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22 dicembre 2010

CONFISCA DEL CICLOMOTORE MA NON DEL CONTRASSEGNO

 Corte di Cassazione Penale sez.IV 25/11/2010 n. 41693
Il contrassegno del ciclomotore, siccome non segue le vicende giuridiche del veicolo, ma è personale, non può essere compendio della confisca quando questa è disposta come sanzione accessoria afferente il veicolo


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22 dicembre 2010

I DIRIGENTI DOVREBBERO ESSERE LAUREATI

 

Deliberazione Corte dei Conti - sez. regionale di controllo per il Veneto 24/11/2010 n. 275
Conferimento di incarichi dirigenziali temporanei a soggetti privi del titolo di laurea

L'assunzione a tempo determinato, nella qualifica dirigenziale, di un soggetto privo del titolo di studio universitario, per attività di supporto al Sindaco, nonostante la presenza dell'elemento fiduciario, che pur deve sussistere nell'ambito di un rapporto di staff, costituisce una specie del genus degli incarichi a contratto; essa, pertanto, non può prescindere da una valutazione del curriculum vitae del soggetto in questione e dal requisito della laurea, ex art. 28, D.lgs. 165/2001.


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14 dicembre 2010

CARTELLA ESATTORIALE- L'ONERE DI PROVARE LA NOTIFICA SPETTA AL CONCESSIONARIO

 

Corte di Cassazione Sezione tributaria 28/10/2010 n. 22041
Ricade sulla Concessionaria l'onere di provare la notifica della cartella esattoriale ed il suo contenuto

(omissis)
Fatto e diritto
Premesso che il relatore ha depositato la seguente relazione: “1. La Serit Sicilia propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Sicilia n. 223/16/07, depositata in data 23.1.2008, con la quale è stato accolto l’appello della contribuente avverso la sentenza di primo grado della CTP di Siracusa con cui era stato rigettato il ricorso della stessa contribuente avverso alcuni avvisi di mora ed intimazioni di pagamento per tasse auto. La contribuente si è costituita con controricorso. 2) La ricorrente ha lamentato con l’unica doglianza la violazione e falsa applicazione dell’art. 26 comma 4 dpr 602/73, e dell’art. 2697 cc, concludendo la censura con il seguente quesito: “statuisca l’Ecc.ma Corte che la relata di notifica eseguita dal messo notificatore/ufficiale di riscossione, staccata dal plico chiuso e sigillato contenente la cartella esattoriale in un unico originale consegnato al destinatario, si sostanzia nella matrice di cui all’art. 26 comma quarto del dpr n. 602/73, costituendo pertanto prova dell’avvenuta notifica della cartella di pagamento”; 3) ciò premesso, deve osservarsi che, come risulta dalla lettura della sentenza impugnata, la ragione, posta dalla CTR a base della decisione, si fonda su un duplice ordine di profili, il primo dei quali è costituito dalla considerazione che “per tre avvisi e due intimazioni si è anche accertata l’inesistenza o irritualità della notifica” mentre il secondo è rappresentato dal rilievo che “la Concessionaria in entrambi i gradi di giudizio non ha dato prova, in violazione del combinato disposto degli artt. 2697 cc e 26 quarto comma del dpr n. 602/1973, dell’effettivo contenuto delle cartelle che sono state notificate. In altri termini, questo Collegio è stato edotto del solo fatto che sono state notificate alcune cartelle, ma non è stato posto in condizione di sapere esattamente quali (perché la Concessionaria non le ha prodotte)”. Tutto ciò considerato, appare evidente come il quesito formulato sia incompleto, eludendo una delle autonome rationes decidendi della decisione impugnata, laddove il quesito deve essere invece formulato in termini esaustivi rispetto ai punti nodali della decisione senza costringere il giudice di legittimità a ricercare la conferenza della censura attraverso l’estesa lettura dell’intero ricorso, giacché, altrimenti, verrebbe a vanificarsi la ratio dell’innovazione normativa di cui all’art. 366 bis cpc. E ciò, senza considerare che nella specie la ricorrente, anche nell’intero corpo del ricorso, ha omesso di affrontare la questione relativa alla mancata prova delle cartelle effettivamente notificate, costituenti gli atti presupposti degli avvisi di mora e delle intimazioni di pagamento successivamente inviati. Ed è appena il caso di osservare che le ragioni di gravame, per risultare idonee a contrastare la motivazione della sentenza, devono correlarsi con la stessa, in modo che alle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata risultino contrapposte quelle dell’impugnante, volte ad incrinare il fondamento logico-giuridico delle prime. In conclusione, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio in quanto inammissibile”;
considerato che il Collegio ha condiviso le considerazioni contenute nella relazione, ritualmente comunicata al P.G. e notificata ai difensori; ritenuto che nella specie difettano i requisiti indicati e che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile; ritenuto che a tale declaratoria segue la condanna della ricorrente alle spese liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente alla rifusione delle spese che liquida in euro 1.600,00 di cui euro 100,00 per esborsi oltre accessori di leg
ge.


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13 dicembre 2010

RAPPORTO MEDICO - PAZIENTE

Il rapporto medico paziente è stato connotato da una subordinazione psicologica a cui il paziente, parte debole, negli anni si è venuto a trovare. Egli non era tenuto a sapere realmente il suo stato di salute, prerogativa decisionale del medico se portarlo a conoscenza o meno, specialmente nei casi di patologie gravi, ma veniva informato solo in parte e quand' anche, non si aveva l'obbligo di renderlo edotto dell'iter curativo in corso. Oggi l'evoluzione delle normative a tutela della persona , la trasparenza dei dati e quanto ne discende, hanno ridisegnato gli equilibri tra il medico ed il paziente, nell'evoluzione giurisprudenziale e delle più recenti regole di deontologia medica. Al paziente spetta decidere se, quando ed in che modo, sottoporsi al trattamento medico. Il trattamento medico deve essere conseguenza di una scelta personale, libera, consapevole ed informata. Gli obblighi di informazione posti in capo al medico vengono in rilievo tanto nella fase precedente, quanto in quella concomitante e successiva all'esecuzione del trattamento sanitario, l'adesione del paziente deve infatti assistere ogni fase dell'intervento medico e deve essere sorretta, in ogni momento, da un'adeguata informazione, qualora sopravvengano circostanze tali da modificare la volontà del paziente. Il paziente può in ogni caso validamente revocare il consenso originariamente prestato, la responsabilità del medico per la violazione di tali obblighi informativi ha carattere autonomo , ovvero è del tutto indipendente dalla corretta esecuzione del trattamento non consapevolmente assentito. salvo l'accertamento in merito all'esistenza del nesso causale ovvero il positivo riscontro da parte del giudice che il paziente, ove correttamente informato, avrebbe rifiutato l'intervento o si sarebbe sottoposto a terapie alternative.

Il paziente che non abbia acconsentito al trattamento medico ed abbia dimostrato le conseguenze pregiudizievoli derivanti dall'intervento arbitrario, potrà ottenere il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale.

Sarà infatti onere del medico offrire la prova contraria di aver adeguatamente informato il paziente: a tale riguardo si consideri che i moduli informativi a contenuto generico, ancorché sottoscritti da paziente, non valgono ad assolvere sufficientemente tale onere probatorio.


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10 dicembre 2010

RECESSO DEL DATORE DI LAVORO DAL CONTRATTO

Cassazione Civile, Sezione Lavoro, Sentenza n. 23926 del 25/11/2010

"l’impossibilità della prestazione lavorativa quale giustificato motivo oggettivo di recesso del datore di lavoro dal contratto di lavoro subordinato (art. 1 e 3 1. n. 604 del 1966 e art. 1463 e 1464 c.c.) non è ravvisabile per effetto della sola ineseguibilità dell’attività attualmente svolta dal prestatore di lavoro, perché può essere esclusa dalla possibilità di adibire il lavoratore ad una diversa attività, che sia riconducibile – alla stregua di un’interpretazione del contratto secondo buona fede – alle mansioni attualmente assegnate o a quelle equivalenti (art. 2 103 c.c.) o, se ciò è impossibile, a mansioni anche inferiori, purché tale diversa attività sia utilizzabile nell’impresa, secondo l’assetto organizzativo insindacabilmente stabilito dall’imprenditore (Cass. sez. un., 7/08/1998, n. 7755, e le successive decisioni conformi). "


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7 dicembre 2010

DISCIPLINA MILITARE

 L’art. 15 della legge 11 luglio 1978, n. 382 (legge recante “Norme di principio sulla disciplina militare”) stabilisce che:

“15. Nessuna sanzione disciplinare di corpo può essere inflitta senza contestazione degli addebiti e senza che siano state sentite e vagliate le giustificazioni addotte dal militare interessato. Non può essere inflitta la consegna di rigore se non è stato sentito il parere di una commissione di tre militari, di cui due di grado superiore ed uno pari grado del militare che ha commesso la mancanza. Quest'ultimo è assistito da un difensore da lui scelto fra i militari dell'ente cui appartiene o, in mancanza, designato d'ufficio. Il difensore non può essere di grado superiore a quello più elevato dei componenti la commissione. Nessuna sanzione disciplinare può essere inflitta al militare che ha esercitato le funzioni di difensore in un procedimento disciplinare per fatti che rientrano nell'espletamento del suo mandato. Il regolamento di disciplina militare stabilisce le modalità e le procedure per la composizione e il funzionamento della commissione, nonché per la designazione del difensore, tenendo conto della particolare struttura ordinativa e funzionale di ciascuna forza armata.

L’art. 66 del D.P.R. 18 luglio 1986, n. 545 (decreto recante l’”Approvazione del regolamento di disciplina militare, ai sensi dell'art. 5, primo comma, della legge 11 luglio 1978, n. 382”),, a sua volta, così recita:

“66. Procedure per infliggere la consegna di rigore.

1. Dopo aver provveduto agli adempimenti indicati nei successivi articoli 67 e 68 il comandante di corpo o di ente convoca l'incolpato, il difensore e la commissione.  

2. Il procedimento si svolge, quindi, come segue:

a) contestazione da parte del comandante di corpo o di ente degli addebiti;

b) esposizione da parte dell'incolpato delle giustificazioni in merito ai fatti addebitatigli;

c) eventuale audizione di testimoni ed esibizione di documenti;

d) intervento del militare difensore.

3. Il comandante, congedati gli eventuali testimoni, l'incolpato ed il difensore, sentita la commissione, la invita a ritirarsi per formulare il parere di competenza. Se non vi è accordo tra i componenti della commissione, il parere è espresso a maggioranza.

4. I componenti la commissione sono tenuti al segreto sulle opinioni espresse nel proprio ambito.

5. Il parere viene reso noto verbalmente al comandante di corpo o di ente entro il tempo massimo di due ore.

6. Il parere non è vincolante.

7. Il comandante di corpo o di ente deve rendere nota la propria decisione possibilmente entro lo stesso giorno. La decisione viene comunicata senza ritardo all'interessato anche quando non sono applicate sanzioni.

8. Quando previsto, la comunicazione viene fatta anche per iscritto.

9. Successivamente alla seduta, il comandante di corpo fa redigere e firma apposito verbale nel quale, oltre alla motivazione della decisione ed al parere della commissione, devono essere precisate le generalità dei componenti della commissione e del militare difensore”. Il successivo art. 67 dispone che:

art. 67. Commissione consultiva.

1. Il comandante di corpo o di ente, tutte le volte che si trova a dover giudicare una infrazione per la quale sia prevista la sanzione della consegna di rigore, ha l'obbligo di sentire, prima della sua decisione, il parere della commissione prevista dall'art. 15, comma secondo, della legge di principio sulla disciplina militare.

2. La commissione è nominata dal comandante di corpo ed è presieduta dal più elevato in grado o dal più anziano dei componenti a parità di grado.

3. Qualora presso il corpo o l'ente non esistano, in tutto o in parte, militari del grado prescritto per la costituzione della commissione, il comandante di corpo o di ente richiede al comando o all'ente, immediatamente superiore in via disciplinare, l'indicazione dei citati militari.

4. La commissione deve essere resa edotta delle generalità dell'incolpato e degli addebiti a lui contestati.

5. Nel caso in cui più militari abbiano commesso la stessa mancanza la commissione è unica.

6. Non possono far parte della commissione il superiore che ha rilevato la mancanza e il militare offeso o danneggiato.”




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