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SUICIDI NELLE FORZE DELL'ORDINE

UN ALTRO SUICIDIO NELLE FILE DELL'ARMA DEI CARABINIERI. ACCENDIAMO I RIFLETTORI SU QUESTI NEFASTI EVENTI.

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Questo mese, Marzo 2019, il M.llo L. C. muore nell'ospedale ove è stato trasportato, dopo essersi sparato con l'arma d'ordinanza, all'interno della Caserma.
Seppur voci non meglio confermate, asseriscano che il tutto sia avvenuto nell'ufficio del Capitano, .e/o comunque, in sua presenza, noi non siamo a conoscenza dei fatti.
Questo evento ci riporta all'agosto del 1999, ove il M.llo R. R., di 45 anni, della Compagnia Carabinieri di Alghero, si suicidò davanti al Capitano, dopo una concitata discussione. Vecchi ricordi che lasciano l'amaro in bocca per chi ha conosciuto questi uomini e per chi ancora quella divisa la indossa. Sono figli, fratelli e sorelle, nipoti, amici e amiche che ci abbandonano, lasciando un velo di tristezza difficilmente colmabile, soprattutto perché spesso non si riescono a capire le motivazioni che li hanno indotti a tali gesti. I media, silenti, continuano a non porre in risalto questi eventi, così come anche alcune amministrazioni, chiuse nel quasi totale silenzio, nell'ascolto di un dolore silenzioso che si espande all'interno della famiglia. La famiglia, per chi compie questi insanabili gesti, è altrove, fra i propri parenti , fra i propri famigliari, coloro i quali, riescono almeno ad ascoltare e sentire il loro malessere, spesso non collegato a fattori personali, ma sovente, ad altre problematiche.
Il suicidio è un gesto emulativo, secondo i testi di medicina legale e vittimologia che alcuni studi professano, dando quindi al gesto una risonanza quasi di "protesta estrema" , tipo Jan Palach in Cecoslovacchia nel 1969.
Occorre fare qualcosa, anzi, qualcosa va fatto quanto prima per evitare che qualche gesto estremo possa essere causato da condizioni di lavoro e di retribuzioni non buone.
Nelle forze armate, quando era ancora attivo il servizio di leva, a metà degli anni '80, il fenomeno dei suicidi fu affrontato con determinazione e vigore , e fu quasi del tutto debellato, con specifici corsi di formazione per il personale e con una nuova e maggiore consapevolezza dei quadri permanenti e con provvedimenti normativi tendenti ad una maggiore "regionalizzazione" del servizio militare. Stare meglio, magari, significa stare vicino ai propri famigliari, ove vengono coltivati gli interessi personali, ove ogni richiesta non debba sembrare una mera supplica e relativa concessione, ma un diritto reclamato e dovuto. Pare oramai sempre più impellente l' esigenza di regionalizzare il servizio come fu fatto per le forze armate negli anni '80, cosa che diede ottimi risultati. Alcune organizzazioni governative hanno stimato che fra il 2010 e il 2018 nelle forze di polizia vi siano stati 250 suicidi, una ecatombe mai più mal rappresentata come in questi momenti, di cui quasi tutti tacciono.
Abbiamo già scritto su questo sito, e per l'ennesima volta continuiamo ad evidenziare le medesime problematiche, mai assunte e affrontate dai vertici e dalla politica? Nascono i sindacati nelle forze armate e di polizia,  Carabinieri, Finanzieri etcc... una innovazione mai vista prima, ma a tal proposito ci si domanda, dove sono in questi momenti? Vorremmo sentire la loro voce, i loro rappresentanti parlare in nome e per conto di chi non c'è più, per far emergere quello che molti pensano e pochi dicono. Ascoltiamo i loro problemi e cerchiamo di migliorare la vita interna alle amministrazioni d'appartenenza, perché per quella che l'aspetta al di fuori, ne sono già consci . Tralasciamo i tecnicismi ed i motivi postumi che possono portare a funeste decisioni, poiché affrontati già in altri interventi, ma da genitori, si ha la necessità di sapere il proprio figlio nelle mani di chi possa condurlo nella giusta via , di chi possa insegnarle come affrontare qualsivoglia problema, ma soprattutto, capire che quel problema può annidarsi ove meno si pensa possa esserci, fra le pieghe del proprio percorso.


G.L.   www.adods.org

Pubblicato il 12/3/2019 alle 14.58 nella rubrica militarpolice.

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