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AMMALARSI E' UMANO - NON IN QUESTA SANITA'

 

 

 

Rieccoci a parlare della sanità, quella che dipinge sulla nostra schiena un numero, quella che ama idolatrarsi , quella che  pensa alla cassa o alla posizione apicale da raggiungere all’interno dell’amministrazione.

 

Alcuni anni fa un anziano signore di 76 anni viene ricoverato all’ospedale civile di Alghero  ove subisce un intervento chirurgico per l’asportazione di un tumore maligno dalla vescica. Tutto sembrava fosse andato per il meglio  ed ai familiari venne data completa rassicurazione,  l’anziano signore non avrebbe avuto più alcun problema, il tumore era stato asportato e nessun altra traccia, a dire dei medici, non era più presente.

Oggi ci si chiede  quali siano state le basi per poter affermare  ciò.  Ovviamente gli stessi parenti si sentirono sollevati poiché pensavano che tutti gli accertamenti del caso fossero stati espletati. Purtroppo la convinzione dei parenti fu errata. Ora, dopo alcuni anni, lo stesso anziano viene nuovamente ricoverato nel medesimo nosocomio e, nuovamente, la nostra medicina, che parla il burocratese ,  scopre che l’anziano signore ha un tumore al cervello e, in questo caso, pensano di eseguire ulteriori  accertamenti ed eseguono un "total body" una tac su tutto il corpo. Scoprono così che l’anziano signore ha un altro tumore nei polmoni e uno sotto la milza e, guarda caso, pare, si dice pare, possono essere tumori secondari, cioè, tumori che hanno avuto origine altrove. Che dire, i parenti restano perplessi e cercano di capire se questi tumori sarebbero potuti essere rintracciati anni fa, quando il paziente ebbe il primo intervento, ma a questa risposta potranno rispondere i burocrati con altre mille parole di circostanza. A questo punto, le figlie, visto che ormai non resta altro che aspettare, pensano che questa attesa possa susseguirsi nell’abitazione del caro anziano ove il vecchio può guardare il suo programma preferito e  la propria moglie può  godere della sua presenza, sebbene ormai una presenza atipica e sofferente, ma per lei piena di amore. Purtroppo ancora una volta la sanità è fredda, lontana da quelle che sono le sensazioni personali di chi ha un amato sofferente, così,  la degenza del paziente, viene prolungata per mere dilazioni del tutto personalistiche ed omissive.  Egli può solo seguire qualche terapia, non invasiva, perché a nulla servirebbe farlo soffrire inutilmente e, per essere dimesso, attende l’ultima visita specialistica, quella oncologica. Si attende inutilmente quasi una settimana che la visita avvenga, onde avere un indirizzo su quale terapia sia possibile eseguire a domicilio. Il 21 aprile 2009 l’oncologo visita un vicino di letto dell’anziano signore, appena ricoverato, ma ignora lui, come se non fosse presente e come se quella visita possa ancora attendere. I familiari non capiscono perché procrastinare nel tempo un semplice controllo e chiedono al medico di turno per avere qualche spiegazione nel tentativo di sollecitare la visita, senza doverla però elemosinare. Il consiglio del medico di turno è di attendere la mattinata successiva l'oncologo e chiederle di visitare il paziente.

Dobbiamo sollecitare noi una visita!?  Il giorno successivo si interloquisce con il medico e, come se nulla fosse, dopo un controllo ed un breve colloquio con un familiare, decide di dimettere il paziente. 

Ciò che è dovuto spesso bisogna chiederlo.

Geronimo.

Pubblicato il 27/4/2009 alle 10.53 nella rubrica Sanità e salute.

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