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30 settembre 2010

IL PESCE CRUDO

 

Il pesce è sicuramente uno dei migliori tra i cibi forniti di proteine e alcuni di essi apportano un po’ dei preziosi acidi grassi Omega-3 , come il salmone ed in genere il pesce azzurro, specialmentese mangiati crudi, atteso che la cottura denatura le vitamine e gli omega 3. Ovviamente, però, bisogna fare attenzione ad alcuni rischi , a causa del verme anisakis. Le cui larve si sviluppano nell'apparato digerente dell'uomo, creando a volte disturbi molto seri. Per eliminare le larve, è sufficiente lasciare in congelatore, per tre o quattro giorni, il pesce che si vuole mangiare crudo. Molti sono ancora convinti che per mangiare tranquillamente le cozze crude basta spruzzarvi un po’ di succo di limone. Ma i rischi di gastroenteriti, salmonellosi, tifo e altre malattie, per fortuna quasi sempre curabili sono sempre in agguato. In effetti il succo di limone ha un’alta acidità, fino a un valore di 2,5 (pH), ed è noto che quasi tutti i batteri non possono vivere in un ambiente acido con pH inferiore a 4 (più è basso il numero e più la sostanza è acida). Il fatto è che il succo di limone fa da barriera allo sviluppo di altri batteri, ma per agire su quelli che già ci sono occorrono diverse ore, se non giorni. L’unico modo sicuro per eliminare i microbi nocivi è quello di cuocere cozze e vongole fino a quando le valve si aprono e la bollitura raggiunga il cuore del mollusco per almeno due o tre minuti


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29 settembre 2010

CARTELLI PUBBLICITARI

 

Corte di Cassazione Civile sez.II 10/6/2010 n. 13895
Circolazione stradale - costruzione e tutela delle strade - art. 23 - pubblicità abusiva

La collocazione di impianti pubblicitari non è soggetta alla procedura ex articolo 20 e 21 della legge 241/1990  ed è pertanto subordinata  ad atto  autorizzativo esplicito; il termine di cui all’articolo dall'art. 53 reg. esec. C.d.S., comma 5, non è perentorio e non risulta incluso nell'elenco di cui alla tabella B) del D.P.R. 26 aprile 1992, n. 300, (attuazione della L. n. 241 del 1990, art. 20).


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29 settembre 2010

NOTIFICA DEL VERBALE AL CUSTODE

 

Corte di Cassazione Civile sez.II 14/6/2010 n. 14287
La notifica nelle mani del custode è nulla quando la relazione dell'ufficiale giudiziario non contiene l'attestazione del mancato rinvenimento delle persone indicate nella norma citata

(omissis)
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con sentenza depositata in data 7 febbraio 2006, il Giudice di pace di Napoli rigettava l'opposizione proposta da P.M. avverso cartella esattoriale relativa a sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada.
Il Giudice rilevava che l'ente opposto aveva depositato documentazione dalla quale si evinceva che i verbali indicati nella cartella esattoriale erano stati tempestivamente notificati all'opponente, con notifica effettuata nelle mani del portiere.
Per la cassazione di questa sentenza ricorre il P. sulla base di tre motivi; gli intimati non hanno svolto attività difensiva.

MOTIVI DELLA DECISIONE
Con il primo motivo di ricorso, il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell'art. 139 cod. proc. civ. e della L. n. 890 del 1982, artt. 7 e 8, nonchè vizio di motivazione.
Contrariamente a quanto sostenuto dal Giudice di pace, le notificazioni dei verbali di contestazione effettuate al portiere dello stabile sarebbero mille, perchè dagli avvisi di ricevimento, tardivamente prodotti dal Comune di Napoli, non emerge altro che l'assenza del destinatario, mentre non vi è alcuna attestazione dello svolgimento delle attività prescritte dalle citate disposizioni, che individuano in via preferenziale i soggetti ai quali può essere consegnato l'atto da notificare in assenza del destinatario. L'ufficiale notificatore, inoltre, non ha effettuato l'adempimento prescritto dall'art. 139 cod. proc. civ., comma 4.
Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell'art. 201 C.d.S., anche in relazione agli artt. 200, 203 e 205 C.d.S., e dell'art. 333 reg. esec. C.d.S., nonchè vizio di motivazione.
Il Giudice di pace non avrebbe considerato la nullità delle copie dei verbali prodotti dal Comune, trattandosi di verbali difformi da quanto prescritto dal regolamento di esecuzione, non risultando dagli stessi, in particolare, gli estremi precisi della violazione.
Con il terzo motivo, il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell'art. 292 cod. proc. civ. e vizio di motivazione, in quanto contraddittoriamente il giudice di pace ha, da un lato, dichiarato la contumacia dei resistenti, così accertando la regolarità della costituzione del rapporto processuale, e, dall'altro, ha ritenuto violato il contraddittorio con riferimento alle note depositate da esso ricorrente, a ciò autorizzato dal giudice.
Il primo motivo di ricorso è manifestamente fondato.
Questa Corte ha avuto modo di affermare che "in caso di notifica nelle mani del portiere, l'ufficiale giudiziario deve dare atto, oltre che dell'assenza del destinatario, delle vane ricerche delle altre persone preferenzialmente abilitate a ricevere l'atto, onde il relativo accertamento, sebbene non debba necessariamente tradursi in forme sacramentali, deve, nondimeno, attestare chiaramente l'assenza del destinatario e dei soggetti rientranti nelle categorie contemplate dell'art. 139 cod. proc. civ., comma 2, secondo la successione preferenziale da detta norma tassativamente stabilita. E' pertanto nulla la notificazione nelle mani del portiere quando la relazione dell'ufficiale giudiziario non contenga l'attestazione del mancato rinvenimento delle persone indicate nella norma citata (Cass., S.U., n. 8214 del 2005; Cass., S.U., n. 11332 del 2005).
All'evidenza, il Giudice di pace, nel ritenere valide le notificazioni dei verbali cui si riferiva la cartella esattoriale opposta, non si è uniformato all'indicato principio, non avendo rilevato il mancato svolgimento degli adempimenti rimessi all'ufficiale notificatore nel caso in cui non possa procedere alla consegna dell'atto direttamente al destinatario dello stesso.
Il primo motivo va quindi accolto, con assorbimento degli altri, e la sentenza impugnata va cassata, con rinvio ad altro Giudice di pace di Napoli, per nuovo esame della opposizione, alla luce dell'indicato principio di diritto.
Al Giudice di rinvio è demandata altresì la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.


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29 settembre 2010

OMESSA INDICAZIONE DEI PUNTI DA SOTTRARRE

 

Corte di Cassazione Civile sez.II 14/6/2010 n. 14288
Art. 126 bis - omessa indicazione dei punti da sottrarre e annullabilità d'ufficio del verbale

L’annullamento di un verbale in autotutela, ex legge L. n. 241 del 1990, art. 21 nonies è ammesso in assenza di prescrizioni differenti del  legislatore in ogni caso l’omessa o errata indicazione dei punti da decurtare non determina violazioni del diritto di difesa e puo' essere sanata tempestivamente con  la rinnovazione della notificazione del verbale completo delle indicazioni mancanti.


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25 settembre 2010

PORTO D'ARMI - DINIEGO - CARENZA DI MOTIVAZIONE

 Anche i Prefetti ed i questori pagano; così pare abbiano sentenziato i giudici del T.A.R. della Sicilia , Sez. III, giudicando in merito al ricorso n. 3504/99 R.G. e, il Consiglio di Stato, N. Sez. 762/01 con adunanza del 12 giugno 2002, in relazione al rigetto del rinnovo del porto d’armi innanzi al difetto di un’adeguata motivazione, addebitando così le spese all‘amministrazione soccombente. Eppure, ancora oggi, molte amministrazioni pubbliche, facendosi forti dell’ampia discrezionalità che viene concessa loro in merito ai provvedimenti di polizia, forzano la mano dando sfocio a decreti apodittici che mostrano intrinsecamente una carenza di motivazione.

Il Tar Liguria Sez. Seconda – Sent. del 20.08.2008, n. 1576, compensando le spese di giudizio fra le parti, conclude che, come costantemente affermato dalla giurisprudenza, anche di questa Sezione, è illegittimo per insufficienza della motivazione il provvedimento con il quale si nega il rinnovo del porto d’armi a soggetto precedentemente autorizzato, sulla sola considerazione che lo stesso non versa allo stato nelle condizioni che giustificano la necessità di girare armato, senza assolutamente indicare le ragioni della nuova valutazione contrastante con le precedenti che, viceversa, avevano dato luogo al rilascio dell’autorizzazione al porto di pistola. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) N.2450/08 Reg.Dec. N. 3012 Reg.Ric .ANNO 2007 ha poi aggiunto che l’art. 43, comma 2, del citato Testo Unico riconosce, in effetti, alla p.a.. un potere ampiamente discrezionale nella valutazione dei presupposti e dei requisiti necessari per ottenere il rilascio della licenza di porto di pistola per difesa personale; ma di certo detta discrezionalità non può sconfinare in un operato dell’autorità procedente che in definitiva si appalesi in contrasto con i principi della logicità e ragionevolezza dell’azione amministrativa;Sotto tali profili non appare dato comprendere, pertanto, come, in assenza di mutati presupposti e requisiti soggettivi, l’amministrazione abbia successivamente ritenuto di procedere in modo differenziato nei confronti del richiedente la licenza (cfr.per casi in parte analoghi, decisioni della Sezione 7.6. 2006, n. 3427 e 27.7.2007, n.4169).


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22 settembre 2010

INAIL - DENUNCIA DI MALATTIA PROFESSIONALE PER VIA TELEMATICA

 

Circolare INAIL 15/9/2010 n. 36
Denuncia di malattia professionale per via telematica: modalità di acquisizione del certificato medico. Modifica dell'articolo 53 del testo unico, D.P.R. n. 1124/1965, approvata con D.M. 30 luglio 2010

Premessa

Il decreto ministeriale 30 luglio 2010 [1] ha approvato la delibera n. 42 del Presidente-Commissario straordinario dell'INAIL del 14 aprile 2010 che ha modificato l'art. 53, comma 5, del testo unico, D.P.R. n. 1124/1965, nel senso di seguito precisato.

[1] D.M. 30 luglio 2010, pubblicato sulla Gazz. Uff. n. 197 del 24 agosto 2010.

Nuova disciplina

La suindicata delibera n. 42/2010 prevede che il datore di lavoro che effettui la denuncia di malattia professionale per via telematica sia esonerato dall'obbligo di inviare il certificato medico, salvo che l'INAIL non ne faccia espressa richiesta, qualora tale certificato non sia stato direttamente inviato all'Istituto dal lavoratore o dal medico certificatore. La modifica, in analogia a quanto già previsto per l'invio telematico della denuncia di infortunio [2] e nell'ottica della semplificazione dei rapporti tra INAIL e datore di lavoro, mira ad evitare che quest'ultimo sia tenuto ad inviare copia dello stesso certificato medico del quale l'INAIL sia già venuto in possesso tramite altra fonte (medici di famiglia, medici ospedalieri o lo stesso lavoratore).

Ai sensi della nuova disposizione pertanto:

- il datore di lavoro, che abbia tempestivamente provveduto alla trasmissione della denuncia di malattia professionale per via telematica, è sollevato dall'onere dell'invio contestuale del certificato medico;

- l'Istituto deve richiedere l'invio del certificato medico al datore di lavoro nelle sole ipotesi in cui non lo abbia già ricevuto dal lavoratore o dal medico certificatore;

- il datore di lavoro, al quale l'INAIL faccia pervenire la richiesta specifica del certificato medico, è tenuto a trasmettere tale certificazione ai sensi dell'art. 53, comma 5, del testo unico, D.P.R. n. 1124/1965, così come modificato dal D.M. 30 luglio 2010 più volte menzionato. In caso di mancato invio restano confermate le disposizioni sanzionatorie di cui al punto 6 della Circ. 2 aprile 1998, n. 22, come modificate dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 1177.

Il Direttore generale

Giuseppe Lucibello

_________________

[2] D.M. 15 luglio 2005, pubblicato sulla Gazz. Uff. n. 173 del 27 luglio 2005.

Allegato

D.M. 30 luglio 2010

Approvazione della delibera n. 42 del Presidente-Commissario straordinario dell'INAIL del 14 aprile 2010, concernente la modifica dell'articolo 53 del testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124

(Gazz. Uff. 24 agosto 2010, n. 197)

IL MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

di concerto con

IL MINISTRO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE

Decreta:

È approvata la delibera n. 42 del Presidente-Commissario straordinario dell'INAIL del 14 aprile 2010, concernente la modifica dell'art. 53 del testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, nel testo allegato al presente decreto di cui forma parte integrante.

Allegato 1

DATA 14 aprile 2010

PROT. N. 42

ORGANO PRES-CS - INAIL

INAIL

Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro

Acquisizione della denuncia di malattia professionale per via telematica.

Modifica dell'articolo 53 del testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124.

Decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38 - Articolo 14, comma 1.

IL PRESIDENTE - COMMISSARIO STRAORDINARIO

Delibera

di approvare la seguente proposta di modifica dell'articolo 53 del testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 e successive modifiche e integrazioni:

al comma 5 dell'articolo 53 del predetto testo unico è aggiunto il seguente periodo:

«Qualora il datore di lavoro effettui la denuncia di malattia professionale per via telematica, il certificato medico deve essere inviato solo su espressa richiesta dell'Istituto assicuratore nelle ipotesi in cui non sia stato direttamente inviato dal lavoratore o dal medico certificatore».

La presente delibera sarà inviata al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'economia e delle finanze, per l'emanazione del conseguente provvedimento, ai sensi dell'articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38.


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21 settembre 2010

IL SITO WEB "NORMEINRETE" NON E' PIU' DISPONIBILE

Se si cerca di usare il sito  www.normeinrete.it  vi apparirà la la schermata sotto riportata. E' stato pertanto chiesto a "LineaAmica" i motivi della chiusura del servizio o se, eventualmente, lo stesso fosse stato sostituito con un altro sito e/o diverso indirizzo.





Ministero della Giustizia

Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, del Personale e dei Servizi

Direzione Generale per i Sistemi Informativi Automatizzati

Il portale NORME IN RETE non è più disponibile.


La risposta di "Lineaamica" è stata  la seguente:

Gent.le sig. Geronimo, La informiamo che e' in corso il progetto "Normattiva", una Banca Dati testuale in cui sono memorizzati tutti gli atti normativi numerati pubblicati in Gazzetta Ufficiale dal 1946 ad oggi. Per ulteriori informazioni e dettagli il sito web e':
://www.normattiva.it .  Normattiva consente di ricercare gli atti attraverso diverse modalita': estremi dell'atto: giorno, mese, anno, numero; tipo di atto: legge, decreto legislativo, decreto legge, ecc; parole nel titolo; parole nel testo; periodo di pubblicazione.


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15 settembre 2010

NON SI DECURTANO I PUNTI DELLA PATENTE AL PROPRIETARIO DEL VEICOLO


Corte di Cassazione Sezioni unite civili 12/7/2010 n. 16276

Impossibilità di decurtare i punti al proprietario del veicolo non identificato come trasgressore

(omissis)
Svolgimento del processo
G. M. M. propose tempestivo ricorso al Giudice di Pace di Roma ai sensi dell’art. 204 bis Dlgs. 30.4.1992. n. 285 (Nuovo Codice della Strada), in relazione all’art. 22 L. 24.11.1981 n. 689, in opposizione avverso un processo verbale di contestazione di un illecito stradale notificatogli il 20.4.2004 dalla locale Polizia Municipale (relativo alla violazione di cui agli artt. 41, co. 11 e 146 cit. Dlgs. per inosservanza dell’obbligo di arresto segnalato da luce semaforica rossa). L’opponente, tra l’altro e segnatamente, dedusse, in via incidentale, l’illegittimità per contrasto con l’art. 3 della Costituzione, della sanzione della decurtazione del punteggio dalla patente di guida, con il verbale comminatagli ai sensi dell’art. 126 bis citato codice, in qualità di proprietario dell’autoveicolo, con il quale sarebbe stata commessa l’infrazione, per l’ipotesi di mancata comunicazione, entro il termine di gg. 30, delle generalità e dei dati della patente di guida del conducente trasgressore.
L’opposizione, cui aveva resistito il comune di Roma, costituendosi con proprio funzionario, venne respinta, con compensazione totale delle spese, dal giudice adito con sentenza del 16.2.2005, depositata il 1.3.2005, sulla testuale motivazione che “le argomentazioni svolte dal ricorrente non offrono elementi di valutazione atti ad inficiare l’opposto verbale, atteso l’art. 334 del Reg. Es. C.d.S. e la mancata indicazione delle generalità del conducente al momento della commessa violazione”.
Avverso tale sentenza il M. ha proposto ricorso per cassazione, non resistito dall’amministrazione intimata, che è stato assegnato a queste Sezioni Unite.

Motivi della decisione
Nell’unico motivo di ricorso vengono dedotte “violazione e falsa applicazione di norme e di principi  di diritto con riferimento all’art. 126 bis, comma 2, cod. strada: violazione dell’art. 3 Cost. secondo la sentenza n. 27/05 della Corte Costituzionale: omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360 nn. 3 e 5, c.p.c.), essenzialmente censurandosi la mancata considerazione della citata sentenza del  Giudice delle Leggi, che aveva risolto, con effetto sostanzialmente abrogativo della sanzione accessoria, nel senso prospettato dall’opponente, la questione incidentale proposta.
Va innanzitutto premesso che la possibile questione di giurisdizione dell’AGO, implicata dai particolar motivi del mezzo d’impugnazione, diretto avverso la conferma di un provvedimento sanzionatorio diverso dalla sanzione pecuniaria, in considerazione della quale il ricorso è stato assegnato alle Sezioni Unite, è stata già positivamente  risolta con sentenza di questo consenso n. 20544 del 29.7.2008, affermandosi il principio secondo cui “in tema di sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, l’opposizione giurisdizionale nelle forme previste dagli artt. 22 e 23 della legge 24 novembre 1981 n. 689, ha natura di rimedio generale esperibile, salvo espressa previsione contraria, contro tutti i provvedimenti sanzionatori, ivi compresi quelli di sospensione della validità della patente di guida e quelli prodomici a tale sospensione, quali la decurtazione progressiva dei punti: mentre l’esclusione di tale rimedio per il provvedimento di decurtazione dei punti contrasterebbe con gli artt. 3 e 24 Cost., intaccandosi l’omogeneità del sistema sanzionatorio del codice della strada”.
Sulla scorta del suesposto principio, che va confermato e che ben si attaglia al caso di specie, in cui la principale doglianza dell’opponente, l’unica ribadita nella presente sede, attiene all’applicabilità della sanzione accessoria suddetta, affermata la giurisdizione del giudice ordinario anche nei casi in cui l’impugnativa ex artt. 204 bis C.d.S. e 22 l. 689/81 attenga alla comminatoria della decurtazione del punteggio dalla patente di guida, nella specie preannunciata nel verbale di contestazione dell’illecito notificato al proprietario, che il giudice di merito ha ritenuto legittima, agevole risulta l’accoglimento del ricorso. Il Giudice di Pace, infatti, non ha tenuto conto, a tal riguardo, della sentenza della Corte Costituzionale n. 27 del 12/24, 2005, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 26.1.2005 e pertanto già vincolante (ex artt. 136 co. I Cost. e 30 co. 3 L. 87/53) a guida di ius superveniens, con la quale era stata dichiarata l’illegittimità, per contrarietà al principio della ragionevolezza, dell’art. 126 bis co. 2 Dlgs. 285/92, nella parte in cui disponeva che, in caso di mancata identificazione del conducente autore della trasgressione e di mancata successiva comunicazione dei relativi dati personali e di abilitazione guida, entro il termine di gg. 30 dalla notifica, da parte del proprietario del veicolo, cui il verbale di accertamento della violazione fosse stato notificato, quest’ultimo avrebbe subito la sanzione della decurtazione del punteggio della patente, dovendo invece trovare applicazione in siffatti casi soltanto l’ulteriore sanzione pecuniaria di cui all’art. 180 co. 8 C.d.S. Tale decisione aveva comportato l’espunzione dall’ordinamento della norma censurata e, conseguentemente de qua, relativa ad una sanzione ormai non più irrogabile. La sentenza impugnata deve essere, pertanto, casata senza rinvio, nella parte in cu ha espressamente confermato l’irrogabilità della decurtazione del punteggio e per l’effetto, non essendo necessari altri accertamenti di merito, questa Corte provvede direttamente ex art. 384 co. 1 u.p. c.p.c., all’accoglimento dell’opposizione, dichiarando l’opponente non assoggettabile alla decurtazione del punteggio.
Giusti motivi, infine, considerati l’esito solo parzialmente favorevole dell’opposizione (che per quanto attiene alla pur confermata sanzione pecuniaria, non ha formato oggetto di ricorso), l’evidente errore del giudicante, verosimilmente non a conoscenza del giudicato costituzionale, pubblicato pochi giorni prima della decisione, e la mancata resistenza in questa sede dell’amministrazione intimata, comportano la dichiarazione di totale compensazione delle spese dell’intero processo, sia per il grado di merito, sia per quello di legittimità.

P.Q.M.
La Corte a Sezioni Unite accoglie il ricorso, cassa senza rinvio la sentenza impugnata, limitatamente alla conferma della decurtazione del punteggio della patente di guida e, pronunziando nel merito, in parziale accoglimento dell’opposizione, annulla il verbale opposto, nella parte relativa alla suddetta sanzione.
Dichiara totalmente compensate tra le parti le spese dell’intero processo.
(omissis)


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14 settembre 2010

MILITARI - INTERDIZIONE PERPETUA DAGLI UFFICI PUBBLICI

 

Consiglio di Stato sez.IV 31/8/2010 n. 6437; Pres. Numerico, P., Est. Poli, V.
Interdizione perpetua dagli uffici pubblici - Atto dovuto e vincolato - Procedimento disciplinare - Non occorre

(omissis)
Considerato che:
a) con il primo motivo di gravame si contesta la decorrenza degli effetti del provvedimento di perdita del grado per rimozione a seguito di condanna penale invocandosi l’applicazione dell’art. 21 bis, l. n. 241 del 1990;
b) il motivo è infondato in quanto gli effetti giuridici della perdita del grado – e della conseguente cessazione dal servizio permanente effettivo – decorrono dalla data di irrevocabilità della sentenza che infligge la pena accessoria, a mente del combinato disposto delle norme speciali dettate dagli artt. 26, lett. g), 37, co. 2, 60, n. 7, lett. a), l. n. 599 del 1954 (oggi artt. 861, lett. e), 866 e 867, co. 3, d.lgs. n. 66 del 2010 recante il codice dell’ordinamento militare), nonché 34 c.p.m.p. e che, pertanto, non può trovare applicazione la norma generale sancita dal menzionato art. 21 bis;
c) con il secondo motivo si deduce la violazione dell’art. 29, c.p.m.p. come interpretato dalla decisione di questo Consiglio sez. IV, n. 3661 del 2006;
d) il motivo è infondato sulla scorta della costante giurisprudenza del Consiglio di Stato (antecedente e successiva all’isolata decisione sopra indicata, cfr. per tutte, Cons. St., sez. III, 27 febbraio 2007, n. 128/2007 cui si rinvia a mente dell’art. 9, l. n. 205 del 2000) e della Corte cost. (cfr. 9 luglio 1999, n. 286; 11 dicembre 1997, n. 383);
e) gli artt. 28 e 29 c.p.m.p. contemplano due diverse pene militari accessorie, conseguenti a determinate condanne nei confronti dei militari, la degradazione e la rimozione dal grado; la degradazione opera ex tunc e priva il militare ab origine dello status di militare.
La rimozione dal grado opera invece ex nunc, e non priva il soggetto dello status di militare, ma lo colloca al livello più basso della gerarchia militare, quello di soldato semplice; il grado di "soldato semplice" riguarda solo i soggetti astretti dalla leva obbligatoria, mentre non riguarda i volontari in servizio permanente effettivo, per i quali il primo gradino della carriera militare è il grado di primo caporal maggiore (v. artt. 1 e 2 d.lgs. 12 maggio 1995 n. 196; art. 11 l. 10 maggio 1983 n. 212; allegato A) al d.P.R. n. 545 del 1986);
2.1. Giova osservare che il Cod. pen. mil. di pace è stato varato durante la seconda guerra mondiale, vale a dire in un’epoca in cui operava la leva obbligatoria, indispensabile per le esigenze belliche, e in cui il riferimento al "semplice soldato" era appunto fatto al soldato in servizio di leva obbligatoria.
f) la risoluzione del rapporto di impiego è solo un effetto indiretto della pena accessoria comminata in perpetuo, e non una sanzione disciplinare inflitta senza procedimento; pertanto, legittimamente, l’amministrazione, a fronte di una sentenza penale di condanna con inflizione di pena accessoria interdittiva o espulsiva, non può che disporre la cessazione dal servizio, con un provvedimento che non ha portata disciplinare e che costituisce atto dovuto, vincolato, dichiarativo di uno status conseguente alla condanna penale del dipendente;
g) il ragionamento valevole per l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, di cui all’art. 29 c.p., va esteso alla degradazione e alla rimozione, di cui agli artt. 28 e 29 c.p.m.p.;
h) l’isolato precedente contrario della IV sezione muove dalla non condivisibile premessa che l’art. 29 c.p.m.p., a differenza del precedente art. 28, vorrebbe conservare il posto di lavoro ai militari; tale premessa é erronea, alla luce di quanto esposto, perché l’art. 29 cit. non fu dettato nell’interesse del militare, ma nell’interesse delle esigenze belliche; pertanto la ratio legis non fu quella di conservare il posto di lavoro al militare a tempo indeterminato, ma più pragmaticamente quella di trattenere il militare in servizio temporaneamente, fino alla cessazione della leva obbligatoria, vale a dire, in tempo di guerra, in funzione delle esigenze di un contingente di forze armate il più umeroso possibile.

P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso meglio specificato in epigrafe:
- respinge l’appello e per l’effetto conferma la sentenza impugnata.
- nulla sulle spese del presente grado di giudizio.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa.


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14 settembre 2010

ACCESSO AGLI ATTI CONCORSUALI

 

Tribunale Amministrativo Regionale Lazio Roma sez.II quater 3/9/2010 n. 32103
Accesso agli atti di procedure concorsuali

(omissis)
FATTO
La ricorrente, che aveva partecipato al concorso pubblico per esami e titoli a cinque posti di dirigente amministrativo, indetta con decreto direttoriale del 1 marzo 2007, pur essendosi brillantemente collocata in graduatoria, non era risultata vincitrice del predetto concorso.
Con istanza notificata il 3 febbraio 2010 la ricorrente, motivata con esplicito riferimento all’esigenza di tutelare le proprie posizioni soggettive, ha in conseguenza richiesto l’accesso ai titoli di studio ed ai documenti comprovanti i titoli di preferenza dai concorrenti classificarsi fino all’undicesimo posto nella graduatoria del concorso.
Il ricorso, debitamente notificato a tutti i controinteressati, è affidato alla denuncia della violazione dell’art. 97 Cost. e degli art. 22 e ss. della 7.8.1990, n. 241: la conoscenza degli atti del concorso richiesti sarebbe stata indispensabile per garantire la tutela della sua posizione giuridica, dovendosi peraltro escludere al riguardo ogni profilo di riservatezza.
L’Amministrazione si è solo formalmente costituita in giudizio.
Chiamata alla Camera di Consiglio la causa, su richiesta del patrocinatore della ricorrente, è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO
Il ricorso è fondato.
Come è noto, in base ai principi generali in materia, l'accesso agli atti amministrativi è la regola, mentre il diniego è l’eccezione.
L’accesso può infatti essere escluso solo ed esclusivamente nei casi espressamente previsti dall’art. 24 L. n. 241/1990, tra i quali non rientra quella in parola.
Pertanto l’accesso ai documenti prodotti dai candidati (ma anche ai verbali, alle schede di valutazione ed agli elaborati) non può essere rifiutato dall’amministrazione dato che:
-- il diritto di accesso alla documentazione amministrativa prevale sul diritto alla riservatezza dei terzi (cfr. T.A.R. Lazio Roma, sez. III, 12 novembre 2009, n. 11094);
-- deve essere esclusa in radice, rispetto a tali documenti, l'esigenza di riservatezza a tutela dei terzi, sia perché i concorrenti, prendendo parte alla selezione, hanno evidentemente acconsentito a misurarsi in una competizione nella quale la comparazione dei valori costituisce l'essenza; e sia perché tali atti, una volta acquisiti alla procedura, escono dalla sfera personale dei partecipanti (cfr. T.A.R. Campania Napoli, sez. V, 09 febbraio 2010, n. 726);
-- non vi è alcuna necessità di attendere la conclusione della medesima, in quanto non v’è necessità che la lesione si faccia concreta e quindi con essa l'interesse all'impugnazione diventi attuale, in quanto il candidato è comunque titolare di un interesse autonomo alla conoscenza dei predetti atti specie laddove l'interessato abbia chiesto copia di atti, quali curriculum, titoli, ecc. in relazione ai quali non vi è alcuna contrapposta esigenza di riservatezza (cfr. Consiglio Stato, sez. VI, 21 maggio 2009, n. 3147; T.A.R. Liguria Genova, sez. II, 25 novembre 2009, n. 3460);
In conclusione il ricorso è fondato e deve essere accolto e deve essere dichiarato il diritto della ricorrente all’accesso alla documentazione richiesta entro 15 giorni decorrenti dalla comunicazione in via amministrativa o dalla notifica del presente decisione.
In relazione al comportamento del Ministero che, a quasi venti anni dall’emanazione della L. n.241/1990, ha costretto l’interessata ad adire la via giurisdizionale per ottenere un diritto pacifico le spese, secondo le regole generali. seguono la soccombenza e sono complessivamente liquidati in € 2.000,000 di cui € 500,00 per spese.

P.Q.M.
il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio– Sez.II^- quater:
1. Accoglie il ricorso avverso il silenzio-rifiuto, e per l’effetto dichiara l'obbligo del Ministero a provvedere sulla domanda di accesso della ricorrente nei tempi e nei modi di cui in motivazione;
2. Condanna la Regione al pagamento delle spese processuali che vengono complessivamente liquidate in € 2.000,00 di cui 500,00 per spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.


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10 settembre 2010

SICUREZZA SUL LAVORO - CHI SBAGLIA PAGA

 Con nota prot. n.716096 del 17 ottobre 2008, il Segretario generale del Comune di Palermo trasmetteva alla Procura regionale della Corte dei conti la delibera di riconoscimento del debito fuori bilancio n. 272 del 22 luglio 2008, relativa al pagamento della somma di € 8.003,50 , effettuato con determina dirigenziale n. 23 del 15 aprile 2008, per l’ ammenda comminata al Direttore generale del Comune di Palermo, in qualità di datore di lavoro, per la violazione di disposizioni sulla sicurezza dei luoghi di lavoro ex legge n.626/94.

La Corte dei Conti – Sezione giurisdizionale della Sicilia, con sentenza N. 1574/2010 ha chiarito che le sanzioni che vengono comminate ai direttori generali ed ai dirigenti per le violazioni rilevate sul luogo di lavoro, in violazione alle norme sulla tutela e la sicurezza dei lavoratori, devono essere pagate direttamente dagli stessi e non possono essere messe a carico dell'amministrazione, poiché il porle a carico del bilancio dell'ente locale determina una responsabilità amministrativa.


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