segnalato per la frequentazione al corso di abilitazione per operatori S.D.I.. L’abilitazione si rendeva necessaria per espletare attività ricognitiva presso la banca dati delle forze di polizia.
In questa sede sembra opportuno evidenziare le capacità info-investigative del graduato in seno ad attività da lui svolte presso il Nucleo Operativo, come ad es.  (omissis).
Orbene, ora si apprende che il Capitano ……… ha ritenuto segnalare per il trasferimento gli ultimi arrivati al Nucleo Operativo di Sassari senza addurre le motivazioni che la stessa giurisprudenza succitata richiede. Qualora il Brig. (omissis)  venisse trasferito al N.O.R.M. ed in successiva analisi venisse rivisto anche l’organico di quel Nucleo, sarebbe sempre lui ad essere segnalato per un nuovo trasferimento in quanto ultimo arrivato?
Non può ritenersi sufficiente l’illustrazione delle ragioni del Comando Compagnia, al punto che le stesse, così come impostate, soffrono di carenza di motivazione , di contraddittorietà e/o illogicità.
 
5) A parere dello scrivente, considerato quanto sopra dedotto, l’eventuale determinazione del procedimento in senso avverso all’esponente sarebbe con buona probabilità non tanto “discrezionale” quanto “arbitrario” in quanto sostanzialmente “discriminatorio”, cioè ingiustamente lesivo dell’esponente ,in ultima analisi, come atto meramente punitivo. Lo stesso, oltre a ledere i diritti soggettivi dell’esponente, intaccherebbe il prestigio proprio dell’Istituzione, che da sempre si qualifica, nelle stesse aspettative dei cittadini, per il massimo di efficacia e di buon andamento.
Con particolare riferimento all’ordinamento militare, del resto, l’art.1 legge 14 novembre 2000 n.331 ne impone la conformazione alla Costituzione ed alla legge, così come d’altra parte affermato da Corte Cost. n.332/2000.
P. Q. M.
e salva ogni ulteriore deduzione procedimentale e audizione personale, si chiede a codesta Amministrazione di rivedere gli stati di servizio di ogni singolo appartenente al Nucleo Operativo de quo e di riconsiderare l’avvicendamento in atto alla luce delle presenti deduzioni, avendo nella giusta considerazione la posizione del militare qui rappresentato nel rispetto della sua dignità personale e professionale. 
Allegati: come in espositiva.
Si chiede fin d’ora, altresi , nell’ipotesi di eventuale tutela giurisdizionale dei diritti dell’istante all’esito avverso del presente procedimento amministrativo, copie non autenticate della seguente documentazione:
(omissis)

 

 
Dopo alcune settimane Il Comando Regione archivia il procedimento di trasferimento nei confronti del Brigadiere asserendo che la forza dei rispettivi reparti doveva ritenersi perequata. Sebbene numericamente non sia mai cambiata.
 
Geronimo


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20 maggio 2009

CARABINIERI - PROCEDIMENTO DISCIPLINARE

 

Quando ci si sveglia dal torpore 3^ puntata.
 
A seguito di un incidente stradale di una pattuglia del Nucleo Radiomobile della Compagnia di (omissis) Il capitano formulava delle contestazioni a carico della stessa, avviando così un procedimento disciplinare nei confronti del Brig (omissis).  Sebbene il testo sia lungo e tratta un fatto di anni fa, ritengo sia interessante leggerlo, perchè fa capire che spesso i procedimenti disciplinari per alcuni ufficiali sono una forma di goduria che non tiene conto dello stato di sconforto che determina in alcuni opertaori che vivono il lavoro quotidianamente sulla strada.
 
Le memorie difensive del graduato vengono integralmente riportate:
 
“Come adeguatamente esplicitato nella relazione redatta il giorno dell’occorso, il Brigadiere (omissis)…. Che svolgeva un servizio di pattuglia a (omissis), veniva investito dalla C.O. d’un intervento che delineava in maniera inequivocabile caratteri d’urgenza; l’inderogabilità della richiesta costituiva la necessità di supportare nella viabilità due autoambulanze provenienti da (omissis) con a bordo due feriti gravissimi. Le autoambulanze potevano già fruire di un identico servizio all’uopo fornito da un’autoradio del Nucleo Radiomobile di (omissis) e da un’altra autoradio dello stesso nucleo cc. di (omissis), inviata alcuni attimi prima sulla Statale, pertanto, l’invio sul posto della sua unità faceva presagire una situazione delicata e di estrema urgenza, tanto da presupporre che anche il minimo intralcio o ritardo avrebbe potuto essere letale per i trasportati.
Nell’ambito della situazione prospettata, il responsabile dell’unità chiedeva alla C.O. l’autorizzazione all’uso di segnali luminosi e sonori di emergenza in quanto la distanza ed il traffico in atto non avrebbe consentito loro di giungere in tempo il luogo prestabilito; la risposta dell’operatore fu affermativa.
Mentre percorreva V.le Italia con i segnali d’emergenza azionati ma ad una velocità alquanto limitata, nell’impegnare l’incrocio intersecante con via Amendola, entrava in collisione con un’altra autovettura che sbucava repentinamente dalla sua destra, benché tutti gli altri automezzi percorrenti l’area circostante si bloccavano per dar spazio all’autoradio. L’impatto con l’autovettura fu inevitabile, in quanto l’inserimento della stessa nell’area dell’intersezione fu improvvisa e non prevedibile, considerata l’assenza di movimento dei mezzi, anche di quelli interessati dalla segnalazione semaforica emanante luce verde.
 
Con la lettera di cui in epigrafe il Comandante della Compagnia Carabinieri di (omissis), a seguito del rapporto del comando della polizia municipale e delle dichiarazioni testimoniali raccolte, censura le modalità d’intervento dell’aliquota radiomobile di (omissis), adducendo le seguenti motivazioni:
 
a)      la centrale operativa inviava la pattuglia di (omissis) per favorire la viabilità di  un’autoambulanza del 118, peraltro già scortata da mezzo dell’arma di (omissis) , senza autorizzare l’uso dei dispositivi supplementari acustici e luminosi;
b)      inosservanza delle norme del codice della strada;

 

c)      inosservanza delle norme di comune prudenza e diligenza.
 
Orbene, da una prima disamina delle contestazioni il comandante della compagnia fa intendere che sulla base del rapporto della polizia municipale e sulla scorta di dichiarazioni testimoniali raccolte, delle quali non è agevole capire se siano state raccolte per istruire il procedimento o riguardino quelle declinate nel rapporto stesso, addebita responsabilità di carattere generale al Brig. (omissis) per i motivi in precedenza elencati nei capi a), b) e c). Si fa implicitamente intendere che dal summenzionato resoconto si rilevino responsabilità a carico dei componenti dell’autoradio, mentre tutt’altro risulta agli interessati; pertanto, per un fondamentale diritto alla difesa, si attende che gli atti medesimi vengano acquisiti o visionati dai chiamati in causa, altrimenti si potrebbe senz’altro avanzare l’ipotesi che le eccezioni rilevate derivino esclusivamente da valutazioni di carattere personale, configurando così l’impossibilità di esperire un eventuale esame in contraddittorio.
 
Atteso che l’urgenza dell’intervento non può essere messa in discussione, perché ci si troverebbe a discutere anche sul bene primario Costituzionalmente garantito (la vita umana) , ci si accinge a prendere in esame, nel particolare, le contestazioni addebitate.
 
Nel capo a) si asserisce che si è fatto uso dei dispositivi supplementari acustici e luminosi senza preventivamente chiedere l’autorizzazione alla C.O. e, dal punto 5 della lettera, in cui vengono mosse le contestazioni, si afferma che non vi è stata autorizzazione in tal senso.
Orbene, a questo punto ci si potrebbe chiedere perché venga dato credito all’operatore della centrale operativa e non ai componenti della pattuglia, senza aver anticipatamente esperito, in presenza di posizioni antitetiche, una qualsivoglia attività di indagine. Invero, la pressoché unanime giurisprudenza rileva che la contestazione deve essere emessa in un tempo ragionevole dalla conoscenza dei fatti, intendendosi come ragionevole il tempo indispensabile per raccogliere gli elementi occorrenti per una ponderata e oculata valutazione. (Vs. T.A.R. Friuli Venezia Giulia, 17/06/1996, n.556,I; Consiglio di Stato n.258 dell’11/04/1990 e n.100 del 14/11/1990).
 
E’ agevole per l’interessato poter confutare le contestazioni attribuitegli, giacchè può fornire fonti testimoniali che suffragano quanto da egli affermato nella relazione prodotta il 9 maggio, ma non ritiene opportuno doverle documentare in questa sede in quanto ciò che viene ascritto a suo carico deve essere dimostrato con la raccolta di elementi che possano determinare una ponderata ed oculata valutazione, in assenza di atteggiamenti tendenziosi ed insinuanti.
Ora viene spontaneo chiedersi quale discrezionalità di valutazione ha nel merito l’operatore della C.O. e sulle basi di quale criterio fonde le sue considerazioni. Quando si invia un’autoradio ad eseguire viabilità ad altri mezzi di soccorso, considerata la peculiarità dell’intervento, si deve intendere implicito l’uso dei segnali acustici e luminosi di emergenza, altrimenti ci si deve chiedere con quale assunzione di responsabilità si arroga egli il diritto di far intraprendere un’attività urgente senza poi autorizzare l’utilizzo dei sistemi di allarme.
Vi sono forse disposizioni che indicano l’opportunità di scelta da parte dell’operatore nel merito? Esistono disposizioni relative ai tipi di intervento per i quali è disposto l’utilizzo dei segnali di emergenza? Se così fosse, bisognerebbe erudirli anche agli operatori che svolgono l’attività di pronto intervento, altrimenti, come è più opportuno e naturale pensare, si ritiene che l’autorizzazione da parte della C.O in tal senso debba coesistere in una dipendenza formale ma non sostanziale, poiché l’equipaggio di un’unità di pronto intervento, che ha una diretta percezione esterna, può valutare nell’immediatezza la situazione contingente venutasi a creare in concomitanza alle condizioni ambientali in atto, che comprendono: “Urgenza, traffico e distanza di percorrenza”. Ritenuto che lo stato di urgenza come argomentato può ritenersi esaurito, in quanto comprovato, si cita la nota giurisprudenziale di seguito riportata:” Non occorre accertare l’effettiva urgenza del servizio di istituto, ma deve avversi riguardo alla ragionevole rappresentazione che dell’urgenza abbia potuto farsi il conducente del veicolo” , (Cass. Pen., Sez. IV, 13/11/1961, n.854; Cass. Pen., Sez. IV 9/10/1981 n. 8644), non individuando in tal modo criteri oggettivi atti a qualificare l’urgenza ma lasciando alla valutazione soggettiva che, con la sua esperienza e conoscenza, il conducente del veicolo di polizia o di soccorso possa essersi fatto delle situazioni che richiedono l’intervento urgente.
 
Nel capo b) si contesta l’inosservanza delle norme del codice della strada. Tale affermazione è gratuita e priva di rilevanza giuridica, in quanto non possono esistere nella stessa fonte normativa due disposizioni che si contrastino.
Il secondo comma dell’art. 177 del c.d.s. in analogia a quanto prescritto dall’art.126 del testo abrogato, dispone che qualora i dispositivi supplementari di allarme vengano utilizzati congiuntamente è consentito ai conducenti degli autoveicoli e motoveicoli indicati nel primo comma dello stesso articolo di non osservare gli obblighi, i divieti e le limitazioni relative alla circolazione, le prescrizioni della segnaletica stradale e le norme di comportamento in genere.
Ciò premesso, si comprende che nulla si può eccepire riguardo alle violazioni del c.d.s., ma si può solo rilevare, eventualmente, negligenza, imperizia ed inosservanza alle norme della comune prudenza. Si commenta il sunto della dottrina trattata con stralci di alcuni indirizzi giurisprudenziali di seguito riportati:” il conducente di autoveicoli della polizia, dei VV.FF. o di ambulanza, il quale circoli per servizio urgente e con le “sirene” in funzione è esonerato dall’osservanza degli obblighi e divieti inerenti alla circolazione stradale” (Cass. Civ. Sez. 3^ 18/12/1996, n.1721).
La colpa grave è stata rinvenuta non nella mera e automatica disapplicazione della norma, ma nel volontario comportamento finalizzato a porre in essere una condotta di guida spericolata, sprezzante dalle prescrizioni imposte ed incurante delle altrui esigenze e possibilità di guida; ma non è pertanto, responsabile il militare di leva per i danni causati dall’automezzo dal tamponamento di altra autovettura, ove il suo comportamento, nella fattispecie, non sia improntato ad estremo spreggio della normativa e a somma imprudenza, negligenza, o imperizia (Corte dei Conti Sez. Giurisdizionale Reg. Lazio, 9/12/1996, n.79).
 
Nel caso di uso illegittimo dei dispositivi di allarme rimane comunque impregiudicato l’obbligo dei conducenti degli altri veicoli di adempire alle prescrizioni dell’art. in esame in quanto non è possibile preventivamente conoscere se esistono o meno le condizioni che ne giustifichino l’uso. Pertanto, nell’ipotesi di uso illegittimo dei dispositivi di allarme i conducenti degli altri veicoli hanno il dovere di uniformare il proprio comportamento alle prescrizioni regolamentari e l’inosservanza di tale obbligo costituisce violazione al precetto contenuto nel secondo comma dell’art. 126 c.d.s. e, in caso di incidenti, rappresenta anche, quale violazione di norme di comune prudenza, condotta colposa (Cass. Pen., 13.11.1961, n.854).
 
Nel capo c) si contesta l’inosservanza delle norme di comune prudenza e diligenza, sebbene nello stesso atto si scrive che l’autoradio impegnava l’incrocio a semaforo rosso, dopo aver rallentato. Anche qui non si può fare a meno di ponderare che la dizione sottolineata non può che essere stata rilevata dal rapporto della polizia municipale e, più precisamente, da fonti testimoniali che hanno assistito all’evento. In conclusione, se il conducente ha notevolmente rallentato la velocità a tal punto da far rilevare siffatto comportamento anche ad altri utenti sul luogo presenti, sulle basi di quali dichiarazioni di rilevanza oggettiva si asserisce che ci è stata negligenza e mancanza di comune prudenza?
Per quanto sopra emerge, si rigettano le contestazioni in quanto carenti di motivazione e non ritenute pregnanti di fatti oggettivamente rilevanti che avvalorino gli addebiti.
 
 A seguito della presente memoria il procedimento è stato archiviato
 Geronimo.


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20 maggio 2009

CARABINIERI - NOTE CARATTERISTICHE

 

Quando ci si sveglia dal torpore 2^ puntata

L'arma lascia il segno, ed in questo caso un Maresciallo dei Carabinieri ora dottore in giurisprudenza, sentitosi defraudato nell'orgoglio dal comportamento spesso iniquo da parte di alcuni colleghi  e dei propri superiori  durante il servizio prestato in quell'Istituzione, impugna un atto formalmente, ma sopratutto nella sostanza, pregnato di superficiale convinzione.

 

 

DIRETTORE DELLA DIREZIONE GENERALE
PER IL PERSONALE MILITARE
 
Ricorso avverso il documento “rapporto informativo”.
per
Il Sig. SUNCK Salvatore, nato in Italia ad Alghero (SS) il 23 gennaio 1963, ivi residente via Di Vittorio nr. 9, C.F. SNCSVT63A23A192P;
Ricorrente
******
 
OGGETTO:- Rapporto informativo per Ruolo Marescialli datato 1 maggio 2009 compilato nei
                         confronti del Mar. Ca. in sp (a) Salvatore SUNCK da parte del Comandante
                         del Nucleo Carabinieri Banca D’Italia di Sassari e del I° revisore Comandante
                         della Compagnia Carabinieri di  (omissis) ;
 
Fatto
 
In data 20 maggio 2009, al ricorrente è stato notificato il rapporto informativo di cui all’oggetto a mezzo Comando Compagnia Carabinieri di Alghero.
All’atto della visione dello stesso documento subito lo scrivente verificava che l’atto presentava delle omissioni ed errori macroscopici.
Atteso che un atto “amministrativo” volto alla “valutazione” di un soggetto giuridico, può pregiudicarne l’iter di progressione gerarchica e conseguenzialmente economica non dovrebbe essere redatto con palese superficialità sia nel giudizio personale che nella fattispecie nella redazione meramente ortografica.
 Infatti, alla pagina C4 rigo nr. 20 non è stato formulato giudizio;
Nel giudizio del 1 revisore è errato il cognome del valutato e analogo errore è stato reiterato nel giudizio complessivo finale.
Vorrei entrare nel merito della valutazione personale e dico non in quella professionale (in quanto il giudizio è meramente soggettivo) ritenendo non convincente e privo di un qualsivoglia parametro di valutazione quanto espresso dall’estensore dell’atto stesso, M.A.s.UPS (omissis) e successivamente concordato dal I° revisore Capitano (omissis). Infatti, personalmente vengo giudicato “Maresciallo Capo di apprezzata cultura generale” vorrei puntualizzare che l’odierno ricorrente è laureato in “Giurisprudenza” vecchio ordinamento presso la facoltà di Giurisprudenza di Sassari ed ha conseguito “Master in scienze criminologiche” nello stesso Ateneo presso il quale è stato nominato in primis cultore della Materia in “Istituzioni di Diritto Privato” e poi assistente. Fatta questa debita premessa vorrei porre l’accento sul fatto che l’estensore di siffatto giudizio allo stato degli atti dovrebbe quantomeno tacere nel giudicare la cultura generale dell’odierno ricorrente per il solo fatto che lo stesso non ha titolo né parametri per giudicare è allo stato degli atti in possesso di licenza media inferiore.
 
Diritto
Pertanto si contesta la validità dell’atto impugnato;
 
Chiede che
              
L’Ill.ma Direzione adita, voglia accogliere le seguenti:
 
Conclusioni
contrari rejectis,
immediata sospensiva del provvedimento impugnato
Si allegano i seguenti documenti in copia fotostatica:
Copia fotostatica del provvedimento impugnato
Alghero, 21 maggio 2009
In fede
Dott. Salvatore SUNCK
 
 
 


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20 maggio 2009

FIGLI DI UN DIO MINORE - MILITARI CARABINIERI - SUICIDI


 

 

 

Quando ci si sveglia dal torpore 1^ puntata

Leggo di tanto in tanto nei maggiori quotidiani nazionali  di indagini di “Mobbing” all’interno della pubblica amministrazione, così come anche si escute e si vede saltuariamente nella tv. I sindacati Nazionali affrontano il problema e la CISL riserva una spazio speciale a siffatta problematica. Ma ancora oggi nessuno affronta il problema all’interno delle strutture militari, quando si fronteggiano ipotesi in tal senso si crea subito un filtro antisonante che cerca di smorzare l’assurgente possibile riverbero. Un’associazione denominata “U.N.A.C.” Unione Nazionale Arma Carabinieri, denuncia con un proprio studio, il suicidio di 250 militari appartenenti all’arma dei Carabinieri, ivi compresi appartenenti ad altri corpi militari e di polizia. Come mai le cosiddette  e sedicenti rappresentanze sindacali militari non denunciano con forza tale problematica? La condizione politica intacca oramai tutto, anche le anzidette rappresentanze, che parlano oramai il burocratese. Non vale la pena  esporsi; perché affrontare problemi ostici che possono solo creare delle rogne a chi li affronta!? Tralasciamo la cosa e parliamo di argomenti più leggeri, sicuramente più confacenti ai rappresentanti “COBAR” COIR” COCER” che gestiscono orami le loro posizioni ed i problemi annessi con il fare di un pachiderma . Orbene, è  chiaro che innanzi a problematiche così gravose vi sia un latente silenzio, un silenzio imbarazzante che si percepisce,  sebbene invisibile,  astrattamente presente.

Ma si.. stiamo creando  un falso problema, ma che ci raccontiamo! sappiamo benissimo che l’Arma dei Carabinieri, o meglio molti dei suoi rappresentanti sono integerrimi, li vediamo benissimo come li rappresenta Manuela Arcuri nella fiction, perché pensare a cose che non vanno quando è così bello vedere un telefilm?

La Repubblica scrive su alcuni suicidi. Il 13 maggio 2000 parla del suicidio del fante Francesco Antuono che si suicida a Modena gettandosi sotto un treno; a Taranto nell’aprile del 2000 si suicida un allievo della scuola ufficiali della Marina; A Salerno del 2001 il suicidio di due carabinieri. A 24 ore dal suicidio di un collega un vice ispettore si suicida a Biella, nella caserma.                               Il bilancio reso noto da Falco Accade ex presidente della commissione Difesa della Camera è di 152 uomini dell’Arma dei carabinieri negli ultimi undici anni e dal 1978 ad oggi, 293 i suicidi tra le file della quarta forza armata. ''Ma particolare preoccupazione destano -afferma il Presidente dell'Associazione per le vittime delle Forze Armate- i dieci suicidi dei Carabinieri. L'ultimo e' quello accaduto presso Rifredi i primi di dicembre, dopo gli altri avvenuti a Saronno, Benevento, Messina, Trieste, Travagliato e Delebbio, presso Sondrio. Ancora oggi nelle Forze Armate -osserva ancora Accame-  non ci sono strutture adeguate che possano dare sostegno al personale che si trova in difficolta'. E' stato anche chiuso l'ufficio istituito a suo tempo dal Ministro Spadolini presso lo Stato Maggiore Difesa che doveva curarsi delle vittime in ambito militare''.

La strategia del silenzio funziona, per i dirigenti sono uomini con problemi familiari, le cause non possono trovarsi all’interno delle amministrazioni. E’ come quando un aereo cade, o un treno va a sbattere su un altro, è più semplice per tutti attribuire le responsabilità al pilota o ai conducenti. Si, è molto più semplice. Ormai loro sono morti quindi non possono pagare e tanto meno difendersi.

Eh si, meglio seguire la fiction, I CARABINIERI, io farò a meno di vederla, in effetti mi sono bastati cinque minuti per capire che era una gran cazzatta.

Geronimo

 

 

 

 

 


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13 maggio 2009

CANI RANDAGGI - RESPONSABILITA' DELL'ASL

Corte di Cassazione Civile sez.III 22/1/2009 n. 8137

Danni da cani randagi - la responsabilità è dell'ASL (Regione Campania)

 

Ciò posto, si osserva che, nella specie, si verte, secondo la prospettazione attorea, in un'ipotesi di risarcimento danni conseguente ad un fenomeno di randagismo. Trattasi di materia regolata nell'ambito della legge-quadro 14 agosto 1991, n. 28 (come, peraltro, evidenziato nella stessa sentenza impugnata) da leggi regionali; in particolare la legge 24 novembre 2001, n. 16 della regione Campania ha affidato le relative competenze ai servizi veterinari delle A.S.L. (che, a mente dell'art. 5 lett. c) della legge regionale, «attivano il servizio di accalappiamento dei cani vaganti ed il loro trasferimento presso i canili pubblici»).
Va aggiunto che l'impugnata sentenza non ha individuato una specifica responsabilità del Comune di Pozzuoli in relazione al fatto concreto, ma, piuttosto, ha fatto discendere la legittimazione del medesimo comune da un generico «legame» con la ASL operante nel territorio, desumendolo dai compiti assegnati al sindaco ex art. 3, co. 14 del d.lgs. n. 502 del 1992 «al fine di corrispondere alle esigenze sanitarie della popolazione» di definizione, nell'ambito della programmazione regionale, delle linee di indirizzo per l'impostazione programmatica e di verifica dell'andamento generale dell'attività.
Senonché, in seguito al riordino del servizio sanitario conseguente al d.lgs. n. 502 del 1992, risulta reciso il «cordone ombelicale» fra Comuni e USL (così Corte cost., 24/06/2003, n. 220) con la trasformazione delle unità sanitarie locali in aziende sanitarie locali e con il mutamento della configurazione giuridica di queste ultime, non più strutture operative dei comuni, ma aziende dipendenti dalla regione, strumentali per l'erogazione dei servizi sanitari di competenza regionale. Ne consegue che la locale azienda sanitaria doveva essere considerata soggetto giuridico autonomo rispetto al Comune di Pozzuoli.
In tale prospettiva questa stessa sezione - con riferimento ad una controversia di risarcimento danni verificatisi successivamente alla soppressione delle USL e fondata sull'omessa vigilanza sui cani randagi, affidata dall'art. 6 della L.R. 3 aprile 1985, n. 12, regione Puglia alla competenza dei servizi sanitari delle unità sanitarie locali - ha già avuto modo di affermare (con sentenza in data 7 dicembre 2005, n. 27001) il principio, applicabile mutatis mutandis anche al caso all'esame, secondo cui la legittimazione passiva spetta alla locale azienda sanitaria, succeduta alla USL, e non al Comune, sul quale, perciò, non può ritenersi ricadente il giudizio di imputazione dei danni dipendenti dal suddetto evento.
L'accoglimento anche del primo motivo e, quindi, dell'intero ricorso comporta la cassazione dell'impugnata sentenza e il rinvio della causa ad altro giudice di pace di Pozzuoli, che provvederà anche sulle spese del presente grado.



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6 maggio 2009

ECLISSI LUNARE - AGOSTO 2008



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