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29 marzo 2011

DIRITTO DI ACCESSO AI VERBALI DI SOPRALLUOGO

Tribunale Amministrativo Regionale Emilia Romagna Bologna sez. II 18/2/2011 n. 144
Diritto di accesso ai verbali di sopralluogo di agenti di polizia giudiziaria

1. Diritto di accesso ai documenti amministrativi – Atti coperti da segreto istruttorio penale – Individuazione
2. Diritto di accesso ai documenti amministrativi – Verbali di sopralluogo redatti da agenti di polizia giudiziaria nell’espletamento delle loro funzioni istituzionali in materia di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro – Segreto istruttorio penale di cui all’art. 329 c.p.p. – Esclusione – Diniego di accesso – Illegittimità – Fattispecie

1. Non ogni denuncia di reato presentata dalla pubblica amministrazione all’autorità giudiziaria costituisce atto coperto da segreto istruttorio penale che, in quanto tale, è sottratto all’accesso; qualora, infatti, la denuncia sia stata presentata dalla pubblica amministrazione nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali, l’atto richiesto in ostensione non ricade nell’ambito di applicazione dell’art. 329 c.p.p. (v. Cons. Stato, sez. VI, 9.12.2008, n. 6117).
2. È illegittimo il diniego di accesso opposto dall’amministrazione sanitaria ai verbali di sopralluogo effettuati da personale tecnico della azienda Usl relativi allo stato di conservazione delle coperture in eternit di alcuni edifici industriali, basato sulla ritenuta sottrazione all’accesso degli atti redatti dai propri dipendenti (nella loro qualità di agenti di Polizia giudiziaria), in quanto documenti coperti da segreto istruttorio penale di cui all’art. 329 c.p.p., trattandosi di verbali redatti nell’espletamento delle loro funzioni amministrative istituzionali in materia di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro; non essendo detti verbali mai stati inviati alla competente Procura della Repubblica, non vi è alcun valido elemento e/o argomento a sostegno della sottrazione all’accesso degli stessi perché coperti dal segreto istruttorio penale ex art. 329 c.p.p.


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29 marzo 2011

CONCORSO-COMMISSIONE GIUDICATRICE- IMPUGNAZIONE

Consiglio di Stato sez. V 4/3/2011 n. 1408; Pres. Quadri, F., Est. Gaviano, N.
1. Concorso - Commissione giudicatrice - Nomina - Impugnazione
2. Concorso - Commissione giudicatrice - Nomina - Competenza - Dei dirigenti

1. La nomina della commissione giudicatrice può essere impugnata dal candidato solo nel momento in cui, con l'approvazione delle operazioni concorsuali e la nomina del vincitore, si esaurisce il relativo procedimento amministrativo e diviene compiutamente riscontrabile la lesione della sfera giuridica altrui.

2. L’art. 51, commi 2 e 3, della legge n. 142 del 1990, nel testo riformato dalla legge n. 127 del 1997, secondo il quale ai dirigenti spettano tutti i compiti che la legge e lo statuto dell'ente locale non riservino espressamente agli organi di governo dell'ente, costituisce disposizione immediatamente applicabile senza bisogno dell'interposizione di apposite fonti secondarie, cui spetta solo la determinazione delle modalità d'esercizio della competenza, comunque indefettibile e tale da non tollerare impedimenti o soluzioni di continuità. Perciò è illegittimo il provvedimento di nomina di una commissione di concorso effettuata dalla Giunta provinciale e non già dal competente dirigente, a nulla rilevando le specifiche norme regolamentari della Provincia.


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26 marzo 2011

LA CONCILIAZIONE

Dal 21/3/2011 chi intende avviare delle controversie in determinati ambiti civili aver prima tentato una mediazione.
Gli ambiti a cui si applica la mediazione sono i seguenti:
- controversie inerenti i diritti reali (proprieta', usufrutto, etc);
- controversie inerenti la divisione;
- controversie inerenti le successioni ereditarie;
- controversie inerenti i patti di famiglia;
- controversie inerenti la locazione e l'affitto di aziende;
- controversie inerenti il comodato;
- controversie inerenti la responsabilita' medica;
- controversie inerenti la responsabilita' da diffamazione con mezzo stampa o con altro mezzo di pubblicita'';
- controversie inerenti i contratti assicurativi, bancari e finanziari.

Per le controversie in materia di condominio e di risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti (incidenti stradali) la mediazione rimane invece facoltativa, essendo stata prorogata l'obbligatorieta' al marzo 2012.

La conciliazione non si applica, in generale, ai procedimenti che hanno carattere di urgenza, fino al momento in cui inizia il giudizio di merito.
In particolare:
- ai procedimenti per ingiunzione, inclusa l'opposizione (opposizione a decreto ingiuntivo), fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione.
- ai procedimenti per convalida di licenza o sfratto, fino al mutamento del rito (successivo all'emanazione dell'ordinanza da parte del giudice);
- ai procedimenti possessori, fino alla pronuncia dei provvedimenti del giudice, ovvero prima che inizi il giudizio di merito;
- ai procedimenti di opposizione all'esecuzione forzata (opposizione a fermo amministrativo, a pignoramento, etc.);
- ai procedimenti in camera di consiglio;
- alle azioni civili esercitate nei processi penali;
- alle azioni inibitorie delle clausole vessatorie e alle azioni delle associazioni di consumatori;
- alle cause collettive disciplinate dall'art.140 bis del codice del consumo. Per queste, in ogni caso, l'eventuale accordo conciliativo che intervenga dopo la scadenza per l'adesione vale nei confronti di tutti gli aderenti che
vi abbiano consentito.

L'argomento è trattato, in maniera più esaustiva , sul sito ADUC, nella seguente pagina:

http://sosonline.aduc.it/scheda/nuova+conciliazione+civile+obbligatoria_18877.php

 


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16 marzo 2011

Z.T.L.

Corte di Cassazione Civile sez. II 25/2/2011 n. 4725

Accesso abusivo nella ZTL - varchi elettronici - necessità di indicare dettagliatamente il motivo per il quale non si è proceduto alla contestazione immediata - esclusione - applicazione della continuazione per violazioni reiterate nel tempo - esclusione


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16 marzo 2011

PARCHEGGIO - VIOLENZA PRIVATA

Corte di Cassazione Penale sez. V 1/2/2011 n. 7592
Bloccare con la propria auto un'altra nel parcheggio condominiale, con determinata volontà, costituisce violenza privata

(omissis)
Rilevato in fatto:
- che con l’impugnata sentenza fu confermata la condanna di M. I. alla pena di giorni trenta di reclusione nonché al risarcimento dei danni in favore della costituita parte civile A. V. per il reato di violenza privata, consistito, secondo l’accusa, nell’avere essa imputata, intenzionalmente parcheggiando la propria autovettura all’interno del cortile condominiale in modo tale da impedire l’uscita di quella dell’A. e quindi omettendo, nonostante le ripetute sollecitazioni, di rimuovere detta autovettura, costretto la persona offesa a restare a lungo sul posto anziché allontanarsi, come essa avrebbe voluto, con il proprio automezzo;
- che avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione la difesa dell’imputata denunciando inosservanza ed erronea applicazione di legge unitamente a vizio di motivazione sull’assunto, in sintesi e nell’essenziale, che:
1) indebitamente la corte d’appello, sulla base di una mera presunzione, avrebbe dato per provata l’originaria intenzione dell’imputata di parcheggiare la propria autovettura in modo da impedire l’uscita di quella dell’A. ed altrettanto indebitamente avrebbe poi disatteso, ignorando la deposizione della figlia della stessa imputata, presente ai fatti, la versione difensiva secondo la quale il ritardo nel rimuovere il veicolo dalla posizione d’intralcio sarebbe dipeso solo dal fatto che non era stato possibile, nell’immediato, nonostante le affannose ricerche, reperire le chiavi;
2) la pena sarebbe stata determinata in misura ingiustificatamente eccessiva;
3) quanto alle statuizioni civili: - 3/a) non sarebbe stato in alcun modo dimostrato il nesso di causalità tra la condotta attribuita all’imputata ed il malore accusato dalla persona offesa, in relazione al quale era stata pronunciata condanna al risarcimento dei danni: -3/b) si sarebbe dovuta ridurre l’entità del risarcimento, atteso l’intervenuta assoluzione, in sede di appello, del marito della ricorrente, di cui era stata affermata, in primo grado, la penale responsabilità a titolo di concorso nel medesimo reato; -3/c) indebitamente sarebbe stata subordinata la sospensione condizionale della pena al pagamento della provvisionale provvisoriamente esecutiva, quando la sentenza di primo grado l’aveva subordinata al pagamento della somma fissata a titolo di risarcimento entro sei mesi dal passaggio in giudicato della decisione;
- che, nelle more, trattandosi di fatto commesso il 2 marzo 2002, è maturato il termine di prescrizione del reato, da individuarsi in sette anni e mesi otto, tenuto conto delle interruzioni e della sospensione di gg. 60 (così determinati ex art. 159, comma 1, n. 3, c.p.), dovuta a rinvio del dibattimento dal 4 marzo 2005 al 25 maggio 2005 su richiesta della difesa per impedimento del coimputato dell’attuale ricorrente;
Considerato in diritto:
- che, in assenza delle condizioni di cui all’art. 129, comma 2, c.p.p., l’impugnata sentenza va annullata senza rinvio, con riguardo alle statuizioni penali, per estinzione del reato dovuta all’intervenuta prescrizione; il che rende superati i motivi di ricorso sopra riassunti al punto 2) e al punto 3/c);
- che, dovendosi decidere, ai sensi dell’art. 578 c.p.p., sui residui motivi di ricorso, ai fini civili, gli stessi non appaiono meritevoli di accoglimento, in quanto:
a) con riguardo alla ritenuta configurabilità del reato a carico dell’imputata, le proposte doglianze, ad onta dell’encomiabile impegno profuso della difesa, non toccano l’essenziale della motivazione sulla quale si basa l’impugnata sentenza, costituito dal rilievo che non solo sulla base di quanto si afferma “concordemente riferito dai testi”, ma anche sulla base di quanto “da lei stessa ammesso” l’imputata avrebbe lasciato trascorre circa un’ora “senza scendere o anche solo affacciarsi per spiegare di aver smarrito le chiavi”; atteggiamento, questo, più che ragionevolmente ritenuto quindi, dalla corte di merito, indicativo di una volontà tesa ad impedire all’A., almeno per un certo tempo, di allontanarsi, come ella avrebbe voluto, con la propria autovettura, senza che, al riguardo, possa validamente contrapporsi, in questa sede, quella che nello stesso atto di gravame viene prospettata come semplice ipotesi alternativa, tale da non potersi “escludere a priori”, secondo cui l’atteggiamento dell’imputata sarebbe dipeso dal suo convincimento che il marito e il padre, presenti sul posto, avessero provveduto ad informare del momentaneo smarrimento delle chiavi la persona offesa;
b) con riguardo alle conferenze statuizioni civili: -b/1) la sussistenza del nesso di causalità tra la condotta dell’imputata ed il malore che, ad un certo punto, era stato accusato dalla persona offesa non può certo dirsi irragionevolmente ritenuta dalla corte di merito, la cui valutazione, sul punto, non appare quindi censurabile in questa sede, attesa l’assenza, nel ricorso, di alcun riferimento a specifici elementi atti ad inficiarla, essendosi la difesa limitata alla semplice e generica prospettazione di “eventuali cause preesistenti o successive atte a cagionare il predetto stato”, senza alcuna specifica indicazione della loro natura e delle ragioni per le quali se ne sarebbe dovuta quanto meno sospettare la presenza; -b/2) il “quantum” risarcibile dev’essere determinato, come appare del tutto ovvio ,sulla base della ritenuta, obiettiva gravità del danno subito dalla persona offesa e non del numero dei soggetti tenuti al risarcimento, di tal che non si vede per quale ragione l’intervenuta assoluzione, in appello, del marito della ricorrente, condannato in primo grado come concorrente nel medesimo reato, avrebbe dovuto dar luogo ad una riduzione del suddetto “quantum”;

P.Q.M.
La Corte annulla senza rinvio, agli effetti penali, la sentenza impugnata perché il reato è estinto per intervenuta prescrizione. Rigetta il ricorso agli effetti civili.
(omissis)


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8 marzo 2011

LA REVISIONE DELLA PATENTE DEVE ESSERE MOTIVATA

Tribunale Amministrativo Regionale Lazio sez. I ter 11/8/2010 n. 30636
Il provvedimento di revisione della patente deve essere motivato puntualmente

(omissis)
FATTO
Attraverso l’atto introduttivo del presente giudizio, notificato in data 15 luglio 1991 e depositato il 16 luglio seguente, il ricorrente impugna il provvedimento di cui alla nota in data 24 giugno 1991, con il quale la Prefettura di Roma lo ha invitato a presentarsi “presso l’ufficio prov. le della M. C. T. C. di Roma per essere sottoposto, previa prenotazione, a nuovo esame di idoneità” per la revisione della patente di guida, “perché transitava sulla corsia preferenziale di via Cicerone”, chiedendone l’annullamento.
A tale fine deduce i seguenti motivi di impugnativa:VIOLAZIONE ART. 89 D. P. R. 15 GIUGNO 1959, N. 393. ECCESSO DI POTERE PER DIFETTO DI ISTRUTTORIA E DI MOTIVAZIONE. ILLOGICITA’ MANIFESTA. DIFETTO DEI PRESUPPOSTI DI FATTO E DI DIRITTO. DISPARITA’ DI TRATTAMENTO. La formulazione della disposizione in argomento è chiara nel prevedere che il potere amministrativo nella stessa contemplato “possa essere esercitato in base ad una valutazione discrezionale ma fondandosi sempre su adeguati accertamenti dei relativi presupposti, il che richiede lo svolgimento di una istruttoria e la relativa motivazione adeguata e conseguente”. Nella specie, tali principi sono stati violati.
L’unico elemento di riferimento è, infatti, il verbale n. 292912 dei vigili urbani, del tutto privo di indicazioni su “dubbi sulla persistenza dei requisiti fisici e psichici prescritti o sulla idoneità” E’ da aggiungere che l’infrazione contestata è comune nella circolazione cittadina e da essa non sono in alcun modo desumibili elementi per ritenere venuti meno i requisiti in questione.
Con atti depositati in date 22 luglio 1991, 16 settembre 1991 e 23 febbraio 2010 si sono costituite le Amministrazioni intimate, astenendosi – nel prosieguo – dal depositare memorie e/o documenti.
Con ordinanza n. 1132/1991 il Tribunale ha accolto la domanda incidentale di sospensione.
Con memoria deposita in data 12 maggio 2010 il ricorrente ha sostanzialmente reiterato le censure sollevate.
All’udienza pubblica del 27 maggio 2010 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO
1. Il ricorso è fondato e, pertanto, va accolto.
1. 1. Come esposto nella narrativa che precede, il ricorrente lamenta l’illegittimità del provvedimento con il quale è stato invitato a sottoporsi ad un nuovo esame (teorico e pratico) di idoneità per la revisione della patente di guida, adducendo i vizi di violazione di legge (in particolare, art. 89 del D. P. R. 15 giugno 1959, n. 393, previsione ora rubricata sotto l’art. 128 del D. Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) ed eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione.
Tali censure sono fondate.
1. 2. L’art. 89 in argomento – nel disciplinare la “revisione della patente di guida”, al pari dell’attuale art. 128 del D. Lgs. n. 285/1992 – prescriveva che i prefetti e gli ispettori della motorizzazione civile potessero disporre la sottoposizione a visita medica o ad esame di idoneità dei “titolari di patente di guida qualora” sorgessero “dubbi sulla persistenza nei medesimi dei requisiti fisici e psichici prescritti e della idoneità”.
Come più volte affermato in ambito giurisprudenziale, la revisione in esame va, pertanto, intesa non in termini di sanzione amministrativa, sia pure accessoria, bensì come un provvedimento amministrativo non sanzionatorio, funzionale alla garanzia della sicurezza del traffico stradale (cfr. , tra le altre, Cass. Civ. , Sez. I, 12 gennaio 2000, n. 276; TAR Piemonte, Torino, Sez. II, 30 aprile 2009, n. 1188), il quale presuppone un particolare grado di convincimento in ordine alla difettosità dello stato personale, psichico, fisico o idoneativo dell’interessato, scaturito dal riscontro di fatti determinati, della loro dinamica e del tipo di elemento psichico che connette il comportamento del titolare della patente di guida ai fatti stessi.
L’attivazione delle misure – ancorché non legata all’accertamento giudiziale della responsabilità del destinatario – risulta così indiscutibilmente connessa ad una cognizione – pur sommaria – dei fatti che giustificano l’iniziativa dell’Amministrazione e – nel contempo – logicamente dipendente da una valutazione positiva circa il potenziale compimento da parte del destinatario di violazioni delle prescrizioni dell’ordinamento in materia di circolazione stradale.
In base a tali rilievi, il provvedimento di revisione non può non essere assistito dall'indicazione di circostanze ed elementi concreti che pongano in dubbio l'idoneità alla guida, ossia “deve essere correlato alla presenza di elementi di giudizio che possano mettere in dubbio l'idoneità tecnica del conducente alla guida, elementi che devono essere specificamente indicati" (cfr. , tra le altre, C.d.S. , Sez. VI, 9 aprile 2009, n. 2189; TAR Sardegna, Cagliari, Sez. I, 12 giugno 2009, n. 970; T. A. R. Lombardia - Milano, sez. III, 17. 2. 2005, n. 390).
1. 3. Orbene, il provvedimento impugnato non risponde ai parametri sopra indicati.
Tale provvedimento si limita, infatti, a richiamare la commissione da parte del ricorrente di un’infrazione alle norme disciplinanti la circolazione stradale ma è del tutto silente in ordine all’indicazione di presupposti e/o elementi atti a determinare l’insorgenza di dubbi circa l'idoneità dell'interessato alla guida.
In definitiva, va ravvisata l’illegittimità del provvedimento de quo in quanto quest’ultimo è totalmente carente sotto il profilo dell’esternazione da parte dell’Amministrazione delle ragioni specifiche ma anche di semplici indizi che inducano a dubitare della persistenza dei requisiti di idoneità tecnica prescritti per il possesso della patente di guida in capo al ricorrente.
1. 4. A ulteriore supporto di quanto affermato depone, poi, anche il rilievo che, in numerosi precedenti giurisprudenziali, il giudice amministrativo ha avuto modo di affermare che “una sola infrazione alle norme del Codice della strada, pur se di una certa rilevanza, non può costituire di per sé e indipendentemente da ogni
valutazione dell'idoneità e capacità alla guida del conducente l'autovettura, il presupposto di un provvedimento inteso a prescrivere la revisione della patente, trattandosi di atto gravemente lesivo delle attività del cittadino che richiede, pertanto, una puntuale motivazione" (T. A. R. Lombardia - Milano, sez. III, 26. 4. 2006, n. 1078; in terminis, T. A. R. Toscana, sez. I, 7. 2. 2005, n. 470; T. A. R. Marche, 7. 3. 2002, n. 217).
Posto che "il richiamo ad una violazione del codice della strada, ancorché grave” – quale potrebbe essere giudicata quella indicata nel provvedimento in epigrafe – “non può di per sé, giustificare l'avvio del procedimento per la revisione della patente ex art. 128, d. lg. 30 aprile 1992, n. 285, richiedendo tale norma una
motivazione adeguata in ordine alle ragioni della disposizione della revisione" (T. A. R. Sardegna, Sez. I, 29. 6. 2006, n. 1350), è doveroso pervenire alla conclusione che il provvedimento impugnato risulta privo del supporto motivazionale imposto dalla legge.
2. In definitiva, sulla scorta di quanto finora illustrato va riscontrata la fondatezza del ricorso, che va pertanto accolto, con annullamento del provvedimento impugnato.
Le spese di lite seguono – come di regola – la soccombenza e sono liquidate a favore del ricorrente in € 1. 500, 00, oltre IVA e CPA nei termini di legge.

P. Q. M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Sez. I ter, accoglie il ricorso n. 7141/1991 e, per l’effetto, annulla il provvedimento della Prefettura di Roma di cui alla nota 24 giugno 1991, n. 697186/B, meglio indicato in epigrafe.
Condanna il Ministero dell’Interno al pagamento delle spese di giudizio, liquidate a favore del ricorrente in € 1. 500, 00, oltre IVA e CPA nei termini di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
(omissis)

 


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4 marzo 2011

CRITICARE L'AMMINISTRATORE DEL CONDOMINIO

 una condomina aveva affisso alla bacheca condominiale un volantino che aveva il seguente contenuto: “abbiamo la facciata del palazzo che sta cadendo a pezzi; gli intonaci del balcone ci cadono dentro mettendo a rischio noi adulti e i bambini di alcuni di voi; le scale sono sporche, i muri sono neri, per la pulizia del giardino dobbiamo provvedere noi stessi a chiamare qualcuno per farlo; paghiamo davvero tanto di condominio; ma noi non abbiamo un capocondominio che dovrebbe occuparsi di tutto cio’?; per chi non se lo ricordasse il suo nome e’ (…); se non vi ricordate il suo nome, non siete voi che avete problemi di memoria, e’ lui che e’ latitante; pero’ i soldi nostri se li prende e come…. per quello non e’ latitante, vogliamo continuare cosi' a farci prendere in giro, o cerchiamo una persona seria e competente?? personalmente voglio mandarlo via; e mi sto informando su altri capocondomini; pero’ ci vuole la maggioranza di voi per mandarlo via; quindi se la pensate come me informatevi anche voi su capocondomini di vostra conoscenza che siano persone serie e competenti”.

L'asmministratore propone querela per diffazione, giungendo fino alla sentenza della S.C. , che però così ha sentenziato:

il diritto di critica si differenzia da quello di cronaca essenzialmente in quanto il primo non si concretizza, come l’altro, nella narrazione di fatti, bensi’ nell’espressione di un giudizio o, piu’ genericamente, di un’opinione che, come tale, non puo’ pretendersi rigorosamente obiettiva, posto che la critica, per sua natura, non puo’ che essere fondata su un’interpretazione, necessariamente soggettiva, di fatti e di comportamenti. La scriminante in questione presuppone dunque, a differenza di quella del diritto di cronaca, un contenuto di veridicita’ piu’ limitato; conformemente al diritto di cronaca, anche il diritto di critica trova l’ulteriore limite segnato dal rispetto dei criteri della rilevanza sociale della notizia e della correttezza delle espressioni usate (ved. tra altre Cass., 24 maggio 2002, P.G. in proc. Trevisan, CED Cass. n. 2219904). In aderenza a tali principi il giudice di merito ha sottolineato che, nel caso in esame, l’imputata aveva rivolto delle critiche all’operato dell’amministratore dello stabile, per le gravi carenze di manutenzione che l’immobile presentava, invitando gli altri condomini – attraverso l’affissione del volantino – ad attivare i loro poteri di controllo sull’amministratore. Con tale condotta l’imputata non solo ha esercitato il proprio diritto di libera manifestazione del proprio pensiero, ma ha anche esercitato lo specifico diritto, quale condomino dello stabile amministrato da (…) , di controllare comportamenti dell’amministratore e di denunciarne eventuali riscontrate irregolarita’ "(Cass. 31 gennaio 2011 n. 3372).


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