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28 marzo 2010

PAGAMENTO IN MISURA RIDOTTA

Corte di Cassazione Civile sez.II 26/2/2010 n. 4727
Il pagamento in misura ridotta non solo impedisce la proposizione del ricorso, ma anche qualsiasi pretesa di ripetizione dell'indebito


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28 marzo 2010

DURC - COMMERCIO

Nota INAIL 18/3/2010 n. 2530
Durc e commercio su aree pubbliche ex art. 2, legge n. 191/2009 - Chiarimenti

Si fa seguito alla nota 13 ottobre 2009, n. 9213 della Scrivente per informare che l’articolo 2, comma 12, della legge n. 191/2009 [1] ha modificato le disposizioni precedentemente introdotte dall’articolo 11-bis della legge n. 102/2009 [2] in ordine al possesso del DURC in caso di esercizio di attività commerciale su aree pubbliche.                                 A seguito di tale modifica normativa, il Ministero dello Sviluppo Economico, con l’allegata nota 4 febbraio 2010, n. 4860, ha chiarito che il possesso del DURC come presupposto dell’autorizzazione all’attività di commercio su aree pubbliche deve essere previsto dalla legislazione regionale nell’esercizio della propria potestà normativa in materia di disciplina delle attività economiche e che, pertanto, in mancanza di specifiche disposizioni regionali, deve ritenersi privo di efficacia l’art. 11-bis della L. n. 102/2009.    Il Ministero, inoltre, ha illustrato le principali novità sul tema introdotte dalla Finanziaria 2010 ed in particolare ha chiarito che: - ciascuna Regione può stabilire specifiche modalità attraverso le quali i Comuni sono chiamati a verificare il possesso del DURC per l’esercizio dell’attività;

- il DURC per l’autorizzazione all’esercizio dell’attività, che è stato previsto anche in capo alle imprese individuali [3], viene rilasciato dall’Inps;                                                                                                                                                                      - in caso di mancata presentazione del DURC, l’autorizzazione è sospesa per un periodo di sei mesi, ma tale sanzione si applica solo nel caso in cui l’obbligo di presentazione del DURC sia espressamente previsto dalla normativa regionale.


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28 marzo 2010

AUTOVELOX - NON E' AFFIDABILE A PRIVATI

Corte di Cassazione Penale sez.VI 17/3/2010 n. 10620
Non è possibile affidare a privati le attività di accertamento delle violazioni a mezzo di apparecchi elettronici di controllo ed altro

(omissis)
RITENUTO IN FATTO
1. Con ordinanza del 25.9 – 5.10.2009 il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere confermava – tra l’altro – il sequestro delle apparecchiature autovelox di proprietà della ditta omissis ed in uso, a seguito di aggiudicazione di gara d’appalto, ai Comuni di Pa. e Pi., in ordine al reato ex art. 323 c.p..
La vicenda si inseriva in un’indagine avente per oggetto gli appalti per l’installazione ed uso di apparecchi autovelox nei territori comunali, il cui valore era stato determinato con una percentuale sugli incassi delle future infrazioni rilevate.
Secondo il Tribunale:
- titolari del potere di accertamento delle infrazioni stradali erano solo i soggetti pubblici indicati nel codice della strada, con funzioni non delegabili;
- momento decisivo dell’accertamento era quello del rilievo fotografico, cui doveva necessariamente presenziare uno dei soggetti indicati dall’art. 12 CdS;
- i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie sono a destinazione vincolata (ex art. 208 CdS) e nel caso di accertamento dall’organo di polizia territoriale per il 50% vincolati dalle finalità indicate dalla norma;
- “ragionevolmente dubbio” di irregolarità del procedimento amministrativo vi sarebbe invece nel coinvolgimento del soggetto privato nella fase dell’accertamento dell’infrazione e nella percezione degli utili;
- sarebbe irrilevante che il sistema consentisse il servizio con copertura certa delle spese, rilevando solo la impossibilità di esternalizzare il servizio (con mero controllo ex post della polizia municipale) e l’inosservanza dell’onere di determinazione preventiva del valore dell’appalto a seguito di istruttoria adeguata (per giustificare il diverso sistema di pubblicità e selezione);
-la determinazione del corrispettivo con la mera sommatoria algebrica degli incassi, già per legge vincolati al 50%, violerebbe per sé la disciplina generale degli appalti pubblici, non consentendo un’effettiva comparazione tra interesse pubblico e privato e determinando ridotte aspettative di imparzialità, e comunque integrerebbe violazione degli artt. 1 e 4 d.lgs. 157/1995, 28 e 29 d.lgs. 163/2000.
Da qui il fumus allo stato della procedura di mera apparenza di legittimità delle procedure seguite per l’affidamento del servizio e quindi del reato ex art. 323 c.p.
2. Ricorre per cassazione il sig. TO. ST., legale rappresentante della S., denunciando violazione di legge perché, rispetto all’assunto dei Giudici della cautela di mancata predeterminazione del valore dell’appalto e di omessa precedente istruttoria:
- nel caso dei due Comuni, i bandi di gara avrebbero in realtà risposto alle esigenze della disciplina in materia di appalto, il preventivo valore essendo stato determinato con riferimento alle prevedibili infrazioni annue – con specifica indicazione per il Comune di Pa. di un importo presumibile di 90.000 euro per la durata di tre anni, sotto la soglia comunitaria, e per quello di Pi. Ma. in due milioni di euro oltre iva per cinque anni – unitamente alla percentuale da retrocedere alla ditta sulle infrazioni effettivamente riscosse;
- quanto alle modalità di accertamento delle infrazioni, i verbali – sottoscritti anche da agente di polizia municipale – avrebbero dato conto della regolarità tecnica del privato operatore costituiva elemento di più sicura garanzia;
- in ogni caso, la mancata indicazione della predeterminazione del valore dell’appalto costituirebbe violazione di legge inidonea a determinare il rapporto di pertinenzialità con il mantenimento del vincolo cautelare reale sugli autovelox.

CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Il ricorso è infondato.
In ordine al fumus del delitto di abuso d’ufficio si deve infatti osservare che:
- l’accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale ricade tra le attività previste dall’art. 11 lett. a Codice della Strada e quindi costituisce servizio di polizia stradale, non delegabile a terzi;
- le apparecchiature eventualmente utilizzate per tale accertamento debbono essere gestite direttamente da parte degli organi di polizia stradale e devono essere nella loro disponibilità (art. 345.4 Reg. CdS);
- le spese afferenti l’eventuale noleggio delle apparecchiature rientrano tra le “spese di accertamento” (art. 201.4 CdS), e la loro disciplina non può che essere quella propria connessa alla natura di tali spese;
- il parametro per la loro quantificazione – del tutto idoneo a consentire la quantificazione anche dell’importo per un eventuale appalto, nel caso di noleggio degli strumenti e di servizi accessori connessi alla peculiare tipologia di strumento, ovviamente diversi dalla fase di accertamento riservata, come visto, in via esclusiva all’organo di polizia stradale – è agevolmente individuabile dal costo/giornaliero connesso all’installazione, manutenzione, servizio accessorio;
- in particolare tale costo è all’evidenza uguale per qualsiasi operazione, giacché l’entità della sanzione propria della singola infrazione eventualmente accertata è parametro del tutto non pertinente, estraneo ed irrilevante, quanto alla spesa sostenuta per ogni singola operazione: la “quantità” dell’importo di appalto è il costo del servizio, a prescindere dal numero e dalla “qualità” delle infrazioni poi eventualmente accertate utilizzando quel servizio;
- da ciò si evince che esiste un costo di accertamento (nel senso onnicomprensivo prima indicato) quantificabile a prescindere del tutto dal tipo di infrazione accertata e che il parametro dell’entità della sanzione quale modalità di determinazione del corrispettivo – e pertanto come base di un appalto connesso all’utilizzazione delle apparecchiature strumentali – è incompatibile con i principi generali della disciplina contabile pubblica in materia di spese di accertamento;
- il richiamo all’”alea” contrattuale è pertanto improprio;
- tenuto infine conto delle finalità preventiva, e non repressiva o di finanziamento pubblico o lucro privato, della disciplina sanzionatoria, il parametro di retribuzione/corrispettivo differenziato secondo l’entità della sanzione è contrario ai principi indicati dall’art. 97 Cost..
In ordine alla pertinenzialità tra l’ipotesi di reato ex art. 323 c.p. e l’utilizzo degli strumenti di rilevazione di infrazioni, le considerazioni di cui al punto a) dell’ultimo paragrafo dell’ordinanza impugnata si sottraggono all’apodittica censura, di merito, del ricorrente, non costituendo vizio di motivazione omessa o apparente.
Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.


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28 marzo 2010

UN'ALTRA POSSIBILITA' DI VITA PRIMA DELLA MORTE

JohnPoke, un soldato Americano, sentì chiaramente lo sparo. Avvertìimmediatamente un terribile bruciore alla fronte e vide il sanguecaldo che gli colava sul viso, era stato ferito. Dopo essersi resoconto della situazione, gridò:” Signore, non lasciarmi morirecosì! Fammi vedere un’altra volta i miei figli”. Il giorno dopo,John Poke,  era di nuovo in servizio. Il proiettile avevatracciato solo un canale tra l’osso e la pelle, non provocandoniente di grave. Alcune preghiere non ricevono subito una risposta,altre si. Quando uno passa  un’esperienza come quella delsoldato americano, sente che forse gli è stata concessa una nuovaopportunità. Di solito, chi fa una tale esperienza , poi si sforzadi avere una vita migliore,  nella consapevolezza che non siavranno altre occasioni. Infatti, quasi tutti quelli che, sull’orlodella morte, hanno chiesto un’altra opportunità, hanno poicambiato vita. Non è che per cambiare vita bisogna ricevere un colpoalla testa, è necessario piuttosto un colpo alla nostracoscienza. Qualcuno disse:” se dovessi sapere di morire domani,sapresti di morire senza rimpianti?”.





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23 marzo 2010

IL FISCO SOCCOMBE

 

Dopo alcune sentenze contraddittorie che avvantaggiavano il fisco a danno del cittadino, la Corte di  Cassazione Civile, Sez. III,  con la sentenza n. 698 del 19.01.2010, ha stabilito che l’Agenzia delle entrate, quindi la P.A.,  debba essere ritenuta responsabile ai sensi dell’art. 2043 del codice civile per il mancato o ritardato annullamento di un atto illegittimo, nell’esercizio del potere di autotutela, ove tale comportamento abbia arrecato danno al privato. La P.A. è stata condannata al rimborso delle spese legali ed esistenziali del ricorrente. 

Spesso la P.A.,  ancor di più quella finanziaria, è stata  favorita dalla giurisprudenza civile, che l'ha così  legittimata a vessare il cittadino con un comportamento sufficiente e prevaricante, tanto da evitare di dare risposte o di agire in autotutela innanzi ad un atto palesemente illegittimo od errato. Possiamo dire BASTA a siffatti comportamenti, BASTA sentirci ricercati e perseguitati dall’amministrazione pubblica. Aggiungerei che,  le spese legali e risarcitorie, dovrebbero gravare sul funzionario che ha perseguito con insistenza questa strada.

Infine, altra sentenza della S.C., n. 4077/2010,  ha sancito che non si può iscrivere ipoteca sulla casa per debiti tributari inferiori agli 8000 euro.

20 marzo 2010

LIBERTA' E PRIVACY- DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

 

Una parte dell’articolo postato da Igor Greganti su Liberonews espone le vicende giudiziarie occorse ad alcuni dirigenti del motore di ricerca “GOOGLE” , per aver lasciato un video che mostrava i maltrattamenti subiti da un ragazzo disabile da parte di alcuni compagni di scuola.

Il primo processo, anche in campo internazionale, ai responsabili di un 'provider' di internet per la pubblicazione di contenuti sul web si e' concluso a Milano con la condanna di tre dirigenti del piu' famoso motore di ricerca al mondo, Google. Una sentenza, quella del Tribunale italiano, che ha ricevuto critiche dell'ambasciatore americano a Roma, David Thorne, il quale ha spiegato che gli Usa sono rimasti ''negativamente colpiti dalla odierna decisione'', perche' ''il principio fondamentale della liberta' di Internet e' vitale per le democrazie''.

Al centro del processo, c'era un video che mostrava un ragazzino disabile insultato e picchiato da alcuni compagni di scuola di un istituto tecnico di Torino. Il filmato venne realizzato dagli studenti nel maggio 2006 e da loro caricato su Google Video l'8 settembre, dove rimase, cliccatissimo nella sezione 'video piu' divertenti', per circa due mesi, fino al 7 novembre, prima di essere rimosso dal provider statunitense. I quattro studenti sono stati condannati nel dicembre 2007 a 10 mesi di messa alla prova dal Tribunale dei minorenni di Torino.

In ambienti giudiziari, si fa presente che il giudice nella sua sentenza di condanna nei confronti dei dirigenti di “GOOGLE” (le cui motivazioni arriveranno) non ha riconosciuto un dolo da parte degli imputati che potesse configurare il reato di diffamazione. Una condanna anche per diffamazione, infatti, spiegano fonti giudiziarie, avrebbe sancito una sorta di ''obbligo alla censura preventiva'' da parte di Google e altri provider sui contenuti che vanno in rete, essendo la diffamazione un reato che si consuma istantaneamente. Diverso, invece, il discorso sulla violazione della privacy. Il giudice, in questo caso, potrebbe aver accertato un ''dolo di profitto'' da parte del motore di ricerca che, essendo un'impresa commerciale, guadagna sulla pubblicita' quando i video vengono cliccati.

''Con questo processo - hanno commentato a caldo i pm Robledo e Cajani - abbiamo posto un problema serio, ossia la tutela della persona umana che deve prevalere sulla logica di impresa''. I legali degli imputati, gli avvocati Giuliano Pisapia e Giuseppe Vaciago, hanno parlato di una decisione che ''desta preoccupazione riguardo al profilo della liberta' della rete''. Cio' non toglie, hanno aggiunto, che l'assoluzione sulla diffamazione non ha permesso che passasse ''il principio dei pm sull'obbligo di una censura preventiva''.

Ora che i dirigenti di Google sono stati condannati per violazione della privacy, viene naturale chiedersi:” come dovrebbero fare per evitare la pubblicazione di altri filmati non adeguati?” La risposta è chiara, visionarli ed imporre la censura preventiva, quella che i magistrati hanno detto di non aver indotto con questa sentenza. La sentenza, quindi, sebbene sancita con le migliori intenzioni, cosi come posta, non ha prodotto gli effetti narrati.


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17 marzo 2010

DEMANSIONAMENTO - ILLEGITTIMO

 

Corte di Cassazione Civile sez.III 2/2/2010 n. 2352
Demansionamento - illegittimità - responsabilità

Il superiore gerarchico che abbia demansionato un collaboratore è tenuto personalmente al risarcimento dei danni, in base gli articoli 2043 e 2059 cod. civ.

 

14 marzo 2010

LEALTA' SPORTIVA E CIVILE.

 

Pubblico la lettera di un giovane sportivo che chiede l'intervento della federazione per un comportamento non corretto di una società calcistica. Succede, alcune volte, che talune società promettano e non mantengano, ma ciò che più lascia l'amaro in bocca è quando questo  avviene nei confronti di ragazzi che forse ancora credono ad un comportamento  corretto, che  nello sport dovrebbe ancora esistere.

Preg.ssimo Sig.
PRESIDENTE COMITATO REG. SARDEGNA F.I.G.C.
VIA SONNINO, 37
09125 - CAGLIARI
 

OGGETTO: ………., nato ad …………..1990, ivi residente in …………, tesserato con la S.S. Fertilia Calcio per il campionato 2009/2010 e ceduto in prestito alla Società calcistica del Bos..,

  ---==oo0oo==----

 Io sottoscritto, …………, in forza alla Società Sportiva “FERTILIA” per il campionato calcistico 2009/2010 , sono stato ceduto, in prestito, il 17 dicembre 2009, alla Società gravitante in Promozione “C.S. BOS..”, unitamente al compagno di squadra ……., anch’esso già tesserato con la medesima società. A Causa del disaggio che comportava il viaggio per recarci agli allenamenti e quant’altro, è stato concordato con la Società “C.S. BOS..” un rimborso spese, di …… Euro mensili. Alla fine del mese di Gennaio, forse a causa dell’impossibilità del Bos.. di risalire la classifica e potersi guadagnare la permanenza al campionato di Promozione, il sottoscritto è stato esonerato con la seguente motivazione:”non abbiamo fondi per pagarvi e sostenere le spese”. La stessa sorte è spettata al compagno di squadra ………., oltre che allenatore ……. Preciso che il periodo di permanenza al Bos.. ho giocato tutte le partite come titolare; ora mi trovo senza aver ricevuto rimborsi per il periodo in cui ho giocato, e, quel che è peggio, per le mie prospettive sportive, senza poter svolgere attività agonistica fino al prossimo mese di agosto, quando riprenderanno le competizioni ufficiali regionali con la coppa Italia. Non ho chiesto alla società le somme pattuite fino alla fine del campionato, sebbene fosse intercorso un accordo verbale, ma esclusivamente ciò che sarebbe spettato per il periodo di frequentazione. Preciso inoltre che la mia partecipazione è documentata settimanalmente, oltre che dai referti agli atti di codesto comitato, dai quotidiani locali che hanno sempre scritto sugli eventi sportivi delle società Calcistiche, e che la pattuizione intercorsa, circa la somma mensile dovuta, è altrettanto comprovabile; così come lo è l’impegno, lo spirito di collaborazione, e la serietà del sottoscritto e del collega.
Non mi resta, quindi, che segnalare alla S.V. il comportamento anomalo e sleale della Società anzidetta, certamente in violazione dello spirito dell’art. 1 del codice di giustizia sportiva, affinché a seguito di un Suo autorevole intervento venga posto rimedio alla situazione lamentata, e ciò anche alla luce dei comunicati e delle dichiarazioni rilasciati dalla stessa S.V., con i quali veniva stigmatizzato , con riserva di eventuali sanzioni per l’avvenire, il comportamento antisportivo di alcune società partecipanti ai campionati regionali nell’ultimo scorcio della scorsa stagione sportiva.
Sono certo che il Suo importante intervento potrà smuovere positivamente la coscienza dei dirigenti delle Società e dello stesso Presidente nei nostri confronti
Ringrazio anticipatamente per l’attenzione che vorrà dimostrare al caso qui segnalato e le porgo i più distinti saluti.
………, 2 marzo 2010.

 

 

 

 

 

 


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14 marzo 2010

CALCIO GIOVANILE

 

Non sono dedito a trascrivere eventi sportivi atteso che considero lo sport ormai una vetrina dell’odierna Società, ove la giungla dei club calcistici hanno oggettivamente evidenziato quelli che possono essere gli interessi personali. Essi tendono a privilegiare taluni più che altri, a seconda delle amicizie e delle considerazioni del tutto personali e di parte. Nulla di più sano sarebbe vedere, almeno nello sport, ciò che di meritocratico non si vede nella vita di tutti i giorni. Non posso quindi fare a meno di rilevare e mettere in evidenza un giovane che gravita nella società calcistica “MERCEDE”, nel settore “pulcini”. Parliamo di un ragazzo di appena 10 anni, LIVESI Claudio, che merita d’essere seguito attentamente da chi a ciò è preposto, nonostante la sua giovane età. Le caratteristiche che si rilevano immediatamente nel guardarlo mentre gioca sono la determinazione, la velocità di esecuzione ed un notevole controllo del pallone. Un omaggio allo spirito ancora libero di questi ragazzi. Geronimo


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9 marzo 2010

CONGEDO STRAORDINARIO

Messaggio INPS 4/3/2010 n. 6512
Sentenza Corte Costituzionale n. 19/2009. Inclusione del figlio convivente nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo straordinario di cui all'art. 42, 5° comma, del D.Lgs. n. 151/2001. Chiarimenti sul concetto di convivenza

In occasione dell’estensione al figlio convivente del beneficio in oggetto, così come disposto dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 19 del 26 gennaio 2009, con messaggio n. 19583 del 2 settembre 2009 sono state fornite alcune indicazioni in ordine alla verifica del requisito della convivenza, ritenendo, sulla scorta di un parere del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali all’uopo interpellato, che si dovesse far riferimento, in via esclusiva, alla residenza ex art. 43 c.c. e non al domicilio.

A seguito di segnalazioni pervenute al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di reiezione di domande per la mancanza del requisito della coabitazione, nello stesso appartamento, pur avendo il richiedente la residenza nello stesso Comune, stesso indirizzo (identità di stabile e numero civico) del disabile da assistere, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha ritenuto di chiarire come debba essere interpretato il concetto di convivenza.

Infatti, con Lett.Circ. 18 febbraio 2010, n. 3884, il Ministero, in riferimento alla sentenza n. 19/09 del 26 gennaio 2009, precisa che, in virtù del fine perseguito dalla normativa, cioè la tutela psico-fisica del disabile, la residenza nel medesimo stabile, ma in interni diversi, non pregiudica l’effettività e continuità dell’assistenza al genitore disabile.

Pertanto, alla luce delle sopravvenute indicazioni ministeriali, l’accertamento del requisito della “convivenza”, nei casi di specie, dovrà essere effettuato attenendosi a tali indicazioni, ritenendosi condizione sufficiente solo la residenza nel medesimo stabile, stesso numero civico, ma non anche nello stesso interno (appartamento).

 

9 marzo 2010

ASSEGNO DI MATERNITA'

 

Circolare INPS 1/3/2010 n. 28
Assegno per il nucleo familiare e assegno di maternità concessi dai Comuni - Rivalutazione per l'anno 2010 della misura degli assegni e dei requisiti economici

SOMMARIO:
Nuovi importi delle prestazioni sociali e dei limiti di reddito validi per l'anno 2010.

Il Dipartimento delle politiche per la famiglia con il Comunicato pubblicato sulla G.U. n. 37 del 15 febbraio 2010, ha reso noto che l’incremento dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, calcolato con le esclusioni di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 81, da applicarsi, per l’anno 2010, alle prestazioni di cui all’art. 65, comma 4, della legge 23 dicembre 1998, n. 448 e all’art. 74 del D. Lgs. 26.3.2001, n. 151, è risultato pari allo 0,7 per cento.

Con la presente circolare si comunicano gli importi delle prestazioni in argomento.

ASSEGNO PER IL NUCLEO FAMILIARE

L'assegno per il nucleo familiare da corrispondere agli aventi diritto per l'anno 2010 è pari, nella misura intera, a Euro 129,79.

Per le domande relative al medesimo anno, il valore dell'indicatore della situazione economica, con riferimento ai nuclei familiari composti da cinque componenti, di cui almeno tre figli minori, è pari a Euro 23.362,70

Ovviamente, per l'assegno per il nucleo familiare da erogare per il 2009, per i procedimenti in corso, continuano ad applicarsi i valori previsti per il medesimo anno 2009.

ASSEGNO DI MATERNITA'

A seguito del suddetto incremento ISTAT, l’importo dell’assegno mensile di maternità, spettante nella misura intera, per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento avvenuti dal 1.1.2010 al 31.12.2010 è pari a Euro 311,27 per complessivi Euro 1.556,35.

Il valore dell’indicatore della situazione economica, con riferimento ai nuclei familiari composti da tre componenti, da tenere presente per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento avvenuti dal 1.1.2010 al 31.12.2010, è pari a Euro 32.448,22.

Le operazioni di riparametrazione dell'I.S.E. dei nuclei familiari con diversa composizione e il calcolo della misura delle prestazioni da erogare sono effettuati secondo le procedure di cui all'allegato A al Decreto del Ministro per la solidarietà sociale 21 dicembre 2000, n. 452 come modificato dal Decreto del Ministro per la solidarietà sociale 25 maggio 2001, n. 337.

 

9 marzo 2010

AUDIZIONE DEL RICORRENTE - NON NECESSARIA

 Corte di Cassazione Civile 28/1/2010 n. 1786
Non è motivo di illegittimità dell'ordinanza l'omessa audizione del ricorrente, anche ove esplicitamente richiesta




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5 marzo 2010

RESPONSABILITA' DEL MEDICO - ONERE DELLA PROVA

 

Cassazione civile Sez III del 26.01.2010, n. 1538
 
Salute, responsabilità del medico,cartella clinica, onere della prova
"1) in tema di responsabilità professionale da contratto o contatto sociale del medico, al fine del riparto dell’onere probatorio, il paziente danneggiato deve limitarsi a provare il contratto (o contatto sociale) e l’aggravamento della patologia o l’insorgenza di un’affezione ed allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato;
2) le omissioni imputabili al medico nella redazione della cartella clinica rilevano sia come figura sintomatica di inesatto adempimento, per difetto di diligenza, in relazione alla previsione generale contenuta nell’art. 1176, secondo comma, cod. civ., sia come nesso eziologico presunto, posto che l’imperfetta compilazione della stessa non può, in via di principio, risolversi in danno di colui che vanti un diritto in relazione alla prestazione sanitaria."

2 marzo 2010

ESCHE AVVELENATE

rdinanza Ministero della salute 14/1/2010
Proroga e modifica dell'ordinanza 18 dicembre 2008, come modificata dall'ordinanza 19 marzo 2009, recante: «Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati»
(G.U. 10/2/2010 n. 33)

Articolo 1

1. L'ordinanza 18 dicembre 2008, come modificata dall'ordinanza 19 marzo 2009, e' cosi' modificata:
a) all'art. 1, comma 2 dopo la parola «metalli» sono aggiunte le parole «o materiale esplodente»;
b) l'art. 1, comma 3 e' cosi' sostituito:
«3. Il proprietario o il responsabile dell'animale deceduto a causa di esche o bocconi avvelenati deve segnalare il caso alle autorita' competenti tramite il medico veterinario che emette la diagnosi di sospetto di cui all'art. 2, comma 1»;
c) l'art. 1, comma 4 e' cosi' sostituito:
«4. Le operazioni di derattizzazione e disinfestazione, eseguite da ditte specializzate, devono essere effettuate con modalita' tali da non nuocere in alcun modo alle persone e alle specie animali non bersaglio e devono essere pubblicizzate dalle stesse ditte, tramite avvisi esposti nelle zone interessate con almeno cinque giorni lavorativi d'anticipo. La tabellazione deve contenere l'indicazione di pericolo per la presenza del veleno, gli elementi identificativi del responsabile del trattamento, la durata del trattamento e l'indicazione delle sostanze utilizzate»;
d) all'art. 1 dopo il comma 4 sono inseriti i seguenti commi:
«5. Al termine delle operazioni il responsabile della ditta specializzata deve provvedere alla bonifica del sito mediante il ritiro delle esche non utilizzate e delle spoglie dei ratti o di altri animali infestanti».
«6. Nelle aree protette per motivi di salvaguardia di specie selvatiche oggetto di misure di protezione a carattere internazionale, ove esse siano particolarmente minacciate dai ratti, e' possibile effettuare, previa comunicazione al Ministero della salute, operazioni di derattizzazione mediante rodenticidi senza l'utilizzo degli appositi contenitori di esche a condizione che:
a. il principio attivo utilizzato come rodenticida sia a bassa persistenza ambientale al fine di evitare la contaminazione della catena alimentare e dell'ambiente;
b. sia stabilita la durata massima di permanenza nell'ambiente delle esche in relazione agli obiettivi da raggiungere, sulla base della letteratura scientifica piu' aggiornata;
c. al termine dell'operazione le esche non utilizzate siano rimosse dall'ambiente e venga redatto un apposito verbale di chiusura dell'operazione, a cura del responsabile della stessa, nel quale sia indicato il numero di esche immesse nell'ambiente, l'area interessata dall'operazione e il numero di esche, non utilizzate e rimosse al termine dell'operazione. Il suddetto verbale, inviato in copia al Ministero della salute, e' a disposizione delle autorita' competenti per eventuali controlli»;
e) l'ultimo periodo del comma 2 dell'art. 2 e' abrogato.
f) all'art. 3, comma 1 la parola «autopsia» e' sostituita con la parola «necroscopia» e la parola «autoptica» e' sostituita con la parola «necroscopica»;
g) all'art. 3, comma 2 dopo le parole «territorialmente competente» sono aggiunte le parole «, al sindaco»;
h) all'art. 4, comma 1 dopo le parole «all'art. 2, comma 1» sono aggiunte le parole «o all'art. 3, comma 2»;
i) all'art. 5, comma 1 dopo la parola «amaricante» sono aggiunte le parole «o repellente» e dopo le parole «solo all'animale bersaglio» sono aggiunte le parole «fatti salvi i casi previsti all'art. 1, comma 6»;

Articolo 2

1. Il termine di validita' dell'ordinanza del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali 18 dicembre 2008, come modificata dall'ordinanza 19 marzo 2009 e dalla presente ordinanza, e' prorogato di ulteriori 24 mesi decorrenti dalla data di pubblicazione della presente.
2. La presente ordinanza, inviata alla Corte dei conti per la registrazione, entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana ed ha efficacia di ventiquattro mesi a decorrere dalla predetta pubblicazione.


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2 marzo 2010

CONCORSO INTERNO - GIUDICE ADITO

Consiglio di Stato sez.IV 12/2/2010 n. 769
Concorsi interni

(omissis)
FATTO e DIRITTO
Con il ricorso di primo grado, il signor Giuseppe De Luisi ha impugnato il bando della selezione interna, indetta nell’anno 2005 dal Ministero appellato, per il conferimento di posizioni “super” al personale appartente alla area funzionale C e collocato in posizione economica C3.
Con la sentenza impugnata, il TAR per il Lazio ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo.
L’appello proposto dal soccombente avverso tale sentenza è infondato.
E’ infatti ormai stabilmente acquisito nella giurisprudenza della Suprema Corte regolatrice il principio secondo cui la riserva alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo – per le controversie in materia di procedure concorsuali di assunzione - non opera nel caso di selezioni interne, volte a consentire il passaggio del personale da una posizione economica all’altra all’interno della stessa area di inquadramento.
Nel caso all’esame, in cui si controverte del passaggio ad una posizione economica ricompresa nella stessa area di inquadramento dei candidati, la giurisdizione spetta dunque al giudice ordinario.
L’appello va quindi respinto.
Le spese e gli onorari di questo grado del giudizio possono essere compensati in ragione dei contrasti giurisprudenziali sussistenti all’epoca di proposizione del ricorso introduttivo.

P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale - Sez. IV, definitivamente pronunciando, respinge l’appello n. 675 del 2006.
Compensa tra le parti le spese e gli onorari di questo grado del giudizio.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa.

2 marzo 2010

NOTIFICA PER COMPIUTA GIACENZA

Corte di Cassazione Civile sez.II 5/11/2009 n. 23541
Sul perfezionamento della notifica per compiuta giacenza

(omissis)
FATTO E DIRITTO
() impugna l'ordinanza del Giudice di Pace di Torre Annunziata n. 2472 del 2005, depositata il 30 giugno 2005 e non notificata con la quale veniva dichiarata l'inammissibilità del suo ricorso avverso il verbale di contravvenzione al Codice della Strada n. 6901 del 2004 per la violazione dell'art. 146 C.d.S., comma 3.
Il Giudice di Pace aveva pronunciato l'inammissibilità del ricorso, sulla base della L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 1, per la sua tardività, avendo ritenuto che il verbale era stato notificato il 22 marzo 2005 (giorno nel quale era stato inviato l'avviso di giacenza), mentre il ricorso era stato depositato soltanto 27 giugno 2005 e quindi oltre 60 giorni previsti dalla normativa.
L'odierno ricorrente articola un unico articolato motivo di ricorso, nel quale, lamenta che il Giudice di Pace abbia dichiarato tardivo il ricorso senza rilevare invece che la raccomandata era stata ritirata dall'opponente soltanto in data 16 maggio 2005, sicchè il ricorso doveva ritenersi tempestivamente proposto, considerato che sulla base della L. n. 890 del 1982, art. 8 "la notificazione sia ha per eseguita alla data del ritiro del piego".
Oltre alla censura su esposta, deduce la violazione della L. n. 689 del 1981, art. 23, per omessa lettura del dispositivo in udienza e nel merito la decadenza della pretesa dell'amministrazione per essere dei ricorsi più di 150 giorni dalla data dell'infrazione a quella della notifica del verbale.
Attivatasi procedura ex art. 375 c.p.c., il Procuratore Generale invia requisitoria scritta nella quale, concordando con il parere espresso nella nota di trasmissione, conclude con richiesta di accoglimento del ricorso per la sua manifesta fondatezza.
La richiesta non può essere accolta, risultando il ricorso infondato.
La prima censura appare infondata.
Dal provvedimento del Giudice di Pace risulta, infatti, che egli ha ritenuto perfezionata la notifica del verbale opposto il "22 marzo 2005 con l'invio dell'avviso di giacenza". Sulla base della L. n. 890 del 1982, art. 8, comma 4, (nel testo vigente all'epoca della notifica) "La notificazione si ha per eseguita decorsi 10 giorni dalla data del deposito".
Con interpretazione adeguatrice del disposto della norma ai principi costituzionali affermati in materia dalla Corte costituzionale, la notificazione doveva ritenersi compiuta decorsi 10 giorni dalla data in cui parte ricorrente ha ricevuto detto avviso. Il ritiro del plico è avvenuto soltanto il 16 maggio 2005, quasi due mesi dopo il suo invio. Stante il lasso di tempo intercorso, parte ricorrente avrebbe dovuto dimostrare (ma non l'ha fatto) di aver ricevuto l'avviso di giacenza in prossimità della data dell'avvenuto ritiro, dovendosi in mancanza ritenere che l'avviso di giacenza giunse al destinatario nei giorni immediatamente successivi alla data del 22 marzo, del resto per essere tempestivo il ricorso depositato il 27 giugno, la conoscenza dell'avvenuto deposito doveva essere intervenuta al massimo il 28 aprile e non in data anteriore.
Nè coglie nel segno l'osservazione del ricorrente, che valorizza il disposto del comma 4 del predetto art. 8, che testualmente recita; "la notificazione sia ha per eseguita alla data del ritiro del piego", posto che l'interpretazione sistematica della normativa in materia di notifica a mezzo posta (con riferimento in particolare al disposto del citato comma 4) induce a ritenere che la norma invocata da parte ricorrente riguardi esclusivamente il caso in cui il ritiro del piego abbia luogo prima che siano decorsi i 10 giorni dal deposito e non già dopo. Del resto le modifiche normative successive confermano tale interpretazione.
Quanto al secondo motivo occorre osservare che si tratta di ordinanza emessa non in udienza ma ai sensi del primo comma dell'articolo 23, sicchè non vi è alcun dispositivo da pronunciarsi.
L'ultimo motivo resta assorbito.

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.


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1 marzo 2010

SCONTRINO FISCALE E SPESE MEDICHE

UTILE INFORMAZIONE TRATTA DALLE NEWS DI ADUC SALUTE

 
Strada spianata per lo scontrino parlante che non riporta la natura del prodotto acquistato tramite la tradizionale dicitura "farmaco" o "medicinale", ma attraverso sigle come "Otc" (medicinale da banco), abbreviazioni come "med." e termini come "omeopatico". Sono alcuni dei chiarimenti forniti dall'Agenzia, con la risoluzione n. 10/E, a un dottore commercialista che chiede di sapere se, ai fini della deduzione o della detrazione d'imposta, l'indicazione della natura del prodotto acquistato deve avvenire esclusivamente mediante la dicitura "farmaco" o "medicinale", se e' eventualmente possibile integrare le informazioni presenti sullo scontrino con altri documenti e se e' ancora obbligatorio conservare la prescrizione medica.
Disco verde sul primo punto: i documenti di spesa rilasciati per l'acquisto di medicinali - si legge in una nota - consentono di fruire dei benefici Irpef a condizione che sia indicata la natura del prodotto attraverso sigle, abbreviazioni o terminologie chiaramente riferibili a farmaci. Sono dunque ammessi, gli scontrini che riportano le indicazioni "Otc" (che sta per "over the counter", ovvero, medicinale da banco) e "Sop" (senza obbligo di prescrizione), le diciture "omeopatico" e "ticket" e le abbreviazioni "med." per "medicinale" e "f.co" per "farmaco".
Disco rosso, invece, spiega l'Agenzia delle Entrate, sulla possibilita' di integrare le informazioni presenti sullo scontrino con altri documenti, come ad esempio copia della ricetta con il timbro della farmacia o copia del foglietto illustrativo: il documento di spesa deve infatti necessariamente riportare natura, qualita' e quantita' del prodotto. Non e' piu' necessario, infine, conservare la fotocopia della ricetta rilasciata dal medico di base, perche' la natura e la qualita' del prodotto acquistato si evincono dalla dicitura "farmaco" o "medicinale" e dalla indicazione del numero di autorizzazione all'immissione in commercio (AIC), rilevato mediante lettura ottica del codice a barre, di ciascun farmaco, riportate nei documenti di spesa rilasciati dalle farmacie.

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